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Il Figlio di Dio governa il mondo
"Ciò che vi è di più nobile sulla terra è l’uomo, essere religiosissimo.
Nel cielo, invece, è l’angelo, partecipe più da presso e con maggior
profondità della vita eterna e beata. Ma perfettissima e santissima, di gran
lunga superiore, sommamente dominatrice e regale e benefattrice è la natura del
Figlio, la più vicina all’unico onnipotente. Egli è l’essere più nobile,
ordinatore di tutto secondo la volontà del Padre ed eccellente governatore
dell’universo, compiendo instancabilmente, secondo segreti disegni, tutte
quante le cose. Il Figlio di Dio, infatti, mai si allontana dalla sua vetta,
essendo indiviso e intatto senza passare da un luogo all’altro, sempre
presente in ogni dove e non circoscritto in nessun luogo: tutto spirito, tutto
luce paterna, tutto occhio, spettatore e ascoltatore e conoscitore d’ogni
cosa, potente scrutatore delle potenze. A lui, Verbo paterno e sostenitore della
santa economia, sono sottomesse tutte le schiere degli angeli e degli dèi,
grazie a colui che gliele ha sottoposte. A lui appartengono perciò tutti gli
uomini: alcuni per averlo conosciuto, altri non ancora; alcuni come amici, altri
come servitori fedeli, altri, infine, semplicemente come servi. Egli è il
maestro che istruisce lo gnostico con i misteri, il fedele con la buona
speranza, colui che è duro di cuore con la disciplina correttrice, attraverso
una saggia pedagogia. Così agisce la sua provvidenza in privato, pubblicamente
e dappertutto.
Che egli sia il Figlio di Dio e che lui sia colui che noi diciamo Salvatore e
Signore, l’attestano apertamente le divine profezie. In questo modo colui che
è Signore dei greci e dei barbari, persuade coloro che lo desiderano; infatti
non costringe nessuno a ricevere la salvezza da lui nella elezione, né a
compiere quanto è richiesto per ottenere la speranza.
Il Figlio di Dio è colui che dà la sapienza ai greci attraverso gli angeli
inferiori. Infatti, per antico ordine di Dio, sono angeli distribuiti per le
genti (Dt 32,8.9). E che esistano dei prediletti del Signore è
opinione dei credenti. Infatti, o il Signore non si prende cura di tutti gli
uomini perché non lo può (il che è una bestemmia, in quanto significherebbe
attribuire a Dio una dimostrazione di debolezza) o perché non lo vuole, pur
essendone in grado (il che non rappresenterebbe certo una prova di bontà);
oppure egli si prende invece cura di tutti, come è logico, essendo Signore di
tutti. Infatti è il Salvatore: non soltanto di costoro, mentre degli altri no.
Secondo la natura di ciascuno, egli ha diviso il suo beneficio fra greci e
barbari, fra fedeli ed eletti, predestinati tra costoro e chiamati a suo tempo.
Né potrebbe essere geloso di qualcuno, colui che ha chiamato ugualmente tutti;
a coloro che credettero straordinariamente, attribuì onori straordinari. Né
potrebbe mai essere stato impedito, colui che è Signore di tutto e serve
soprattutto la volontà del Padre buono e onnipotente. Neppure mai si potrebbe
trovare invidia nel Signore incorruttibile e generato senza inizio: d’altronde
le cose umane stesse non sono certo tali da poter suscitare l’invidia del
Signore. Diverso è colui che è geloso di chi gli sta a cuore. Non è lecito
nemmeno affermare che il Signore non vuole dare la salvezza al genere umano per
ignoranza, in quanto non conoscerebbe, cioè, il modo come prendersi cura di
ciascuno. L’ignoranza, infatti, non tocca il Dio, che prima della creazione
del mondo, fu consigliere del Padre: questa era la sapienza della quale
Dio onnipotente si dilettava (Pr 8,30). Il Figlio è infatti la
potenza di Dio in quanto fu, prima della creazione di tutte le cose, il
principale Logos del Padre e la sua sapienza. Propriamente, egli potrebbe
chiamarsi maestro di coloro che da lui sono stati plasmati. Non è distratto da
alcun piacere, mai si è distolto dalla cura degli uomini, lui che, avendo
accolto la carne corruttibile, la perfezionò verso una condizione di
incorruttibilità.
Come poi lo si potrebbe definire Salvatore e Signore, se non fosse Signore e
Salvatore di tutti? È Salvatore di coloro che credettero, avendo desiderato
conoscerlo; ma è Signore anche di coloro che non hanno creduto fino a che,
potendo farlo, ricevono da lui benefici appropriati.
Ogni opera del Signore ha relazione con l’onnipotente e il Figlio rappresenta,
per così dire, un’opera paterna. Perciò mai il Salvatore ha in odio gli
uomini; anzi, per la sua immensa carità verso di loro, non disprezzò la
debolezza della carne umana, ma, rivestitosi di essa, venne fra noi per la
comune salvezza degli uomini: è questa, infatti, la fede comune di quanti lo
hanno scelto. Egli non trascura mai la sua opera: soltanto all’uomo, di tutti
gli animali, è stata concessa la conoscenza al momento della creazione di Dio;
né sarebbe stato possibile per gli uomini un trattamento migliore e più
conveniente da parte di Dio. È sempre conveniente che l’inferiore venga
affidato a chi gli è superiore per natura e che la sua custodia sia concessa a
chi è in grado di occuparsene convenientemente.
Ciò che veramente governa e presiede è il Logos divino e la sua provvidenza
che tutto controlla, nulla trascurando di quanto la riguardi. Coloro i quali si
rivolgono a lui e hanno scelto di essergli uniti, sono iniziati per mezzo della
fede. Per volontà del Padre onnipotente, questo Figlio è stato costituito
causa di tutti i beni, primo suscitatore del moto, potestà incomprensibile ai
sensi. Infatti, non apparve nella sua autentica realtà a coloro che non erano
in grado di comprenderlo, a causa della debolezza della carne. Avendo egli
accolto la carne sensibile, venne sulla terra per mostrare che è possibile
all’uomo obbedire ai comandamenti.
Essendo la potenza paterna, il Figlio di Dio facilmente supera tutto ciò che
vuole, nulla trascurando di quanto concerne il suo governo. Se ciò accadesse,
infatti, non tutto sarebbe da lui compiuto in modo assolutamente corretto. È
una dimostrazione della sua grandissima potenza il fatto ch’egli governi con
somma cura tutte le cose, dalle più piccole alle più grandi; egli è il
supremo amministratore di tutte le cose e conferisce loro la salvezza, secondo
la volontà del Padre, mentre gli altri sono sottoposti ad amministratori
subalterni, fino a risalire al grande pontefice. Infatti, da un solo principio
iniziale, operante in conformità al volere del Padre, dipendono i principi
primi, secondi e terzi.
All’estremo limite del mondo visibile hanno la loro sede gli angeli. Poi
discende fino a noi una successione di esseri gerarchicamente ordinati: tutti
vengono salvati e salvano attraverso l’intervento e la mediazione di uno
solo.
Clemente Alessandrino, Stromata, 7,2
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