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La predica del sole
"Con grande splendore il sole procede nel giorno, inonda la terra di luce e la
riscalda. Guardati, uomo, dal fissare lo sguardo nella sua grandezza, perché
l’immenso splendore della sua luce non abbacini l’occhio del tuo spirito,
come a colui che ha il sole allo zenit e vi fissa lo sguardo: offeso dalla sua
luce, subito perde la vista. Se non rivolge altrove il viso e l’occhio, crede
di non poter più affatto vedere e di essersi giocato la vista; ma se, invece,
distoglie lo sguardo, può ancora godere della sua potenza visiva. Guardati
dunque che il suo raggio sorgente non confonda anche il tuo sguardo! ...Non
fidarti ciecamente del suo magnifico splendore!
Il sole è l’occhio del mondo, la gioia del giorno, la bellezza del cielo, la
leggiadria della natura, il gioiello della creazione. Pensa sempre, quando lo
guardi, al suo Fattore! Loda sempre, quando lo ammiri, il suo autore. Se già
questo sole che ha essere e sorte comune con tutte le creature, splende tanto
benefico, come deve essere buono il «sole della giustizia»! Se questo sole è
così veloce, che nel suo impetuoso corso tra giorno e notte, tutto illumina,
come deve essere grande quello che è sempre ovunque, e tutto riempie con la sua
maestà! Se è meraviglioso questo che sorse al suo comando, come è
meraviglioso al di fuori di ogni misura colui che comanda al sole di
arrestarsi, ed esso non avanza più (Gb 9,7), come si legge. Se è
grande questo che, ogni giorno nel corso delle ore, se ne viene e se ne va su
ogni regione, come deve essere quello che anche quando si umiliò, perché noi
potessimo vederlo visibilmente, era la luce vera che illumina ogni uomo che
viene in questo mondo (Gv 1,9). Se è incomparabilmente eccellente
questo, che pur spesso impallidisce quando la terra si interpone, come deve
essere grande la maestà di colui che dice: Ancora una volta farò scuotere
la terra! (Ag 2,6). La terra nasconde questo sole, mentre non
potrebbe reggere quando l’altro sole la scuote, se non fosse sostenuta dalla
sua volontà. E se è un danno per il cieco non vedere la dolce luce di questo
sole, quale danno sarà per il peccatore, privato delle opere della «luce vera»,
patire le tenebre di una notte eterna!...
Con la voce dei suoi doni, così sembra che gridi la natura: buono è il sole,
ma è solo mio servo, non mio padrone. È buono, perché è il promotore, ma non
il creatore della mia fecondità. È buono perché nutre, ma non causa i miei
frutti. A volte addirittura esso brucia i miei prodotti; spesso addirittura mi
è dannoso, e mi lascia a mani vuote. Non per ciò io sono ingrata a questo mio
collaboratore: mi è stato dato a vantaggio e utilità, con me è sottoposto
alla fatica, con me è soggetto alla caducità, con me è sottomesso alla
schiavitù della corruzione; con me sospira, con me si duole aspettando che
venga l’adozione in figli e la redenzione del genere umano, che renda
possibile anche a noi la liberazione dalla schiavitù. Al mio fianco esso loda
il Creatore, al mio fianco inneggia al Signore Dio nostro. E quando più ricchi
sono i suoi benefici, io ne partecipo insieme con lui. Se il sole è
benedizione, è benedizione pure la terra, sono benedizione anche i miei alberi
da frutto, benedizione le bestie, benedizione gli uccelli. Il navigante sul mare
si lagna del sole, e aspira a me. Il pastore sul monte si protegge da lui sotto
le mie fronde, si affretta ai miei alberi, le cui ombre lo proteggono nella
calura; alle mie sorgenti accorre assetato e stanco."
Ambrogio, Esamerone, 4,1.2.4
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