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SINODO DEI VESCOVI XII ASSEMBLEA GENERALE ORDINARIA
LA PAROLA DI DIO INSTRUMENTUM LABORIS Città del Vaticano
INDICE I. Un annuncio atteso e bene accolto II. L’Instrumentum laboris e il suo uso PREMESSA: Itinerario storico Una buona stagione di frutti PARTE PRIMA CAPITOLO PRIMO A. Dio Colui che ci parla. Identità della Parola di Dio B. Al centro, il mistero di Cristo e della Chiesa
CAPITOLO SECONDO A. La Bibbia come Parola di Dio ispirata e la sua verità B. Come interpretare la Bibbia secondo la fede della Chiesa CAPITOLO TERZO Atteggiamento richiesto a chi ascolta la Parola
PARTE SECONDA CAPITOLO QUARTO La Parola di Dio vivifica la Chiesa CAPITOLO QUINTO La Parola di Dio nei molteplici servizi della Chiesa
PARTE TERZA La missione della Chiesa CAPITOLO SESTO Per un «largo accesso alla Sacra Scrittura» (DV 22)
CAPITOLO SETTIMO La Parola di Dio nei servizi e nella formazione CAPITOLO OTTAVO La Parola di Dio grazia di comunione CONCLUSIONE
La Parola di Dio per eccellenza è Gesù Cristo, uomo e Dio. Il Figlio eterno è la Parola che da sempre esiste in Dio, perché essa stessa è Dio: «In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio» (Gv 1, 1). La Parola rivela il mistero di Dio Uno e Trino. Da sempre pronunciata da Dio Padre nell’amore dello Spirito Santo, la Parola significa il dialogo, descrive la comunione, introduce nella profondità della vita beata della Santissima Trinità. In Gesù Cristo, Verbo eterno, Dio ci ha scelti prima della creazione del mondo, predestinandoci a essere suoi figli adottivi (cf. Ef 1, 4-5). Mentre lo Spirito aleggiava sulle acque e le tenebre ricoprivano l’abisso (cf. Gen 1, 2), Dio Padre decise di creare il cielo e la terra tramite la Parola, per mezzo della quale è stato fatto tutto ciò che esiste (cf. Gv 1, 3). Pertanto, le tracce della Parola si trovano anche nel mondo creato: «i cieli narrano la gloria di Dio e l’opera delle sue mani annunzia il firmamento» (Sal 18, 2). Il capolavoro della creazione è l’uomo, fatto a immagine e somiglianza di Dio (cf. Gen 1, 26-27), in grado di entrare in dialogo con il Creatore come pure di percepire nella creazione il sigillo del suo Autore, il Verbo creatore, e per mezzo dello Spirito vivere nella comunione con colui che è (cf. Es 3, 14), con il Dio vivente e vero (cf. Ger 10, 10). Tale amicizia fu interrotta con il peccato dei progenitori (cf. Gen 3, 1-24) che offuscò pure l’accesso a Dio per mezzo della creazione. Dio, clemente e misericordioso (cf. 2 Cr 30, 9), nella sua bontà non abbandonò gli uomini. Scelse un popolo in favore di tutte le nazioni (cf. Gen 22, 18) e continuò a parlargli durante i secoli per mezzo dei patriarchi e dei profeti, uomini prescelti per mantenere viva la speranza che offriva consolazione anche negli eventi drammatici della storia della salvezza. Le loro parole ispirate sono raccolte nei libri dell’Antico Testamento. Esse hanno mantenuta viva l’attesa della venuta del Messia, figlio di Davide (cf. Mt 22, 42), virgulto dalla radice di Iesse (cf. Is 11, 1). Quando poi nella pienezza del tempo (cf. Gal 4, 4) Dio volle svelare agli uomini il mistero della sua vita, nascosto da secoli e da generazioni (cf. Col 1, 26), il Figlio Unigenito di Dio si incarnò, «il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi» (Gv 1, 14). In tutto simile a noi eccetto nel peccato (cf. Eb 2, 17; 4, 15), il Verbo di Dio dovette esprimersi in modo umano tramite parole e gesti che sono narrati nel Nuovo Testamento e specie nei Vangeli. Si tratta di un linguaggio in tutto simile a quello degli uomini, eccetto nell’errore. Con gli occhi della fede, nella fragilità della natura umana di Gesù Cristo, il credente scopre lo splendore della sua gloria «come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità» (Gv 1, 14). Analogicamente, per mezzo delle parole della Sacra Scrittura, il cristiano è invitato a scoprire la Parola di Dio, lo splendore del glorioso vangelo di Cristo che è immagine di Dio (cf. 2 Cor 4, 4). Si tratta di un processo esigente, paziente e costante che presuppone uno studio storico e critico (anche diacronico) e l’applicazione di tutti i possibili metodi scientifici e letterari (tesi alla comprensione sincronica) a cui è sottoposta ogni ricerca sulle scritture degli uomini. Illuminati dallo Spirito Santo, dono del Signore risorto, e sotto la guida del Magistero, i fedeli scrutano le Scritture e si avvicinano al loro pieno significato incontrando la Parola di Dio, la persona del Signore Gesù, colui che ha parole di vita eterna (cf. Gv 6, 68). Pertanto il tema della XII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi La Parola di Dio nella vita e nella missione Chiesa potrebbe essere inteso in senso cristologico: Gesù Cristo nella vita e nella missione della Chiesa. L’approccio cristologico è necessariamente accompagnato da quello pneumatologico i quali insieme portano alla scoperta della dimensione trinitaria della rivelazione. Tale lettura assicura, da una parte, l’unità della rivelazione in quanto il Signore Gesù, Parola di Dio, riunisce tutte le parole e i gesti riportati nella Sacra Scrittura da autori ispirati e fedelmente custoditi nella Tradizione. Ciò vale non solamente per il Nuovo Testamento che narra e proclama il mistero della morte, della resurrezione e della presenza del Signore Gesù in mezzo alla Chiesa, comunità dei suoi discepoli convocati a celebrare i santi misteri. Essi, permettendo alla grazia di distruggere il peccato (cf. Rm 6, 6) cercano di conformarsi al loro Maestro affinché in ognuno di essi possa vivere Cristo (cf. Gal 2, 20). Simile lettura riguarda anche l’Antico Testamento che pure, secondo la parola di Gesù, gli rende testimonianza (cf. Gv 5, 39; Lc 24, 27). Dall’altra parte, la lettura cristologica della Scrittura, insieme con quella pneumatologica, permette l’ascesa dalla lettera allo spirito, dalle parole alla Parola di Dio. Infatti, le parole non poche volte nascondono il vero significato, proprio dei generi letterari, della cultura degli scrittori ispirati, del modo di concepire il mondo e le sue leggi. Pertanto, è necessario riscoprire nella moltiplicità delle parole l’unità della Parola di Dio che dopo tale dovuto e impegnativo percorso risplende con uno splendore inatteso che supera di molto la fatica della ricerca. Tale doppio e complementare accesso alla Parola di Dio è raccolto nell’Instrumentum laboris, documento di lavoro della prossima Assemblea sinodale. Esso è il risultato delle risposte ai Lineamenta, documento di riflessione da parte dei Sinodi delle Chiese Orientali Cattoliche sui iuris, delle Conferenze Episcopali, dei Dicasteri della Curia Romana, dell’Unione dei Superiori Generali, come pure di persone che hanno voluto apportare il loro contributo alla riflessione ecclesiale su tale importante argomento. La riflessione è stata guidata dal Santo Padre Benedetto XVI, Pastore universale della Chiesa, che si è riferito in numerosi interventi al tema dell’assise sinodale, auspicando, tra l’altro, che dalla riscoperta della Parola di Dio, la quale è sempre attuale e mai invecchia, la Chiesa possa ringiovanire e conoscere una nuova primavera. In tale modo potrà svolgere con rinnovato dinamismo la sua missione di evangelizzazione e di promozione umana nel mondo contemporaneo che ha sete di Dio e della sua parola di fede, di speranza e di carità. Il testo dell’Instrumentum laboris contiene un mosaico in cui prevalgono aspetti positivi per quanto riguarda la coscienza diffusa dell’importanza della Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa. Vi sono segnalati anche aspetti che dovrebbero essere migliorati e integrati, soprattutto per quanto riguarda un maggiore accesso alla Scrittura e una sua migliore intelligenza ecclesiale, che non potranno non sbocciare in un rinnovato zelo apostolico e pastorale, nell’annunzio della Buona Notizia ai vicini e ai lontani e nell’animazione delle realtà terrene, contribuendo alla costruzione di un mondo più giusto e pacifico. È da sperare che l’Instrumentum laboris, redatto dall’XI Consiglio Ordinario della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi, con l’aiuto di alcuni esperti, possa rappresentare un valido documento di riflessione sinodale. Esso potrà guidare i padri sinodali sulla via discendente ed ascendente nella riscoperta della Parola di Dio cioè di Gesù Cristo, uomo e Dio. Ciò accade in modo particolare nelle celebrazioni liturgiche che raggiungono il culmine nell’Eucaristia ove la parola dimostra la sua miracolosa efficacia. Infatti, per espressa volontà di Gesù Cristo «fate questo in memoria di me» (Lc 22, 19), le parole pronunciate dal sacerdote in persona Christi capitis: «prendete, questo è il mio corpo» (Mc 14, 22), «questo è il mio sangue» (Mc 14, 24) trasformano, per l’azione dello Spirito Santo, donato dal Padre, il pane nel corpo e il vino nel sangue del Signore risorto. Da questa perpetua fonte di grazia e di carità, la Chiesa trae costantemente la linfa vitale e lo slancio per la sua missione nel mondo contemporaneo i cui abitanti sono chiamati a scoprire nella persona di Gesù Cristo la Parola di Dio che è «la via, la verità e la vita» (Gv 14, 6) per ognuno e per tutta l’umanità. + Nikola Eterović Vaticano, nella Solennità di Pentecoste, 11 maggio 2008
«Ciò che era fin da principio, ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita, poiché la vita si è fatta visibile, noi l’abbiamo veduta e di ciò rendiamo testimonianza e vi annunziamo la vita eterna, che era presso il Padre e si è resa visibile a noi, quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunziamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. La nostra comunione è col Padre e col Figlio suo Gesù Cristo. Queste cose vi scriviamo, perché la nostra gioia sia perfetta» (1 Gv 1, 1-4). I. Un annuncio atteso e bene accolto Dodicesima Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo 1. La prossima XII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, che si terrà dal 5 al 26 ottobre 2008, ha per tema La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa. L’argomento scelto da Sua Santità Benedetto XVI il 6 ottobre 2006, è stato accolto con largo consenso da parte dell’Episcopato e del popolo di Dio. Ad orientare la preparazione specifica sono stati approntati i Lineamenta, con l’intento di riflettere, alla luce del Concilio Ecumenico Vaticano II, sull’esperienza che della Parola fa oggi la Chiesa nella varietà delle tradizioni e dei riti, richiamando le motivazioni della fede e stimolando una riflessione articolata su diversi aspetti dell’incontro con la Parola di Dio. Ai Lineamenta e al relativo Questionario sono pervenute risposte dalle Chiese Orientali Cattoliche sui iuris, dalle Conferenze Episcopali, dai Dicasteri della Curia Romana e dall’Unione dei Superiori Generali, e osservazioni da parte di Vescovi, sacerdoti, persone consacrate, teologi e fedeli laici. Si può affermare che la partecipazione è stata grande ed accurata da parte delle Chiese particolari in tutti i continenti, testimoniando che veramente la Parola di Dio si estende in tutto il mondo. I diversi pareri sono stati raccolti e opportunamente sintetizzati in questo Instrumentum laboris. II. L’ Instrumentum laboris e il suo uso Punti di riferimento 2. L’ascolto obbediente alla Parola di Dio viene riaffermato in comunione con tutta la Tradizione della Chiesa, in modo particolare con il Concilio Vaticano II, e più precisamente con la Costituzione Dogmatica sulla Divina Rivelazione Dei Verbum (DV), in sintonia con gli altri documenti conciliari, segnatamente con le Costituzioni Dogmatiche sulla Sacra Liturgia Sacrosanctum Concilium (SC) e sulla Chiesa Lumen gentium (LG), e con la Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et spes (GS)(1). Attinenti direttamente al tema sinodale sono le due Note della Pontificia Commissione Biblica, L’interpretazione della Bibbia nella Chiesa e Il popolo ebraico e le sue Sacre Scritture nella Bibbia cristiana. Si accompagnano, con la propria autorevolezza, il Catechismo della Chiesa Cattolica e il Compendio del medesimo, come pure il Direttorio generale per la catechesi. Specifica attenzione va data al magistero sulla Parola di Dio da parte dei Papi Pio XII, Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, come pure ai documenti di Dicasteri della Curia Romana in questo quarantennio postconciliare. Vi sono poi i testi sulla Parola di Dio nelle Chiese particolari e in altri organismi ecclesiali continentali, regionali e nazionali. Ma il Sinodo ha due altri punti di riferimento. Il primo è dato dal precedente Sinodo sull’Eucaristia, cui la Parola di Dio si coniuga costituendo un’unica mensa del Pane di vita (cf. DV 21).Vi è poi un altro importante evento di grazia da cui il Sinodo è animato nei suoi lavori: esso si svolge durante l’Anno Paolino, nella viva memoria dell’Apostolo che della Parola di Dio fu testimone ed annunciatore esemplare, maestro permanente nella Chiesa. Attese comuni 3. Dai contributi dei Pastori si notano molti punti in comune che esprimono ciò che si attende dal Sinodo. Tra i richiami comuni emergono: - la necessità del primato da dare alla Parola di Dio nella vita e nella
missione della Chiesa, ma insieme si richiede il coraggio e la creatività di
una pedagogia della comunicazione adatta ai tempi (cultura, contesti di vita
attuali, comunicazione); - l’invito a riconoscere che la Parola di Dio è Gesù Cristo e questo
comporta una lettura dell’intera Bibbia considerata nel suo mistero in modo
privilegiato nella celebrazione liturgica, in particolare nell’Eucaristia
domenicale; - la proclamazione che lo Spirito Santo conduce alla comprensione completa
della Parola di Dio, dandocene l’intelligenza e animando la lettura della
Bibbia nella Chiesa, nella sua vivente Tradizione di annuncio e di carità,
sicché l’ascolto della Parola di Dio e ogni lettura della Bibbia richiedono
l’appartenenza alla comunità della Chiesa con atteggiamento di comunione e di
servizio; - la certezza che la Bibbia è rivelazione della Parola di Dio, pur con le
tante difficoltà per la sua comprensione, specie nell’Antico Testamento; - il grande desiderio dei fedeli di ascoltare la Parola di Dio, cui si risponde con notevoli iniziative pastorali, ma si avverte anche il bisogno urgente di superare indifferenza, ignoranza e confusione sulle verità della fede circa la Parola di Dio, impreparazione, carenza di sussidi biblici; - la necessità di una pastorale biblica, ma anche un’animazione biblica
dell’intera pastorale, che comprenda l’insegnamento di tutte le verità della
fede; - la necessaria comunione nella fede e pratica della Parola di Dio, ma
insieme si chiede che le singole Chiese particolari assumano il compito di
accogliere la Parola in relazione alla loro peculiare situazione; - i differenti approcci alla Bibbia nella Tradizione latina e nella
Tradizione orientale, rilevando che vanno opportunamente fatte conoscere e
considerate come ricchezza; - la competenza e responsabilità dei Pastori nei confronti dell’annuncio della Parola di Dio, che richiede un loro continuo aggiornamento formativo; - l’urgenza che il laicato non sia solo soggetto passivo, ma diventi tanto
uditore della Parola di Dio quanto annunciatore debitamente preparato,
sostenuto dalla comunità; Lo scopo del Sinodo 4. Scopo primario del Sinodo è dedicarsi al tema della Parola con la quale «Dio invisibile (cf. Col 1, 15; 1 Tim 1, 17) nel suo grande amore parla agli uomini come ad amici (cf. Es 33, 11; Gv 15, 14-15) e si intrattiene con essi (cf. Bar 3, 38), per invitarli ed ammetterli alla comunione con sé» (DV 2). Ciò comporta l’ascolto e l’amore della Parola del Signore che è in consonanza con la vita concreta delle persone del nostro tempo. La Parola di Dio determina una chiamata, crea comunione, manda in missione, perché sia dono per gli altri ciò che si è ricevuto per sé. È dunque uno scopo eminentemente pastorale e missionario: approfondire le ragioni dottrinali e lasciarsi illuminare da esse significa estendere e rafforzare la pratica di incontro con la Parola di Dio come fonte di vita nei diversi ambiti dell’esperienza e così, attraverso vie giuste e agevoli, poter ascoltare Dio e parlare con Lui. a. Concretamente, il Sinodo si propone, tra i suoi obiettivi, di aiutare a chiarire maggiormente quegli aspetti fondamentali della verità sulla Rivelazione, quali: Parola di Dio, fede, Tradizione, Bibbia, Magistero, che motivano e garantiscono un valido ed efficace cammino di fede; di stimolare l’amore profondo per la Sacra Scrittura, affinché «i fedeli abbiano largo accesso» ad essa (cf. DV 22), rilevando l’unità tra il pane della Parola e del Corpo di Cristo, per nutrire pienamente la vita dei cristiani(2). Inoltre è necessario richiamare l’indissolubile circolarità tra Parola di Dio e liturgia; sollecitare ovunque l’esercizio della Lectio Divina, debitamente adattata alle varie circostanze; offrire al mondo dei poveri una parola di consolazione e di speranza. Questo Sinodo, quindi, mira a cooperare per un corretto esercizio ermeneutico della Scrittura, orientando bene il necessario processo di evangelizzazione ed inculturazione; intende incoraggiare il dialogo ecumenico, strettamente vincolato all’ascolto della Parola di Dio; vuole favorire il dialogo ebraico-cristiano, più ampiamente il dialogo interreligioso ed interculturale. b. Un desiderio di molti Pastori è che il contributo finale del Sinodo non
sia solo informativo, ma tocchi la vita, provochi partecipazione, per cui la
Parola di Dio appaia viva, efficace, penetrante (cf. Eb 4, 12) attraverso un
linguaggio essenziale e comprensibile alla gente. E a questo proposito
conviene rammentare che i termini Bibbia, Sacra Scrittura, Libro Sacro hanno
lo stesso significato e dal contesto si comprenderà quando anche l’espressione
“Parola di Dio” assuma il senso di “Sacra Scrittura”. Itinerario storico “Segni dei tempi”. Ad un quarantennio dal Concilio Una buona stagione di frutti 5. La Parola di Dio ha prodotto vari risultati positivi nella comunità cristiana. Sul piano oggettivo e generale emergono questi aspetti: - il sostanziale rinnovamento biblico in ambito liturgico, catechistico e, più a monte, esegetico e teologico; - la pratica incipiente ma fruttuosa della Lectio Divina con modalità diverse; - la diffusione del Libro Sacro tramite l’apostolato biblico e lo slancio di comunità, gruppi e movimenti ecclesiali; - il numero sempre maggiore di nuovi lettori e ministri della Parola di Dio; - la disponibilità crescente di strumenti e sussidi dell’odierna comunicazione; - l’interesse per la Bibbia in ambito culturale. Incertezze e domande 6. Ma altri aspetti rimangono ancora aperti e problematici. Sempre restando su un piano oggettivo di dati si registrano un po’ ovunque nelle Chiese locali queste lacune: - la Dei Verbum come tale è poco conosciuta; - si constata una maggiore familiarità con la Bibbia, ma una non
sufficiente conoscenza dell’intero deposito di fede cui appartiene la Bibbia; - l’approccio liturgico alla Parola di Dio nella Messa lascia sovente a desiderare; - un nodo delicato e sofferto riguarda il rapporto tra Bibbia e scienza nell’interpretazione del mondo e della vita umana; - in ogni caso resta un certo distacco dei fedeli dalla Bibbia, la cui frequentazione non si può dire esperienza generalizzata; - si richiama la necessità di considerare lo stretto legame tra insegnamenti morali e Sacra Scrittura, nella sua pienezza, facendo riferimento in particolare ai Dieci Comandamenti, al precetto dell’amore di Dio e del prossimo, come pure al discorso della Montagna, all’insegnamento paolino sulla vita nello Spirito. - si deve aggiungere, infine, una duplice povertà quanto ai mezzi materiali nel diffondere la Bibbia e quanto alle forme di comunicazione che appaiono sovente inadeguate. Una condizione di fede varia ed esigente 7. Dando uno sguardo alla condizione di fede dentro questo quadro di luci e ombre, dai contributi dei Pastori si evidenziano notevoli punti di riflessione, che si possono raccogliere in tre livelli: personale, comunitario e sociale. a. A livello delle persone. Bisogna tenere conto del fatto che troppi fedeli esitano ad aprire la Bibbia per varie ragioni, specialmente per la sensazione che sia un Libro troppo difficile da comprendere. In tanti cristiani il desiderio intenso di ascoltare la Parola di Dio si realizza in una esperienza più emotiva che convinta, a causa della scarsa conoscenza della dottrina. Questa frattura tra verità di fede ed esperienza di vita si avverte soprattutto nell’incontro liturgico con la Parola di Dio. Si aggiunga a ciò una certa separazione degli studiosi dai Pastori e dalla gente semplice delle comunità cristiane. In secondo luogo si deve riconoscere che il rapporto diretto con la Scrittura è vissuto da tanti in maniera iniziale. A questo proposito peculiare testimonianza viene data dai movimenti, mentre un ruolo trainante va riconosciuto alle persone consacrate. b. A livello comunitario. Non va dimenticato che, se la Parola di Dio ha ascoltatori appassionati in tutto il mondo, significative sono le differenze all’interno della Chiesa. Si potrebbe affermare che nelle Chiese locali di origine più recente o in situazione di minoranza numerica l’uso della Bibbia tra i fedeli è più ampio che altrove. Diverse sono poi le forme di approccio secondo i contesti, sicché oggi possiamo parlare di un approccio biblico differenziato in Europa, in Africa, in Asia, in America, in Oceania. Resta poi sempre la differenza complementare dell’uso della Parola di Dio nelle Chiese latina e orientali e in rapporto alle altre Chiese e comunità ecclesiali. c. A livello sociale. Il processo di globalizzazione, estendendosi rapidamente, coinvolge anche la Chiesa. Tre fattori, ampiamente richiamati nelle risposte, fanno da contesto all’incontro con la Sacra Scrittura: - la secolarizzazione che determina una condizione di vita facilmente esposta alla deriva del secolarismo consumistico, al relativismo e alla indifferenza religiosa, specialmente nelle giovani generazioni; - il pluralismo religioso e culturale con l’insorgenza di forme gnostiche ed esoteriche nell’interpretazione della Sacra Scrittura e di gruppi religiosi a sé stanti all’interno della Chiesa cattolica. Si sviluppano, inoltre, confronti non facili e conflitti dolorosi, specie per minoranze cristiane in ambito non cristiano a proposito dell’uso della Bibbia; - l’aspirazione assai sentita ad esprimere la Parola di Dio come liberazione della persona da condizioni disumane e come conforto concreto per i poveri e i sofferenti. Nel quadro della nuova evangelizzazione, la trasmissione della fede deve coniugarsi con la scoperta in profondità della Parola di Dio. È augurabile che la Parola di Dio sia presentata come sostegno della fede della Chiesa lungo i secoli. La struttura dell’Instrumentum laboris 8. La struttura si articola in tre parti: la prima parte mette a fuoco l’identità della Parola di Dio secondo la fede della Chiesa; la seconda parte considera la Parola di Dio nella vita della Chiesa; la terza parte riflette sulla Parola di Dio nella missione della Chiesa. Ogni parte è suddivisa in capitoli che rendono più sciolta e chiara la lettura. In sintesi, questo mistero grande della Parola di Dio, suo dono supremo, il Sinodo intende meditare, proporre e per esso rendere grazie.
IL MISTERO DI DIO CHE CI PARLA «Dio, che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha costituito erede di tutte le cose e per mezzo del quale ha fatto anche il mondo» (Eb 1, 1-2). Dai contributi dei Pastori sono richiamati alcuni temi teologici più significativi per l’azione pastorale, quali l’identità della Parola di Dio; il mistero di Cristo e della Chiesa centro della Parola di Dio; la Bibbia come Parola ispirata e la sua verità; l’interpretazione della Bibbia secondo la fede della Chiesa; il giusto atteggiamento di ascolto della Parola di Dio. CAPITOLO PRIMO A. Dio Colui che ci parla. Identità della Parola di Dio La Dei Verbum propone una teologia dialogica della rivelazione. In tale dialogo, tre aspetti sono strettamente congiunti: l’ampiezza di significato che nella Rivelazione divina assume il termine “Parola di Dio”; il mistero di Cristo espressione piena e perfetta della Parola di Dio; il mistero della Chiesa, sacramento della Parola di Dio. La Parola di Dio come canto a più voci 9. La Parola di Dio è come un canto a più voci, in quanto Dio la pronuncia in molte forme e in diversi modi (cf. Eb 1, 1), entro una lunga storia e con diversità di annunciatori, ma dove appare una gerarchia di significati e di funzioni. a. La Parola di Dio ha per patria la Trinità, da cui proviene, da cui è
sorretta e a cui ritorna, testimonianza permanente dell’amore del Padre,
dell’opera di salvezza del Figlio Gesù Cristo, dell’azione feconda dello
Spirito Santo. Alla luce della Rivelazione, la Parola è il Verbo eterno di
Dio, la seconda persona della Santissima Trinità, il Figlio del Padre,
fondamento della comunicazione intratrinitaria e ad extra: «In principio era
il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era in principio
presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è
stato fatto di tutto ciò che esiste» (Gv 1, 1-3; cf. Col 1, 16). b. Perciò il mondo creato narra la gloria di Dio (cf. Sal 19, 1). All’inizio del tempo, con la sua Parola Dio crea il cosmo (cf. Gn 1, 1), ponendo nella creazione il sigillo della sua sapienza, per cui tutto è sua voce (cf. Sir 46, 17; Sal 68, 34). È la persona umana in particolare, perché creata ad immagine e somiglianza di Dio (cf. Gn 1, 26), che resta per sempre segno inviolabile ed interprete intelligente della sua Parola. Dalla Parola di Dio, infatti, la persona riceve la capacità per entrare in dialogo con Lui e con la creazione. Sicché Dio ha reso l’intera creazione, e la persona in primis, «una testimonianza perenne di sé» (DV 3). Dato che «tutte le cose sono state create per mezzo di lui (Cristo) e in vista di lui [...] e tutte sussistono in lui» (Col 1, 16-17), «“germi del Verbo” (AG 11.15), “raggi della verità che illumina tutti gli uomini” (NA 2) [...] si trovano nelle persone e nelle tradizioni religiose dell’umanità»(3). c. «Il Verbo si fece carne» (Gv 1, 14): Parola di Dio, ultima e definitiva
è Gesù Cristo, la sua persona, la sua missione, la sua storia, intimamente
unite, secondo il piano del Padre, che culmina nella Pasqua ed ha il suo
compimento quando Gesù consegnerà il Regno al Padre (cf. 1 Cor 15, 24). Egli è
il Vangelo di Dio ad ogni persona umana (cf. Mc 1, 1). d. In vista della Parola di Dio che è il Figlio incarnato, il Padre ha parlato nei tempi antichi per mezzo dei profeti (cf. Eb 1, 1) e in forza dello Spirito gli Apostoli continuano l’annuncio di Gesù e del suo Vangelo. Così, la Parola di Dio è espressa con parole umane nell’annuncio dei profeti e degli Apostoli. e. La Sacra Scrittura, fissando per divina ispirazione i contenuti
rivelati, attesta, in maniera autentica, di essere veramente Parola di Dio (cf.
DV 24), del tutto orientata a Gesù, perché «sono proprio esse (le Scritture)
che mi rendono testimonianza» (Gv 5, 39). Per il carisma dell’ispirazione
i
libri della Sacra Scrittura hanno una forza di appello diretto e concreto, che
non hanno altri testi o interventi umani. f. Ma la Parola di Dio non resta chiusa nello scritto. Se, infatti, la
Rivelazione si è conclusa con la morte dell’ultimo apostolo (cf. DV 4), la
Parola rivelata continua ad essere annunciata ed ascoltata nella storia della
Chiesa, che si impegna a proclamarla al mondo intero per rispondere al suo
bisogno di salvezza. Così la Parola continua la sua corsa nella predicazione
viva, che abbraccia le diverse forme di evangelizzazione, in cui eccellono
l’annuncio e la catechesi, la celebrazione liturgica e il servizio della
carità. La predicazione, nel senso ora detto, sotto la potenza dello Spirito
Santo, è Parola del Dio vivo comunicata a persone vive. g. Entrano nell’ambito della Parola di Dio, come frutto dalle radici, le verità di fede della Chiesa in campo dogmatico e morale. Da questo quadro si può comprendere che quando si annuncia nella fede la rivelazione di Dio si compie un evento rivelatorio che si può chiamare veramente Parola di Dio nella Chiesa. Incidenze pastorali 10. Qui sono richiamate le tante incidenze pastorali, cui si collegano molte risposte provenienti dalle Chiese particolari. - Alla Parola di Dio vanno riconosciute tutte le qualità di una vera comunicazione interpersonale, dalla Bibbia spesso designata come dialogo di alleanza, per cui Dio e la persona si parlano come membri della stessa famiglia. - In questa prospettiva la religione cristiana non si può definire “religione del Libro” in termini assoluti, in quanto il Libro ispirato appartiene vitalmente all’intero corpo della Rivelazione (4). - Il mondo creato è manifestazione della Parola di Dio e la vita e la storia umana la contengono come in germe. In quest’ottica emergono questioni oggi rilevanti, richiamate da molti contributi dei Pastori sulla legge naturale, sulla origine del mondo, sulla questione ecologica. - Conviene certamente riprendere la bella nozione di “storia della salvezza” (historia salutis), così cara ai Padri della Chiesa e diventata tradizionalmente “Storia sacra”. Occorre far percepire tutto ciò che implica la “religione del Verbo incarnato”, cioè la Parola di Dio che non è cristallizzata in formule astratte e statiche, ma conosce una storia dinamica fatta di persone e di eventi, di parole e di azioni, di sviluppi e tensioni, come appare chiaramente nella Bibbia. La historia salutis, conclusa per quanto riguarda la fase costitutiva, continua la sua efficacia ora nel tempo della Chiesa. - La totalità della Parola di Dio è assicurata da tutti gli atti che la esprimono, secondo il ruolo di ciascuno. Viene subito alla mente, per la sua forza, il fatto che la Sacra Scrittura è l’ambito vitale della Chiesa. E d’altra parte è necessario che tutti i momenti del ministero della Parola di Dio siano in reciproca e armonica interazione. Tra questi segni hanno un ruolo fondamentale l’annuncio, la catechesi, la liturgia e la diaconia. - Sarà compito dei Pastori aiutare i fedeli ad avere questa visione armonica della Parola, evitando forme erronee o riduttive o ambigue di comprensione e abilitandoli a diventare attenti uditori della Parola ovunque risuoni e a gustare anche le più semplici parole della Bibbia.
B. Al centro, il mistero di Cristo e della Chiesa Nel cuore della Parola di Dio, il mistero di Cristo 11. I cristiani per lo più avvertono la centralità della persona di Gesù Cristo nella Rivelazione di Dio. Ma non sempre sanno cogliere le ragioni di tale importanza, né capiscono in che senso Gesù è il cuore della Parola di Dio e, quindi, anche della Bibbia faticano a fare una lettura cristiana. Di questo parlano quasi tutte le risposte degli Organismi consultati, sollecitati dalla doppia preoccupazione di evitare gli equivoci di una lettura superficiale e frammentata della Scrittura, ma soprattutto di indicare la strada sicura per entrare nel Regno di Dio ed ereditare la vita eterna. Infatti «questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo» (Gv 17, 3). Questo rapporto sostanziale tra la Parola di Dio e il mistero di Cristo si configura così nella Rivelazione come annuncio e poi nella storia della Chiesa come approfondimento inesauribile. Di tale rapporto si citano qui soltanto alcuni riferimenti teologici essenziali di evidente incidenza pastorale. - Sempre alla luce della Dei Verbum, si ricorderà che Dio ha realizzato un piano del tutto gratuito: «mandò suo Figlio [...] affinché dimorasse tra gli uomini e ad essi spiegasse i segreti di Dio (cf. Gv 1, 1-18). Gesù Cristo, dunque, Verbo fatto carne, [...] “proferisce le parole di Dio” (Gv 3, 34) e porta a compimento l’opera di salvezza affidatagli dal Padre (cf. Gv 5, 36; 17, 4)» (DV 4). Sicché Gesù nella sua vita terrena e ora celeste assume e realizza tutto il fine, il senso, la storia e il progetto della Parola di Dio perché, come recita Sant’Ireneo, Cristo «ci ha recato ogni novità portandoci se stesso»(5). - Il progetto di Dio prevede una storia nella rivelazione. Come afferma l’autore della Lettera agli Ebrei: «Dio, che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio» (Eb 1, 1-2). Vuol dire che in Gesù la Parola di Dio assume i significati che egli ha dato alla sua missione: ha per scopo di far entrare nel Regno di Dio (cf. Mt 13, 1-9); si manifesta nelle sue parole ed opere; esprime la sua potenza nei miracoli; ha il compito di animare la missione dei discepoli, sostenendoli nell’amore a Dio e al prossimo e nella cura dei poveri; rivela la sua piena verità nel mistero pasquale, in attesa dello svelamento totale; ed ora guida la vita della Chiesa nel tempo. - Ma è anche vero che la Parola di Gesù deve essere compresa, come lui stesso diceva, secondo le Scritture (cf. Lc 24, 44-49), ossia nella storia del popolo di Dio dell’Antico Testamento, che lo ha atteso come Messia, e ora nella storia della comunità cristiana, che lo annuncia con la predicazione, lo medita con la Bibbia, ne sperimenta l’amicizia e la guida. San Bernardo afferma che sul piano dell’Incarnazione della Parola, Cristo è il centro di tutte le Scritture. La Parola di Dio, già udibile nella prima alleanza, è diventata visibile in Cristo(6). - Non si può dimenticare che «tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui» (Col 1, 16). Gesù assume una centralità cosmica, è il re dell’universo, colui che dona senso ultimo a tutta la realtà. Se la Parola di Dio è come un canto a più voci, la sua chiave interpretativa, per l’ispirazione dello Spirito Santo, è Cristo nella globalità del suo mistero. «La Parola di Dio, che era in principio presso Dio, non è, nella sua pienezza, una molteplicità di parole; essa non è molte parole, ma una sola Parola che abbraccia un gran numero di idee di cui ciascuna è una parte della Parola nella sua totalità [...]. E se il Cristo ci rimanda alle “Scritture”, come quelle che gli rendono testimonianza, considera i libri della Scrittura un unico rotolo, perché tutto ciò che è stato scritto di lui è ricapitolato in un solo tutto»(7). Nel cuore della Parola di Dio, il mistero della Chiesa 12. La Chiesa nel suo essere mistero del Corpo di Gesù si trova ad avere nella Parola l’annuncio della sua identità, la grazia della sua conversione, il mandato della sua missione, la fonte della sua profezia e la ragione della sua speranza. Essa è costituita intimamente dal dialogo con lo Sposo e resa destinataria e testimone privilegiata della Parola amorosa e salvifica di Dio. Appartenere sempre di più a questo “mistero” che fa la Chiesa è l’esito giusto dell’ascolto della Parola di Dio, perciò l’incontro continuo con essa è causa del suo rinnovamento e sorgente di «una nuova primavera spirituale»(8). D’altra parte la viva coscienza di appartenere alla Chiesa, Corpo di Cristo, sarà effettiva nella misura in cui si potranno articolare in maniera coerente i diversi rapporti con la Parola di Dio: una Parola annunciata, una Parola meditata e studiata, una Parola pregata e celebrata, una Parola vissuta e propagata. Per questa ragione nella Chiesa la Parola di Dio non è deposito inerte, ma diventa regola suprema della fede e potenza di vita, progredisce con l’assistenza dello Spirito Santo e cresce con la riflessione e lo studio dei credenti, l’esperienza personale di vita spirituale e la predicazione dei Vescovi (cf. DV 8; 21). Lo testimoniano, in particolare, gli uomini di Dio, che hanno abitato la Parola(9). È evidente che la prima missione della Chiesa è quella di trasmettere la Parola divina a tutti gli uomini. La storia attesta che ciò è avvenuto e continua ad avvenire oggi, dopo tanti secoli, tra diversi ostacoli, ma anche con feconda vitalità. Oggetto di permanente riflessione e di fedele attuazione sono le parole iniziali della Dei Verbum: «In religioso ascolto della Parola di Dio e proclamandola con ferma fiducia» (DV 1). Esse riassumono in sé l’essenza della Chiesa nella sua duplice dimensione di ascolto e di proclamazione della Parola di Dio. Non vi è nessun dubbio: alla Parola di Dio spetta il primo posto. Soltanto per suo tramite possiamo comprendere la Chiesa. Essa si definisce come Chiesa che ascolta. È nella misura in cui ascolta che essa può anche essere una Chiesa che proclama. Afferma il Santo Padre Benedetto XVI: «la Chiesa non trae la sua vita da se stessa, ma dal Vangelo ed è a partire dal Vangelo che essa non cessa di orientarsi nel suo peregrinare»(10). Incidenze pastorali 13. Dalla Parola di Dio la comunità cristiana si sente generata e rinnovata a scoprire il volto di Cristo. Chiara e perentoria è l’affermazione di San Girolamo: «Ignoratio enim Scripturarum, ignoratio Christi est»(11) (chi non conosce le Scritture non conosce Cristo). Vengono qui ricordate alcune urgenze pastorali emerse dalle risposte ai Lineamenta: - sviluppare linee organiche di riflessione sul rapporto di Gesù con la Sacra Scrittura, su come egli la legge e come essa aiuta a comprenderlo; - presentare in maniera semplice i criteri di lettura cristiana della Bibbia, risolvendo in tale luce elementi difficili dell’Antico Testamento; - aiutare i fedeli a riconoscere la Chiesa, guidata dal Magistero, come il luogo vitale e continuo di annuncio della Parola di Dio; - istruire quei cristiani che dicono di non leggere la Bibbia perché preferiscono stabilire con Gesù un rapporto diretto e personale; - grazie alla realtà di Gesù, Signore risorto e presente nei segni sacramentali, la liturgia va considerata come luogo primario dell’incontro con la Parola di Dio; - nella comunicazione catechistica, infine, non dimenticare che i Vangeli
vanno scelti come lettura prioritaria, ma insieme vanno letti in collegamento
con gli altri libri dell’Antico Testamento e del Nuovo Testamento e con i
documenti del Magistero della Chiesa. CAPITOLO SECONDO A. La Bibbia come Parola di Dio ispirata e la sua verità Le domande 14. Uno dei problemi più sentiti dai Pastori è il rapporto della Sacra Scrittura con la Parola di Dio, in particolare la sua ispirazione e la sua verità. Si distinguono tre livelli di domande: - alcune questioni sono relative alla natura della Bibbia: cosa si intende per ispirazione o per canone, quale tipo di verità spetta alla Scrittura e come va intesa la sua storicità; - altre domande riguardano il rapporto della Scrittura con la Tradizione e il Magistero; - altre questioni toccano le pagine difficili della Bibbia, specie dell’Antico Testamento. A queste ultime questioni si farà cenno trattando della Parola di Dio nella catechesi. La Sacra Scrittura, Parola di Dio ispirata 15. Molte risposte ai Lineamenta sollevano questioni circa il modo di spiegare ai fedeli il carisma dell’ispirazione e della verità delle Scritture. A questo proposito è necessario prima di tutto fissare il rapporto tra Bibbia e Parola di Dio; chiarire l’azione dello Spirito Santo; specificare alcuni punti circa l’identità della Bibbia. a. Va riconosciuta la relazione di distinzione e comunione tra Bibbia e Parola di Dio. È la Bibbia stessa che attesta la non coincidenza materiale fra Parola di Dio e Scrittura. La Parola di Dio è realtà vivente, efficace (cf. Eb 4, 12-13), eterna (cf. Is 40, 8), «onnipotente» (Sap 18, 15), creatrice (cf. Gn 1, 3ss.) e instauratrice di storia. Per il Nuovo Testamento questa Parola è il Figlio stesso di Dio, il Verbo fatto carne (cf. Gv 1, 1ss.; Eb 1, 2). La Scrittura, invece, è attestazione di questa relazione tra Dio e l’uomo, la illumina, la orienta in maniera certa. La Parola di Dio, quindi, eccede il Libro, e raggiunge l’uomo anche attraverso la via della Chiesa, Tradizione vivente. Ciò comporta il superamento di una interpretazione soggettiva e chiusa della Scrittura per cui essa va letta dentro un processo della Parola di Dio più ampio, anzi inesauribile, come dimostra il fatto che la Parola continua ad alimentare la vita di generazioni in tempi sempre nuovi e diversi. La comunità cristiana diviene, quindi, soggetto della trasmissione della Parola di Dio, e allo stesso tempo soggetto privilegiato per cogliere il senso profondo della Sacra Scrittura, il progresso della fede e quindi lo sviluppo del dogma. In forza di questa sua prerogativa, la Chiesa, fin dall’inizio ha sommamente venerato i libri biblici e ne ha stabilito, per regola o canone della fede nella rivelazione divina, un elenco certo e definitivo: 73 libri, di cui 46 dell’Antico Testamento e 27 del Nuovo Testamento(12). b. Lo Spirito dà respiro alla parola scritta e colloca il Libro nel mistero più ampio, dell’incarnazione e della Chiesa. Per cui, grazie allo Spirito, la Parola di Dio è realtà liturgica e profetica, è annuncio (kerygma) prima di essere libro, è la testimonianza dello Spirito Santo sulla presenza di Cristo. c. In sintesi si può affermare che: - il carisma dell’ispirazione permette di affermare che Dio è l’autore della Bibbia in un modo che non esclude l’uomo come vero autore egli stesso. Infatti, a differenza di una dettatura l’ispirazione non toglie la libertà e le capacità personali dello scrittore ma le illumina e le ispira; - quantunque la Sacra Scrittura sia ispirata in tutte le sue parti la sua inerranza si riferisce solo alla «verità che Dio per la nostra salvezza volle fosse consegnata nelle sacre lettere» (DV 11); - grazie al carisma dell’ispirazione, lo Spirito Santo costituisce i libri biblici come Parola di Dio e li affida alla Chiesa, perché siano accolti nell’obbedienza della fede; - il Canone nella sua completezza ed unità organica costituisce criterio di interpretazione del Libro Sacro; - essendo la Bibbia Parola di Dio in linguaggio umano, la sua interpretazione avviene armonicamente con criteri letterari, filosofici e teologici, sempre sotto la forza unificante della fede e la guida del Magistero(13). Tradizione, Scrittura e Magistero 16. Il Concilio Vaticano II insiste sull’unità di origine e sulle molte connessioni tra Tradizione e Scrittura, che la Chiesa accoglie «con pari sentimento di pietà e riverenza» (DV 9). A questo proposito ricordiamo che la Parola di Dio, divenuta in Cristo Evangelo o Buona Notizia (cf. Rm 1,16) e, come tale, consegnata alla predicazione apostolica, continua la sua corsa attraverso: - anzitutto il flusso della Tradizione vivente manifestata da «tutto ciò che essa [la Chiesa] è, tutto ciò che essa crede» (DV 8), come culto, insegnamento, carità, santità, martirio; - poi attraverso la Sacra Scrittura, che di questa Tradizione vivente, per ispirazione dello Spirito Santo, conserva appunto nella immutabilità dello scritto gli elementi costitutivi e originari. «Questa Sacra Tradizione dunque e la Scrittura Sacra dell’uno e dell’altro Testamento sono come uno specchio nel quale la Chiesa pellegrina in terra contempla Dio, dal quale tutto riceve, finché giunga a vederlo faccia a faccia, com’Egli è (cf. 1 Gv 3, 2)» (DV 7). Infine al Magistero della Chiesa, che non è superiore alla Parola di Dio, spetta «di interpretare autenticamente la Parola di Dio scritta o trasmessa», in quanto «piamente la ascolta, santamente la custodisce e fedelmente la espone» (DV 10). In sintesi, una vera lettura della Scrittura come Parola di Dio non può farsi che in Ecclesia, secondo il suo insegnamento. Antico e Nuovo Testamento, una sola economia della salvezza 17. Un problema vivo tra i cattolici riguarda la conoscenza dell’Antico Testamento come Parola di Dio e in particolare la sua relazione con il mistero di Cristo e della Chiesa. A motivo anche di difficoltà esegetiche non risolte, si assiste ad una certa resistenza di fronte a pagine dell’Antico Testamento che appaiono incomprensibili, esposte quindi alla selezione arbitraria, al rifiuto. Secondo la fede della Chiesa, l’Antico Testamento va considerato come parte dell’unica Bibbia dei cristiani, parte costitutiva della Rivelazione e quindi della Parola di Dio. Da tutto ciò deriva il bisogno di una urgente formazione alla lettura cristiana dell’Antico Testamento, riconoscendo il rapporto che collega i due Testamenti e i valori permanenti dell’Antico (cf. DV 15-16)(14). In questo ci viene in aiuto la prassi liturgica, che sempre proclama il Testo Sacro dell’Antico Testamento come pagina essenziale per una comprensione compiuta del Nuovo Testamento, secondo l’attestazione di Gesù stesso nell’episodio di Emmaus, in cui il Maestro «cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui» (Lc 24, 27). Precisa è l’affermazione agostiniana «Novum in Vetere latet et in Novo Vetus patet»(15) (il Nuovo Testamento è nascosto nell’Antico e l’Antico è svelato nel Nuovo Testamento). Afferma San Gregorio Magno: «Ciò che l’Antico Testamento ha promesso, il Nuovo Testamento l’ha fatto vedere; ciò che quello annunzia in maniera occulta, questo proclama apertamente come presente. Perciò l’Antico Testamento è profezia del Nuovo Testamento; e il miglior commento dell’Antico Testamento è il Nuovo Testamento»(16). Le implicanze pratiche di questa dottrina sono numerose e vitali. Incidenze pastorali 18. Si avverte con sempre maggiore coscienza che non basta una lettura superficiale della Bibbia. Si constata che diversi gruppi biblici, partiti con entusiasmo alla scoperta del Libro Sacro, poi progressivamente si estinguono per la mancanza del buon terreno, cioè della Parola di Dio percepita nel suo mistero di grazia, come dice Gesù nella parabola del seminatore (cf. Mt 13, 20-21). In quest’ottica sono qui proposte delle implicanze: a. Per il fatto che la Scrittura è intimamente legata alla Chiesa, questa svolge un ruolo essenziale per accedere alla Parola nella sua genuinità fontale, diventando così criterio per la retta comprensione della Tradizione, poiché di fatto sia la liturgia che la catechesi traggono alimento dalla Bibbia. Come è già stato accennato, i libri della Sacra Scrittura hanno una forza di appello diretto e concreto che non hanno altri testi o interventi ecclesiastici. b. Va poi considerata nei suoi effetti pratici, la distinzione tra Tradizione apostolica costitutiva e le tradizioni ecclesiali. Infatti, mentre la prima proviene dagli apostoli e trasmette quanto essi hanno appreso da Gesù e dallo stesso Spirito Santo, le tradizioni ecclesiali sono nate nel corso del tempo nelle Chiese locali e sono forme di adattamento della «grande Tradizione»(17). Va inoltre valutata la portata decisiva del riconoscimento canonico che la Chiesa ha operato a proposito delle Scritture garantendone l’autenticità di fronte alla proliferazione di libri inautentici o apocrifi. Le interpretazioni gnostiche oggi volgarizzate circa la verità sulle origini cristiane obbligano a spiegare che cosa è il Canone dei Libri sacri e come sia sorto. Così si orienta opportunamente la traduzione e diffusione della Scrittura e si giustifica l’indispensabile riconoscimento da parte della Chiesa. Rimane da riprendere il confronto tra Scrittura, Tradizione e i segni della Parola di Dio nel mondo creato, specialmente con l’uomo e la sua storia, infatti ogni creatura è parola di Dio, poiché proclama Dio(18). c. L’intento del Magistero, quando dà orientamenti o proclama delle definizioni, non è quello di limitare la lettura personale della Scrittura. Offre, invece, un quadro di riferimento sicuro in cui la ricerca si esercita. Purtroppo, l’insegnamento del Magistero e il valore dei diversi livelli di pronunciamento non sono sempre ben conosciuti e accettati. In occasione del Sinodo si riscopre la Dei Verbum e i documenti pontifici posteriori. In particolare, merita notare l’indirizzo per la comprensione e l’uso della Parola di Dio nella Bibbia dato dal Santo Padre Benedetto XVI in diversi suoi interventi magisteriali. d. Nel solco della Tradizione vivente, e dunque come servizio genuino alla Parola di Dio, va anche considerato lo strumento del Catechismo, iniziando dal primo Simbolo della fede, nucleo di ogni Catechismo, fino alle diverse esposizioni promosse lungo i secoli nella Chiesa. Di esse sono attestazione più recente il Catechismo della Chiesa Cattolica e nelle Chiese locali i rispettivi Catechismi. e. A questo punto diventa necessario ritenere una fondamentale distinzione che avrà tante ripercussioni nella prassi pastorale: vi è l’incontro con la Scrittura nelle grandi azioni di Chiesa, come la liturgia e la catechesi, dove cioè la Bibbia si colloca in un contesto pubblico ministeriale; vi è anche l’incontro immediato, come è la Lectio Divina, il corso biblico, il gruppo biblico. Va promossa oggi questa via a causa di una certa lontananza del popolo di Dio dall’uso diretto e personale della Scrittura. f. Quanto poi all’Antico Testamento esso va compreso come una tappa nello
sviluppo della fede e della comprensione di Dio. Il suo carattere figurato, il
suo rapporto con la mentalità scientifica e storica del nostro tempo hanno
bisogno di essere chiariti. Nello stesso tempo, numerosi passaggi di esso
custodiscono una forza spirituale, sapienziale e culturale unica, permettono
una ricca catechesi sulle realtà umane e manifestano le tappe del cammino di
fede di un popolo. La conoscenza e la lettura dei Vangeli non escludono che
l’approfondimento dell’Antico Testamento dia alla lettura e all’intelligenza
del Nuovo Testamento una profondità sempre più grande. g. Infine, in ottica pastorale assai concreta, merita segnalare alcune
osservazioni che aiutano a discernere meglio il rapporto dei fedeli con la
dottrina della fede. I fedeli, in generale, distinguono la Bibbia da altri
testi religiosi e la ritengono più importante nella vita di fede, però non
pochi in pratica preferiscono testi spirituali più semplici da capire,
messaggi e scritti edificanti o diverse manifestazioni della pietà popolare.
Si potrebbe dire che il popolo incontra la Parola di Dio per via pratica,
vivendola più che sapendone le origini e le motivazioni. È una situazione di
positività ed insieme di fragilità. Bisogna saper parlare alla gente
riconoscendo il suo modo di comprendere. Aiutare i fedeli a capire che cosa è
la Bibbia, perché c’è, cosa dona alla fede, come si usa, diventa un compito
necessario nelle attività pastorali. B. Come interpretare la Bibbia secondo la fede della Chiesa Il problema ermeneutico in prospettiva pastorale 19. Il problema ermeneutico, entro cui si collocano l’attualizzazione della Parola di Dio ed insieme l’inculturazione(19), è una questione delicata ed importante. Dio, infatti, propone alla persona non qualche informazione più o meno curiosa e nemmeno di ordine puramente umano, scientifico, ma gli comunica la sua Parola di verità e di salvezza e questo richiede a chi ascolta una comprensione intelligente, vitale, responsabile e quindi attuale. Ciò comporta il doppio movimento di riconoscere il senso vero della Parola detta o scritta, così come la comunica il Signore tramite gli autori sacri, ed insieme richiede che la Parola sia significativa per chi l’ascolta anche oggi. In ascolto dell’esperienza 20. Dalle risposte dei Vescovi si evince che l’interpretazione della Parola, nonostante le apparenze contrarie, risulta accessibile. Tanti cristiani, in comunità o singolarmente, scrutano la Parola di Dio con la disponibilità a comprendere ciò che Dio dice e attentamente ubbidirvi. Ebbene questa disponibilità della fede è per la Chiesa una preziosa possibilità per abilitare ad una corretta comprensione e attualizzazione del Testo Sacro. Oggi questa opportunità (kairòs) vale, in certo modo ancora di più, perché si apre un confronto nuovo tra la Parola di Dio e le scienze dell’uomo, in particolare nell’ambito della ricerca filosofica, scientifica e storica. Grande ricchezza di verità e di valori su Dio, sull’uomo, sulle cose proviene da questo contatto tra Parola e cultura. La ragione, pertanto, interpella la fede e da questa viene coinvolta a collaborare per una verità e vita consone alla Rivelazione di Dio e alle attese dell’umanità. Ma non mancano anche i rischi di una interpretazione arbitraria e
riduttiva, dovuti anzitutto al fondamentalismo, per cui, da una parte si
manifesta il desiderio di rimanere fedeli al Testo, dall’altra si misconosce
la natura stessa dei testi, incorrendo in gravi errori e generando anche
inutili conflitti(20). Esistono pure le cosiddette letture ideologiche della
Bibbia, secondo precomprensioni rigide di ordine spirituale o sociale e
politico, o semplicemente umane, senza il supporto della fede (cf. 2 Pt 1,
19-20; 3, 16), fino a forme di contrapposizione e di separazione tra la forma
scritta, attestata anzitutto nella Bibbia, la forma viva dell’annuncio e
l’esperienza di vita dei credenti. In generale, si nota una scarsa o imprecisa
conoscenza delle regole ermeneutiche della Parola. Il senso della Parola di Dio e la via per trovarlo 21. Alla luce del Concilio Vaticano II e del Magistero successivo(21), alcuni aspetti sembrano oggi bisognosi di attenzione e riflessione specifica, in vista di una adeguata comunicazione pastorale: la Bibbia, libro di Dio e dell’uomo, va letta unificando correttamente il senso storico-letterale e il senso teologico-spirituale, o più semplicemente senso spirituale(22). La Nota citata della Pontificia Commissione Biblica ne dà questa definizione: «Come regola generale possiamo definire il senso spirituale, compreso secondo la fede cristiana, il senso espresso dai testi biblici quando vengono letti sotto l’influsso dello Spirito Santo nel contesto del mistero pasquale di Cristo e della vita nuova che ne risulta. Questo contesto esiste effettivamente. Il Nuovo Testamento riconosce in esso il compimento delle Scritture. È perciò normale rileggere le Scritture alla luce di questo nuovo contesto, quello della vita nello Spirito»(23). Questo significa che il metodo storico-critico è necessario per una corretta esegesi, convenientemente arricchito con altre forme di approccio(24), ma per giungere al senso totale della Scrittura è necessario avvalersi dei criteri teologici, riproposti dalla Dei Verbum: «contenuto e unità di tutta la Sacra Scrittura, viva Tradizione di tutta la Chiesa, analogia della fede» (DV 12)(25). Oggi, su questo punto, si avverte la necessità di una approfondita riflessione teologica e pastorale per formare le nostre comunità ad una intelligenza retta e fruttuosa. Afferma il Papa Benedetto XVI: «mi sta molto a cuore che i teologi imparino a leggere e ad amare la Scrittura così come, secondo la Dei Verbum, il Concilio lo ha voluto: che vedano l’unità interiore della Scrittura – una cosa aiutata oggi dall’ “esegesi canonica” (che senz’altro si trova ancora in un timido stadio iniziale) – e che poi di essa facciano una lettura spirituale, che non è una cosa esterna di carattere edificante, ma invece un immergersi interiormente nella presenza della Parola. Mi sembra un compito molto importante fare qualcosa in questo senso, contribuire affinché accanto, con e nell’esegesi storico-critica sia data veramente un’introduzione alla Scrittura viva come attuale Parola di Dio»(26). Incidenze pastorali 22. Il popolo di Dio va educato a scoprire questo grande orizzonte della Parola di Dio, evitando di rendere complicata la lettura della Bibbia. Vale la verità che le cose più importanti nella Bibbia sono anche le più direttamente collegate all’esistenza, come è la vita di Gesù. Ricordiamo alcuni punti nodali di una retta interpretazione del Libro sacro. a. Innanzitutto si ricorda l’interpretazione della Parola di Dio che si compie ogni volta che la Chiesa si riunisce per celebrare i divini misteri. Al riguardo l’Introduzione al Lezionario, che viene proclamato nell’Eucaristia, ricorda: «Poiché per volontà di Cristo stesso il nuovo popolo di Dio è distinto nella mirabile varietà delle sue membra, così anche diversi sono i compiti e gli uffici che spettano a ciascuno riguardo alla Parola di Dio: ai fedeli spetta l’ascoltarla e il meditarla; l’esporla invece spetta soltanto a coloro che in forza della sacra ordinazione hanno il compito magisteriale, o a coloro ai quali viene affidato l’esercizio di questo ministero. Così nella dottrina, nella vita e nel culto la Chiesa perpetua e trasmette a tutte le generazioni tutto ciò che essa stessa è e tutto ciò che crede, così da tendere incessantemente, nel volgere dei secoli, alla pienezza della verità divina, finché si compia in essa la Parola di Dio»(27). b. Conviene precisare che «il senso spirituale non è da confondere con le interpretazioni soggettive dettate dall’immaginazione o dalla speculazione intellettuale». Esso scaturisce da «tre livelli di realtà: il testo biblico (nel suo senso letterale), il mistero pasquale e le circostanze presenti di vita nello Spirito»(28). Occorre partire in ogni caso dal testo biblico come primario e insostituibile anche nell’azione pastorale. c. Riconoscendo che la Nota della Pontificia Commissione Biblica, L’interpretazione della Bibbia nella Chiesa, non ha in genere superato la cerchia degli esperti, bisognerà impegnarsi ad aiutare i lettori credenti a conoscere le leggi elementari di un approccio al testo biblico. Di grande valore sono i sussidi pensati per questo scopo. d. In tale prospettiva vanno considerate, rettamente comprese e ricuperate la straordinaria esegesi dei Padri(29) e la grande intuizione medievale dei “quattro sensi della Scrittura”, perché non hanno perso il loro interesse; non vanno trascurate le diverse risonanze e tradizioni che la Bibbia suscita nella vita del popolo di Dio, nelle figure dei santi, dei maestri spirituali, dei testimoni. Come pure va considerato l’apporto delle scienze teologiche e umane; la “storia degli effetti” (Wirkungsgeschichte), specie nell’arte, può essere una feconda testimonianza di lettura spirituale. Poiché oggi la Bibbia è letta anche dai non credenti, che ne mettono in luce il valore antropologico, può essere arricchente una corretta interpretazione di questo aspetto. La Sacra Scrittura va letta in comunione con la Chiesa di tutti i luoghi e tempi, con i grandi testimoni della Parola, dai primi Padri fino ai santi e al Magistero di oggi(30). e. È da sottolineare la richiesta fatta al Sinodo non solo di affrontare i classici problemi della Bibbia, ma anche di mettere in rapporto con essa i problemi attuali come la bioetica e l’inculturazione. Possiamo dire questo con una espressione frequente nei gruppi biblici: “Come si va dalla vita al testo e dal testo alla vita”, o anche “come leggere la Bibbia con la vita e la vita con la Bibbia”? f. Va segnalato, dal punto di vista della comunicazione della fede, un
problema nuovo dell’ermeneutica biblica. Esso non riguarda soltanto la
comprensione del linguaggio biblico, ma anche la conoscenza della cultura
attuale, che è sempre meno legata alla parola orale o scritta, e più orientata
verso una cultura elettronica, per cui la proclamazione tradizionale della
parola può risuonare tediosa agli uditori, inondati dalle tecniche
informatiche. CAPITOLO TERZO Atteggiamento richiesto a chi ascolta la Parola Dalle risposte dei Vescovi ai Lineamenta risulta che bisogna coltivare nel popolo una relazione orante, personale e comunitaria, con la Parola di Dio, la quale suscita e nutre la risposta della fede. Una parola efficace 23. I soggetti dell’evento della Parola sono Dio che l’annuncia e il destinatario, persona singola o comunità. Dio parla, ma senza l’ascolto del credente la Parola si mostra detta, ma non accolta. Per questo si può dire che la rivelazione biblica è l’incontro tra Dio e il popolo nell’esperienza dell’unica Parola e che entrambi fanno la Parola. La fede opera, la Parola la crea. Il testo di Eb 4, 12-13, assieme a Is 55, 9-11 e a tanti altri testi, afferma l’infallibile efficacia della Parola di Dio. Come intendere tale efficacia? La domanda si fa ancora più necessaria per un fatto proposto da diversi contributi dei Vescovi, secondo cui alcuni cristiani neofiti danno alla lettura del Libro Sacro una valenza quasi magica, senza un personale, specifico impegno di responsabilità. In realtà, la Parola di Dio dispiega la sua efficacia, come afferma la parabola del seminatore (cf. Mc 4, 1-20), quando vengono tolti gli ostacoli e poste le condizioni perché il seme della Parola fruttifichi. Quanto poi al tipo di efficacia proprio della Parola di Dio, è illuminante un altro testo evangelico, che utilizza l’immagine del seme che deve morire per portare frutto: Cristo parla della necessità della sua morte per adempiere il disegno di salvezza. La croce è direttamente potenza e sapienza di Dio; l’evangelo è la «parola della croce», scrive Paolo ai cristiani di Corinto (1 Cor 1, 18). L’efficacia della Parola è, dunque, dell’ordine della croce. Parola e croce sono due realtà che si collocano sullo stesso piano. La loro potenza è tutta nel dinamismo dell’amore divino che le attraversa: «Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito» (Gv 3, 16; cf. Rm 5, 8). Trova il frutto della Parola chi crede all’amore di Dio che la pronuncia. Allora la potenzialità della Parola di Dio accade, si realizza, si fa veramente personale. Il credente: colui che ascolta la Parola di Dio nella fede 24. «A Dio che rivela è dovuta l’obbedienza della fede». A Lui, che parlando si dona, l’uomo ascoltando «si abbandona [...] tutto intero liberamente» (DV 5). L’uomo che, anche in forza dell’intima struttura della persona è uditore della Parola, riceve da Dio la grazia di rispondere nella fede. Ciò comporta, da parte della comunità e di ogni singolo credente, un atteggiamento di piena adesione ad una proposta di totale comunione con Dio e di affidamento alla sua volontà (cf. DV 2). Questo atteggiamento di fede comunionale si manifesterà per ogni incontro con la Parola di Dio, nella predicazione viva e nella lettura della Bibbia. Non a caso la Dei Verbum applica al Libro Sacro quanto afferma globalmente per la Parola di Dio: «Dio parla agli uomini come ad amici per invitarli e ammetterli alla comunione con sé» (DV 2). «Nei Libri Sacri, il Padre che è nei cieli viene con molta amorevolezza incontro ai suoi figli e discorre con essi» (DV 21). Rivelazione è comunione di amore, che la Scrittura sovente esprime con il termine di alleanza. In sintesi, si tratta di un atteggiamento di preghiera, «colloquio tra Dio e l’uomo, poiché “gli parliamo quando preghiamo e lo ascoltiamo quando leggiamo gli oracoli divini” (31)» (DV 25). La Parola di Dio trasforma la vita di coloro che vi si accostano con fede. La Parola non è mai esaurita, è ogni giorno nuova. Ma perché questo avvenga occorre una fede che ascolta. La Scrittura attesta a più riprese che l’ascolto è ciò che rende Israele popolo di Dio: «Se vorrete ascoltare la mia voce e custodirete la mia alleanza, voi sarete per me la proprietà tra tutti i popoli» (Es 19, 5; cf. Ger 11, 4). L’ascolto crea un’appartenenza, un legame, fa entrare nell’alleanza. Nel Nuovo Testamento l’ascolto è diretto alla persona di Gesù, il Figlio di Dio: «Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo» (Mt 17, 5 e par.). Il credente è uno che ascolta. Chi ascolta confessa la presenza di colui che parla e vuole coinvolgersi con lui; chi ascolta scava in sé uno spazio all’inabitazione dell’altro; chi ascolta si dispone con fiducia all’altro che parla. Perciò i vangeli chiedono discernimento su ciò che si ascolta (cf. Mc 4, 24) e su come si ascolta (cf. Lc 8, 18): infatti, noi siamo ciò che ascoltiamo! La figura antropologica che la Bibbia vuole costruire è dunque quella di un uomo capace di ascoltare, abitato da un cuore che ascolta (cf. 1 Re 3, 9). Essendo questo ascolto non una mera audizione di frasi bibliche ma discernimento pneumatico della Parola di Dio, esso richiede la fede e deve avvenire nello Spirito Santo. Maria modello di accoglienza della Parola per il credente 25. Nella storia della salvezza emergono grandi figure di uditori e di evangelizzatori della Parola di Dio: Abramo, Mosè, i profeti, i Santi Pietro e Paolo, gli altri apostoli, gli evangelisti. Essi ascoltando fedelmente la Parola del Signore e comunicandola hanno fatto spazio al Regno di Dio. In questa prospettiva, ruolo centrale assume la figura della Vergine Maria che ha vissuto in modo incomparabile l’incontro con la Parola di Dio, che è lo stesso Gesù. Per questo è costituita modello provvidenziale di ogni ascolto ed annuncio. Già educata alla familiarità con la Parola di Dio nell’esperienza così intensa delle Scritture del popolo cui appartiene, Maria di Nazaret, a partire dall’evento dell’Annunciazione fino alla Croce, anzi fino alla Pentecoste, accoglie nella fede, medita, interiorizza e vive intensamente la Parola (cf. Lc 1, 38; 2, 19.51; At 17, 11). In forza del suo sì, primo e mai interrotto, alla Parola di Dio, ella sa guardare attorno a sé e vive le urgenze del quotidiano, consapevole che ciò che riceve come dono dal Figlio è un dono per tutti: nel servizio ad Elisabetta, a Cana e sotto la croce (cf. Lc 1, 39; Gv 2, 1-12; 19, 25-27). Pertanto a lei si addice quanto detto da Gesù in sua presenza: «Mia madre e i miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica» (Lc 8, 21). «Essendo intimamente penetrata dalla Parola di Dio può diventare madre della parola incarnata»(32). In particolare, va considerato il suo modo di ascoltare la Parola. Il testo evangelico «Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore» (Lc 2, 19) significa che ella ascoltava e conosceva le Scritture, le meditava nel cuore in una sorta di processo interiore di maturazione, dove l’intelligenza non è separata dal cuore. Maria ricercava il senso spirituale della Scrittura e lo trovava collegandolo (symballousa) alle parole, alla vita di Gesù e agli avvenimenti che veniva scoprendo nella sua storia personale. Maria è nostro modello tanto per accogliere la fede, la Parola, quanto per studiarla. Non basta a lei accoglierla, vi si ferma sopra. Non solamente la possiede, ma nello stesso tempo la valorizza. Le dona l’assenso, ma anche la sviluppa. Così Maria si fa simbolo per noi, per la fede dei semplici e per quella dei dottori della Chiesa che cercano, soppesano, definiscono come professare il Vangelo. Ricevendo la Buona Notizia, Maria si mostra tipo ideale dell’obbedienza della fede, diventa icona vivente della Chiesa nel servizio della Parola. Recita Isacco della Stella: «Nelle Scritture divinamente ispirate quello che è detto in generale della vergine madre Chiesa si intende singolarmente della vergine madre Maria [...]. Eredità del Signore in modo universale è la Chiesa, in modo speciale è Maria, in modo particolare ogni anima fedele. Nel tabernacolo del grembo di Maria Cristo dimorò nove mesi, nel tabernacolo della fede della Chiesa sino alla fine del mondo, nella conoscenza e nell’amore dell’anima fedele per l’eternità»(33). Maria insegna a non rimanere estranei spettatori di una Parola di vita, ma a diventare partecipi, facendo proprio l’ “eccomi” dei profeti (cf. Is 6, 8) lasciandoci condurre dallo Spirito Santo che abita in noi. Ella “magnifica” il Signore scoprendo nella sua vita la misericordia di Dio, che la rende “beata” perché «ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore» (Lc 1, 45). Dice Sant’Ambrogio che ogni cristiano che crede concepisce e genera il Verbo di Dio. Se c’è una sola madre di Cristo secondo la carne, secondo la fede, invece, Cristo è il frutto di tutti(34). Incidenze pastorali 26. Notevoli sono le incidenze pastorali riguardanti la fede nella Parola di
Dio. a. Si può leggere la Bibbia senza la fede, ma senza la fede non si può ascoltare la Parola di Dio. Un gruppo biblico è valido se mentre legge la Bibbia si educa alla fede, conformando la vita cristiana secondo le indicazioni che offre la Bibbia e illuminando con la fede i momenti difficili. b. All’uomo di oggi si deve parlare in maniera positiva ed incoraggiante, offrendo suggerimenti molteplici per l’accostamento al testo, alla lettura spirituale, alla preghiera, alla condivisione della Parola. Si tratta anzitutto di accostare la Parola, non tanto come deposito di riferimenti dogmatici o pastorali, ma come fonte di acqua viva, nella sorpresa gioiosa di ascoltare il Signore nel proprio contesto di vita. Si tratta di mettere in atto il cerchio ermeneutico completo: credere per comprendere, comprendere per credere; la fede cerca l’intelligenza, l’intelligenza si apre alla fede. Il racconto di Emmaus è un modello esemplare di incontro del credente con la stessa Parola incarnata (cf. Lc 24, 13-35). c. «Ascolta, Israele», «Shemà Israel», è il comandamento primario del popolo di Dio (Dt 6, 4). «Ascolta» è anche la prima parola della Regola di San Benedetto. Dio invita il fedele ad ascoltare con l’orecchio del cuore. Il cuore nella Bibbia non è soltanto la sede dei sentimenti o dell’emozione, ma il centro più profondo della persona ove si prendono le decisioni. Per questo è necessario il silenzio che si prolunga al di là delle parole. Lo Spirito Santo fa intendere e comprendere la Parola di Dio, unendosi silenziosamente al nostro spirito (cf. Rm 8, 26-27). d. Bisogna ascoltare come Maria e con Maria, madre ed educatrice della Parola di Dio. Vi è la forma semplice e universale di ascolto orante della Parola che sono i misteri del Rosario. Giovanni Paolo II ha messo in luce la ricchezza biblica di esso, definendolo «compendio del Vangelo», in cui l’enunciazione del mistero «lascia parlare Dio», permette di «contemplare Cristo con Maria»(35). Ancora di più, come la Vergine Maria, tempio dello Spirito, in una vita silenziosa, umile e nascosta, la Chiesa tutta va educata a testimoniare questo rapporto stretto tra Parola e Silenzio, Parola e Spirito di Dio. L’ascolto della Parola nella fede diventa poi nel credente comprensione, meditazione, comunione, condivisione, attuazione: si intravedono qui i lineamenti della Lectio Divina, come la via privilegiata dell’accostamento credente alla Bibbia. e. È giusto ricordare che l’atteggiamento di fede riguarda la Parola di Dio in tutti i suoi segni e linguaggi. È una fede che riceve dalla Parola una comunicazione di verità tramite il racconto o la formula dottrinale; una fede che riconosce la Parola di Dio come stimolo primario ad una conversione efficace, luce per rispondere alle tante domande del credente, guida ad un discernimento sapienziale della realtà, sollecitazione a fare la Parola (cf. Lc 8, 21), e non solo a leggerla o dirla, e finalmente fonte permanente di consolazione e di speranza. Ne consegue il compito di riconoscere e assicurare il primato alla Parola di Dio nella propria vita di credenti, accogliendola così come la Chiesa l’annuncia, la comprende, la spiega, la vive. f. In fine per le molte persone che non sanno leggere occorre predisporre
opportuni servizi di comunicazione della Parola tradotta nelle lingue
appropriate. LA PAROLA DI DIO NELLA VITA DELLA CHIESA «Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri. Come infatti la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, perché dia il seme al seminatore e pane da mangiare, così sarà della parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata» (Is 55, 9-11). CAPITOLO QUARTO La Parola di Dio vivifica la Chiesa Quando lo Spirito Santo inizia a muovere la vita del popolo, uno dei primi e più forti segni è l’amore per la Parola di Dio nella Scrittura e il desiderio di conoscerla di più. Ciò avviene perché la Parola della Scrittura è una parola che Dio indirizza a ciascuno personalmente come una lettera nelle concrete circostanze di vita. Ha una immediatezza straordinaria e il potere di penetrare nel centro dell’essere umano. Infatti: - la Chiesa nasce e vive della Parola di Dio; La Chiesa nasce e vive della Parola di Dio 27. Negli Atti degli Apostoli si legge di Paolo e Barnaba che ad Antiochia «non appena furono arrivati, riunirono la comunità e riferirono tutto quello che Dio aveva compiuto per mezzo loro e come aveva aperto ai pagani la porta della fede» (At 14, 27). Il Sinodo è il luogo in cui si potranno certamente sentire «i miracoli e i prodigi» della Parola di Dio, come già avvenne ad Antiochia e nell’assemblea di Gerusalemme in ascolto di Barnaba e Paolo (cf. At 15, 12). Infatti, in tutte le Chiese particolari si fanno esperienze molteplici della Parola di Dio: nell’Eucaristia, nella Lectio Divina, comunitaria e personale, nella giornata della Bibbia, nei corsi biblici, nei gruppi del Vangelo o di ascolto della Parola di Dio, nel cammino biblico diocesano, negli esercizi spirituali, nei pellegrinaggi in Terra Santa, nelle celebrazioni della Parola, nelle espressioni della musica, delle arti plastiche, della letteratura e del cinema. Molteplici costatazioni emergono dalle risposte ai
Lineamenta: - Dopo il Concilio Vaticano II, si legge di più la Parola di Dio, soprattutto in riferimento con la liturgia eucaristica. In molte Chiese si dà un posto privilegiato alla Bibbia esponendola in modo visibile a fianco dell’altare o sull’altare, come avviene nelle Chiese orientali. - Sta a monte uno sforzo notevole da parte della Chiesa perché l’accesso alla Sacra Scrittura sia un fatto di popolo. Conferenze episcopali, diocesi, parrocchie, comunità religiose, associazioni e movimenti hanno intrapreso la via grande della Parola di Dio in maniera del tutto nuova rispetto a qualche decennio fa. - Il desiderio di essere introdotti al gusto della Parola di Dio, per certuni prevale rispetto ad altre domande di servizio pastorale. Esso comunque resta sempre come bisogno di fondo della gente anche più distratta, che si fa sensibile al Gesù dei Vangeli. - Ciò non toglie che il grado di familiarità con la Parola di Dio sia diversificato. Nel mondo di antica cristianità la Bibbia si trova nelle case più che in altri tempi, ma forse non sempre come Libro veramente letto. Dati statistici in una parte del mondo attestano che deve sensibilmente crescere l’uso significativo della Bibbia, come pure deve maturare la consapevolezza del ruolo fondante e decisivo della Parola di Dio per una vita di fede. - Diverso è il dato di altre zone geografiche dove il problema è piuttosto la scarsità di mezzi, in particolare di traduzioni. È edificante ricordare le esperienze che questi fratelli e sorelle spesso poveri fanno a contatto con la Parola di Dio. Valga almeno come attestazione autorevole quanto si legge nella Nota della Pontificia Commissione Biblica: «È motivo di gioia vedere la Bibbia presa in mano da gente umile e povera, che può fornire alla sua interpretazione e alla sua attualizzazione una luce più penetrante, dal punto di vista spirituale ed esistenziale, di quella che viene da una scienza sicura di sé»(37). - Si manifesta un paradosso: alla fame della Parola di Dio non sempre corrisponde una predicazione adeguata da parte dei Pastori della Chiesa, per carenze nella preparazione seminaristica o nell’esercizio pastorale. La Parola di Dio sostiene la Chiesa lungo tutta la sua storia 28. È un dato costante nella vita del popolo di Dio attingere forza dalla Parola, la quale quindi non è statica, ma è Parola che corre (cf. 2 Ts 3, 1) e scende, come una feconda pioggia dal cielo (cf. Is 55, 10-11). Ciò avviene da quando parlavano i profeti al popolo, Gesù alla folla e ai discepoli, gli apostoli alla prima comunità, fino ai nostri giorni. Possiamo ben dire che il servizio della Parola di Dio caratterizza le diverse epoche all’interno dello stesso mondo biblico e poi nella storia della Chiesa. Così nel tempo dei Padri, la Scrittura è al centro come sorgente donde attingere teologia, spiritualità, orientamento pastorale. I Padri sono i maestri insuperabili di quella lettura spirituale della Scrittura che, quando è genuina, non è dimenticanza della lettera, cioè del corretto senso storico, ma è capacità di leggere la lettera nello Spirito. Nel Medio Evo, la Sacra Pagina costituisce la base della riflessione teologica; per bene incontrarla si elabora la dottrina dei quattro sensi: letterale, allegorico, tropologico, anagogico(38). Nel periodo antico la Parola di Dio nella Lectio Divina costituisce la forma monastica della preghiera; fa da fonte dell’ispirazione artistica; si trasmette al popolo nelle tante forme della predicazione e della pietà popolare. Nell’età moderna, l’insorgere dello spirito critico, il progresso scientifico, la divisione tra i cristiani e il conseguente impegno ecumenico, stimolano, non senza difficoltà e contrasti, un più corretto studio ed insieme una migliore comprensione del mistero della Scrittura nel seno della Tradizione. Nell’epoca contemporanea si sviluppa il progetto di rinnovamento basato sulla centralità della Parola di Dio, che attraverso il Concilio Vaticano II prosegue fino al presente Sinodo. Nel quadro della grande Tradizione, ogni Chiesa particolare si sviluppa nel tempo con modi e caratteri propri. Soprattutto, come insegna ancora la storia, è possibile vedere connessioni, influenze e prestiti reciproci. Intanto è necessario registrare una duplice notizia: da una parte si può constatare che la Parola di Dio si diffonde ed evangelizza le diverse Chiese particolari dei cinque continenti: in esse si incarna progressivamente, diventando anima vivificante della fede di tanti popoli, fondamentale fattore di comunione, fonte di ispirazione e trasformazione delle culture e della società; dall’altra parte, appare che la pastorale biblica soffre per ragioni storiche, legate al momento dell’evangelizzazione, ma anche per problemi reali di fede nel diverso contesto di vita o per carenze economiche. La Parola di Dio permea e anima, nella potenza dello Spirito Santo, 29. Esiste una correlazione tra uso della Bibbia, concezione della Chiesa e prassi pastorale. Il giusto rapporto si realizza quando lo Spirito Santo crea armonia tra Scrittura e Comunità. Sarà dunque importante rispettare il bisogno interiore che muove la comunità all’incontro con la Parola di Dio, ma si baderà anche a controllare quella sensibilità che esalta lo spontaneismo, l’esperienza strettamente soggettiva e la sete del prodigioso. Così pure si presterà attenzione a ciò che dice il testo della Scrittura, cercando di sostare su di esso per coglierne il senso letterale, prima di farne applicazioni alla vita. Non è cosa sempre facile. Si segnala il rischio del fondamentalismo, fenomeno che ha risvolti antropologici, sociologici e psicologici estesi, ma che si applica in modo particolare alla lettura biblica e alla conseguente interpretazione del mondo. A livello di lettura biblica, il fondamentalismo si rifugia nel letteralismo e rifiuta di tener conto della dimensione storica della rivelazione biblica e così non riesce ad accettare pienamente la stessa Incarnazione. «Questo genere di lettura trova sempre più numerosi aderenti [...anche] tra i cattolici [...]. Il fondamentalismo [...] esige un’adesione ferma e sicura ad atteggiamenti dottrinali rigidi e impone, come fonte unica d’insegnamento riguardo alla vita cristiana e alla salvezza, una lettura della Bibbia che rifiuti ogni tipo di atteggiamento o ricerca critici»(39). La forma estrema di questo tipo di tendenza è la setta. Qui la Scrittura è sottratta all’azione dinamica e vivificante dello Spirito e la comunità si atrofizza come corpo non più vivente, ma gruppo chiuso, che non ammette differenze e pluralità al proprio interno e mostra un atteggiamento aggressivo verso altri modi di pensare(40). Invece urge mantenere viva nella comunità la docilità allo Spirito Santo, superando il rischio di spegnere lo Spirito con l’eccessivo attivismo e l’esteriorità della vita di fede, evitando il pericolo della burocratizzazione della Chiesa, dell’azione pastorale limitata ai suoi aspetti istituzionali e della riduzione della lettura biblica a un’attività tra le altre. 30. Bisogna tener presente che, come afferma Gesù, lo Spirito guida la Chiesa alla verità tutta intera (cf. Gv 16, 13), quindi fa comprendere il vero senso della Parola di Dio, portando finalmente all’incontro con il Verbo stesso, il Figlio di Dio, Gesù di Nazaret. Lo Spirito è l’anima e l’esegeta della Sacra Scrittura. Perciò la Scrittura, non soltanto va «letta e interpretata con l’aiuto dello stesso Spirito con il quale è stata scritta» (DV 12), ma di essa la Chiesa, guidata dallo Spirito, cerca di raggiungere una intelligenza sempre più profonda per nutrire i suoi figli, avvalendosi in particolare dello studio dei Padri di Oriente e di Occidente (cf. DV 23), della ricerca esegetica e teologica, della vita dei testimoni e dei santi. Preziosa al riguardo è la linea tracciata nei Praenotanda al Lezionario, dove si afferma: «Perché la Parola di Dio operi davvero nei cuori ciò che fa risuonare negli orecchi, si richiede l’azione dello Spirito Santo; sotto la sua ispirazione e con il suo aiuto la parola di Dio diventa fondamento dell’azione liturgica, norma e sostegno di tutta la vita. L’azione dello stesso Spirito Santo non solo previene, accompagna e prosegue tutta l’azione liturgica, ma a ciascuno suggerisce nel cuore (cf. Gv 14, 15-17.25-26; 15, 26 - 16, 15) tutto ciò che nella proclamazione della Parola di Dio viene detto per l’intera assemblea dei fedeli e, mentre rinsalda l’unità di tutti, favorisce anche la diversità dei carismi e ne valorizza la molteplice azione»(41). La comunità cristiana, quindi, si costruisce ogni giorno lasciandosi guidare dalla Parola di Dio, sotto l’azione dello Spirito Santo, che dona illuminazione, conversione e consolazione. Infatti, «tutto ciò che è stato scritto prima di noi, è stato scritto per nostra istruzione, perché in virtù della perseveranza e della consolazione che ci vengono dalle Scritture teniamo viva la nostra speranza» (Rm 15, 4). Diventa compito primario dei Pastori aiutare i fedeli a comprendere cosa significhi incontrare la Parola di Dio sotto la guida dello Spirito, come in particolare ciò avvenga nella lettura spirituale della Bibbia, nell’atteggiamento dell’ascolto e della preghiera. A questo proposito afferma Pietro Damasceno: «Colui che ha esperienza del senso spirituale delle Scritture sa che il senso della più semplice parola della Scrittura e di quella più eccezionalmente sapiente sono una cosa sola e hanno di mira la salvezza dell’uomo»(42). Incidenze pastorali 31. Se la Parola di Dio è fonte di vita per la Chiesa, diventa essenziale considerare la Sacra Scrittura come alimento vitale. Ciò comporta: a. Mantenere una costante verifica sull’effettivo posto che la Parola di Dio occupa nella vita della propria comunità, sulle esperienze più costruttive e anche sui rischi più ricorrenti. b. Riconoscere la storia e la diffusione della Parola di Dio nella propria comunità, diocesi, nazione, continente, nella Chiesa in generale, per apprendere le grandi azioni di Dio (magnalia Dei), percepire meglio i bisogni e le iniziative da prendere e dare solidarietà alle comunità povere di risorse materiali e spirituali. c. Per attuare in maniera incisiva una pastorale animata dalla Parola di Dio è indispensabile riconoscere e promuovere il ruolo insostituibile delle Chiese particolari in comunione fra loro. È dalla loro effettiva iniziativa come popolo di Dio unito con il Vescovo che sorgono esperienze grandi e piccole, si crea un flusso continuo della Parola nelle diverse comunità.
La Parola di Dio nei molteplici servizi della Chiesa Ministero della Parola 32. «È necessario che la predicazione ecclesiastica come la stessa religione cristiana sia nutrita e regolata dalla Sacra Scrittura» (DV 21). Con questa affermazione il Concilio Vaticano II richiama impegni specifici che richiedono interventi concreti. Si noti che il servizio della Parola nelle Chiese particolari si sta realizzando nei diversi ambiti ed espressioni di vita, con un programma che porta a riconoscere al momento liturgico della Eucaristia e di ogni sacramento l’aspetto primario di esperienza della Parola di Dio. Si avverte la necessità di considerare la lettura orante nella forma della Lectio Divina, a livello comunitario e personale, come la meta alta e comune e di promuovere una catechesi che sia iniziazione alla Sacra Scrittura, vivificando con essa i programmi catechistici e i catechismi stessi, la predicazione e la pietà popolare. Occorre inoltre stimolare l’incontro con la Parola di Dio tramite l’Apostolato biblico, curando la nascita e la guida dei gruppi biblici e fare in modo che la Parola, pane di vita, diventi anche pane materiale, cioè porti ad aiutare i poveri e i sofferenti. Si ritiene urgente valorizzare la Parola anche con studi ed incontri che ne mettano in rilievo le relazioni con la cultura e lo spirito umano, in un confronto interreligioso e interculturale. Per realizzare questi obiettivi, si chiede fede attenta, dedizione apostolica, cura pastorale intelligente, creativa e continua, in un esercizio che favorisca lo spirito di comunione. Mai come in questo ambito, emerge una esigenza di una pastorale continuamente animata dalla Bibbia. In questa prospettiva di unità ed interazione, va riconosciuto e
assecondato pienamente il dinamismo secondo cui la Parola di Dio incontra
l’uomo, dinamismo che sta alla base di tutta l’azione pastorale della Chiesa:
la Parola annunciata ed ascoltata chiede di farsi Parola celebrata tramite la
Liturgia e i sacramenti, per entrare così a motivare una vita secondo la
Parola, tramite l’esperienza della comunione, della carità e della missione(43). L’esperienza nella liturgia e nella preghiera 33. Dall’esperienza delle Chiese particolari emergono alcuni punti comuni: l’incontro con la Parola di Dio avviene, per una forte maggioranza dei cristiani in tutte le parti del mondo, soltanto nella celebrazione eucaristica domenicale; cresce la coscienza tra il popolo di Dio circa l’importanza della liturgia della Parola di Dio grazie anche al rinnovamento dell’ordinamento di questa nel nuovo Lezionario; alcuni auspicano però una revisione del Lezionario per una migliore sintonia fra le tre letture, oltre una migliore fedeltà ai testi originali; circa l’omelia, si attende un netto miglioramento; talvolta si configura la liturgia della Parola come una forma di Lectio Divina; l’Ufficio Divino, infine, non ha raggiunto una vasta diffusione tra il popolo. D’altra parte si nota che il popolo di Dio non è veramente introdotto alla teologia della Parola di Dio nella liturgia, la vive ancora passivamente, non avvertendone il carattere sacramentale, ignorando le ricche Introduzioni dei libri liturgici perché i Pastori non sempre sembrano interessarsene; il vasto mondo dei segni propri della liturgia della Parola appare non di rado ridotto a formalità rituali senza una comprensione interiore; il rapporto tra Parola di Dio e sacramenti, in particolare il sacramento della riconciliazione, appare scarsamente valorizzato. La motivazione teologico-pastorale: Parola, Spirito, Liturgia, Chiesa 34. A tutti i livelli della vita ecclesiale occorre maturare la comprensione della liturgia come luogo privilegiato della Parola di Dio, che edifica la Chiesa. È importante, pertanto, porre alcune affermazioni basilari. - La Bibbia è il libro di un popolo e per un popolo. Essa è un’eredità, un testamento consegnato a lettori, perché attualizzino nella loro vita la storia di salvezza testimoniata nello scritto. Vi è pertanto un rapporto di reciproca vitale appartenenza tra popolo e Libro: la Bibbia rimane un Libro vivo con il popolo che la legge; il popolo non sussiste senza il Libro, perché in esso trova la sua ragion d'essere, la sua vocazione, la sua identità. - Questa mutua appartenenza fra popolo e Sacra Scrittura è celebrata nell’assemblea liturgica, che è il luogo in cui avviene l’opera di ricezione della Bibbia. Il discorso di Gesù nella Sinagoga di Nazaret (cf. Lc 4, 16-21) è significativo a questo proposito. Quello che avviene là, avviene anche ogni volta che vi è una proclamazione della Parola di Dio in una liturgia. - La proclamazione della Parola di Dio contenuta nella Scrittura è azione dello Spirito: come ha operato perché la Parola diventasse Libro, ora, nella liturgia trasforma il Libro in Parola. Nella tradizione liturgica alessandrina vi è una doppia epiclesi, cioè un’invocazione allo Spirito prima della proclamazione delle letture e una seconda dopo l’omelia(44): è lo Spirito che guida il presidente nel compito profetico di comprendere, proclamare e spiegare adeguatamente la Parola di Dio all’assemblea e, parallelamente, a invocare una giusta e degna ricezione della Parola da parte della comunità radunata. - L’assemblea liturgica, grazie allo Spirito Santo, ascolta Cristo, «giacché è Lui che parla quando nella Chiesa si legge la Scrittura» (SC 7) e accoglie l’alleanza che Dio rinnova con il suo popolo. Scrittura e liturgia convergono, dunque, nell’unico fine di portare il popolo al dialogo con il Signore. La Parola uscita dalla bocca di Dio e testimoniata nelle Scritture torna a Lui in forma di risposta orante del popolo (cf. Is 55, 10-11). - Nella liturgia, e massimamente nell’assemblea eucaristica, avviene la proclamazione della Scrittura in Parola, caratterizzata da un dinamismo dialogico profondo. Fin dall’inizio, nella storia del popolo di Dio, sia nel tempo biblico che in quello post-biblico, la Bibbia è stato sempre il Libro destinato a reggere la relazione tra Dio e il suo popolo; è cioè il libro per il culto e la preghiera. Infatti, la liturgia della Parola «non è tanto un momento di meditazione e di catechesi, ma di dialogo di Dio con il suo popolo, nel quale sono proclamate le meraviglie della salvezza e proposte sempre di nuovo le esigenze dell’alleanza»(45). - Importante per la Chiesa tutta, ma in particolare per la vita consacrata è, all'interno del rapporto Parola-liturgia, la preghiera dell’Ufficio Divino. La Liturgia delle Ore va assunta come luogo privilegiato di formazione alla preghiera, soprattutto grazie ai Salmi, nei quali si manifesta al meglio il carattere divino-umano della Scrittura. I Salmi insegnano a pregare conducendo chi li canta o recita ad ascoltare, interiorizzare e interpretare la Parola di Dio. - Accogliere la Parola di Dio nella preghiera liturgica, oltre che nella preghiera personale e comunitaria, diventa dunque uno scopo ineludibile per tutti i cristiani, per cui essi sono chiamati ad avere una nuova visione della Sacra Scrittura. Più che un Libro scritto, va considerata come una proclamazione e una testimonianza dello Spirito Santo sulla persona di Cristo, secondo l’affermazione conciliare, già citata, «Cristo è presente nella sua parola, giacché è Lui che parla quando nella Chiesa si legge la Sacra Scrittura» (SC 7). Ne deriva che «massima è l’importanza della Sacra Scrittura nella celebrazione liturgica» (SC 24). Parola di Dio ed Eucaristia 35. Mentre nella prassi la liturgia della Parola appare non di rado improvvisata e talvolta non sufficientemente connessa con la Liturgia Eucaristica, l’intima unità fra Parola ed Eucaristia è radicata nella testimonianza scritturistica (cf. Gv 6), attestata dai Padri della Chiesa e riaffermata dal Concilio Vaticano II (cf. SC 48.51.56; DV 21.26; AG 6.15; PO 18; PC 6). Nella grande Tradizione della Chiesa troviamo espressioni significative come: «Corpus Christi intelligitur etiam. [...] Scriptura Dei» (anche la Scrittura di Dio si considera Corpo di Cristo)(46), «ego Corpus Iesu Evangelium puto» (considero il Vangelo Corpo di Gesù)(47). L’accresciuta consapevolezza della presenza di Cristo nella Parola
favorisce sia la preparazione immediata alla celebrazione eucaristica sia
l’unione con il Signore nelle celebrazioni della Parola. Perciò questo Sinodo
si mette in continuità col precedente sull’Eucaristia e richiede una
riflessione specifica sul rapporto tra Parola di Dio ed Eucaristia(48). Afferma
San Girolamo: «la carne del Signore, vero cibo, e il suo sangue, vera bevanda,
è quello il vero bene che ci è riservato nella vita presente, nutrirsi della
sua carne e bere il suo sangue, non solo nell’Eucaristia, ma anche nella
lettura della Sacra Scrittura. È infatti vero cibo e vera bevanda la parola di
Dio che si attinge dalla conoscenza delle Scritture»(49). Parola ed economia sacramentale 36. La Parola deve essere vissuta nell’economia sacramentale, come ricezione di potenza e di grazia, non solo come comunicazione di verità, di dottrina e di precetto etico. Essa suscita un incontro in chi ascolta con fede, diventando celebrazione dell’alleanza. Eguale attenzione andrà ad ogni forma di incontro con la Parola nell’azione liturgica: nei sacramenti, nella celebrazione dell’Anno Liturgico, nella Liturgia delle Ore, nei sacramentali. In particolare, va data attenzione alla Liturgia della Parola nella celebrazione dei tre sacramenti dell’Iniziazione cristiana: Battesimo, Confermazione ed Eucaristia. Si richiede una nuova coscienza circa l’annuncio della Parola di Dio nella celebrazione, specialmente individuale, del sacramento della Penitenza. La Parola di Dio va anche valorizzata nelle variegate forme della predicazione e della pietà popolare. Incidenze pastorali 37. Il primo posto nell’attenzione pastorale spetta all’Eucaristia, in quanto «mensa sia della parola di Dio che del Corpo di Cristo» intimamente uniti (DV 21), segnatamente nel Giorno del Signore. L’Eucaristia «è il luogo privilegiato dove la comunione è costantemente annunciata e coltivata»(50). Tenendo anche conto che per la maggioranza dei cristiani la Messa domenicale è fino ad oggi l’unico momento d’incontro sacramentale con il Signore, essa diventa dono e compito da promuovere, con passione pastorale, con celebrazioni autentiche e gioiose. L’Eucaristia celebrata secondo questa intima fusione di Parola, sacrificio e comunione costituisce un obiettivo primario dell’annuncio e della vita cristiana. Si metterà cura ad uno svolgimento armonico delle diverse parti della liturgia della Parola: annuncio delle letture, omelia, professione di fede, preghiera dei fedeli, richiamando la connessione intima con la liturgia eucaristica(51). Colui di cui i testi parlano si rende presente nel sacrificio totale di sé al Padre. Bisogna valorizzare le Introduzioni, che spiegano il contenuto della liturgia, in particolare i Praenotanda del Messale Romano, le Anafore orientali, l’Ordo Lectionum Missae, i Lezionari, il Divino Ufficio e farne oggetto di formazione liturgica dei Pastori e dei fedeli, insieme alla Costituzione sulla Sacra Liturgia del Concilio Vaticano II. Anche sulla traduzione si richiede minore frammentazione dei brani e più fedeltà al testo originale. Ricordando che nella liturgia, rito e parola devono restare intimamente connessi (cf. SC 35), l’incontro con la Parola di Dio va realizzato nella specificità dei segni che competono nella celebrazione liturgica. Tale, ad esempio è la collocazione dell’ambone, la cura dei libri liturgici, uno stile adeguato di lettura, la processione e l’incensazione del Vangelo. Inoltre, si curerà massimamente la liturgia della Parola, con la proclamazione chiara e comprensibile dei testi, con l’omelia che della Parola si fa risonanza(52). Questo comporta disporre di lettori capaci, preparati. A questo scopo servono scuole, anche diocesane, per la formazione dei lettori. In questa ottica di migliore comprensione della Parola di Dio nella Messa, appaiono utili delle brevi monizioni che presentano il senso delle letture da proclamare. Sull’omelia si attende un migliore impegno nella fedeltà alla parola biblica e alla condizione dei fedeli, aiutandoli ad interpretare gli eventi della vita e della storia alla luce della fede. Essa non dovrebbe essere limitata esclusivamente all'aspetto biblico, ma sarebbe opportuno che abbracciasse anche fondamentali temi dogmatici e morali. A questo scopo diventa indispensabile un’adeguata formazione dei futuri ministri. Si raccomanda che la comunicazione della Parola di Dio avvenga insieme con il canto e la musica, valorizzando parole e silenzio; fuori della liturgia sono possibili forme di drammatizzazione della Parola di Dio con l’aiuto di scritte e figure e anche di opere artisticamente decorose come, ad esempio, il teatro sacro. Si auspica che le comunità religiose, specialmente monastiche, aiutino le comunità parrocchiali a scoprire e gustare la Parola di Dio nella celebrazione liturgica. Circa il Divino Ufficio con la Liturgia delle Ore, a cui il popolo è disposto a partecipare, oggi è diventato indispensabile riflettere sul modo di rendere pastoralmente più adeguato e accessibile ai fedeli questo eccellente canale della Parola di Dio. La Lectio Divina 38. L’incontro orante con la Parola di Dio dispone di una esperienza privilegiata, tradizionalmente chiamata Lectio Divina. «La lectio divina è una lettura individuale o comunitaria, di un passo più o meno lungo della Scrittura accolta come Parola di Dio e che si sviluppa sotto lo stimolo dello Spirito in meditazione, preghiera e contemplazione»(53). Si può dire che in tutte le Chiese si assiste ad una nuova, specifica attenzione alla Lectio Divina. In alcune parti è una tradizione secolare. In certe diocesi, dopo il Concilio Vaticano II è andata affermandosi progressivamente. In tante comunità sta diventando una nuova forma di preghiera e di spiritualità cristiana, con notevoli vantaggi ecumenici. Si avverte, peraltro, il bisogno di un adeguamento della forma classica alle diverse situazioni, tenendo conto delle possibilità reali dei fedeli, in modo da conservare l’essenza di questa lettura orante, ma insieme favorendo la sua qualità di cibo nutriente per la fede di tutti. Giova qui ricordare che la Lectio Divina è una lettura della Bibbia, che risale alle origini cristiane e che ha accompagnato la Chiesa nella sua storia. Permane viva nell’esperienza monastica, ma oggi lo Spirito, tramite il Magistero, la propone come elemento pastoralmente significativo e da valorizzare per la vita della Chiesa in quanto tale, per l’educazione e la formazione spirituale dei presbiteri, per la vita quotidiana delle persone consacrate, per le comunità parrocchiali, per le famiglie, per associazioni e movimenti, per i semplici credenti, adulti e giovani, che possono trovare in questa forma di lettura un mezzo accessibile e praticabile per accedere personalmente e comunitariamente alla Parola di Dio (cf. OT 4)(54). Scrive il Papa Giovanni Paolo II: «È necessario che l’ascolto della Parola diventi un incontro vitale, nell’antica e sempre valida tradizione della Lectio Divina, che fa cogliere nel testo biblico la parola viva che interpella, orienta e plasma l’esistenza»(55). Il Santo Padre Benedetto XVI precisa che ciò avvenga «mediante l’utilizzo anche dei nuovi metodi, attentamente ponderati, al passo dei tempi»(56). In particolare il Santo Padre ricorda ai giovani che «è sempre importante leggere la Bibbia in modo molto personale, in un colloquio personale con Dio, ma nello stesso tempo è importante leggerla in una compagnia di persone con cui si cammina»(57). Esorta «ad acquistare dimestichezza con la Bibbia, a tenerla a portata di mano, perché sia come una bussola che indica la strada da seguire»(58). Che la diffusione della Lectio Divina stia a cuore a Benedetto XVI e sia da lui colta come il punto decisivo per un rinnovamento della fede oggi appare dal messaggio rivolto a diverse categorie di persone, specie ai giovani, ai quali raccomanda: «Vorrei soprattutto evocare e raccomandare l’antica tradizione della Lectio Divina: la lettura assidua della Scrittura santa, accompagnata dalla preghiera, realizza il colloquio intimo con Dio, che noi ascoltiamo quando leggiamo e a cui rispondiamo nella preghiera con un cuore aperto e fiducioso (cf. DV 25). Questa prassi, se efficacemente promossa, apporterà alla Chiesa – ne sono convinto – una nuova primavera spirituale. La pastorale biblica deve dunque insistere particolarmente sulla Lectio Divina e incoraggiarla grazie a metodi nuovi, elaborati con cura e al passo con i nostri tempi. Non dovremmo mai dimenticare che “lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino” (Sal 119, 105)»(59). La novità della Lectio Divina nel popolo di Dio richiede una opportuna pedagogia di iniziazione, che faccia capire bene di che cosa si tratta e contribuisca a chiarire il senso dei diversi gradi e una loro applicazione tanto fedele quanto saggiamente creativa. Di fatto, esistono diversi procedimenti, come quello detto dei Sette Passi (Seven Steps), praticato presso molte Chiese particolari in Africa. Si chiama così perché l’incontro con la Bibbia è come un cammino costituito da sette momenti: presenza di Dio, lettura, meditazione, sosta, comunicazione, colloquio, preghiera comune. Lo stesso nome di Lectio Divina viene in diverse parti modificato, ad esempio, in Scuola della Parola oppure Lettura orante. Soprattutto, si terrà presente che l’uditore/lettore di oggi è diverso da quello del passato, vive una situazione di rapidità e di frammentazione. Ciò domanda una formazione illuminata, paziente e continua, tra i presbiteri, le persone di vita consacrata e i laici. Obiettivi utili già praticati, possono essere la condivisione delle esperienze, motivate dalla Parola ascoltata (collatio)(60), o le decisioni pratiche soprattutto di carità (actio). La Lectio Divina deve poter diventare fonte che ispira le varie pratiche della comunità, come esercizi spirituali, ritiri, devozioni ed esperienze religiose. Importante obiettivo è far maturare la persona ad una lettura della Parola, capace di discernimento sapienziale della realtà. La Lectio Divina non è affatto una pratica da riservare a qualche fedele molto impegnato o a un gruppo di specialisti della preghiera. Essa è una realtà senza la quale noi non saremmo cristiani autentici in un mondo secolarizzato. Questo mondo richiede personalità contemplative, attente, critiche, coraggiose. Esso domanda di volta in volta scelte nuove ed inedite. Richiederà interventi particolari che non vengono dalla pura abitudine né dall’opinione comune, bensì dall’ascolto della Parola del Signore e dalla percezione misteriosa dello Spirito Santo nei cuori. La Parola di Dio ed il servizio di carità 39. La diakonia o servizio della carità è vocazione della Chiesa di Gesù Cristo, in corrispondenza alla carità, che il Verbo di Dio ha manifestato con le sue parole e le sue opere. È necessario che la Parola di Dio porti all’amore del prossimo. In molte comunità si afferma che l’incontro con la Parola non si chiude nell’ascolto e nella celebrazione in se stessa, ma mira a diventare impegno concreto, personale e comunitario, verso il mondo dei poveri, in quanto segno della presenza del Signore. In quest’ottica, si accenna all’approccio liberazionista alla Bibbia, per il cui sviluppo ulteriore e fecondità nella Chiesa «un fattore decisivo sarà la precisazione dei suoi presupposti ermeneutici, dei suoi metodi e della sua coerenza con la fede e la Tradizione di tutta la Chiesa»(61). Urge mettere in luce questo rapporto fra Parola di Dio e carità, in quanto la carità, per credenti e non credenti, reca un potente impulso all’incontro con la Parola di Dio. Tale legame si trova affermato nell’Enciclica del Santo Padre Benedetto XVI Deus caritas est, che presenta uniti insieme i tre elementi che costituiscono la natura profonda della Chiesa: proclamazione della Parola di Dio (kerygma-martyria), celebrazione dei sacramenti (leitourgia) ed esercizio del ministero della carità (diakonia). Scrive Sua Santità: «La Chiesa non può trascurare il servizio della carità così come non può trascurare i sacramenti»(62). L’Enciclica Spe salvi afferma che «il messaggio cristiano non è solo “informativo”, ma “performativo”. Ciò significa: il Vangelo non è soltanto una comunicazione di cose che si possono sapere, ma è una comunicazione che produce fatti e cambia la vita»(63). Chiaramente alla base di questo rapporto tra Parola e carità sta la Parola stessa fatta carne, Gesù di Nazaret che «passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui» (At 10, 38). Ricordando le tante pagine della Sacra Scrittura che non solo raccomandano, ma comandano il rispetto della giustizia verso il prossimo (cf. Dt 24, 14-15; Am 2, 6-7; Ger 22, 13; Gc 5, 4) ci sarà fedeltà alla Parola di Dio quando la prima forma di carità si realizza nel rispetto dei diritti della persona umana, nella difesa degli oppressi e di quanti soffrono. E a questo fine si tenga presente l’importanza delle comunità di fede, formate anche da poveri e animate dalla lettura della Bibbia. Occorre dare consolazione e speranza ai poveri del mondo. Il Signore, che ama la vita, con la sua Parola intende illuminare, guidare e confortare tutta la vita dei credenti in ogni circostanza, nel lavoro e nella festa, nella sofferenza, nel tempo libero, negli impegni familiari e sociali, e in ogni vicenda della vita, in modo che ognuno possa discernere ogni cosa e tenere ciò che è buono (cf. 1 Tess 5, 21), riconoscendo così la volontà di Dio e metterla in pratica (cf. Mt 7, 21). L’esegesi della Sacra Scrittura e la teologia 40. «Sia dunque lo studio delle sacre pagine come l’anima della sacra teologia» (DV 24). Indubbiamente i frutti raggiunti in questo ambito, a seguito del Concilio Vaticano II, ci fanno lodare il Signore. Oggi emerge come punto ri |