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| SINODO DEI VESCOVI MATERIALE INFORMATIVO
Il Sinodo dei Vescovi è un'istituzione permanente decisa dal Papa Paolo VI il 15 settembre 1965 in risposta al desiderio dei Padri del Concilio Vaticano II per mantenere vivo l'autentico spirito formatosi dall'esperienza conciliare. Sinodo è una parola greca "syn-hodos" che significa "riunione", "convegno". Il significato originario della parola, "camminare insieme", esprime molto bene l'intima essenza del Sinodo il quale è appunto "un'espressione particolarmente fruttuosa e lo strumento della collegialità episcopale" come ebbe ad esprimersi Giovanni Paolo II. Il Sinodo è, infatti, un luogo per l'incontro dei Vescovi tra di loro, attorno e con il Sommo Pontefice, un luogo per lo scambio di informazioni ed esperienze, per la comune ricerca di soluzioni pastorali valide universalmente. Sinteticamente, quindi, il Sinodo dei Vescovi si può definire: un assemblea dei rappresentanti dell'episcopato cattolico che ha il compito di aiutare con i consigli il Papa nel governo della Chiesa universale. Già nella fase preparatoria del Concilio Vaticano II è venuta a maturarsi l'idea di un organismo episcopale che assistesse, in qualche modo da determinarsi, il Papa nel governo della Chiesa universale. S.E.R. Mons. Silvio Oddi, Internunzio Apostolico nella Repubblica Araba Unita (Egitto), il 5 novembre 1959 proponeva, a proposito del governo centrale della Chiesa, "un organo consultivo". Disse: "Da parecchie parti si lamenta che la Chiesa non abbia, al di fuori delle Congregazioni, un organo consultivo permanente. Una specie di 'concilio ridotto' che comprenda esponenti di tutta la Chiesa, che si riunisca periodicamente, anche una sola volta all'anno, per discutere dei maggiori problemi e per suggerire eventuali nuovi indirizzi nella 'politica' della Chiesa. Un organo insomma che si estenda a tutta la Chiesa come le Conferenze Episcopali riuniscono tutta o parte della Gerarchia di un paese, come altri organi (C.E.L.Am. per es.) estendono la propria attività a beneficio di tutto un continente". Il Cardinale Alfrink, Arcivescovo di Utrecht, scriveva il 22 dicembre 1959: "In termini chiari il Concilio proclami che il governo della Chiesa universale è di diritto esercitato dal collegio dei Vescovi avente a suo capo il Sommo Pontefice. Da qui segue che, da una parte, la cura del buono stato della Chiesa universale spetta ad ogni vescovo preso singolarmente, e che, d'altra parte, tutti i vescovi possono avere una partecipazione al governo della Chiesa universale. Questo può farsi non solamente con la convocazione del Concilio ecumenico, ma anche con la creazione di nuove istituzioni. Forse dei consigli permanenti di vescovi esperti, scelti in tutta la Chiesa, potrebbero essere incaricati di una funzione legislativa in unione con il Sommo Pontefice e i cardinali di Curia. Le Congregazioni romane non manterrebbero che il potere consultivo ed esecutivo". Fu Paolo VI, però, a dare forza a queste idee. Ancora Arcivescovo di Milano, nel discorso commemorativo in occasione della morte di Giovanni XXIII, faceva cenno ad una "consonante collaborazione del corpo episcopale non già all'esercizio (che certo resterà personale e unitario) ma alla responsabilità del governo della Chiesa intera". Eletto Papa, nel discorso alla Curia Romana (21 settembre 1963), in quello d'apertura del secondo periodo del Concilio (29 settembre 1963) e in quello per la sua chiusura (4 dicembre 1963) ritornava sul concetto di collaborazione del corpo episcopale con il Successore di Pietro alla responsabilità del governo della Chiesa universale. Alla fine del discorso inaugurale dell'ultimo periodo del Concilio Vaticano II (14 settembre 1965) Paolo VI dava egli stesso il lieto preannuncio del Sinodo dei Vescovi: "La seconda cosa è il preannuncio, che noi stessi siamo lieti di darvi della istituzione, auspicata da questo Concilio, d'un Sinodo dei Vescovi, che, composto da presuli, nominati per la maggior parte dalle Conferenze Episcopali, con la nostra approvazione, sarà convocato, secondo i bisogni della Chiesa, dal Romano Pontefice, per sua consultazione e collaborazione, quando, per il bene generale della Chiesa ciò sembrerà a lui opportuno. Riteniamo superfluo aggiungere che questa collaborazione dell'episcopato deve tornare di grandissimo giovamento alla Santa Sede e a tutta la Chiesa, e in particolare modo potrà essere utile al quotidiano lavoro della Curia Romana, a cui dobbiamo tanta riconoscenza per il suo validissimo aiuto, e di cui, come i vescovi nelle loro diocesi, così anche noi abbiamo permanentemente bisogno per le nostre sollecitudini apostoliche. Notizie e norme saranno quanto prima portate a conoscenza di questa assemblea. Noi non abbiamo voluto privarci dell'onore e del piacere di farvi questa succinta comunicazione per attestarvi ancora una volta personalmente la nostra fiducia, la nostra stima e la nostra fraternità. Mettiamo sotto la protezione di Maria Santissima questa bella e promettente novità." L'indomani mattina, 15 settembre 1965, all'inizio della 128ª Congregazione generale, S.E.R. Mons. Pericle Felici, Segretario Generale del Concilio, annunziava la promulgazione del Motu Proprio "Apostolica sollicitudo", con il quale il Sinodo veniva ufficialmente istituito.
II. DOCUMENTI UFFICIALI
1. Codice di Diritto Canonico (C.I.C.)
Il Sinodo dei Vescovi è nato in virtù del Motu proprio di Paolo VI "Apostolica sollicitudo" del 15 settembre 1965. È un documento emanato per esclusiva iniziativa del Papa. Le disposizioni di questa lettera apostolica sono state accolte nei canoni 342-348 del nuovo Codice di Diritto Canonico.
Canone 342 - Il Sinodo dei Vescovi è un'Assemblea di Vescovi i quali, scelti dalle diverse regioni dell'orbe, si riuniscono in tempi determinati per favorire una stretta unione fra il Romano Pontefice e i Vescovi stessi, e per prestare aiuto con il loro consiglio al Romano Pontefice nella salvaguardia e nell'incremento della fede e dei costumi, nell'osservanza e nel consolidamento della disciplina ecclesiastica e inoltre per studiare i problemi riguardanti l'attività della Chiesa nel mondo.
Canone 343 - Spetta al Sinodo dei Vescovi discutere sulle questioni proposte ed esprimere dei voti, non però dirimerle ed emanare decreti su tali questioni, a meno che in casi determinati il Romano Pontefice, cui spetta in questo caso ratificare le decisioni del Sinodo, non gli abbia concesso potestà deliberativa.
Canone 344 - Il Sinodo dei Vescovi è direttamente sottoposto all'autorità del Romano Pontefice, al quale spetta propriamente:
Canone 345 - Il Sinodo dei Vescovi può riunirsi in Assemblea generale, ordinaria o straordinaria, in cui vengono trattati argomenti che riguardano direttamente il bene della Chiesa universale, oppure può riunirsi in Assemblea speciale, in cui vengono trattati affari che riguardano direttamente una o più regioni determinate.
Canone 346 -
Canone 347
Canone 348
2. Codice dei Canoni delle Chiese Orientali (C.C.E.O.)
Canone 46
B. Apostolica Sollicitudo (15 settembre 1965)
Lettera apostolica Motu proprio di Papa Paolo VI con il quale si istituisce il Sinodo dei Vescovi per la Chiesa universale (AAS 57 [1965], pp. 775-780). La sollecitudine apostolica, con la quale, scrutando attentamente i segni dei tempi, cerchiamo di adattare le vie ed i metodi del sacro apostolato alle accresciute necessità dei nostri giorni ed alle mutate condizioni della società, ci induce a rafforzare con più stretti vincoli la Nostra unione con i Vescovi "che lo Spirito Santo ha costituito per governare la Chiesa di Dio" (At 20,28). A ciò siamo mossi non solo dal rispetto, dalla stima e dalla riconoscenza, con cui a buon diritto circondiamo tutti i Venerabili Fratelli nell'Episcopato, ma anche dal gravissimo onere di Pastore universale a Noi imposto, per il quale dobbiamo condurre il Popolo di Dio ai pascoli eterni. Infatti, in questa nostra età, veramente turbinosa e piena di pericoli, ma tanto largamente aperta ai soffi salutari della grazia divina, esperimentiamo ogni giorno quanto giovi al Nostro dovere apostolico una tale unione con i sacri Pastori, che perciò Noi intendiamo in ogni modo promuovere e favorire, "affinché - come altrove abbiamo affermato - non Ci venga a mancare il sollievo della loro presenza, l'aiuto della loro prudenza ed esperienza, la sicurezza del loro consiglio, l'appoggio della loro autorità" (Discorso ai Padri conciliari a chiusura del terzo periodo (AAS, 56 [1964], p. 1011). Perciò, soprattutto durante la celebrazione del Concilio Ecumenico Vaticano II, era naturale che nel Nostro animo restasse fermamente questa Nostra persuasione circa il tempo e la necessità di ricorrere sempre più all'aiuto dei Vescovi per il bene della Chiesa universale. Anzi il Concilio Ecumenico è stato anche la causa che Ci ha fatto concepire l'idea di istituire uno speciale consiglio permanente di sacri Pastori, e ciò affinché anche dopo il Concilio continuasse a giungere al popolo cristiano quella larga abbondanza di benefici, che durante il Concilio felicemente si ebbe dalla viva unione Nostra con i Vescovi. Ed ora, volgendo ormai il Concilio Ecumenico Vaticano II alla conclusione, riteniamo sia giunto il momento opportuno per tradurre finalmente in realtà il progetto da tempo concepito; e ciò facciamo tanto più volentieri in quanto sappiamo che i Vescovi del mondo cattolico appoggiano apertamente questo Nostro progetto, come risulta dai pareri di molti sacri Pastori, che a tal proposito sono stati espressi nel Concilio Ecumenico. Così, dopo aver maturamente considerato ogni cosa, per la Nostra stima ed il Nostro rispetto nei riguardi di tutti i Vescovi cattolici, e per dare ai medesimi la possibilità di prendere parte in maniera più evidente e più efficace alla Nostra sollecitudine per la Chiesa universale, motu proprio e con la Nostra autorità erigiamo e costituiamo in questa alma Città un consiglio permanente di Vescovi per la Chiesa universale, soggetto direttamente ed immediatamente alla Nostra potestà e che con nome proprio chiamiamo Sinodo dei Vescovi. Questo Sinodo, che, come ogni istituzione umana, col passare del tempo potrà essere maggiormente perfezionato, è retto dalle seguenti norme generali.
I Il Sinodo dei Vescovi, per il quale vescovi scelti nelle varie parti del mondo apportano al Supremo Pastore della Chiesa un aiuto più efficace, viene costituito in maniera tale che sia: a) una istituzione ecclesiastica centrale; b) rappresentante tutto l'episcopato cattolico; c) perpetua per sua natura; d) quanto alla sua struttura, svolgente i suoi compiti in modo temporaneo ed occasionale.
II Al Sinodo dei Vescovi spetta per sua natura il compito di dare informazioni e consigli. Potrà anche godere di potestà deliberativa, quando questa gli sia stata conferita dal Romano Pontefice; al quale spetta però in tal caso ratificare le decisioni del Sinodo. 1. I fini generali del Sinodo dei Vescovi sono:
2. I fini speciali ed immediati sono:
III Il Sinodo dei Vescovi è sottomesso direttamente ed immediatamente all'autorità del Romano Pontefice, al quale inoltre spetterà:
IV Il Sinodo dei Vescovi può essere riunito in assemblea generale, in assemblea straordinaria e in assemblea speciale.
V Il Sinodo dei Vescovi riunito in assemblea generale comprende innanzi tutto e per sé: 1.
2. All'assemblea generale del Sinodo dei Vescovi partecipano anche i Cardinali preposti alla direzione dei Dicasteri della Curia Romana.
VI Il Sinodo dei Vescovi riunito in assemblea straordinaria comprende: 1.
2. All'assemblea straordinaria del Sinodo dei Vescovi partecipano anche i Cardinali preposti alla direzione dei Dicasteri della Curia Romana.
VII Il Sinodo dei Vescovi riunito in assemblea speciale comprende i Patriarchi, gli Arcivescovi maggiori e i Metropoliti fuori dei Patriarcati delle Chiese cattoliche di rito orientale, come pure coloro che rappresentano sia le Conferenze Episcopali di una o più nazioni sia gli istituti religiosi, come è stato stabilito al n. V e al n. VIII; purché tutti appartengano alle regioni per le quali il Sinodo dei Vescovi è stato convocato.
VIII I Vescovi, che rappresentano le singole Conferenze Episcopali nazionali, vengono eletti secondo le seguenti norme:
Le Conferenze Episcopali di più nazioni eleggono i loro rappresentanti secondo le medesime norme.
IX Nell'eleggere i rappresentanti delle Conferenze Episcopali di una o più nazioni e degli istituti religiosi nel Sinodo dei Vescovi, si dovrà tener conto non solo della scienza e della prudenza in genere dei candidati, ma anche della loro conoscenza teorica e pratica della materia che sarà trattata dal Sinodo.
X Il Sommo Pontefice, se riterrà opportuno, può aumentare il numero dei membri del Sinodo dei Vescovi, aggiungendo sia Vescovi, sia membri religiosi che rappresentano gli istituti religiosi, sia infine degli esperti ecclesiastici, fino al 15% del numero totale dei membri, di cui ai nn. V e VII.
XI Allorché si conclude l'assemblea, per la quale il Sinodo dei Vescovi è stato convocato, cessano per il fatto stesso sia il raggruppamento di persone del Sinodo medesimo sia gli uffici e le cariche affidate ai singoli membri come tali.
XII Il Sinodo dei Vescovi ha un Segretario permanente o generale, aiutato da un ragionevole numero di persone. Inoltre ogni assemblea del Sinodo dei Vescovi ha il suo Segretario speciale, che resta in carica fino alla conclusione dell'assemblea medesima. Sia il Segretario generale sia i Segretari speciali sono nominati dal Sommo Pontefice. Decretiamo e stabiliamo queste cose, nonostante qualsiasi altra contraria.
Dato a Roma, presso S. Pietro, il 15 settembre 1965, anno terzo del Nostro Pontificato Paulus PP. VI ________________________________________ C. Ordo Synodi Episcoporum, il Regolamento del Sinodo dei Vescovi ________________________________________ Rescritto d’Udienza Il Santo Padre Benedetto XVI, accogliendo, in merito al Regolamento del Sinodo dei Vescovi riveduto ed ampliato negli anni 1969 e 1971, il parere della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi circa l’opportunità di aggiornare il medesimo Regolamento, con variazioni conformi alle disposizioni del Codice di Diritto Canonico e del Codice dei Canoni delle Chiese Orientali, le approva e ne ordina la pubblicazione. Il Romano Pontefice dispone che il presente testo del Regolamento del Sinodo dei Vescovi sia religiosamente osservato da tutti coloro ai quali si riferisce.
Dato dalla Città del Vaticano, 29 settembre 2006.
Tarcisio Card. Bertone
REGOLAMENTO DEL SINODO DEI VESCOVI Proemio Nello svolgimento dei lavori del Concilio Vaticano II maturò la persuasione che il Romano Pontefice, nell’adempimento dell’ufficio di supremo Pastore della Chiesa, potesse esercitare in maniera più evidente e più efficace la sua unione con i Vescovi.[1] A questo scopo il Papa Paolo VI, con la Lettera Apostolica Apostolica sollicitudo del 15 settembre 1965, istituì il Sinodo dei Vescovi,[2] determinandone la struttura e il compito istituzionale. A tale nuova istituzione fanno riferimento i Decreti Christus Dominus (n. 5) e Ad gentes (n. 29) del Concilio Vaticano II. Il Sinodo dei Vescovi, rappresentando, in qualche modo, tutto l’Episcopato cattolico, mostra in maniera peculiare lo spirito di comunione che unisce i Vescovi con il Romano Pontefice e i Vescovi tra di loro.[3] È luogo privilegiato in cui un’assemblea di Vescovi, soggetta direttamente e immediatamente alla potestà del Romano Pontefice,[4] manifestando l’affetto collegiale e la sollecitudine dell’Episcopato per il bene di tutta la Chiesa, esprime, sotto l'azione dello Spirito, il suo sicuro consiglio circa i vari problemi ecclesiali.[5] Tuttavia, il fatto che “il Sinodo abbia normalmente una funzione solo consultiva non ne diminuisce l'importanza. Nella Chiesa, infatti, il fine di qualsiasi organo collegiale, consultivo o deliberativo che sia, è sempre la ricerca della verità o del bene della Chiesa. Quando poi si tratta della verifica della medesima fede, il consensus Ecclesiae non è dato dal computo dei voti, ma è frutto dell'azione dello Spirito, anima dell'unica Chiesa di Cristo”.[6] Il Codice di Diritto Canonico, promulgato il 25 gennaio 1983, ha codificato gli elementi principali della struttura del Sinodo dei Vescovi[7] e, come anche il Codice dei Canoni delle Chiese Orientali, promulgato il 18 ottobre 1990, lo ha assegnato tra gli organismi che, nel modo corrispondente al loro ufficio, cooperano col Romano Pontefice nell’esercizio della suprema autorità.[8] Per meglio ordinare la struttura e l’attività del Sinodo dei Vescovi, nonché la procedura delle diverse assemblee, subito dopo la sua creazione venne promulgato l’Ordo Synodi Episcoporum il giorno 8 dicembre 1966.[9] Detta norma regolamentare è stata successivamente aggiornata in due diverse occasioni per integrare gli elementi provenienti dalla prassi delle celebrazioni sinodali.[10] Per venir ugualmente incontro alle concrete necessità emerse durante i lavori sinodali, è stato necessario dettare lungo gli anni altre norme complementari, come anche Norme di Procedura nei Circoli Minori e alcune Note Esplicative di determinati articoli. Con l’esperienza accumulata nelle assemblee del Sinodo dei Vescovi in questi quarant’anni è emersa l’urgenza di eseguire una revisione dell’Ordo Synodi Episcoporum, che accolga anche i dettati giuridici contenuti in altre norme complementari di volta in volta pubblicate. In allegato al presente documento si trova il testo delle Norme di Procedura nei Circoli minori.
Autorità Suprema e Partecipanti Capitolo 1 Romano Pontefice Articolo 1 Potestà del Romano Pontefice §1. Il Sinodo dei Vescovi è direttamente sottoposto all’autorità del Romano Pontefice, al quale spetta propriamente:
§2. In caso di sede vacante o impedita dopo la convocazione dell’assemblea sinodale o durante la sua celebrazione, il Sinodo viene immediatamente sospeso, finché il nuovo Pontefice non stabilisca di continuarlo o convochi una nuova assemblea.
Capitolo II Presidente Delegato
Articolo 2 Nomina del Presidente Delegato §1. Il Presidente Delegato presiede l'assemblea in nome e per autorità del Romano Pontefice. §2. Il Presidente Delegato è nominato dal Romano Pontefice e il suo incarico cessa con lo scioglimento dell'assemblea per la quale è stato nominato. §3. Se il Romano Pontefice ha incaricato più di uno a presiedere l'assemblea, essi svolgeranno l’incarico succedendosi tra loro secondo l'ordine stabilito dallo stesso Romano Pontefice.
Articolo 3 Funzioni del Presidente Delegato Al Presidente Delegato compete:
Capitolo III Assemblee del Sinodo
Articolo 4 Tipologia delle assemblee sinodali Il Sinodo dei Vescovi si riunisce:
Capitolo IV Partecipanti al Sinodo
Articolo 5 Membri §1. All’Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo partecipano:
§2. All'assemblea Generale Straordinaria partecipano:
§3. All’Assemblea Speciale partecipano:
§4. Alle singole assemblee partecipano anche i Membri, Vescovi o Religiosi in rappresentanza degli Istituti Religiosi Clericali o anche ecclesiastici esperti, nominati dal Romano Pontefice, fino al 15% del numero totale dei Membri.
Articolo 6 Elezione dei Membri §1.
§2.
§3. I nomi dei Vescovi e dei religiosi eletti non divengano di pubblico dominio, finché la loro elezione non sia stata ratificata dal Romano Pontefice. §4. I Sinodi dei Vescovi e i Consigli dei Gerarchi delle Chiese Orientali Cattoliche, le Conferenze Episcopali e l'Unione dei Superiori Generali, di cui al §1 e al §2, eleggano uno o un altro come Sostituto dei Membri, che, con l'approvazione del Romano Pontefice, potrà prendere parte al Sinodo, solo se qualcuno dei Membri eletti non potrà essere presente. §5. All'inizio di ogni assemblea sinodale, i Membri eletti presenteranno al Romano Pontefice, attraverso il Segretario Generale, il documento autentico della loro deputazione, sottoscritto dal Capo della rispettiva Chiesa Orientale Cattolica, oppure dal Presidente o dal Segretario della Conferenza Episcopale o, se si tratta di Religiosi, dal Presidente o dal Segretario dell'Unione dei Superiori Generali.
Articolo 7 Altri Partecipanti Possono essere invitate al Sinodo, senza diritto di voto, altre persone a titolo di:
Capitolo V Commissioni di Studio
Articolo 8 Costituzione delle Commissioni di Studio §1.
§2. Se il Romano Pontefice non ha stabilito diversamente, le singole Commissioni sono formate da dodici membri, esperti nella materia, dei quali otto vengono eletti dall'assemblea e quattro sono nominati dal Romano Pontefice. §3. Con l’assenso del Romano Pontefice, sarà anche costituita, ai sensi del precedente §2, una Commissione per la redazione di un eventuale Messaggio o di altro Documento che sarà pubblicato, ottenuta l’approvazione dei Padri Sinodali.
Articolo 9 Elezione dei Membri delle Commissioni di Studio 1º L'elezione dei Membri delle Commissioni di Studio si svolge a norma del C.I.C., can. 119, 1°. 2º Tra gli eletti o i nominati il Romano Pontefice elegge il Presidente e il Vice Presidente. 3º Membro di ogni Commissione può essere eletto qualunque Padre, eccettuati il Presidente Delegato, il Segretario Generale e il Relatore Generale. 4º Il Segretario della Commissione sarà uno dei suoi Membri eletto da loro stessi. 5º Prenderà parte alle Commissioni di Studio il Segretario Speciale, che sarà d'aiuto nella discussione dell'argomento per il quale è stata formata la Commissione.
Capitolo VI Commissione per le Controversie
Articolo 10 Costituzione e compiti della Commissione per le Controversie All'inizio di ogni assemblea è costituita dal Romano Pontefice una Commissione di tre Membri con il compito di esaminare adeguatamente le controversie presentate e di sottoporle al Romano Pontefice stesso. Capitolo VII Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi
Articolo 11 Istituzione della Segreteria Generale del Sinodo §1. La Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi è un'istituzione permanente a servizio del Sinodo, posta come collegamento tra le diverse assemblee del medesimo. §2. Fanno parte della Segreteria del Sinodo, secondo i propri compiti, il Segretario Generale e il Consiglio della Segreteria.
Articolo 12 Nomina, compiti e collaboratori del Segretario Generale §1. Il Segretario Generale è nominato dal Romano Pontefice ed esercita la sua funzione secondo le disposizioni dello stesso Romano Pontefice. §2. È compito del Segretario Generale eseguire gli ordini e gli incarichi del Romano Pontefice e a Lui comunicare tutto ciò che concerne il Sinodo. §3. Il Segretario Generale è Membro delle assemblee sinodali. All'inizio dei lavori dell'assemblea espone una Relazione circa la preparazione del Sinodo. Dirige la Segreteria Generale e ne sottoscrive gli atti. §4. È parimenti compito del Segretario Generale preparare e promuovere i lavori del Consiglio della Segreteria, oltre a dirigere le sedute del medesimo Consiglio. §5. Al Segretario Generale spetta inoltre:
§6. I collaboratori del Segretario Generale vengono nominati, con l'approvazione del Romano Pontefice, dal Segretario Generale e da lui dipendono. §7. Gli stessi Collaboratori vengono scelti fra ecclesiastici idonei, preparati, dotati di scienza e prudenza. §8. Se occorre, possono venire scelti dal Segretario Generale, con l'approvazione del Romano Pontefice, degli esperti tecnici.
Articolo 13 Costituzione, compiti e riunioni del Consiglio della Segreteria Generale §1. Il Consiglio Ordinario della Segreteria Generale viene costituito alla fine di ogni Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo. §2. Esso è formato da quindici Membri, dei quali dodici sono eletti dallo stesso Sinodo, tenuto conto della rappresentanza dei Vescovi sparsi in tutto il mondo, e tre sono designati dal Romano Pontefice. §3. L'elezione dei Membri avviene per scrutinio segreto ed ha efficacia giuridica quando, tolti i voti nulli, risulterà a favore la maggioranza assoluta dei votanti, oppure, dopo il primo scrutinio inefficace, al secondo scrutinio la maggioranza relativa. Se i voti fossero in parità si procederà a norma del C.I.C., can. 119, 1°. §4. I Vescovi eletti al Consiglio della Segreteria Generale conservano il proprio ufficio fino a quando inizia la nuova Assemblea Generale Ordinaria. §5. Spetta al Consiglio della Segreteria Generale collaborare con il Segretario Generale:
§6. I Membri del Consiglio della Segreteria Generale sono convocati dal Segretario Generale due volte l'anno ed inoltre tutte le volte che, a giudizio del Romano Pontefice, sembrerà opportuno. §7. Analogamente all’Assemblea Generale Ordinaria, alla fine dell’Assemblea Speciale viene costituito un Consiglio Speciale della Segreteria Generale per un periodo di cinque anni, al cui termine il Romano Pontefice delibera circa la proroga del Consiglio stesso e la conferma o la sostituzione dei suoi Membri.
Capitolo VIII Relatore Generale e Segretario Speciale
Articolo 14 Nomina del Relatore Generale e del Segretario Speciale §1. Il Relatore Generale è nominato dal Romano Pontefice per ogni singola assemblea. §2. Il Segretario Speciale è nominato dal Romano Pontefice per ogni singola assemblea in cui sia trattato un argomento del quale egli sia esperto. §3. Se gli argomenti sono diversi, per ognuno di essi è nominato un Segretario Speciale. §4. Se il caso lo richiede, sono nominati dal Romano Pontefice degli Esperti in aiuto al Segretario Speciale, di cui all’art. 7, 1°. §5. Terminata l'assemblea, cessano le funzioni del Relatore Generale e del Segretario Speciale.
Articolo 15 Compiti del Relatore Generale e del Segretario Speciale §1. Il Relatore Generale ha il compito di:
§2. Il Segretario Speciale svolge i seguenti compiti:
§3. Il Segretario Speciale è a disposizione del Presidente Delegato, del Relatore Generale e del Segretario Generale per approntare documenti e relazioni; per offrire spiegazioni e notizie a tutti coloro che le richiedessero; infine per stendere gli atti. §4. Nella discussione dell'argomento ciascun Padre ha facoltà, col consenso del Presidente Delegato e nell'ordine da lui stabilito, di chiedere spiegazioni e notizie sia al Relatore Generale sia soprattutto al Segretario Speciale. Capitolo IX Informazioni sul Sinodo
Articolo 16 Commissione per le informazioni sul Sinodo §1. Per dare notizie sulle riunioni e sui lavori del Sinodo viene costituita un’apposita Commissione composta dei seguenti membri: il Presidente e il Vice Presidente, nominati dal Romano Pontefice, il Segretario Generale del Sinodo, il Segretario Speciale del Sinodo, il Presidente del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali, il Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, nonché cinque Padri Sinodali designati dal Presidente Delegato, secondo una lista di candidati proposti dal Presidente della Commissione. §2. Il Segretario della Commissione sarà il Direttore della Sala Stampa della Santa Sede. §3. Spetta alla Commissione, con l'approvazione del Presidente Delegato, stabilire criteri e modi della diffusione delle notizie. §4. Parimenti, sui singoli argomenti saranno svolte delle conferenze stampa ad opera di Padri Sinodali designati dal Presidente della Commissione, con l’approvazione del Presidente Delegato.
Norme Generali
Capitolo I Convocazione del Sinodo dei Vescovi
Articolo 17 Procedura di convocazione del Sinodo §1. Il Sinodo dei Vescovi è convocato dal Romano Pontefice nei tempi e nei modi opportuni. §2. È compito del Presidente Delegato indicare il giorno e l'ora della congregazione successiva nonché la materia da trattare secondo l’ordine prestabilito. §3. La convocazione di singoli Membri avrà luogo soltanto se il Presidente Delegato la giudicherà necessaria.
Capitolo II Vesti d’Uso
Articolo 18 Vesti d’uso in assemblea Nelle riunioni dell'assemblea i Membri, ai quali compete, useranno l'abito piano; gli altri la veste propria.
Capitolo III Precedenza
Articolo 19 Ordine di precedenza §1. Per la precedenza si osservino le prescrizioni canoniche e consuetudinarie. §2. Se qualcuno dei Membri si siede, parla e agisce fuori posto, non acquisisce alcun diritto e non porta pregiudizio ad alcuno.
Capitolo IV Osservanza del segreto
Articolo 20 Obbligo di osservare il segreto Salvo il prescritto dell'articolo 16, tutti coloro che partecipano al Sinodo sono legati al segreto che concerne sia gli atti preparatori sia i lavori dell'assemblea, soprattutto per quanto riguarda i pareri ed il voto dei singoli, come pure le deliberazioni e le conclusioni dell'assemblea.
Capitolo V Uso della Lingua nel Sinodo
Articolo 21 Lingua da usare nell'assemblea e negli atti Nell’Assemblea Generale del Sinodo e nella stesura degli atti si usa la lingua latina. Il Presidente Delegato può autorizzare l’uso di altre lingue. Capitolo VI Raccolta e Distribuzione degli Atti e dei Documenti
Articolo 22 Modo di raccogliere e distribuire gli atti e i documenti §1. Tutti gli atti e i documenti vengono raccolti e distribuiti ad opera del Segretario Generale. §2. Gli argomenti, di cui si deve trattare nell'assemblea del Sinodo, sono comunicati prima dell'inizio dell'assemblea, affinché si abbia tempo di convocare gli organismi interessati per averne pareri.
Capitolo VII Parere degli Organismi Interessati
Articolo 23 Modo di raccogliere l’opinione §1. È necessario che gli argomenti da discutere, decisi dal Romano Pontefice nella convocazione dell'assemblea del Sinodo, siano precedentemente e attentamente studiati dai Sinodi dei Vescovi e dai Consigli dei Gerarchi delle Chiese Orientali Cattoliche, da ciascuna Conferenza Episcopale, dai Dicasteri della Curia Romana e dall’Unione dei Superiori Generali. §2. Circa l’elaborazione di questi argomenti ogni Episcopato esprime la sua opinione comune, secondo i modi ritenuti più opportuni. §3. Questo parere viene espresso nell'assemblea del Sinodo da parte dei singoli Membri designati per il Sinodo. §4. Il consenso dei Padri, a conclusione del dibattito sinodale, si esprime in Proposizioni oppure in altri documenti, sottoposti a votazione e poi offerti al Romano Pontefice come conclusioni del Sinodo.
Capitolo VIII Votazioni
Articolo 24 Espressione del voto Dopo che i Membri hanno espresso il parere di cui all'articolo 23, §3, se il Romano Pontefice lo avrà stabilito, si procederà alla votazione.
Articolo 25 Formula e tipo di votazione §1. Nel Sinodo i voti vengono espressi con la formula: placet, non placet, placet iuxta modum, se si tratta dell'approvazione di uno schema nel suo insieme o diviso per parti; vengono espressi secondo la formula: placet, non placet, per approvare emendamenti o modi e nelle altre votazioni. §2. Chi avrà votato con la formula: placet iuxta modum è tenuto a presentare il modo per iscritto, in maniera chiara e concisa. §3. I voti vengono espressi su apposite schede, a meno che il Presidente Delegato non decida altrimenti, per esempio alzandosi o alzando la mano.
Articolo 26 Maggioranza dei voti §1. Allo scopo di raggiungere la maggioranza dei voti, se si tratta di un’approvazione, si esigono i due terzi dei voti dei Membri; se invece si tratta di un rigetto, si richiede la maggioranza assoluta degli stessi Membri. §2. Ciò che è prescritto al §1 vale sia nel caso di un parere da offrire al Romano Pontefice sia per le deliberazioni, dopo aver ottenuto il beneplacito dello stesso Romano Pontefice. §3. Ogni volta che si pone una questione di procedura, la soluzione viene presa a maggioranza assoluta dei Membri votanti.
Capitolo IX Membri Assenti
Articolo 27 Obbligo di notificare l'assenza Chi non può intervenire alle riunioni deve notificare il motivo della sua assenza al Presidente Delegato attraverso il Segretario Generale. Capitolo X Residenza
Articolo 28 Dispensa dall’obbligo di residenza Tutti coloro che sono tenuti ad intervenire al Sinodo o che a qualsiasi titolo legittimamente vi prestano la loro opera, per tutta la durata dell'assemblea e finché ad essa sono presenti o servono, vengono esentati dall'obbligo di residenza e percepiscono le rendite del loro abituale ufficio. Procedura
Capitolo I Riti Sacri
Articolo 29 Inaugurazione e chiusura dell'assemblea §1. L'assemblea del Sinodo si apre con la celebrazione dell’Eucaristia e con il canto del Veni, Creator Spiritus. §2. La medesima assemblea si chiude con la celebrazione della Santa Messa e il canto del Te Deum.
Capitolo II Immissione nell’Ufficio del Presidente Delegato
Articolo 30 Procedura di immissione nell’ufficio All'inizio del Sinodo riunito in assemblea, il Segretario Generale, se sarà il caso, darà lettura del documento pontificio, con il quale si nomina il Presidente Delegato, che assume immediatamente il suo ufficio.
Capitolo III Relazioni del Relatore Generale
Articolo 31 Relazione Introduttiva (Relatio ante Disceptationem) §1. La Relazione, con la quale viene esposta e sviluppata la materia da trattarsi nel Sinodo, precisati i punti sui quali verterà la discussione, è preparata dal Relatore Generale, al quale il Romano Pontefice ha affidato questo ufficio, in occasione della convocazione di ogni singola assemblea. §2. Il Relatore Generale deve essere coadiuvato dal Segretario Speciale. §3. Il testo della Relazione Introduttiva, da presentare in Sinodo, dovrà pervenire almeno trenta giorni prima dell'inizio dell'assemblea al Segretario Generale, che ne prepara gli esemplari per i Membri.
Articolo 32 Relazione Conclusiva (Relatio post Disceptationem) Dopo gli interventi dei Padri Sinodali il Relatore Generale, con riferimento agli argomenti dibattuti in Aula, presenta una sintesi del dibattito chiamata Relazione Conclusiva, delineando i punti su cui dovrà eventualmente continuare la discussione nei Circoli Minori o in altro modo.
Capitolo IV Procedura delle Assemblee del Sinodo
Articolo 33 Presentazione degli argomenti Il Presidente Delegato annunzia l'argomento da discutere e chiama il Relatore Generale, che espone per sommi capi la Relazione già preparata e distribuita ai Padri e la spiega con l'aiuto, se necessario, del Segretario Speciale.
Articolo 34 Discussione degli argomenti §1.
§2.
§3.
§4. Previo assenso del Romano Pontefice, si può svolgere, in determinati tempi, una discussione libera tra i Padri, secondo i modi stabiliti dal Segretario Generale d’intesa col Presidente Delegato. §5. Compete al Presidente Delegato proporre all’assemblea dei Padri Sinodali riuniti in Aula che si ponga termine alla discussione. Nel qual caso si prenda la decisione a maggioranza di voti.
Articolo 35 Circoli Minori Terminati gli interventi dei Padri Sinodali, il Presidente Delegato, se lo giudicherà opportuno, può promuovere la discussione dell'argomento in Circoli Minori, che avverrà secondo le Norme di Procedura allegate al presente Regolamento. In questi Circoli, distinti per lingua, i Padri Sinodali eleggano un Moderatore e un Relatore e, terminata la discussione dell'argomento, incarichino il Relatore di parlare a nome degli altri nella congregazione generale.
Articolo 36 Risposte §1. Se un Padre, dopo aver ascoltato le opinioni degli altri, intende rispondere o fare obiezioni, può chiederne facoltà al Presidente Delegato. §2. Compete al Presidente Delegato concedere la facoltà di rispondere e stabilire il giorno in cui la risposta avrà luogo. §3. Nel giorno stabilito, il Presidente Delegato, secondo la lista redatta dal Segretario Generale, chiama i Padri che hanno chiesto di rispondere. §4. Se il Presidente Delegato non ha definito la durata delle risposte, gli oratori limitino le loro risposte ad un brevissimo intervento. §5. Gli oratori possono rispondere a nome di più Membri; se ciò faranno, devono indicarne i nomi. §6. Le risposte devono essere poi trasmesse per iscritto al Segretario Generale.
Articolo 37 Attività delle Commissioni di Studio §1. Se dopo la discussione sembra necessario approfondire ulteriormente l’argomento, il Presidente Delegato, con il consenso del Romano Pontefice e nei modi da lui stabiliti secondo l’art. 8, può costituire una speciale Commissione addetta a questo compito. §2. Nel frattempo si procede all'esame dell’argomento successivo. §3.
Articolo 38 Espressione del voto §1. Conclusa la discussione, i singoli Padri esprimono il loro parere ai sensi dell’opinione, di cui all'art. 23, §2, con voto scritto, da trasmettersi poi al Segretario Generale. §2. Se per volontà del Romano Pontefice si debba procedere ad una votazione, questa si svolge a norma degli articoli 24-26.
Articolo 39 Esame e votazione delle Proposizioni e dei documenti §1. Dopo l’introduzione dei modi, il Relatore Generale, il Segretario Speciale e il Segretario Generale curano la redazione e la stampa delle Proposizioni o di eventuali altri Documenti. §2. Nel tempo stabilito, i Padri, ascoltata la lettura dei testi di cui al precedente paragrafo, procedono alla loro votazione. §3. La votazione si fa con la formula: placet, non placet. §4. Le Proposizioni o gli altri documenti, così votati, sono consegnati al Romano Pontefice, a norma dell’art. 23, §4.
Capitolo V Relazione sui Lavori
Articolo 40 Stesura della Relazione Al termine dei lavori dell'assemblea, a cura del Segretario Generale si redige una Relazione, nella quale vengono descritti i lavori svolti sull'argomento o sugli argomenti esaminati e si presentano le conclusioni raggiunte dai Padri.
Articolo 41 Presentazione della Relazione al Romano Pontefice La Relazione, di cui all'art. 40, è presentata dal Segretario Generale al Romano Pontefice.
D. Norme di Procedura nei Circoli Minori Capitolo I Natura, finalità e composizione dei Circoli Minori Articolo 1 Nello svolgimento del dibattito sinodale, il Presidente Delegato promuove nei Circoli Minori, istituiti per lingue (cfr. Regolamento del Sinodo dei Vescovi, art. 35), l’ulteriore discussione delle questioni indicate nella Relazione Conclusiva. I singoli Padri Sinodali parteciperanno al Circolo, che verrà loro assegnato, tenendo conto delle lingue scelte da loro stessi. Tutti e singoli i Circoli tratteranno gli stessi argomenti.
Articolo 2 Lo scopo di questi Circoli Minori consiste nell’offrire ai Padri l’opportunità di esprimere le proprie opinioni, di confrontarle, perché alla fine appaia e si dichiari sinteticamente su quali opinioni ci sia consenso e su quali dissenso. Questo confronto deve portare di per sé ad opinioni più concordi possibile o anche, si spera, ad un consenso generale, tuttavia si dovrà sempre tener conto di ogni opinione opposta o diversa.
Articolo 3 I Padri Sinodali si distribuiranno nei Circoli secondo le seguenti lingue: latina, francese, inglese, italiana, spagnola con la portoghese, tedesca. Se i Padri saranno in molti a scegliere una stessa lingua, essi saranno ripartiti in due o più Circoli della medesima lingua. Tale ripartizione si farà abitualmente per ordine alfabetico, come risulta nell’indice nominale dei Padri. Capitolo II Ordinamento dei Circoli Minori e discussione sul tema Articolo 4
§1. Moderatore di ciascun Circolo sarà uno dei Padri Sinodali che ne fanno parte. Viene eletto all’inizio della prima sessione dai Membri del medesimo Circolo, con voto segreto (cfr. C.I.C., can. 172; C.C.E.O., can. 954) su scheda, a maggioranza relativa. §2. Spetta al Moderatore di ogni Circolo:
Articolo 5 §1. Relatore di ciascun Circolo sarà uno dei Padri Sinodali che ne fanno parte. Viene eletto dai Membri dello stesso Circolo, con voto segreto (cfr. C.I.C., can. 172; C.C.E.O., can. 954) su scheda, a maggioranza relativa. L’elezione avviene all’inizio della prima sessione. §2. Spetta al Relatore di ogni Circolo:
Articolo 6 § 1. Segretario di ciascun Circolo sarà un Assistente della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi. § 2. Spetta al Segretario di ogni Circolo:
Capitolo III Lettura in Congregazione Generale delle Relazioni dei Circoli Articolo 7 Al momento stabilito dal Presidente Delegato, i Relatori, a nome dei Membri di ciascun Circolo, leggeranno in Congregazione Generale la Relazione, di cui all’art. 5, §2. Articolo 8 Al termine delle Relazioni dei Circoli Minori in Congregazione Generale, a norma dell’art. 36 del Regolamento del Sinodo dei Vescovi, può essere data facoltà di rispondere ai Padri Sinodali, che ritenessero necessario apportare integrazioni, emendamenti o spiegazioni circa il contenuto delle Relazioni. Articolo 9 Dopo la presentazione in Congregazione Generale, è facoltà del Presidente Delegato, ai sensi dell’art. 34 del Regolamento del Sinodo dei Vescovi, promuovere in Aula una discussione sulle proposte dei Circoli Minori. III. FONDAMENTI TEOLOGICI
A. Discorso di Sua Santità Giovanni Paolo II al Consiglio della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi (30 aprile 1983)
Fratelli carissimi, 1. Nella vostra ultima riunione del Consiglio della Segreteria generale del Sinodo dei Vescovi, nella quale avete gettato le linee dell'Instrumentum laboris, avete voluto proporre una speciale sessione per dedicarla in maniera particolare ai problemi interni di questa giovane eppur già ben sperimentata istituzione ecclesiale. Vi siete imposti una fatica supplementare ai lavori ordinari. Ed ora state per portarla alla fine. Ringrazio di cuore tutti voi e con voi ringrazio gli officiali della Segreteria e gli esperti che con i loro studi approfonditi hanno fornito un'ampia base per la vostra riflessione sulla funzione e sul funzionamento del Sinodo dei Vescovi. Questa vostra riunione è stata come la sosta dell'operaio che dopo aver compiuto una parte dell'opera si ferma un momento per riconsiderare le motivazioni che lo hanno spinto e rinnovare il coraggio verso l'ulteriore lavoro. Il Sinodo dei Vescovi è germogliato nel fertile terreno del Concilio Vaticano II, ha potuto vedere il sole grazie alla sensibile mente del mio Predecessore, Paolo VI, ed ha cominciato a portare i suoi frutti sin dalla prima Assemblea ordinaria del 1967, svoltasi in questo stesso ambiente dove ora ci troviamo. Da quel tempo, radunatosi a scadenza fisse, ma sperimentando pure qualche volta un altro tipo di assemblea, il Sinodo dei Vescovi ha contribuito in maniera notevolissima all'attuazione degli insegnamenti e degli orientamenti dottrinali e pastorali del Concilio Vaticano II nella vita della Chiesa universale. La chiave sinodale di lettura del Concilio è diventata quasi un luogo di interpretazione, di applicazione e di sviluppo del Vaticano II. Il ricco elenco dei temi trattati nei diversi Sinodi rivela da solo l'importanza delle sue assemblee per la Chiesa e per l'attuazione delle riforme volute dal Concilio. Di fronte a questa ricchezza di frutti già prodotti e di potenzialità ancora non dispiegate dell'ancor giovane istituzione sinodale, è giusto anzitutto rendere grazie a Dio perché ha voluto ispirare la sua fondazione e guidare la sua opera. Ma era pure giusto, a distanza di questi anni, fermarsi in una riflessione basata sull'esperienza acquisita. 2. Il Sinodo dei Vescovi ha reso quindi grandi servizi al Concilio Vaticano II e li può rendere ancora nell'applicazione e nello sviluppo degli orientamenti conciliari. L'esperienza del periodo postconciliare mostra chiaramente in quale notevole misura l'attività sinodale scandisca il ritmo della vita pastorale nella Chiesa universale. Nelle assemblee sinodali vengono rappresentate dai rispettivi pastori delegati le singole chiese locali di tutti i continenti. Già durante la fase preparatoria esse vengono consultate e la loro esperienza della vita di fede viene poi portata dai Vescovi all'assemblea. Nell'assemblea avviene lo scambio delle notizie e dei suggerimenti; ed alla luce del Vangelo e della dottrina della Chiesa vengono delineati orientamenti comuni che, una volta sigillati con l'approvazione del Successore di Pietro, vengono riversati a beneficio delle stesse chiese locali perché la Chiesa intera possa mantenere la comunione nella pluralità delle culture e delle situazioni. In tale maniera, anche il Sinodo dei Vescovi, è una magnifica conferma della realtà della Chiesa nella quale il collegio episcopale "in quanto composto da molti, esprime la varietà e l'universalità del Popolo di Dio, in quanto poi è raccolto sotto un solo capo, significa l'unità del gregge di Cristo" (Lumen gentium, 22). Certo, il Sinodo è lo strumento della collegialità ed un potente fattore della comunione in misura diversa da un Concilio Ecumenico. Si tratta però sempre di uno strumento efficace, agile, tempestivo, puntuale a servizio di tutte le chiese locali e della loro reciproca comunione. Questa finalità che accompagna sempre questo "speciale consiglio permanente di sacri pastori", vi è stata presente fin dalla sua istituzione; come ha detto Paolo VI nella Lettera Apostolica Apostolica sollicitudo "affinché anche dopo il Concilio continuasse a giungere al popolo cristiano quella larga abbondanza di benefici che durante il Concilio felicemente si ebbe dalla viva unione nostra con i vescovi". Perché il Sinodo possa portare sempre di più questi benefici, molto dipende dalla applicazione concreta che viene data alle conclusioni sinodali, sotto la guida dei Pastori e delle Conferenze episcopali, nelle singole chiese locali. Questa fase post-sinodale richiede quindi molta attenzione e particolare cura. 3. La forza dinamica del Sinodo dei Vescovi affonda le sue radici - come avete ben rilevato - nella giusta comprensione e nella vita della collegialità dei vescovi. Il Sinodo è infatti un'espressione particolarmente fruttuosa e lo strumento validissimo della collegialità episcopale, cioè della particolare responsabilità dei Vescovi attorno al Vescovo di Roma. Il Sinodo è una forma per esprimere la collegialità dei Vescovi. Tutti i vescovi della Chiesa con a capo il Vescovo di Roma, Successore di Pietro, "perpetuo e visibile principio e fondamento dell'unità" (Lumen gentium, 23) dell'episcopato, formano il collegio che succede a quello apostolico con a capo Pietro. La solidarietà che li lega e la sollecitudine per l'intera Chiesa si manifestano in sommo grado quando tutti i vescovi sono radunati cum Petro et sub Petro nel Concilio ecumenico. Tra il Concilio e il Sinodo esiste evidentemente una differenza qualitativa ma, ciò nonostante, il Sinodo esprime la collegialità in maniera altamente intensa seppur non uguale a quella realizzata dal Concilio. Tale collegialità si manifesta principalmente nel modo collegiale di pronunciarsi da parte dei pastori delle chiese locali. Quando essi, specialmente dopo una buona preparazione comunitaria nelle proprie chiese e collegiale nelle proprie Conferenze episcopali, con la responsabilità per le proprie chiese particolari ma assieme con la sollecitudine per la Chiesa intera, testimoniano in comune la fede e la vita di fede, il loro voto, se moralmente unanime, ha un peso qualitativo ecclesiale che supera l'aspetto semplicemente formale del voto consultivo. La vitalità di un Sinodo dipende infatti dall'intensità della sua preparazione a livello delle comunità ecclesiali e delle Conferenze episcopali; quanto meglio funziona in concreto la collegialità tra i vescovi che esprime la comunione nelle singole chiese, tanto più ricco può essere il contributo che essi portano all'assemblea sinodale. L'esercizio della collegialità dei pastori al Sinodo diventa un reciproco scambio che serve anche alla comunione sia dei vescovi che dei fedeli e, in definitiva, all'unità sempre più profonda ed organica della Chiesa. Il Sinodo è quindi al servizio della comunione ecclesiale la quale non è altro che la stessa unità della Chiesa nella dimensione dinamica. Nel mistero della Chiesa tutti gli elementi trovano il loro posto e la loro funzione. E così la funzione del Vescovo di Roma lo inserisce profondamente nel corpo dei vescovi quale centro e cardine della comunione episcopale; il suo primato, che è a servizio del bene di tutta la Chiesa, lo pone in rapporto di unione e collaborazione più intensa. Il Sinodo stesso fa risaltare il nesso intimo tra la collegialità e il primato: l'incarico del Successore di Pietro è anche servizio alla collegialità dei Vescovi e per converso la collegialità effettiva ed affettiva dei Vescovi è un importante aiuto al servizio primaziale petrino. 4. Come ogni istituzione umana, anche il Sinodo dei Vescovi sta crescendo e potrà ancora crescere e sviluppare le sue potenzialità, come ha del resto previsto il mio Predecessore nella Lettera Apostolica sollicitudo. Alcune forme sinodali, pur essendo già previste, non sono state finora adeguatamente realizzate. Voi stessi avete fatto l'esame di varie possibilità procedurali e metodologiche e di varie proposte avanzate nel corso dell'esistenza di questo istituto. Da parte mia potete essere sicuri della altissima considerazione per la funzione del Sinodo dei Vescovi nella Chiesa e di piena fiducia che ripongo nella sua attività al servizio della Chiesa universale. Ed è in questo contesto che rinnovo l'apprezzamento e il ringraziamento per i vostri lavori, invocando sopra la vostra fatica la Benedizione di Dio e la protezione della Madre della Chiesa.
B. Estratto del discorso di Sua Santità Giovanni Paolo II al Collegio Cardinalizio 6. Mi rivolgo ora di nuovo al Decano del Collegio Cardinalizio, il Signor Cardinale Bernardin Gantin, per ringraziarlo dell'indirizzo rivoltomi poc'anzi a nome di tutti i presenti. Egli è anche Prefetto della Congregazione per i Vescovi e in tale veste svolge un generoso lavoro per il bene della Chiesa: anche per questo gli esprimo sincera gratitudine. La Congregazione per i Vescovi, conformemente alla tradizione, si occupa delle questioni concernenti le singole diocesi, della loro struttura territoriale, delle nomine dei Vescovi e degli aspetti connessi alle loro rinunce. A questo punto occorre rilevare il funzionamento di gruppi collegiali degli Episcopati in tutti i continenti, come ad esempio il Consiglio Episcopale Latino Americano (C.E.L.Am), il Consiglio delle Conferenze Episcopali d'Europa (C.C.E.E.), il Simposio delle Conferenze Episcopali dell'Africa e del Madagascar (S.C.E.A.M.) e la Federazione delle Conferenze Episcopali dell'Asia (F.A.B.C.). Negli ultimi anni si è ampiamente sviluppato nella Chiesa il movimento sinodale. Giungono informazioni sullo svolgimento di molti Sinodi diocesani, provinciali o nazionali. Un'attenzione speciale però meritano i Sinodi continentali. Tale è stato, ad esempio, il Sinodo dei Vescovi dell'Europa e successivamente il Sinodo dei Vescovi dell'Africa, conclusosi l'8 maggio scorso. Tale sarà anche il Sinodo nel Libano, che in un certo senso si propone come il Sinodo dei Vescovi del Medio Oriente. Nella prospettiva dell'anno 2000 si prevede il Sinodo dei Vescovi di ambedue le Americhe: quella del Nord e quella del Sud, come pure, a Dio piacendo naturalmente, il Sinodo dei Vescovi dell'Asia e dell'Estremo Oriente. Qui, il mio pensiero riconoscente va all'Arcivescovo Jan Schotte, Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi, per il suo generoso servizio nell'ambito della dimensione sinodale della vita della Chiesa. IV. NOTE
Per portare a termine la sua missione il Sinodo dei Vescovi si svolge secondo una metodologia fondata sulla nozione di collegialità, che caratterizza il processo sinodale in tutte le sue fasi: dalla preparazione alla conclusione di ciascuna assemblea. In breve, in questo metodo di lavoro si alternano successivamente l’analisi e la sintesi, la consultazione delle parti interessate e la decisione dell’autorità competente, seguendo una dinamica di retro alimentazione (feed-back), che permette la verifica continua dei risultati raggiunti e la programmazione delle nuove proposte in un clima di comunione collegiale. Al tema dell’assemblea sinodale si incomincia a pensare già durante la fase preparatoria. Il primo passo ufficiale nel processo di preparazione consiste nel consultare i Patriarchi, le Conferenze Episcopali, i Capidicastero della Curia Romana e l’Unione dei Superiori Generali, allo scopo di raccogliere suggerimenti per il tema del sinodo. In tempi recenti, durante gli ultimi giorni dell’Assemblea Generale Ordinaria, prima di questa consultazione fu chiesto, in modo informale, ai Padri Sinodali quali fossero le loro preferenze in materia. Nei due casi, comunque, si chiede ai Vescovi di tener presenti i criteri seguenti:
I suggerimenti riguardanti il tema, da spiegare e motivare in maniera appropriata, sono in seguito classificati, analizzati e studiati in una riunione del Consiglio della Segreteria Generale del Sinodo. Detto Consiglio presenta ulteriormente i risultati di questa riunione, uniti a raccomandazioni pertinenti, al Santo Padre, il quale decide finalmente il tema da trattare in assemblea sinodale. In vista della riunione successiva del Consiglio si prepara un primo schema del documento preparatorio, i Lineamenta, per approfondire e illustrare il tema del sinodo. La redazione di questo documento è un lavoro collettivo, al quale partecipano non soltanto i Membri del Consiglio, ma anche alcuni teologi, chiamati a collaborare come esperti nella materia trattata dall’assemblea sinodale, e i membri della Segreteria Generale incaricati di coordinare i diversi contributi. Dopo aver elaborato il testo e apportato qualche emendamento, il Consiglio redige un’ultima versione, che sarà sottomessa al Santo Padre, per ottenere l’approvazione. Il documento quindi viene tradotto nelle principali lingue in uso nel mondo e inviato a tutti gli episcopati e agli aventi diritto, con l’intenzione di suscitare, nei diversi luoghi, studio, discussione e preghiera in riferimento al tema del sinodo. I Lineamenta, termine latino per “schema”, sono un documento, che per sua natura ha una portata molto ampia ed è diretto a suscitare un grande numero di osservazioni e di reazioni. Anche se i primi destinatari di questo documento, quelli che devono riceverlo prioritariamente, siano evidentemente i vescovi e le conferenze episcopali, costoro hanno tutta la libertà di allargare la base di consultazione. Dopo aver raccolto e riassunto i suggerimenti, le reazioni e le risposte ai Lineamenta, i vescovi redigono un testo riassuntivo, che inviano poi alla Segreteria Generale del Sinodo. Raccolto questo materiale, il Consiglio della Segreteria Generale del Sinodo, sempre con l’aiuto di esperti in materia, procede all’elaborazione di un secondo documento chiamato Instrumentum laboris, o “documento di lavoro”, che servirà di base e di punto di riferimento durante il dibattito sinodale. Quantunque sia pubblico, questo “documento di lavoro” ha solo carattere di documento provvisorio, che sarà oggetto di discussione durante il sinodo. Questo documento non è una versione provvisoria delle conclusioni finali, ma soltanto un testo di aiuto a centrare la discussione sull’oggetto del Sinodo. Dopo essere stato sottomesso all’approvazione del Santo Padre, il documento viene tradotto nelle principali lingue ed inviato ai vescovi e anche a quelli che parteciperanno all’assemblea sinodale. Il Santo Padre talvolta ha approvato la diffusione di questo documento perché avesse una larga diffusione; così è avvenuto, a partire dal 1983, nel caso dell’Instrumentum laboris di alcune assemblee sinodali. I vescovi eletti e gli altri membri leggono il documento per assimilare gli argomenti che esso contiene e che saranno poi discussi nell’assemblea sinodale. Grazie al lavoro di preparazione a livello di Chiese particolari, sulla base dei documenti già citati – Lineamenta e Instrumentum laboris – i Padri Sinodali possono presentare all’assemblea sinodale le esperienze e le opinioni di ciascuna comunità e anche i frutti dei dibattiti preliminari delle conferenze episcopali. Durante la tappa di realizzazione concreta o sessione generale del Sinodo, si possono distinguere tre fasi: a. Durante la prima fase ciascun membro presenta agli altri la situazione della sua Chiesa particolare. Questo ricco scambio di esperienze di fede e di cultura sul tema del sinodo contribuisce a fare emergere una prima immagine della situazione della Chiesa, che necessita tuttavia di essere approfondita e perfezionata. b. Alla luce di queste presentazioni, il Relatore Generale del sinodo redige una serie di questioni che dovranno essere dibattute durante la seconda fase, quando tutti i membri del Sinodo si dividono in gruppi – chiamati Circoli Minori (Circuli Minores) – secondo le diverse lingue. Le relazioni di ciascun gruppo sono lette in assemblea plenaria. In questa occasione i Padri Sinodali possono domandare chiarimenti sui temi esposti e fare i loro commenti. c. In una terza fase i Circoli si dedicano formulare suggerimenti e osservazioni sotto una forma precisa e definita in modo tale che negli ultimi giorni l’assemblea possa procedere al voto di proposizioni concrete. Il lavoro iniziale dei Padri Sinodali, riuniti nei circoli, sfocia nella formulazione di differenti proposizioni sulla base della discussione nell’Aula del Sinodo e sulle Relazioni dei Circoli. Nei Circoli i Padri Sinodali possono votare su una proposizione con il “placet” (approvo) o “non placet” (non approvo). Le Proposizioni dei Circoli sono poi sottoposte al Relatore Generale e al Segretario Speciale e riunite in una Lista unificata delle Proposizioni, che viene presentata dal Relatore Generale in sessione plenaria. Quindi i Circoli si incontrano di nuovo per discutere delle proposizioni. Ed è in questo momento che i Padri Sinodali possono sottomettere i loro emendamenti individuali all’attenzione del circolo, il cui fine sarà di riunire tutti i voti provenienti da ciascun circolo e concernenti gli emendamenti alle proposizioni. Il relatore Generale e il Segretario Speciale danno il loro parere su questi emendamenti collettivi e decidono se conviene incorporarli o no nella Lista finale delle proposizioni e, in caso di rifiuto, devono darne la motivazione in un documento chiamato: Esame degli emendamenti. La Lista finale delle proposizioni viene quindi presentata in sessione plenaria, quindi sottomessa al voto di ciascun Padre Sinodale, che può decidere in favore o contro la proposizione. Al termine di un’Assemblea Generale del Sinodo, il Segretario Generale archivia tutto il materiale in Segreteria Generale e redige la relazione conclusiva dei lavori per sottoporla al Santo Padre. Per quanto concerne il documento finale dell’Assemblea sinodale, non esiste una norma prestabilita. Alla fine delle prime tre Assemblee sinodali (le Assemblee Generali Ordinarie del 1967 e del 1971, l’Assemblea Generale Straordinaria del 1969) le loro conclusioni e anche le loro raccomandazioni relative ai problemi sollevati furono portate all’attenzione del Santo Padre. Inoltre, dopo la Terza Assemblea Generale Ordinaria del 1974 fu il Santo Padre stesso che, prendendo in considerazione le proposizioni approvate e le relazioni finali, pubblicò l’Esortazione Apostolica Evangelii nuntiandi. Lo stesso procedimento si ripeté per le altre Assemblee Generali Ordinarie (1977, 1980, 1983, 1987, 1990, 1994, 2001), alle quali sono associate le Esortazioni apostoliche seguenti, rispettivamente Catechesi tradendæ, Familiaris consortio, Reconciliatio et pænitentia, Christifideles laici, Pastores dabo vobis, Vita Consecrata e Pastores gregis. Al termine dell’Assemblea Speciale per l’Africa (1994), il Santo Padre promulgò l’Esortazione Apostolica Post-sinodale Ecclesia in Africa che ha ottenuto buoni risultati, incoraggiando la riflessione e le iniziative pastorali nel continente. Nel maggio 1997, nel corso di una visita pontificia in Libano, fu pubblicata l’Esortazione Apostolica Post-sinodale per l’Assemblea Speciale per il Libano (1995), Une espérance nouvelle pour le Liban, come parte integrante della fase celebrativa dell’Assemblea Speciale. Il 23 gennaio 1999, nel santuario di Nostra Signora di Guadalupe in Messico, fu promulgata dal Santo Padre l’Esortazione Apostolica Post-sinodale per l’Assemblea Speciale per l’America Ecclesia in America. Il 6 novembre 1999 il Santo Padre firmò a Delhi, in India, l’Esortazione Apostolica Post-sinodale Ecclesia in Asia. Poiché non fu possibile al Santo Padre, per motivi di salute, recarsi in Oceania, l’Esortazione Apostolica Post-sinodale Ecclesia in Oceania fu pubblicata il 22 novembre 2001 durante una cerimonia, nella quale Sua Santità la trasmise per via elettronica a tutte le Chiese particolari in Oceania, con il risultato che essa divenne il primo documento pontificio inviato attraverso la rete elettronica. Il 28 giugno 2003, durante i Primi Vespri nella Basilica di San Pietro, il Santo Padre firmò l’Esortazione Apostolica Post-sinodale Ecclesia in Europa. Dopo il Sinodo del 1987 il Consiglio della Segreteria e la Segreteria Generale si impegnarono collegialmente nel procedimento che portò alla pubblicazione dell'Esortazione Apostolica Post-sinodale, documento pontificio che nasce dal Sinodo. È molto interessante seguire la storia e lo sviluppo di questi Consigli. Tra la Seconda e la Terza Assemblea sinodale, fu costituito un Consiglio consultivo per la Segreteria Generale, composto di 12 vescovi eletti e tre membri nominati dal Papa. Tale Consiglio si riunì per la prima volta dal 12 al 15 maggio 1970 per facilitare la comunicazione con le Conferenze episcopali e per elaborare l’ordine del giorno della Assemblea successiva. Dopo questa riunione, avvenne una consultazione generale tra i vescovi di tutto il mondo sui temi proposti per le future Assemblee (questa consultazione comincia adesso negli ultimi giorni di un’Assemblea Generale Ordinaria).
Da allora i Consigli Ordinari della Segreteria Generale, eletti da ciascun Sinodo prendendo in considerazione la preparazione del prossimo Sinodo, sono divenuti una struttura permanente della Segreteria Generale:
Con la celebrazione delle Assemblee sinodali continentali o regionali, il Santo Padre ha deciso di costituire, durante le Assemblee Speciali, i Consigli Speciali per elezione e designazione papale. Di conseguenza, oltre al Consiglio Ordinario, la Segreteria Generale enumera, secondo la loro data di costituzione, i seguenti Consigli Speciali:
Allo stesso modo, nella preparazione di un’Assemblea Speciale il Santo Padre ha nominato un gruppo di vescovi, principalmente del continente e della regione presa in considerazione, per costituire i Consigli Presinodali. Questi Consigli operano a partire dalla data di convocazione fino al primo giorno dell’Assemblea sinodale. Per conseguenza ecco la lista dei Consigli Presinodali passati, di questa categoria, con il loro periodo di attività:
Come si può osservare, la metodologia collegiale si esercita fin dall’inizio (per la scelta del tema), durante la preparazione (per l’approfondimento del tema attraverso i Lineamenta), durante la celebrazione dell’assemblea sinodale propriamente detta, fino alla pubblicazione del documento che è frutto e coronamento del Sinodo stesso. Così, si può dire che il Sinodo agisce come un organismo collegiale per mezzo del quale, in un primo tempo, sono prese in considerazione le esperienze di fede e di vita delle comunità cristiane, poi nella sessione plenaria questi elementi sono sintetizzati e illustrati alla luce della fede e infine, in spirito di comunione, si formulano le proposizioni. Queste,con l’autorità del Santo Padre, che è sorgente di unità nella Chiesa, ritornano alle Chiese particolari come il sangue ossigenato che vivifica le arterie del corpo umano.
Perché questa metodologia possa esplicare tutte le sue potenzialità è indispensabile che esista uno spirito di collaborazione disinteressata da parte di tutte le parti chiamate ad intervenire nella preparazione dell’assemblea sinodale e, in particolare, delle Conferenze episcopali che riuniscono i Pastori delle chiese dove la fede del Popolo di Dio si fa sentire in tutta la sua ricchezza e forza. Il modo principale di partecipazione collegiale delle Conferenze episcopali si manifesta nelle risposte al questionario dei Lineamenta. Più alto è il numero delle conferenze episcopali che rispondono, più grande è la ricchezza e la varietà degli elementi che, riflettendo fedelmente la vita delle Chiese particolari, costituiscono validi punti di riferimento per l’elaborazione dell’Instrumentum laboris e, di conseguenza, per il dibattito nell’Aula del Sinodo.
V. PROSPETTO DELLE ASSEMBLEE SINODALI 1. Prima Assemblea Generale Ordinaria In sessione: 29 settembre - 29 ottobre 1967 Tema: La preservazione ed il rafforzamento della fede cattolica, la sua integrità, il suo vigore, il suo sviluppo, la sua coerenza dottrinale e storica Papa Paolo VI ne fissò personalmente gli scopi: "...la preservazione ed il rafforzamento della fede cattolica, la sua integrità, il suo vigore, il suo sviluppo, la sua coerenza dottrinale e storica". Uno dei risultati dell'Assemblea fu la raccomandazione da parte dei Vescovi, considerando la diffusione dell’ateismo, della crisi della fede e delle opinioni teologiche erronee nel mondo, di istituire una commissione internazionale di teologi per aiutare la Congregazione per la Dottrina della Fede, come pure per allargare una discussione sugli approcci della ricerca teologica. Fu per questo che Papa Paolo VI istituì nel 1969 la Commissione Teologica Internazionale. Il Sinodo chiese anche la revisione del Codice di Diritto Canonico del 1917 con l'intenzione di dargli un carattere più pastorale e moderno nella sua formulazione. Il lavoro fu iniziato da Papa Paolo VI e portato a compimento sotto Papa Giovanni Paolo II con la promulgazione nel 1983 del nuovo Codice di Diritto Canonico. Altre questioni pastorali vennero discusse e sottomesse al Santo Padre sotto forma di raccomandazioni: le conferenze Episcopali dovrebbero avere un maggior controllo sui seminari nelle loro rispettive aree; si dia inizio a nuove procedure per quanto concerne i matrimoni misti. Ciò fu fatto e approvato dal Papa nel 1970; vari aspetti della riforma liturgica entrati in parte nel Nuovo Ordo della Messa approvato, che è diventato effettivo nel 1969. Padri Sinodali: 197 ________________________________________
2. Prima Assemblea Generale Straordinaria (cf. Canone 346) In sessione: 11-28 ottobre 1969 Tema: La cooperazione tra la Santa Sede e le Conferenze episcopali Questa assemblea aveva all'ordine del giorno la ricerca e lo studio di vie e mezzi per mettere in pratica la collegialità dei Vescovi con il Papa, come risulta dalle dichiarazioni del Concilio Vaticano II sulla Chiesa. Quest'Assemblea ha aperto la porta ad una più larga partecipazione dei Vescovi con il Papa e dei Vescovi tra loro nella cura pastorale della Chiesa universale. La grande importanza di questa assemblea comprendeva due punti basilari: la collegialità dei Vescovi con il Papa e le Conferenze Episcopali nella loro relazione con il Papa e con i singoli Vescovi. Varie raccomandazioni vennero inoltrate al Santo Padre che le prese tutte in considerazione. Tuttavia, tre proposte ricevettero immediata attenzione: 1) che il Sinodo si riunisca ad intervalli regolari: ogni 2 anni (intervallo più tardi modificato per volontà del Santo Padre, ampliato di fatto a “ogni tre o quattro anni”); 2) che la Segreteria Generale possa procedere ad un lavoro organizzato e funzionale nel tempo intermedio delle Assemblee sinodali; 3) che sia permesso ai Vescovi di suggerire argomenti per le future Assemblee. Padri Sinodali: 146 ________________________________________
Un Consiglio della Segreteria venne istituito tra la Seconda e la Terza Assemblea sinodale, composto da 12 Vescovi eletti e da 3 designati dal Santo Padre. Il Consiglio si riunì per la prima volta dal 12 al 15 maggio 1970 con l'intento di facilitare le relazioni con le Conferenze Episcopali e di formulare l'ordine del giorno dell'assemblea successiva. Dopo questa riunione cominciò la consultazione dei Vescovi di tutto il mondo per fissare il tema delle future assemblee. (Questa consultazione ora comincia negli ultimi giorni dell'Assemblea Generale Ordinaria). Da allora, il Consiglio della Segreteria Generale, eletto nel corso di ogni assemblea allo scopo di preparare l’assemblea successiva, fa parte, per così dire, della fisionomia della Segreteria Generale. ________________________________________ 3. Seconda Assemblea Generale Ordinaria In sessione: 30 settembre - 6 novembre 1971 (finora la più lunga) Tema: Il sacerdozio ministeriale e la giustizia nel mondo Nel corso del dibattito, i Vescovi elogiarono la dedizione dei sacerdoti in tutto il mondo nel loro ministero della Parola e dei sacramenti, come pure il loro ministero pastorale. Nello stesso tempo, la discussione si consacrò alle varie difficoltà che i sacerdoti sperimentano nel loro ministero. I Vescovi, inoltre, trattarono del tema della giustizia manifestando la necessità di riferire al Vangelo gli eventi mondiali e locali. Come risposta essi abbozzarono un programma di 8 punti per un'azione internazionale e raccomandarono che la Chiesa a livello locale incoraggiasse l'educazione e la collaborazione ecumenica nel campo della giustizia.
Padri Sinodali: 210 ________________________________________ 4. Terza Assemblea Generale Ordinaria In sessione: 27 settembre - 26 ottobre 1974 Tema: L'evangelizzazione nel mondo moderno In questa assemblea i Vescovi misero di nuovo in rilievo l'essenziale carattere missionario della Chiesa e il dovere di ogni membro della Chiesa di portare la testimonianza di Cristo in tutto il mondo. Unitamente a questo tema fu trattata la liberazione, allora in voga, collegata al lavoro di evangelizzazione diretto a liberare le persone dal male sociale e personale. Raccomandazioni e proposte furono rimesse al Santo Padre che se ne servì nella redazione dell'Esortazione Apostolica Evangelii nuntiandi.
Padri Sinodali: 209 ________________________________________
5. Quarta Assemblea Generale Ordinaria In sessione: 30 settembre - 29 ottobre 1977 Tema: La catechesi nel nostro tempo I Vescovi trattarono il tema della catechesi nel nostro tempo con particolare riferimento ai bambini e ai giovani. Essi presentarono al Papa una serie di 34 proposizioni e più di 900 suggerimenti sul tema trattato. Nelle proposizioni furono trattate 6 aree generali: l'importanza del rinnovamento catechetico; la natura della vera catechesi; i soggetti attivi della catechesi; la necessità di una catechesi continua per tutti i cristiani; i mezzi e i canali della catechesi e punti di vista particolari riguardanti la catechesi. In questa occasione i Vescovi, per la prima volta, pubblicarono una dichiarazione intitolata Messaggio al Popolo di Dio, nel quale fecero notare che Cristo è il centro della salvezza e quindi della catechesi. Allo stesso tempo misero in evidenza che tutti i cristiani hanno la responsabilità di portare Cristo al mondo. A conclusione di questo Sinodo, poco tempo dopo Papa Giovanni Paolo II pubblicò un'Esortazione Apostolica intitolata Catechesi tradendæ che utilizzò un gran numero di pareri e proposte dei Vescovi.
Padri Sinodali: 204 ________________________________________
6. Sinodo Particolare per i Paesi Bassi In sessione: 14-31 gennaio 1980 Tema: La situazione pastorale in Olanda Il Sinodo Particolare per i Paesi Bassi o il cosiddetto "Sinodo Olandese", come viene chiamato, è di fatto, secondo il Codice di Diritto Canonico (can. 345) promulgato nel 1983, la Prima Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi. Esso si svolse a Roma e trattò della concezione del Concilio Vaticano II sul mistero di comunione della Chiesa e delle sue implicazioni pratiche, sia nell'ambito locale che in quello universale, concentrando l'attenzione sulla figura del Vescovo come Maestro della Fede e Pastore delle anime, tanto nella sua diocesi quanto nella conferenza episcopale. Alla sua conclusione l'assemblea adottò risoluzioni concernenti il sacerdozio ministeriale, la vita consacrata, la partecipazione dei laici alla missione della Chiesa, i sacramenti, l'Eucaristia e la Confessione, la liturgia, la catechesi e l'ecumenismo, fondando tutto sugli insegnamenti del Concilio Vaticano II. Alla fine di questo Sinodo Particolare, fu costituito, con una sua speciale conformazione, un Consiglio del Sinodo, che si riunisce periodicamente con la Segreteria Generale per continuare a valutare la situazione pastorale e promuovere l'applicazione delle conclusioni del Sinodo. Anche se, istituzionalmente, questo Sinodo sia ancora vigente, esso non si è più riunito dal 10 -11 novembre 1995.
Padri Sinodali: 19 ________________________________________
7. Quinta Assemblea Generale Ordinaria In sessione: 26 settembre - 25 ottobre 1980 Tema: La famiglia cristiana Questo particolare Sinodo riaffermò l'insegnamento della Chiesa sull'indissolubilità del matrimonio e i contenuti dell'Enciclica Humanæ vitæ. I Vescovi durante questa assemblea redassero un Messaggio alle famiglie cristiane nel mondo moderno e fecero una proposta a favore di una Carta dei diritti della famiglia, che poi il Papa Giovanni Paolo II promulgò nel 19833. Il Papa pubblicò anche un'Esortazione Apostolica, frutto della discussione e delle proposte dell'Assemblea, intitolata Familiaris consortio.
Padri Sinodali: 216 ________________________________________ 8. Sesta Assemblea Generale Ordinaria In sessione: 29 settembre - 29 ottobre 1983 Tema: La penitenza e la riconciliazione nella missione della Chiesa L'Assemblea e il tema coincisero con l'Anno Santo straordinario proclamato dal Santo Padre per commemorare il 1950° anniversario della redenzione del mondo mediante la morte di Cristo. Durante l'Assemblea i Vescovi trattarono la materia relativa al tema mettendo in luce la necessità di applicare i frutti della redenzione di Cristo alla vita dell’uomo e quindi alla società. In un documento pubblicato dall'Assemblea i Vescovi invitarono il mondo alla "riconciliazione" e proclamarono la Chiesa come sacramento di riconciliazione e segno della misericordia di Dio per il peccatore. Il materiale sinodale servì da base all’Esortazione Apostolica Reconciliatio et pænitentia, documento che per la prima volta venne chiamato “Post-sinodale".
Padri Sinodali: 221 ________________________________________ 9. Seconda Assemblea Generale Straordinaria In sessione: 24 novembre - 8 dicembre 1985 Tema: Il ventesimo anniversario della conclusione del Concilio Vaticano II Questa assemblea straordinaria fu convocata (cf. can. 345) dal Papa Giovanni Paolo II particolarmente per commemorare il felice avvenimento del Concilio Vaticano II e valutare del rinnovamento nella Chiesa a questo riguardo. Secondo gli statuti, questo sinodo riunì i presidenti delle Conferenze Episcopali del mondo intero ed altre persone (cf. can. 346). Le discussioni s'incentrarono sui documenti del Concilio Vaticano II e sulla loro applicazione nella Chiesa in tutto il mondo. In questa assemblea i Vescovi redassero un rapporto finale (Relatio finalis), che fu reso di pubblico dominio nella sessione di chiusura, contemporaneamente ad un Nuntius ovvero Messaggio al Popolo di Dio. Accogliendo una proposta dei Padri Sinodali di questa assemblea, il Santo Padre autorizzò la redazione e la pubblicazione di un Catechismo della Chiesa Cattolica, terminato nel 1992. Nello stesso tempo, l’Assemblea “…chiedeva uno studio più completo e più approfondito dello statuto teologico e conseguentemente dello statuto giuridico delle Conferenze Episcopali e soprattutto della questione della loro autorità dottrinale, alla luce del n. 38 del decreto conciliare Christus Dominus e dei canoni 447 e 753 del Codice di Diritto Canonico (Relatio Finalis, II, C, 8,b)”. Questo è stato fatto nella Lettera Apostolica Motu proprio di Giovanni Paolo II sulla natura teologica e giuridica delle conferenze episcopali (21 maggio 1998), 7.
Padri Sinodali: 165 ________________________________________
10. Settima Assemblea Generale Ordinaria In sessione: 1 - 30 ottobre 1987 Tema: La vocazione e la missione dei laici nella Chiesa e nel mondo Attraverso la riflessione sul duplice aspetto della vocazione ("essere") e della missione ("agire") nel contesto della Chiesa comunione, i Vescovi cercarono di rimarcare la natura propria del fedele laico nella vita della Chiesa, a motivo della sua partecipazione o della sua comunione nella santità, e nel compito della Chiesa di evangelizzare il mondo, in virtù del suo carattere secolare. A motivo dell'argomento questo Sinodo registrò una significativa presenza di laici come uditori. Alcuni laici furono chiamati a parlare in assemblea generale ed esprimere pareri nei Circoli Minori e per la prima volta una donna e un uomo laici ricoprirono l'ufficio di Segretari Speciali Aggiunti. I lavori dei Vescovi in assemblea, particolarmente le 54 proposizioni, sono serviti per la redazione dell'Esortazione Apostolica Post-sinodale, Christifideles laici.
Padri Sinodali: 232 ________________________________________
11. Ottava Assemblea Generale Ordinaria In sessione: 30 settembre - 28 ottobre 1990 Tema: La formazione dei sacerdoti nelle circostanze attuali Tenendo conto del lavoro della Seconda Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo (1971), che trattò la teologia del sacerdozio ministeriale e i suoi rapporti con il ministero sacerdotale, questo Sinodo ebbe un carattere più pastorale, riferito alla formazione sacerdotale e alla persona stessa del sacerdote, sia diocesano che religioso, prima e dopo l'ordinazione. Nelle sessioni fu clamoroso il totale consenso dei vescovi nei loro interventi e nel trattamento del tema. Alla fine del Sinodo, i vescovi offrirono 41 proposizioni al Santo Padre, il quale, insieme ad altre informazioni risultanti dal processo sinodale, se ne servì per preparare l’Esortazione Apostolica Post-sinodale Pastores dabo vobis. Il 25 ottobre, durante la 28 |