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INTERVENTO DELLA
DELEGAZIONE DELLA SANTA SEDE
SUL DOCUMENTO FINALE DEL VERTICE DELLE NAZIONE UNITE
SUGLI OBIETTIVI DI SVILUPPO DEL MILLENNIO*
Presidente,
mentre l'Assemblea si accinge ad adottare il documento conclusivo di questo
vertice, la mia delegazione coglie l'opportunità per esprimere il suo
apprezzamento per la guida e per il coordinamento dei due cofacilitatori come
pure per l'impegno e la flessibilità dimostrati dalle delegazioni, in questo
lungo e impegnativo processo.
Nel primo incontro dei negoziati, la mia delegazione ha notato la rilevanza
generale del documento e l'enfasi posta sulla necessità di rafforzare la
ownership ("gestione") nazionale nel processo di sviluppo. La mia
delegazione ritiene che tale ownership richieda rispetto per l'etica e
per la cultura delle comunità locali. La delegazione della Santa Sede ha
espresso alcune osservazioni sull'eliminazione della povertà, sulle sfide ad
essa legate e sul ruolo svolto dalla società civile, in particolare dalle
organizzazioni basate sulla fede, nei progetti di sviluppo. L'attuale documento
affronta in modo positivo molte delle questioni sollevate dalla Santa Sede e la
mia delegazione apprezza lo spirito d'intesa e di attenzione verso i poveri e i
vulnerabili.
Mancano solo cinque anni e ancora troppi bambini, donne e uomini continuano a
non avere accesso agli elementi basilari per la vita. Da una parte, gli impegni
per un ulteriore miglioramento della cooperazione globale da parte dei Paesi
sviluppati continuano a tardare e a minare la fiducia fra i Paesi sviluppati e
quelli in via di sviluppo. Dall'altra, la corruzione e la ricerca di obiettivi
politici contrari allo scopo di offrire i necessari programmi salvavita,
continuano a ostacolare i progressi.
Sebbene la mia delegazione appoggi molti dei contenuti del documento, ciò non
dovrebbe essere interpretato come un cambiamento della ben nota posizione della
Santa Sede su varie questioni. Con il presente comunicato, la Santa Sede
riafferma la propria comprensione dei termini "genere", "salute riproduttiva e
sessuale" e "salute riproduttiva" così come è espressa nelle sue riserve ai
documenti della Conferenza internazionale su popolazione e sviluppo, svoltasi al
Cairo nel 1994 e ai documenti della quarta Conferenza mondiale sulle donne,
svoltasi a Pechino, nel 1995. La Santa Sede riafferma la propria posizione
secondo la quale questa terminologia nonché la "piena ed efficace attuazione
degli obiettivi e degli scopi della Dichiarazione di Pechino e della Piattaforma
di azione e il risultato della ventitreesima sessione speciale dell'Assemblea
Generale" non avallano la creazione o il mantenimento di un diritto all'aborto
né l'accesso ad esso come servizio.
La mia delegazione riafferma altresì la sua comprensione dei termini legati ai
servizi di pianificazione familiare e di regolazione della fertilità come
relativi a quelle misure che la Chiesa cattolica considera moralmente
accettabili e che rispettano la libertà dei coniugi, la dignità umana e i
diritti umani delle parti in causa. La Santa Sede non avalla la contraccezione o
l'uso di profilattici né come misura di pianificazione familiare né all'interno
di programmi di prevenzione dell'HIV/AIDS. Inoltre, la Santa Sede ribadisce le
sue obiezioni agli sforzi per la "riduzione del danno" in relazione all'abuso di
sostanze stupefacenti.
In conclusione, questo vertice è un'opportunità per i responsabili del mondo di
impegnarsi di nuovo in politiche che abbiano un effetto diretto sulla vita dei
più vulnerabili nella società. A tale fine, l'eliminazione della povertà,
l'educazione primaria, l'assistenza sanitaria primaria e i programmi per uno
sviluppo sostenibile devono rimanere prioritari nei nostri sforzi.
* L'Osservatore Romano - Edizione quotidiana (29
settembre 2010) [224q]
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