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PONTIFICIO CONSIGLIO PER LA PROMOZIONE DELL'UNITÀ DEI CRISTIANI RIFLESSIONE DI MONS. ELEUTERIO F. FORTINO* tra Chiesa cattolica e Chiese ortodosse
Nell'ultimo anno le relazioni fra la Chiesa cattolica e le Chiese ortodosse hanno avuto un positivo svolgimento tanto nelle relazioni fraterne quanto nel dialogo teologico, nonostante aspetti problematici esistano in entrambi i campi. L'evento più significativo è stato costituito dalla decima sessione plenaria della Commissione mista internazionale che ha avuto luogo a Ravenna dall'8 al 15 ottobre scorsi e che ha approvato il quinto documento comune giudicato come un "significativo progresso" ed "una solida base" per il proseguimento del dialogo. Relazioni fraterne Lo scambio di delegazioni fra Roma e Costantinopoli per le reciproche feste patronali è stato la felice occasione per esprimere un comune apprezzamento delle relazioni in corso e per riaffermare l'impegno preso ed espresso l'anno precedente nella Dichiarazione Comune che aveva concluso la visita di Benedetto XVI al patriarcato ecumenico (30 novembre 2006). In essa si affermava di condividere gli stessi sentimenti e le stesse disposizioni di fraternità, di collaborazione e di ricerca della piena comunione. Nel messaggio in lingua inglese che il Papa ha inviato a Bartolomeo I per la festa di sant'Andrea si leggeva: "La presenza quest'anno del mio delegato al Fanar, come pure la visita a Roma di una delegazione del patriarcato di Costantinopoli in occasione della festa dei santi Pietro e Paolo, sono tutti segni autentici dell'impegno assunto dalle nostre Chiese di approfondire sempre più la comunione esistente, rafforzandola con relazioni personali di amicizia, con la preghiera e con il dialogo della carità e della verità". Da parte sua il patriarca Bartolomeo I, nel suo indirizzo in lingua greca rivolto alla delegazione cattolica presente alla chiesa di San Giorgio al Fanar, dopo aver parlato della festa, ricordava la sua visita avvenuta Napoli e a Amalfi il 22 ottobre e il dono, ricevuto per la Chiesa di Costantinopoli, di parte delle reliquie di sant'Andrea che si trovavano ad Amalfi. "Siamo particolarmente commossi - affermava - perché quest'anno abbiamo la grande benedizione e occasione di spirituale gioia nel ricordare il patrono della Chiesa di Costantinopoli, il glorioso apostolo Andrea, il protoclito, davanti alle sue reliquie, che l'amore di Sua Santità Benedetto XVI ha permesso, generosamente e con tutto il cuore, che ci fossero donate, durante la nostra visita a Napoli, in Italia, e che da Amalfi ritornassero nella sede del patriarcato, perché vi rimanessero a santificazione dei fedeli e segno di comunione con l'apostolo che oggi festeggiamo, ma anche come segno di unità fraterna con i cristiani di tutta l'ecumene. Conserviamo nella memoria fortemente impresso il suddetto incontro, a Napoli, della nostra umile persona con Sua Santità, nonché l'edificante e fraterna conversazione che vi avemmo. Quell'incontro ha contribuito ancor più al rafforzamento di un clima di amicizia e collaborazione tra le due Chiese e ha stretto in modo ancor più forte i nostri rapporti. Crediamo sempre che il pacifico vivere in comune e in spirito di unità e di armonia tra i cristiani deve costituire per tutti noi una fondamentale sollecitudine". In occasione della sua visita a Napoli, la locale università degli studi "L'Orientale" ha conferito al patriarca Bartolomeo un dottorato honoris causa esprimendo profonda stima per il suo contributo culturale e spirituale. Durante l'anno vi è stato un ampio e diversificato contatto fra la Chiesa cattolica e varie Chiese ortodosse, non solo di Roma, attraverso il Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani e altri dicasteri, ma anche di singole diocesi cattoliche con Chiese locali ortodosse. In Romania alla morte del patriarca Teoctist che aveva promosso le buone relazioni con Roma - per due volte aveva fatto visita a Roma e a sua volta aveva ricevuto a Bucarest Giovanni Paolo II per la prima visita di un Papa in un Paese a maggioranza ortodossa - è succeduto il Patriarca Daniel, già metropolita di Jassy. Per l'inizio del suo ministero patriarcale (30 settembre) è stata presente una delegazione guidata dal cardinale Walter Kasper, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani. In Romania, dal 5 al 9 settembre, ha avuto luogo la terza Assemblea ecumenica europea, evento che esprimeva un contesto ecumenico ampio con la partecipazione di cattolici, ortodossi, protestanti. In essa la Chiesa cattolica è stata significativamente presente e collaborativa. In questa linea di manifestazioni più ampie, va anche ricordato l'incontro di "Uomini e Religioni" per la pace che si è svolto a Napoli, dal 21 al 23 ottobre, con la partecipazione delle Chiese cristiane e di rappresentanti di altre religioni. Vi hanno partecipato lo stesso Benedetto XVI, il patriarca ecumenico Bartolomeo I, il metropolita Kyrill, Presidente del Dipartimento per le relazioni esterne del patriarcato di Mosca, e altri rappresentanti di Chiese ortodosse e delle Antiche Chiese orientali. Il 7 dicembre 2007 il Papa ha poi ricevuto in udienza privata a Roma il metropolita Kyrill. Un incontro particolare fra cattolici e ortodossi si è tenuto presso la Fondazione culturale di Tinos (Grecia), dove ha avuto luogo il decimo simposio intercristiano fra due istituzioni accademiche, l'Istituto francescano di spiritualità della Pontificia Università Antonianum di Roma e il Dipartimento di teologia della facoltà teologica dell'Università Aristotele di Tessalonica. Nel sedicesimo centenario della morte (407-2007), il simposio aveva come tema: "San Giovanni Crisostomo, ponte fra Oriente e Occidente". Va pure menzionato il viaggio che il patriarca di Mosca Alessio II ha effettuato a Strasburgo e a Parigi dove ha fatto visita alle autorità della Chiesa cattolica e celebrato un moleben nella cattedrale di Notre-Dame, dove ha venerato la reliquia della corona di spine di Gesù Cristo. Questi contatti tra responsabili ecclesiali, oltre a rafforzare legami di conoscenza e di fraternità, orientano i fedeli delle diverse Chiese a sentimenti di solidarietà cristiana. In questa prospettiva un servizio particolare viene regolarmente offerto dal Comitato cattolico di collaborazione culturale del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani che annualmente offre a studenti ortodossi sessanta borse di studio per specializzazioni postuniversitarie a Roma, a Parigi, a Strasburgo e in altri centri universitari. Inoltre, offre attiva collaborazione a facoltà teologiche, istituti ecumenici e iniziative culturali, pubblicazioni con la traduzione d'importanti testi cattolici a Mosca, Minsk e Kiev. Il dialogo teologico Nello scorso anno il dialogo teologico fra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa nel suo insieme, cioè con la partecipazione di tutte le Chiese autocefale ortodosse in una sola commissione, ha compiuto un nuovo passo in avanti nel cammino verso l'unità. Come si è già accennato, nella sua decima sessione plenaria è stato approvato un importante documento su "Comunione ecclesiale, conciliarità e autorità". Benedetto XVI ha ricordato l'evento, aperto al futuro, nel messaggio inviato al patriarca ecumenico per la festa di sant'Andrea, il 30 novembre scorso: "Quest'anno - scrive - rendiamo grazie al Signore in particolare per l'incontro della Commissione mista che ha avuto luogo a Ravenna, una città i cui monumenti parlano in maniera eloquente dell'antico patrimonio bizantino tramandatoci dalla Chiesa indivisa del primo millennio. Che lo splendore di quei mosaici ispiri tutti i membri della Commissione a proseguire il loro importante compito con rinnovata determinazione, nella fedeltà al Vangelo ed alla Tradizione, sempre attenti ai suggerimenti dello Spirito Santo nella Chiesa di oggi". La città di Ravenna e i suoi monumenti ricordavano il tempo in cui Oriente e Occidente vivevano nella piena comunione e sembravano costituire l'auspicio del ristabilimento della piena comunione. Il documento approvato a Ravenna viene da lontano. È un naturale sviluppo dei precedenti quattro documenti che avevano trattato il tema della communio-koinonia. Da essi emergeva la visione dell'unità della Chiesa come comunione di fede, di vita sacramentale e di ministero. Nella nuova fase di dialogo la Commissione mista si è proposta di trarre le "Conseguenze ecclesiologiche e canoniche della struttura sacramentale della Chiesa", prospettiva concordata nella prima fase. E ha inteso studiare come si articolano le due dimensioni della "conciliarità e dell'autorità". Queste due dimensioni nella vita della Chiesa sono reciprocamente interdipendenti e tra loro connesse per garantire l'unità e l'esercizio armonico della vita della Chiesa. La questione posta dalla Commissione mista è riassumibile in due interrogativi: in che modo gli elementi istituzionali della Chiesa esprimono visibilmente la comunione-koinonia e sono al servizio del suo mistero? In che modo le strutture canoniche delle Chiese esprimono la loro vita sacramentale? A queste domande, ovviamente la Commissione intendeva dare una risposta comune, indicando nel contempo gli aspetti non risolti che richiedono ulteriori discussioni. I membri della Commissione hanno lavorato su questo impianto: "Abbiamo distinto - affermano - tre livelli delle istituzioni ecclesiali: quello della Chiesa locale, attorno al suo vescovo, il livello di una regione che comprende un certo numero di Chiese locali, e il livello dell'intera terra abitata (oikoumene) che abbraccia tutte le Chiese locali" (Ravenna, n. 17). In questi tre livelli, in maniera analogica, si trovano realizzate le dimensioni della collegialità e dell'autorità. Nei tre livelli si indica la presenza di un protos, un primus, che esplica un particolare ruolo nell'ambito della comunione. Nei rapporti tra cattolici e ortodossi la questione maggiore in questo campo è il ruolo del vescovo di Roma a livello universale. È in questo punto che l'apporto del documento è più rilevante. Partendo dall'analisi della situazione ecclesiale nel primo millennio, il documento è pervenuto a quest'affermazione: "Entrambe le parti concordano sul fatto che Roma, in quanto Chiesa che "presiede nella carità", secondo l'espressione di sant'Ignazio d'Antiochia (Ai Romani, Prologo), occupava il primo posto nella taxis, e che il vescovo di Roma è pertanto il protos tra i patriarchi". Viene tuttavia immediatamente messo in evidenza che "essi non sono d'accordo sull'interpretazione delle testimonianze storiche per ciò che riguarda le prerogative del vescovo di Roma in quanto protos, questione compresa in modi diversi già nel primo millennio" (Ravenna, n. 41). Parlando dei Concili ecumenici il documento fa due affermazioni importanti: essi hanno esercitato la conciliarità a livello universale, in essi è implicato un ruolo attivo del vescovo di Roma quale protos tra i vescovi (Ravenna, n. 42). Emerge così che il primato a tutti i livelli "è una pratica fermamente fondata nella tradizione canonica della Chiesa" (Ravenna, n. 43, 1). Per il livello universale il Documento precisa: "Mentre il fatto del primato a livello universale è accettato dall'Oriente e dall'Occidente, esistono delle differenze nel comprendere sia il modo secondo il quale esso dovrebbe essere esercitato, sia i suoi fondamenti scritturistici e teologici". L'enciclica "Ut unum sint" (1995) proprio per questo problema ha offerto un'inedita proposta di dialogo. Giovanni Paolo II ha dichiarato di aver ascoltato la domanda che gli veniva rivolta di "trovare una forma di esercizio del primato che, pur non rinunciando in nessun modo all'essenziale della sua missione, si apra a una nuova situazione". Egli aggiungeva sotto forma di invocazione: "Lo Spirito Santo ci dia la luce, ed illumini tutti i pastori e teologi delle nostre Chiese, affinché possiamo cercare, evidentemente insieme, le forme nelle quali questo ministero possa realizzare un servizio di amore riconosciuto dagli uni e dagli altri" (Ut Unum sint, 95). I membri della Commissione mista, pur coscienti di aver concordato a Ravenna affermazioni significative, con realismo dichiarano: "Resta da studiare in modo più approfondito la questione del ruolo del vescovo di Roma nella comunione di tutte le Chiese" (Ravenna, n. 45). In conclusione i membri della Commissione mista esprimono la loro considerazione sul risultato raggiunto dicendosi "convinti" che la dichiarazione congiunta "rappresenta un significativo progresso nel nostro dialogo e che essa fornisce una solida base per la discussione futura sulla questione del primato nella Chiesa a livello universale" (Ravenna, n. 46). A conclusione dei lavori della sessione di Ravenna vi era una grande e fondata soddisfazione, ma anche un velo di mestizia. Per una divergenza fra Mosca e il patriarcato ecumenico - circa la Chiesa di Estonia dichiarata autonoma da Costantinopoli ma non riconosciuta tale dal patriarcato di Mosca - i rappresentanti del patriarcato di Mosca, contestando la presenza alla sessione di delegati estoni invitati da Costantinopoli, abbandonarono la riunione fin dal primo giorno. Benedetto XVI nel messaggio inviato al patriarca ecumenico per la festa di sant'Andrea per la soluzione di questa problematica situazione ha espresso un auspicio. "L'incontro di Ravenna non è stato privo di difficoltà - ha scritto - ma io prego intensamente affinché queste possano essere presto chiarite e risolte, di modo che vi sia una piena partecipazione alla XI Sessione Plenaria ed alle successive iniziative volte a far progredire il dialogo teologico nella carità e nella comprensione reciproche. Il nostro impegno di ricomporre l'unità è infatti conforme alla volontà di Cristo nostro Signore. Nei primi anni di questo terzo millennio, i nostri sforzi sono particolarmente urgenti davanti alle numerose sfide che si presentano a tutti i cristiani e che esigono da parte nostra una risposta comune e convinta". Campi di ricerca Il documento di Ravenna lascia aperto il dialogo e individua, come si è accennato, vari campi di ricerca. Per la prossima sessione, nel 2009, è stato deciso il tema: "Il ruolo del vescovo di Roma nella comunione della Chiesa nel primo millennio". La Commissione mista sarà ospitata dalla Chiesa ortodossa. In preparazione lavoreranno, nella prima parte del 2008, le due sottocommissioni e, quindi nell'autunno (27 settembre-4 ottobre 2008) il Comitato misto di coordinamento si incontrerà a Creta per preparare, sulla base dei lavori delle sottocommissioni, un progetto organico da sottoporre alla sessione plenaria che avrà luogo nell'autunno del 2009. Sono previste altre sessioni sul ruolo del vescovo di Roma nel secondo millennio e nei giorni nostri.
* Sottosegretario del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani
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