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PONTIFICIO CONSIGLIO PER LA PROMOZIONE DELL'UNITÀ DEI CRISTIANI

RIFLESSIONE DEL CARD. WALTER KASPER*
 

Cammino e significato del movimento ecumenico

 


Il 2008 è un anno del tutto speciale per la celebrazione della Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani, che, come di consueto, ha luogo dal 18 al 25 gennaio. Ricorre infatti, per così dire, il suo centesimo anniversario. Allo stesso tempo, festeggiamo i quarant'anni dall'inizio del lavoro congiunto tra la Commissione "Fede e costituzione" del Consiglio ecumenico delle Chiese e il Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani, che ogni anno preparano insieme i sussidi della Settimana di preghiera.

Ma c'è di più. Quest'anno commemoriamo anche la beatificazione, avvenuta venticinque anni fa proprio durante la Settimana di preghiera, di suor Maria Gabriella dell'unità (1914-1936), trappista, che dedicò la sua intera esistenza, trascorsa nell'isolamento del convento, alla meditazione ed alla preghiera affinché si realizzasse la volontà espressa da Gesù: "perché tutti siano una cosa sola" (Giovanni 17, 21).

Questo triplice anniversario mi spinge a riflettere sulla storia e sull'importanza sempre attuale della ricerca dell'unità, ed in particolar modo sulla Settimana di preghiera e sulla dimensione spirituale dell'ecumenismo. Mi chiederò dunque che cosa è l'ecumenismo spirituale, quali sono la sua portata ed il suo impatto, soprattutto nella situazione di grande cambiamento in cui si trova attualmente l'ecumenismo sotto molti aspetti: all'inizio di questo ventunesimo secolo la sua storia è giunta infatti alle soglie di una nuova fase.

L'inizio del movimento ecumenico del ventesimo secolo viene generalmente fatto coincidere con la Conferenza mondiale sulla missione tenutasi ad Edimburgo nel 1910, di cui abbiamo già iniziato a preparare insieme, ecumenicamente, il centesimo anniversario, che avrà luogo tra due anni. Edimburgo è stato un evento molto importante per diverse ragioni. Esso ha dato avvio a due grandi correnti che sono poi sfociate nel Consiglio ecumenico delle Chiese: "Vita e lavoro" e "Fede e costituzione". Il contributo essenziale di Edimburgo è stato l'aver associato esplicitamente l'impegno ecumenico della Chiesa e quello missionario. Ecumenismo e missione sono, per così dire, fratelli.

Entrambi testimoniano chiaramente il concetto alla base della nostra auto-comprensione ecclesiale: la Chiesa non è mai autosufficiente, ma deve sempre guardare al di fuori e al di là di se stessa. Nell'ecumenismo, la sfida della Chiesa è diventare sempre più consapevole dello scandalo della divisione, reso particolarmente evidente dall'esistenza di altre Chiese e Comunità ecclesiali, al fine di pervenire ad una riconciliazione. Nella missione, la Chiesa deve aprirsi al mondo delle nazioni e delle culture, desiderose di ricevere l'annuncio del Vangelo. Pertanto, l'ecumenismo e la missione hanno anche una dimensione escatologica; essi tendono allo shalom escatologico, a quella pace escatologica universale annunciata dai profeti dell'Antico Testamento. Non a caso il presidente ed il segretario della conferenza di Edimburgo, il metodista americano John Mott ed il teologo anglicano Joseph H. Oldam, erano anche protagonisti del movimento per la pace, iniziato dopo la tragedia e le devastazioni della prima guerra mondiale.

Tuttavia, per quanto importante sia la commemorazione della conferenza di Edimburgo, non dobbiamo scordarci che essa non è né l'unica né la più antica radice dell'ecumenismo del ventesimo secolo. Già cento anni fa, l'allora (ancora) ministro episcopaliano Paul Wattson (1863-1940) co-fondatore della Comunità dei fratelli e delle sorelle dell'Atonement a Graymoor (Garrison, New York), introdusse un ottavario di preghiera per l'unità dei cristiani, che venne celebrato per la prima volta dal 18 al 25 gennaio 1908. Perciò in quest'anno del centesimo anniversario la preparazione della Settimana di preghiera è stata fatta a Graymoor.

Ma la Settimana di preghiera può essere fatta risalire a diverse iniziative ancora più lontane nel tempo e ai movimenti di rinnovamento spirituale della seconda metà del diciannovesimo secolo. Basti citare il Movimento di Oxford, l'Alleanza Evangelica Mondiale, la "Giornata Mondiale di Preghiera" delle donne che, nonostante la forte opposizione maschile, fu introdotta da donne presbiteriane, metodiste, battiste e anglicane negli anni ottanta del diciannovesimo secolo, a cominciare dagli Stati Uniti e dal Canada e poi nel resto del mondo. Decisivi furono anche i movimenti giovanili Ymca e Ywca, presenti anche a Edimburgo. John Mott scrisse: "L'anima di Edimburgo non era nei suoi discorsi, ma nei suoi momenti di preghiera".

Vale poi la pena ricordare in modo particolare le due encicliche del Patriarca Ecumenico Joachim III: la prima rivolta nel 1902 a tutte le Chiese ortodosse; la seconda scritta nel 1920 per invitare le Chiese di tutto il mondo ad un'"Alleanza di Chiese" simile all'"Alleanza delle nazioni". In questo documento, il Patriarca non solo utilizzò la parola greca koinwnia (comunione) come obiettivo finale della riunificazione delle chiese, ma sottolineò anche l'importanza fondamentale, per tutti i cristiani, della preghiera e delle invocazioni continue ai fini della ricomposizione dell'unità.

La Chiesa cattolica non fu da meno. Nonostante abbia aderito ufficialmente al movimento ecumenico istituzionale soltanto con il Decreto Unitatis redintegratio del Concilio Vaticano II (1962-65), essa prese parte fin dall'inizio alla preghiera per l'unità dei cristiani e all'ecumenismo spirituale. Nei movimenti cattolici di rinnovamento spirituale del diciannovesimo secolo, presenti in molti luoghi, troviamo già gruppi di preghiera per l'unità della Chiesa. Santi quali Vincenzo Pallotti (1795-1850) e don Luigi Orione (1872-1940), entrambi importanti per il rinnovamento pastorale a Roma, così come Adolf Kolping (1813-65) ed il famoso vescovo Ketteler di Mainz (1811-77), noti per il loro impegno sociale, appoggiarono e promossero la preghiera per l'unità dei cristiani.

Nel 1895 Papa Leone XIII, nel suo Breve Providae Matris, raccomandò l'introduzione di una Settimana di preghiera nella settimana prima di Pentecoste. Egli scrisse: "Si tratta di pregare per un'opera comparabile al rinnovamento della prima Pentecoste dove, nel Cenacolo, tutti i fedeli erano riuniti intorno alla madre di Gesù, unanimi nel pensiero e nella preghiera". Due anni dopo, nell'enciclica Divinum illud munus, il Papa parlò della preghiera in cui si chiede che il bene dell'unità dei cristiani possa maturare. Quando la Society of the Atonement divenne corporativamente membro della Chiesa cattolica, Papa Pio X nel 1909 dette la sua benedizione ufficiale alla Settimana di Preghiera di gennaio. Benedetto XV la sostenne e l'introdusse in maniera definitiva nella Chiesa cattolica. Anche Pio XI la promosse e Pio XII, nella sua enciclica Mystici corporis (1943) ribadì che, seguendo l'esempio di Cristo, avrebbe pregato per l'unità della Chiesa.

È significativo il fatto che Giovanni XXIII, proprio il 25 gennaio del 1959, alla conclusione della Settimana di preghiera, annunciò il Concilio Vaticano II, che avrebbe aperto ufficialmente la Chiesa cattolica al movimento ecumenico. Il Concilio nel suo Decreto sull'ecumenismo dichiarò: "Questa conversione del cuore e questa santità di vita, insieme con le preghiere private e pubbliche per l'unità dei cristiani, devono essere considerate come l'anima di tutto il movimento ecumenico e si possono giustamente chiamare ecumenismo spirituale" (Unitatis redintegratio, 8). Giovanni Paolo II ribadì varie volte e con estrema chiarezza la priorità della preghiera e l'importanza dell'ecumenismo spirituale nella sua enciclica Ut unum sint del 1993 (n. 15s; 21s.; 24-27).

Guardando nuovamente all'intenzione originaria di Paul Wattson, costatiamo un importante sviluppo nella comprensione della Settimana di preghiera. Mentre Paul Wattson riteneva che l'obiettivo dell'unità fosse il ritorno alla Chiesa cattolica, l'Abbé Paul Couturier (1881-1953) di Lione, negli anni trenta del secolo scorso, dette un nuovo impulso a questa Settimana, un impulso ecumenico nel vero senso della parola. Egli cambiò il nome da "Ottavario per l'unità della Chiesa" a "Settimana universale di preghiera per l'unità dei cristiani", promuovendo in tal modo un'unità della Chiesa "come Cristo desidera e secondo gli strumenti che egli desidera".

Il testamento spirituale di Paul Couturier del 1944, in cui egli spiega le sue intenzioni, è molto significativo, profondo e toccante; si tratta di uno dei testi ecumenici più ispirati che vale la pena leggere e meditare ancora oggi. L'autore parla di un "monastero invisibile", "costituito da tutte quelle anime alle quali lo Spirito Santo, a motivo degli sforzi sinceri da esse compiuti per aprirsi al Suo fuoco e alla Sua luce, ha permesso di comprendere intimamente lo stato doloroso di divisione tra i cristiani; in queste anime tale consapevolezza ha suscitato una sofferenza continua e, di conseguenza, la pratica regolare della preghiera e della penitenza".

Paul Couturier può essere considerato come il padre dell'ecumenismo spirituale. La sua influenza fu particolarmente sentita dal Gruppo di Dombes, da Roger Schutz e dalla comunità di Taizé. Da lui trasse grande ispirazione anche suor Maria Gabriella. Oggi, nel crescente numero di networks di preghiera tra monasteri cattolici e non cattolici, di movimenti e di comunità spirituali, di centri di religiose e di religiosi, vescovi, sacerdoti e laici, sta finalmente prendendo forma il suo monastero invisibile.

Per concludere questa breve panoramica storica, possiamo dire che la Preghiera per l'unità dei cristiani, e soprattutto la Settimana di preghiera, costituiscono l'origine e l'impulso continuo del movimento ecumenico. Questa constatazione ci suggerisce diverse cose, molto importanti. Innanzitutto, il tema della Settimana di preghiera di quest'anno "Pregate incessantemente" (Prima lettera ai Tessalonicesi 5, 17) condensa in sé una lunga storia, che risale a ben oltre cento anni fa, in ultima analisi al Cenacolo di Gerusalemme dove Gesù pregò e dove gli apostoli e le donne insieme a Maria, la madre di Gesù, invocarono la venuta dello Spirito Santo (Atti degli Apostoli 1, 13 s.). La sua origine, la sua ragione profonda va rintracciata nella preghiera rivolta da Gesù al Padre alla vigilia della sua passione e morte, "perché tutti siano una cosa sola. Come tu, Padre, sei in me e io in te" (Giovanni 17, 21). Ecumenismo significa allora far propria questa preghiera, pregare con Gesù e in Gesù. Principio e motore dell'ecumenismo è la meditazione, la contemplazione. Il suo obiettivo è la comunione, ma una comunione che non è il puro risultato di sforzi umani, un'opera o un'istituzione creata semplicemente da noi. Senza comunione spirituale, tutte le strutture di comunione non sarebbero altro che un apparato senz'anima. La comunione, infatti, è prima di tutto un dono. Decidere quando, dove e come l'unità sarà realizzata, non è nelle nostre mani ma nelle mani di Dio. Ed in Lui dobbiamo avere fiducia.

In secondo luogo, la preghiera e la consapevolezza ecumenica iniziarono in maniera più o meno indipendente in diverse tradizioni ecclesiali ed in vari circoli transconfessionali e transnazionali, e furono appoggiate fin dall'inizio da tutti: anglicani, protestanti, ortodossi, cattolici, chiese libere. Come ha osservato il Concilio Vaticano II, questo movimento può essere compreso solo come un impulso ed un'opera dello Spirito Santo, che ha risvegliato i cristiani in tutto il mondo ed in tutte le tradizioni ecclesiali, rendendoli coscienti dello scandalo della divisione e desiderosi di unità (Unitatis redintegratio 1; 4).

In terzo luogo, grazie a Edimburgo e a ciò che ne derivò, come i movimenti "Vita e lavoro" e "Fede e costituzione", quello che era primariamente un movimento spirituale poté assumere per la prima volta una struttura istituzionale, unendosi all'impegno missionario ed al movimento per la pace ed acquistando così una dimensione mondiale, non solo a livello di estensione geografica ma anche di impatto e di coscienza. Ogni anno, infatti, quando preghiamo per l'unità dei cristiani, preghiamo anche per i più importanti bisogni in ambito sociale e politico e per la pace nel mondo.

Ciò dimostra che l'ecumenismo è una risposta ai segni dei tempi. In un secolo tra i più bui e cruenti, segnato da due guerre mondiali che hanno fatto milioni di morti, da due sistemi totalitari e da innumerevoli dittature che hanno prodotto un numero infinito di vittime innocenti, i cristiani hanno deciso di lottare contro le loro antiche divisioni, dimostrando che è possibile riconciliarsi, nonostante le colpe commesse da tutti nel passato. Lo possiamo dire senza nessuna esitazione: nel secolo scorso, l'ecumenismo è stato un faro che ha rischiarato le tenebre ed un vigoroso movimento per la pace.

Come è stato sottolineato da Giovanni Paolo II, nel ventesimo secolo ci sono stati martiri in tutte le Chiese e le Comunità ecclesiali, persone che, animate da una profonda coscienza cristiana, si sono opposte a regimi disumani senza Dio e si sono impegnate fino in fondo per l'unità dei cristiani, per la riconciliazione e per la pace. Con l'offerta generosa della loro vita per il Regno di Dio, questi nostri fratelli e sorelle "sono la prova più significativa che ogni elemento di divisione può essere trasceso e superato nel dono totale di sé alla causa del Vangelo" (Ut unum sint 1).

* Cardinale presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani

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