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PONTIFICIA COMMISSIONE PER I BENI
CULTURALI DELLA CHIESA
SINFONIA DELLO SPAZIO LITURGICO
Tavola Rotonda “SPAZIO LITURGICO E
ARTE SACRA”
SALUTO DEL REV.
VICE-PRESIDENTE
DOM MICHAEL JOHN ZIELINSKI, O.S.B. Oliv.
Padova, 21 maggio 2007
“Vieni e vedi” dice Gesù nell’Evangelo (Gv 1, 46). E qui
si apre uno spazio infinito all’arte e a tutti i campi della cultura. L’artista
è colui che da visibilità agli invisibili misteri della fede. Gesù è la Parola
che dice, ma è anche colui che manifesta questo invito: “Vieni e vedi”. Si
tratta di un invito alla contemplazione, all’ascolto e alla visione. Noi abbiamo
bisogno di sentire, ma anche di ammirare e di amare.
Oggi, come ieri, aumenta l’attesa di una partecipazione al
depositum fidei custodito da millenni. Mi sembra che oggi, più di ieri, i
fedeli abbiano bisogno di un messaggio fedele, capace di trasmettere lo
splendore della fede.
In questa prospettiva, diventa importante la testimonianza della
bellezza liturgica, della bellezza delle forme liturgiche, in una parola, della
bellezza della vita cristiana stessa. Il mondo è in attesa della bellezza che
salverà il mondo: Gesù Cristo. Si, anche della terribile bellezza della croce.
Di conseguenza tutte le forme artistiche, musicali e letterarie sono chiamate ad
entrare in questo spazio infinito della comunione con Dio.
Una simile partecipazione al deposito della fede è il compito
grande e terribile dello spazio liturgico e dell’arte sacra. È un traguardo che
tutti gli artisti cristiani sono chiamati a desiderare. Voi artisti siete
chiamati a squarciare la finitezza e fare risplendere in questo mondo
apparentemente chiuso l’intuizione della fede.
Questo messaggio non è soltanto quello che dà il sacerdote
durante la sua omelia: la chiesa come realtà di spazio sacro, spazio liturgico,
è tutto un messaggio. Perciò non è un luogo dove si possano ammassare cose, ma
essa deve seguire una “filologia”, che trova la sua base, il suo nutrimento, la
sua guida prima di tutto nella Parola di Dio, nel Magistero, ma anche nella
Tradizione vivente: la liturgia è davvero qualcosa di dinamico.
Dobbiamo però stare molto attenti a non pensare che ci sia una
Chiesa prima del Vaticano II e un’altra Chiesa dopo il Vaticano II. La
tradizione va vista come uno sviluppo organico e, in seno ad essa, la liturgia
ha sempre seguito uno sviluppo organico. Se ci sono stati cambiamenti (e ci sono
stati: basta pensare all’evoluzione della Settimana Santa, poi riformata da Pio
XII), ciò è avvenuto in base a due criteri: il primo è di rendere il Mistero di
Cristo ancora più attuale e contemporaneo ai cristiani di una determinata epoca
(ciò significa dare ai fedeli un messaggio sempre più fedele dei Misteri di
Cristo); il secondo è una necessità pastorale.
E’proprio qui che noi incontriamo i conflitti, una specie di
“rottura” fra i teologi e la Chiesa, da una parte, e gli artisti dall’altra.
Questi ultimi, presi da una sorta di daimon, da una disperazione
creativa, trovano difficile mettere tutta questa forza, tutta questa energia in
una forma (che è una pre-forma): cioè Cristo.
Il dramma perciò è di come incanalare tutta questa creatività ed
energia, di come darle una forma “cristologica”. La difficoltà sta proprio –
l’ha detto molto bene il prof. Bergamo – nel linguaggio. E’ proprio qui che
l’artista, l’architetto, scopre di non essere il creatore del messaggio, ma lo
strumento, la creatura. E deve mettere umilmente le sue capacità a disposizione
del messaggio, della verità, che dovrà trasmettere. Qui si entra in una logica
da cui nessun cristiano può uscire, quello della figliolanza divina e quindi
dell’ubbidienza filiale che chiede a tutti i cristiani la conversione della vita
e, in modo del tutto particolare, della ripresentazione nella propria vita dei
misteri di Cristo. Noi siamo creature: entrare in questa logica è quanto mai
difficile.
Posso essere amico di un grande filosofo ateo o frequentare
grandi artisti non credenti: al di là dell’amicizia e della stima, come
cristiano mi muovo in un con-testo, che è pre-testo, cioè mi muovo entro questa
verità di Gesù Cristo. Ecco che torno a dire che i fedeli hanno bisogno di un
messaggio fedele. Ciò non distrugge la personalità dell’artista, anzi la esalta,
esalta l’umanità in virtù del fatto che Dio si è fatto uomo. Gesù Cristo non è
il pre-Adamo, è il post-Adamo; perciò ha preso su di sé tutta la nostra umanità,
i nostri dubbi, tutte le difficoltà che noi proviamo ogni volta che cerchiamo
di conformarci a questa grande verità.
Vengo da un monastero del Nuovo Messico: abbiamo già una
cappella, ma adesso dobbiamo affrontare il problema di una nuova chiesa. Uno
dei nostri monaci è amico di un grande architetto ebreo di Gerusalemme, che si è
offerto di presentare un progetto. Noi però abbiamo scartato questa
disponibilità. La chiesa, infatti, non è un semplice tempio, o una sinagoga, per
quanto noi possiamo avere grande rispetto e ammirazione per tali architetture.
La sinagoga di Firenze, ad esempio, è una delle più belle del mondo, ma non è
una chiesa cristiana. Gli spazi infatti cominciano a prendere una forma a
seconda delle verità dei messaggi. Ed ecco che l’artista cristiano dovrà sempre
tener fede all’antica regola: lex edificandi, lex credendi.
Questa mattina, visitando la mostra Sinfonia dello Spazio
Liturgico, presso il chiostro della Basilica del Santo, la cosa che mi ha
illuminato di più è stato constatare la ricerca filologica compiuta per far sì
che la chiesa rispetti in tutto il messaggio cristiano. Dai paramenti liturgici,
a cui la signora Ferrari si è dedicata come stilista, fino all’ostensorio, o
alla porta con le sue raffigurazioni. Tutto è stato curato nei dettagli minimi;
nulla di ciò che è stato preparato è inutile al messaggio che viene dato: anche
le panche che dovrebbero reggere per anni il nostro peso sono state studiate.
Perché Dio sta nel dettaglio.
La chiesa non è un luogo ove affastellare di tutto. Certo,
bisogna spendere tempo energia e denaro perché ciò che è bello ha bisogno anche
dello spreco. Proprio come la donna del vangelo, che non temette di versare per
Gesù un intero vasetto di profumo preziosissimo, provocando la disapprovazione
degli apostoli, in particolare in Giuda, ma suscitando la lode di Gesù, che
considerò profetico quel gesto (cfr Mt 26, 8-11 e paralleli). Anche i grandi
maestri di preghiera ci insegnano che “Se vogliamo pregare allora dobbiamo
imparare a spendere con grande generosità il nostro tempo; dobbiamo imparare a
perdere coscientemente il tempo per Dio”.
Io vi ringrazio: sono veramente, non dico commosso, perché
questa è una parola troppo usata, ma sono mosso interiormente nell’aver visto
questa mostra e nell’aver conosciuto qualcuno dei vostri architetti ed artisti.
Stamattina la visita alla mostra Sinfonia dello spazio liturgico mi ha
permesso di fare la mia quotidiana lectio divina, dove la Parola di Dio
si è fatta visibile.
E’ proprio vero: spesso andiamo lontano migliaia di chilometri
per trovare un grande artista che metterà a posto tutto e non guardiamo più
vicino, dove abbiamo illustri artisti.
Certamente anche noi come Chiesa, lo dico al vostro Vicario
Generale, che rappresenta il Vescovo, dobbiamo entrare umilmente in una
dialettica creativa, in un dialogo. Il mondo è dialogo, noi viviamo in una
realtà dove tutti siamo parte del Corpo vivo di Cristo: non dobbiamo dimenticare
mai questo. La persona che spazza la chiesa è tanto importante quanto la persona
che l’ha disegnata. Questa non è retorica, è cristianesimo. Il Cristianesimo è
fatto da persone che sono amate, rispettate, ascoltate e chiamate a far parte
di questo grande Corpo di Cristo che è la Chiesa vivente. Grazie.
P. Ab. Michael John Zielinski, O.S.B.Oliv.
Vice-Presidente
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