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LETTERA CIRCOLARE:
INVENTARIAZIONE DEI BENI CULTURALI
DEGLI ISTITUTI DI VITA CONSACRATA E
DELLE SOCIETÀ DI VITA APOSTOLICA:
ALCUNI ORIENTAMENTI PRATICI
Dal Vaticano, 15 settembre 2006
Prot. N. 14/06/4
Reverendissimo Padre, Reverendissima Madre,
come è ben noto, i beni culturali custoditi dagli Istituti di vita consacrata e
dalle Società di vita apostolica costituiscono una percentuale assai rilevante
del già cospicuo patrimonio storico-artistico della Chiesa. Essi comprendono “innanzitutto,
i patrimoni artistici della pittura, della scultura, dell'architettura, del
mosaico e della musica, posti al servizio della missione della Chiesa. A questi
vanno poi aggiunti i beni librari contenuti nelle biblioteche ecclesiastiche e i
documenti storici custoditi negli archivi delle comunità ecclesiali. Rientrano,
infine, in questo ambito le opere letterarie, teatrali, cinematografiche,
prodotte dai mezzi di comunicazione di massa” (Giovanni Paolo II, Allocuzione
ai membri della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa in
occasione della prima assemblea plenaria, 12 ottobre 1995, n. 3, in Enchiridion dei beni culturali della Chiesa, Bologna 2002, pp. 561-562).
Fin dalla sua nascita, questa Pontificia Commissione si è costantemente
adoperata per inculcare nei responsabili degli Istituti e Società in parola una
vigile attenzione al proprio patrimonio storico e artistico; si veda anzitutto
la lettera circolare I beni culturali degli istituti religiosi del 10
aprile 1994 (Enchiridion, cit., pp. 220-243). In esso e in altri
documenti si individua sempre come preliminare e indispensabile
l’inventario dei beni culturali stessi, al fine di una corretta opera di
tutela giuridica, di preservazione da illeciti sul fronte dei furti, delle
alienazioni, delle espropriazioni, di conservazione materiale, oltre che di
valorizzazione ecclesiale. Tale inventario è stato oggetto di un ulteriore
documento della Pontificia Commissione, Necessità e urgenza
dell’inventariazione e della catalogazione dei beni culturali della Chiesa,
8 dicembre 1999 (Enchiridion, cit., pp. 400-437), indirizzato agli
Ordinari diocesani, ma valido anche per i Religiosi.
Tuttavia, nonostante la buona risposta e collaborazione da parte di vari
Istituti di vita consacrata e Società di vita apostolica – alcuni dei quali
hanno addirittura messo a punto precise normative interne al riguardo – molti
altri non hanno ancora potuto porre mano a tale opera per la carenza di
personale adatto e di fondi da destinare allo scopo.
Il rischio che tale situazione comporta è facilmente intuibile, se si considera,
tra l’altro, che da qualche tempo, la chiusura sempre più frequente di Case
religiose pone vivo il problema della destinazione non solo delle opere d’arte e
delle suppellettili liturgiche, ma di intere biblioteche e persino di archivi
che, in non pochi casi, si risolve in una loro irrimediabile dispersione sul
mercato antiquario, a grave nocumento del patrimonio ecclesiastico e in
contrasto con le disposizioni sia canoniche sia civili.
Si confida, pertanto, nel senso di responsabilità dei Superiori maggiori, che
sapranno provvedere tempestivamente all’inventario dei beni archivistici,
librari e artistici in loro possesso, sia nella sede centrale sia nelle sedi
periferiche, con particolare attenzione a quanto viene rimosso dalle Case
soppresse. L’importanza di tale inventario si deduce anche dal can. 1283, 2° del
Codice di Diritto Canonico e dal can. 1025 del Codice dei Canoni delle Chiese
Orientali.
Per le famiglie religiose con Casa generalizia in Italia è necessario attenersi
agli orientamenti della Conferenza Episcopale Italiana (CEI). Per facilitare i
contatti fra le une e l’altra, la presente lettera è stata preceduta da una
consultazione di questa Pontificia Commissione con la stessa CEI, che da anni ha
avviato un programma di inventariazione dei beni ecclesiastici mobili di valore
artistico e storico, in collaborazione con l’Istituto Centrale per il Catalogo e
la Documentazione (ICCD).
A tale proposito, il coinvolgimento dei Superiori religiosi in questo ambito è
previsto fin nelle norme Tutela e conservazione del patrimonio storico
artistico della Chiesa in Italia del 1974 relativamente alla tutela
dell’arte sacra (cfr. n. 6) (Enchiridion della Conferenza Episcopale Italiana,
II, Bologna 1985, pp. 448-460) e, a livello pattizio, nell’Intesa fra il
Ministero per i beni e le attività culturali e il Presidente della CEI, firmata
il 18 aprile 2000, in relazione alla conservazione e consultazione degli archivi
d’interesse storico e delle biblioteche degli enti e istituzioni ecclesiastiche,
compresi gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica (Enchiridion
CEI, cit., pp. 1419-1441).
Pertanto, sulla base di tali disposizioni, la CEI assicura che gli strumenti
informatici realizzati dagli Uffici e Servizi di quella Segreteria Generale
nell’ambito dei programmi di inventariazione dei beni culturali ecclesiastici
sono posti gratuitamente a disposizione anche di detti Istituti e Società che ne
facciano richiesta.
In particolare, unitamente al software per l’inventario dei beni storico
artistici e dei beni archivistici, l’Ufficio Nazionale per i beni culturali
ecclesiastici, per quanto possibile, assicura ai predetti Istituti e Società la
formazione del personale, l’assistenza tecnica e la possibilità di aggiornamento
continui mediante l’accesso al Forum sui beni culturali ecclesiastici.
Inoltre un programma relativo alle biblioteche ecclesiastiche è già visitabile
sul sito dell’Ufficio Nazionale Beni Culturali Ecclesiastici.
Riguardo poi a provvidenze economiche, in forza del combinato
disposto dell’art. 1, comma 3, lettera c), delle Disposizioni concernenti la
concessione di contributi finanziari della Conferenza Episcopale Italiana per i
beni culturali ecclesiastici e dell’art. 1, comma 2, del relativo
Regolamento esecutivo (“Notiziario della Conferenza Episcopale Italiana” 9/2003,
pp. 279-295), agli Istituti di vita consacrata e alle Società di vita apostolica
civilmente riconosciuti possono essere erogati contributi per la conservazione e
la consultazione di archivi generalizi e provinciali oltre che di biblioteche di
particolare rilevanza aperti al pubblico. Le richieste devono essere inoltrare
dal Superiore Maggiore tramite l’Ordinario della Diocesi nel cui territorio ha
sede la Casa religiosa per la quale si chiede la sovvenzione.
In ogni caso, la Segreteria Generale della CEI, e in specie l’Ufficio Nazionale
per i Beni Culturali Ecclesiastici si dichiarano disponibili ad individuare
modalità di intervento sui beni dei predetti Istituti e Società compatibili con
quelle già attivate, di concerto con gli organi pubblici, per gli altri Enti
ecclesiastici italiani. Informazioni più dettagliate al riguardo potranno essere
richieste al Centro Servizi Progetti Informatici dell’Ufficio Nazionale per i
Beni Culturali Ecclesiastici della CEI al numero verde 848.580.167 (Dott.ssa
Francesca M. D’Agnelli). Il referente principale è il Direttore dell’Ufficio,
Rev. Don Stefano Russo, Via Aurelia 468, 00165 Roma, e-mail:
unbc@chiesacattolica.it
La CEI pone a disposizione il proprio software anche degli
Istituti e delle Società aventi la propria sede principale non ubicata in
Italia, ma che dispongano in Italia di province o di case riconosciute. In linea
di principio è opportuno adottare il sistema di inventariazione più diffuso nel
Paese in cui è stabilita la stessa Casa generalizia o in quelli in cui
l’Istituto è maggiormente presente; d’altra parte, considerando il fatto che non in tutti i Paesi si sono diffusi
adeguati sistemi di inventariazione, specie in campo informatico, a volte può
essere preferibile fare ricorso a quelli più collaudati e maggiormente
integrabili.
Per quanto concerne infine le risorse economiche, nel caso di
insufficienza dei fondi interni o di impossibilità di provvidenze civili, si
suggeriscono contatti con Organismi internazionali e Fondazioni.
Nel ringraziarLa dell’impegno di codesto Istituto per la cura del proprio
patrimonio storico artistico e per la considerazione con cui vorrà accogliere le
presenti raccomandazioni, restando sempre a disposizione per ogni eventuale
chiarimento, profitto della circostanza per confermarmi con sensi di religioso
ossequio
della Paternità Vostra
della Maternità Vostra
dev.mo nel Signore
Mauro Piacenza Presidente
Prof. Don Carlo Chenis, SDB Segretario
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Ai Reverendissimi Superiori Maggiori
degli Istituti di vita consacrata e della Società di vita apostolica
Loro Sedi.
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