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PONTIFICIA
COMMISSIONE PER I BENI CULTURALI DELLA CHIESA
RELAZIONE DI S.E. MONS.
MAURO PIACENZA
Principi ispiratori per la costruzione di chiese e di spazi per la celebrazione
e l’adorazione dell’Eucaristia
Roma, Palazzo Doria-Pamphili, 8 giugno 2005
Introduzione
Il progetto di una chiesa edificio è complesso e articolato. Esso si fonda sulla
concezione del culto divino che tale spazio accoglie e manifesta. Corrispondendo
alla logica dell’incarnazione, per cui le realtà spirituali trovano espressione
in quelle sensibili, il luogo sacro è il rivestimento corporale dell’azione
liturgica; esso è «simbolo iconico» della Chiesa che si ritiene «corpo mistico»
di Cristo. Ne discende che l’impostazione di una chiesa edificio muove dalla
concezione ecclesiale dello spazio di culto. Questa è soggetta al divenire tanto
rituale quanto culturale. Il primo è dovuto alla diversa riflessione della
Chiesa a livello teologico, ecclesiologico, liturgico, spirituale, tenendo
presente comunque la perennità delle linee di fondo; il secondo alla diversa
compagine psicologica, sociale, culturale. Tenendo presente i due fronti si
attiva l’impegno di una corretta inculturazione della fede nell’azione rituale.
Tale impegno è primario per la committenza e va assunto dai progettisti.
L’ecclesialità nella progettazione cultuale
La costruzione di una chiesa edificio è evento ecclesiale, poiché simboleggia
l’edificazione stessa della comunità cristiana che celebra i «divini misteri» e
«pregusta le realtà celesti». La configurazione dello spazio dedicato al culto
richiede quindi fedeltà al dato dottrinale spiritualità e creatività. Questi
requisiti sono ineludibili. Attraverso il genio creativo è infatti possibile
inventare forme architettoniche atte ad esprimere contenuti che riflettono la
visione ecclesiale. L’architetto, attraverso la personale apertura spirituale,
deve cogliere il senso religioso cristiano onde tradurlo in soluzioni spaziali
congrue alle esigenze liturgiche.
I paradigmi evangelici
Coerentemente al principio generale della religione «in spirito e verità» (Gv
4,23), Dio può essere adorato ovunque senza specifiche delimitazioni spaziali, e
soprattutto va adorato con verità caritatevole nel profondo del proprio intimo
nello spirito del logos incarnato. Per questi motivi, i riferimenti neotestamentari a modelli
architettonici specifici sono scarsi.
Il vangelo elenca, quali «luoghi» teologico-cultuali in prospettiva redentiva,
il Cenacolo, il Calvario, il Sepolcro vuoto. Il Cenacolo
è luogo conviviale descritto come spazio «magnum et stratum», cioè ben
dimensionato in riferimento agli occupanti e decorosamente coperto di tappeti,
oltre che appartato e raccolto (cf Mc 14,14-15). Il Calvario è
luogo infamante, fuori dalle mura di Gerusalemme, usato per le condanne a morte,
per cui contrasta con qualsiasi dedicazione sacrale (cf Ebr 13),
celebrando l’eclissi del divino nella chenosi del Verbo incarnato. Il
Sepolcro è invece luogo dignitoso, scavato nella roccia e non ancora
utilizzato, ma pur sempre deputato ad accogliere spoglie mortali. Nel
Cenacolo Gesù istituisce l’Eucaristia come memoriale per attualizzare in
ogni tempo la sua presenza; sul Calvario celebra il sacrificio della sua
morte per la salvezza dell’umanità; nel sepolcro compie la discesa agli inferi e
la gloriosa resurrezione per inverare «parole e opere» presenti nelle Scritture.
Tali «luoghi» teologizzati si combinano nella concezione dell’altare cristiano,
segno cultuale per eccellenza, che diventa in Cristo ara sacrificale, mensa
conviviale, ricordo sepolcrale. L’altare è dunque il fulcro architettonico
dell’edificio cultuale che lo contiene.
La primitiva comunità cristiana è costretta ad abbandonare il tempio e la
sinagoga, poiché entra in opposizione al giudaismo e si dirige ai gentili.
«Luogo» dell’evangelizzazione è la diaspora dei credenti «fino agli estremi
confini della terra» (Atti 1,8), per cui tutti gli areopaghi sono
utili per annunciare «Cristo, crocifisso e risorto». «Luogo» della «fractio
panis» è qualsiasi ambiente domestico e feriale che va dal rifugio di Emmaus,
alle rive del mare di Galilea, al Cenacolo, alle case patrizie romane, «domus
ecclesiae». Grande rispetto è riservato al «luogo» della sepoltura, specialmente
dei martiri, sicché la chiesa romana primitiva adotta l’impianto delle
catacombe, quale spazio privilegiato di accoglienza per i defunti «in attesa
della resurrezione finale». «Luogo» decisamente cultuale per la comunità
accresciuta numericamente è la «basilica», adottando dalla cultura
architettonica romana uno spazio pubblico.
I criteri compositivi
I criteri compositivi di una chiesa edificio si fondano sulla natura dell’habitat
cultuale. Si tratta di uno spazio complesso e organico, simbolico e iconografico
che si offre ai christifideles convocati in santa assemblea per la
celebrazione dei divini misteri. È dunque luogo comunitario, sacramentale,
mistagogico, escatologico. Ai fini della sua configurazione è importante il
rispetto della memoria per l’inculturazione nella Tradizione, il rispetto della
liturgia per l’inculturazione nei riti (lex orandi, lex credendi).
La costruzione di una chiesa edificio si imposta su un tessuto narrativo
ordinato da determinati criteri di composizione. Questi devono essere compresi
da parte dei fruitori, al fine di cogliere il nesso del racconto, onde
comparteciparvi intimamente lasciandosi così afferrare dal divino.
L’architettura cultuale non inventa lo schema delle strutture che elabora con
genialità creativa, giacché questo emerge dalle esigenze rituali. Essa deve però
infondere bellezza al componimento spaziale per conferire all’azione liturgica
la necessaria sacralità attraverso cui sperimentare l’ineffabile divino.
La chiesa edificio dev’essere uno spazio caratterizzato tanto all’esterno quanto
all’interno.
Il coordinamento architettonico
Un sistema narrativo coerente e comprensibile dà figura allo spazio dedicabile
al sacro in un programma iconografico unitario. Esso si realizza componendo
progettualmente architettura, decorazione, pittura, scultura, vetrate, arredo,
vesti, suppellettili, luci, suoni. L’insieme di questi elementi struttura
un’entità organica vivificata dall’azione liturgica. Si viene così a generare un
universo ordinato al culto e abitato dalla comunità.
Ogni elemento diventa parte integrante di un’unica «installazione» che trova
fulcro nell’altare. Tale «installazione» va soggetta a mutamenti. Ordinariamente
varia in riferimento ai tempi liturgici e ai riti celebrati. Lo spazio deve
essere allora strutturato in modo che si possano prevedere effimeri occasionali,
giochi luminosi, percorsi processionali, zone differenti. Lo stile, sempre e
comunque, deve disporre i fedeli al raccoglimento religioso.
L’ideologia spaziale
Lo spazio interno deve garantire l’attiva partecipazione dei fedeli. Occorre
quindi che gli elementi rituali siano visibili e comprensibili, che i fedeli
possano sostare seduti o muoversi in processione, che la struttura sia
dimensionata alle esigenze rituali e al numero dei partecipanti. Inoltre,
all’interno, si deve creare un clima di raccoglimento nella partecipazione, per
cui è importante che il sistema di illuminazione, la diffusione del suono, la
climatizzazione dell’ambiente diano agio ai fedeli.
Anche l’esterno ha valori cultuali, perciò non va disdegnato l’elemento
narrativo che si fa annuncio e invito attraverso il presentarsi delle
architetture, l’esporsi di iconografie, il ricorso delle dediche e il suono
delle campane. Non va trascurato il rapporto con l’intorno urbanistico,
coordinando sagrato e portale, materiali e stili. Diventa auspicabile la
costruzione di ambienti annessi alla chiesa edificio, specie se parrocchiale,
perché alla lex orandi si deve pastoralmente coniugare la lex vivendi.
Strutturalmente la chiesa edificio genera un impatto ambientale. Volumi,
stile, materiali entrano in relazione con gli altri edifici e con il paesaggio.
Si pone quindi il problema progettuale di caratterizzare la struttura dedicata
al culto. Di norma l’edificio deve essere ben riconoscibile.
Nel passato, costruzioni anche possenti – come i complessi monastici e i
santuari – non turbavano oltremodo il paesaggio, giacché pensati in riferimento
alla natura e costruiti con materiali naturali. Attualmente, la scelta di
materiali artificiali ed eterogenei al paesaggio va attentamente ponderata e
vanno studiati volumi capaci di accordarsi con il territorio. Dal momento che la
chiesa edificio celebra l’incontro dell’uomo con Dio non deve far dimenticare
che tale incontro è innanzitutto possibile nell’itinerario che dalla creazione
conduce al Creatore.
La tipologia interna
All’interno, lo spazio cultuale si articola in diversi luoghi: battistero,
presbiterio, aula, schola, penitenzieria,
cappella per la custodia del sacramento, cripte, cappelle votive,
sepolture, ecc. Ciascuno di questi ambienti deve la sua identità al fatto
che è «luogo» liturgico ed è iconograficamente integrabile.
1) Il battistero è il luogo in cui i catecumeni diventano cristiani. Dal
momento che il catecumeno non appartiene ancora alla Chiesa, tale luogo va
distinto dall’aula e soprattutto dal presbiterio. Pertanto l’area battesimale
deve essere chiaramente diversificata attraverso ribassamenti pavimentali,
quinte murarie, volumi circoscritti.
2) Il presbiterio è il luogo principale per l’azione cultuale ed è
riservato ai sacri ministri. Si tratta di un’area architettonicamente separata
dal resto della chiesa attraverso un sistema di pedane gradonate, marcature
cromatiche, arredi architettonici. Si contraddistingue in tre poli cristologici
– altare, ambone, sede – ed è sormontato dal crocifisso.
3) L’altare costituisce il fulcro di progettazione dell’intera chiesa
edificio, poiché su di esso si celebra il santo sacrificio. È ara in cui Cristo
si offre quale vittima sacrificata e sommo sacerdote; è mensa a cui Cristo
invita i suoi discepoli per la santa cena nel suo aspetto di memoria e
memoriale; è sepolcro che ricorda la morte e resurrezione di Cristo.
4) Come l’altare è la mensa del sacrificio, l’ambone è la mensa della
parola. È auspicabile che sia fisso, distinto dal resto del presbiterio, dotato
di una struttura avvolgente.
5) La sede è invece il segno della presidenza da dove il celebrante, in
persona Christi, presiede la comunità riunita in santa assemblea. Da un
punto di vista progettuale è opportuno che altare, ambone e sede abbiano un
coordinamento stilistico, onde assimilare iconograficamente Cristo-parola,
Cristo-sacrificio, Cristo-capo.
6) Il tabernacolo è il luogo della custodia eucaristica e non solo della
cosiddetta “riserva”. Nelle chiese di nuova costruzione è opportuno predisporre
una cappella per l’adorazione eucaristica in continuità architettonica con
l’area presbiteriale; essa potrebbe anche assolvere alla funzione di cappella
per le celebrazioni feriali. Negli adeguamenti liturgici si devono evitare
collocazioni del tabernacolo in luoghi poco perspicui ed architettonicamente
incongrui. Quando il tabernacolo è collocato al centro del presbiterio deve
sormontare l’impianto generale ed essere di accesso celebrativo. In tal caso la
sede, se centrale, non deve coprirlo e neppure dovrebbe coprirlo il presidente
quando è alla sede. Per permettere un adeguato rispetto della conservazione
eucaristica e dell’azione liturgica è opportuno che il tabernacolo non sia
collocato parallelamente all’ambone, o in interferenza con gli altri luoghi
celebrativi. Quanto alla struttura, il tabernacolo, oltre a garantire
l’inviolabilità prescritta, deve avere forma nobile ed iconografia coerente,
così da significare la presenza reale inducendo all’adorazione personale.
7) L’aula è il luogo dell’assemblea. Va progettata in modo che i fedeli
possano muoversi e sostare agevolmente secondo le esigenze rituali. Sono quindi
da prevedersi sedili, inginocchiatoi (ormai troppo spesso dimenticati),
percorsi, varchi. È importante garantire ai partecipanti la visibilità del
presbiterio e la diffusione del suono, al fine di rendere possibile l’attiva
partecipazione. Nella sistemazione dell’aula si possono destinare zone alla
collocazione di arredi idonei per la celebrazione dei matrimoni e dei funerali.
8) La penitenzieria è invece il luogo dedicato alla celebrazione della
riconciliazione. Dal momento che la Chiesa esige la confessione auricolare, tale
luogo deve prevedere spazi per l’incontro riservato tra confessore e penitente.
Nella chiesa edificio possono altresì trovarsi cappelle votive volute
dalla pietà popolare che però non devono imporsi surrettiziamente sull’impianto
generale. In questi casi il criterio artistico va correlato a quello devozionale.
Comunque l’inserimento di nuove effigi non deve essere affidato al gusto e ai
desideri di singoli, ma guidato dai responsabili della pastorale e dagli esperti
dell’arte. Gusto e devozioni vanno infatti convenientemente educati alla scuola
della fede perenne della Chiesa.
La chiesa edificio è dunque metafora della nuova Gerusalemme, narrando
iconograficamente l’intima unione tra la Chiesa peregrinante, la Chiesa
purificante e la Chiesa trionfante. Simboli figurativi e non figurativi vanno
dunque fruiti con un’ermeneutica teologica e in un contesto liturgico.
Conclusione
Nella coscienza della Chiesa l’ambiente cultuale non è un insieme di elementi
giustapposti, ma un unum per se che si sostanzia dall’evento celebrativo.
Vanno dunque evitate ripetizioni iconografiche, contenuti erronei, impianti
farraginosi, forme depravate, ecc. Il sistema è paragonabile ad un organismo
vivente, che è composto di innumerevoli parti, ma deve la sua essenza al fatto
di costituire un organismo animato. Perciò come in un vivente la vivisezione fa
perdere l’elemento peculiare della vita, così per una chiesa edificio la
scomposizione ne altera irrimediabilmente l’essenza.
Inoltre, come un organismo vivente si evolve nel tempo senza con questo mutare
mai d’identità, così la chiesa edificio cambia in riferimento alle esigenze
liturgiche e alle congiunture storiche mantenendo la propria essenza.
Ogni parte della chiesa edificio è dunque ordinata ad un insieme superiore e
riceve linfa vitale dal culto divino. Si tratta di tante tessere di un unico
mosaico, il cui artefice ultimo è Dio e il cui disegno celebra in Cristo logos incarnato il suo incontro con la comunità.
Mauro Piacenza
Presidente della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa
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