La Pontificia Accademia di Teologia fu
fondata a Roma e ricevette i suoi primi Statuti da Clemente XI, nel 1718. Fu
fondata nell’Urbe come sede delle discipline sacre e nutrice degli spiriti
nobili, in modo che quasi come da una sorgente scaturissero frutti abbondanti
per la causa cattolica. Quindi il suddetto Sommo Pontefice, con Lettera del
23-IV-1718, istituì canonicamente una sede di studi e la ricolmò di privilegi.
Benedetto XIII che, mentre era cardinale, «summa cum animi... iucunditate» (cfr
Litt. Apost. 6-V-1726) frequentava le riunioni e gli esercizi della stessa
Accademia, rifletteva su «quanto splendore e decoro avrebbe arrecato non
soltanto all’Alma città di Roma ma a tutto il mondo cristiano, se la stessa
Accademia fosse stata potenziata da nuove e più valide forze, il cui impegno
fosse più validamente sostenuto, in modo da compiere progressi continui» (cfr
ibid.). Quindi non solo approvò l’Accademia che Clemente XI aveva istituito ma
anche la ricolmò della sua benevolenza e della sua munificenza. Riconoscendo,
quindi, i frutti soddisfacenti ed abbondantissimi, prodotti dalla Accademia
Teologica, Clemente XIV continuò ad assisterla con una non diversa munificenza
e benevolenza. Tutto questo impegno fu ancora fatto proprio e perfezionato da
Gregorio XVI che approvò, il 26-X-1838, con l’autorità Apostolica, gli Statuti
saggiamente elaborati. Il Pontefice Giovanni Paolo II in data 28 gennaio 1999
ne ha rinnovato gli statuti, infondendo nuovo vigore all’opera della
Pontificia Accademia Teologica.
Creata come sede delle scienze sacre al fine di formare
dei teologi ben preparati, l'Accademia ha la missione di promuovere il dialogo
fra la fede e la ragione nonché l'approfondimento della dottrina cristiana
seguendo le indicazioni del Santo Padre (Cf. Inter Munera Academiarum,
n. 5), che ha identificato i compiti attuali per la teologia nei n. 92-99
dell'Enciclica Fides et Ratio, per presentare il messaggio cristiano in modo
che corrisponda alle esigenze del nostro tempo. Nell'approfondire la verità
rivelata, gli Accademici devono tener presente il loro compito che «consiste
nel presentare l'intelligenza della Rivelazione ed il contenuto della fede» (Ibid.,
n. 93) che si esprimono nel tempo e nelle culture ma le superano. La perenne
validità delle stesse formule dogmatiche, elaborate in tempi vari e culture
determinate, richiede «l'applicazione di un'ermeneutica aperta all'istanza
metafisica» (Ibid., n. 95) per mettere in luce la verità espressa nell'ambito
di questi condizionamenti necessari. Quindi, uno dei principali compiti degli
Accademici consiste nella comprensione della verità rivelata e nella sua
presentazione agli uomini di oggi, affinché recepiscano il messaggio di Cristo
e lo incarnino nella propria vita e nelle loro culture, come sorgente
inesauribile di rinnovamento, sia nel campo della fede, sia nel campo della
morale. Per questo, è chiesto all'Accademia di curare lo studio di
un'antropologia filosofica e di una metafisica del bene, in un proficuo
dialogo fra la teologia e le differenti correnti filosofiche «in vista della
comunicazione della fede e di una sua più profonda comprensione (Ibid., n.
98-99).
Il Santo Padre, con la sua
Lettera Apostolica Inter Munera Academiarum, rammenta agli Accademici e
a tutti i teologi che la fede non teme la ragione e la ragione non teme la
fede. Anzi la ragione stessa ha fiducia nella fede perché la fede eleva e fa
progredire la ragione, così come la grazia sublima e perfeziona la natura.
La fede stessa ha bisogno della cultura, perché
deve esprimersi per essere assimilata, vissuta e testimoniata. Giovanni Paolo
II dichiarava ai partecipanti al IX Congresso Tomistico Internazionale del
1990: «La fede, infatti, è in qualche modo esercizio del pensiero; la ragione
dell'uomo non si annulla né si avvilisce dando l'assenso ai contenuti di fede;
questi sono in ogni caso raggiunti con scelta libera e consapevole». Infatti
il Vangelo è sorgente di cultura, perché quando la fede dice all'uomo chi egli
è e come egli deve vivere veramente da uomo amato, salvato e chiamato da Dio,
la fede genera una cultura che non si aggiunge alla cultura primitiva
dell'uomo, ma la permea, elevandola nella ricerca dell'unica Verità. Sant'Ireneo
scrive nel suo Trattato contro le eresie: «Così come il sole creato da
Dio è unico e il medesimo nel mondo intero, la predicazione della Verità
risplende dappertutto ed illumina tutti gli uomini che vogliono conseguire il
godimento della conoscenza della Verità» (Trattato contro le eresie, lib. 1,
10, 1-3).
Rinnovando la sua fiducia alla Pontificia Accademia di
Teologia, Giovanni Paolo II ha voluto comunicarci la sua passione per la verità,
il suo amore per la verità e il suo personale impegno nello studio della
verità. Gli Accademici anziani e nuovi gli sono grati per questo decisivo
impulso di cui l'Enciclica Fides et Ratio è il segno più forte. Sulla scia
della lunga tradizione accademica romana, l’ Accademia rinnovata è più che mai
invitata non solo ad approfondire il mistero di Dio e dell'uomo, ma anche ad
esprimerlo in modo da favorirne la comprensione presso gli uomini e le donne
del III Millennio.