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PONTIFICIA
ACCADEMIA
ECCLESIASTICA
Cenni storici
(1701-2001)

La Pontificia
Accademia Ecclesiastica è oggi l'istituzione in cui si formano i sacerdoti che
si preparano a far parte del servizio diplomatico della
Santa Sede, presso le Nunziature Apostoliche o la Segreteria di Stato.
Fondata a Roma nel
1701dall'abate Pietro Garagni, con il consiglio
del beato Sebastiano Valfrè, dell’Oratorio di S.
Filippo Neri di Torino, la sua prima denominazione
fu “Accademia dei Nobili Ecclesiastici”. Essa, nell'intenzione del fondatore,
doveva diffondersi pure in altre diocesi. La sua prima sede fu il Palazzo Gabrielli
a Monte Giordano, ora Palazzo Taverna. Sin dall'inizio l'Accademia
ebbe l'appoggio e l'approvazione del Papa Clemente XI e a soli 20 anni dalla
sua fondazione contava più di 150 ex alunni.
Il governo
dell'Accademia era affidato ad un Superiore, scelto tra i convittori, in età
non inferiore ai 30 anni. Nella scelta si badava alla "maggiore esperienza,
attitudine e spirito ecclesiastico del candidato".
Nell'anno 1703, il
Papa Clemente XI decise di prendere l'Accademia sotto la sua immediata cura e
dispose che la stessa fosse trasferita al Palazzo
Gottofredi, in Piazza Venezia. Poi, il 2 giugno 1706, l'Accademia si
trasferiva nell'antico Palazzo Severoli, di Piazza della Minerva, sua sede ancora oggi.
Con la morte di
Clemente XI e del cardinale Imperiali, Protettore dell'Accademia, essa si
trovò in situazione economica assai difficile. Inoltre, i Padri della
Missione, ai quali era stata affidata la direzione dell'Istituto, lasciarono l'incarico nel 1739.
Divenuto Pontefice,
con il nome di Clemente XIII, il cardinale Rezzonico,
che era stato alunno dell'Accademia, tentò di risollevarla, ma, - come
riferisce il cronista dell'epoca - preferì poi sospendere l’attività
dell'Istituto per riprenderla in circostanze migliori, che si speravano non
molto lontane. Purtroppo, durante gli 11 anni in cui l’Accademia rimase
chiusa, un amministratore poco scrupoloso s’impossessò dei beni che
rimanevano. Lo stabile diventò una specie di pubblico alloggio e un gruppo di
dieci inquilini si appropriò di ciò che serviva al
proprio comodo e perfino diede in uso delle stanze a privati e mercanti.
L'Accademia fu ridotta "peggio non dico di una locanda, ma di una stalla",
scrive il cronista.
Nel conclave del
1775 fu posta la questione della riapertura dell'Accademia. Appena avvenuta l’’elezione di Papa Pio VI,
l’Accademia fu riaperta nel mese di novembre dello stesso anno e ne fu
nominato Presidente il p. Paolo Antonio Paoli,
Procuratore generale della Congregazione della Madre di Dio in Campitelli. Nell'anno successivo, il Pontefice
volle visitare personalmente l'Accademia. Inoltre, durante il suo pontificato fu istaurata
la consuetudine che un
alunno dell'Accademia pronunciasse un discorso alla presenza del Santo Padre
nella festa della Cattedra di San Pietro.
Mal'Accademia fu beneficata da Pio VI soprattutto dal punto di vista economico. Infatti, in seguito all’estinzione dell'Ordine dei
Canonici Regolari di S. Antonio di Vienna, assorbito dall'Ordine di Malta, i
beni appartenenti a detti Canonici Regolari che si trovavano entro i confini
degli Stati Pontifici furono devoluti all'Accademia, con Breve Pontificio del
17 dicembre 1777. E poiché S. Antonio Abate era il
Protettore dell'Ordine estinto, dallo stesso Papa Pio VI fu dichiarato Patrono
dell'Accademia "propter
dictam unionem bonorum".
Con queste donazioni, vi fu un periodo fortunato per l'Accademia, visitata
dal Papa per una seconda volta nel mese di marzo del 1778. Proprio in questo
periodo fu alunno dell'Accademia Annibale della Genga, il quale nel 1823 fu eletto alla Cattedra
di Pietro con il nome di Leone XII.
Con la rivoluzione
del 1798, anche l'Accademia fu travolta e costretta a rimanere di nuovo chiusa
per un periodo di cinque anni.
Riaperta poi nel 1803, per decisione del Papa Pio VII, divenne un istituto
ecclesiastico con normali corsi di teologia e di diritto, e con il privilegio
di presentare ogni anno all'Università della Sapienza due alunni, per
conseguire la laurea rispettivamente in teologia e in diritto. Purtroppo,
soprattutto per un rilassamento nella disciplina, l'Accademia cadde in
progressiva disistima.
Preoccupato per il
cattivo andamento dell'Istituto, sin dagli inizi del suo Pontificato, il beato
Pio IX creò una speciale Commissione di Cardinali, alla quale affidò
l'incarico di prendere le necessarie misure per rimettere l'Accademia sulla
buona strada. I Porporati giunsero alla decisione di chiuderla a tempo
indeterminato. Tutti gli alunni furono, infatti, licenziati al termine
dell'anno scolastico 1847. Nei locali dell'Accademia, in seguito alle
agitazioni popolari del 1848 e 1849, s’insediò il Ministero della Guerra e
della Marina della Repubblica Romana e alcuni suoi beni furono poi confiscati
dalle truppe francesi.
Nel 1850 l'Accademia
poté finalmente riprendere la propria attività, acquistando una nuova
fisionomia e una più specifica finalità. Secondo il regolamento emanato da Pio
IX, l'Istituzione ha assunto lo scopo ben determinato di formare i giovani
ecclesiastici o per il servizio diplomatico della Santa Sede, o per il servizio amministrativo in Curia o nello Stato Pontificio.
Fu stabilito l'obbligo di ottenere la laurea in teologia e
in diritto e gli alunni dovevano seguire un corso triennale di diplomazia e di
lingue estere.
Nel 1878 fu eletto
Papa un altro ex alunno dell'Accademia, il cardinale Gioacchino Pecci, il quale assunse il nome di Leone XIII. Il
Pontefice volle subito dare ancora maggiore serietà alla preparazione
intellettuale degli accademici, imponendo ai medesimi
periodiche dissertazioni pubbliche.
Nei primi decenni
del secolo XX e particolarmente sotto la Presidenza di mons. Rafael Merry del Val, futuro
Segretario di Stato del Papa S. Pio X, l’Accademia ospitò numerosi inglesi,
convertiti al cattolicesimo, i quali andavano preparandosi al sacerdozio.
Nel conclave del
1914 fu eletto Papa, con il nome di Benedetto XV, il cardinale Giacomo Della
Chiesa, che dell’Accademia prima fu alunno e poi professore di stile
diplomatico.
Nuovo impulso e, per
così dire, una filosofia più corrispondente ai nostri tempi ricevette
l'Accademia dai Papi Pio XI e Pio XII. Il primo, stabilì che il Protettore di
essa fosse il Segretario di Stato pro tempore e diede all'Istituto l’’attuale nome
di “Pontificia Accademia Ecclesiastica”. Il secondo, professore per cinque
anni di diplomazia ecclesiastica presso l’’Accademia, dispose che fosse
redatto un nuovo regolamento, emanato nel 1945, che è ancora in vigore.
L'interno dello
stabile dell'Accademia fu completamente ristrutturato per opera del beato
Giovanni XXIII. Il Papa Paolo VI, anch’egli ex
alunno, e l'attuale Pontefice, Giovanni Paolo II, hanno illuminato, con i loro
insegnamenti e le loro visite, la vita e l'andamento della Pontificia
Accademia Ecclesiastica, ormai tricentenaria,
preparandola ad affrontare con rinnovato impulso le sfide e le speranze del
mondo e della Chiesa all’inizio del terzo millennio cristiano.
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