Omelia di S.B. il Cardinale Prefetto
della Congregazione per le Chiese Orientali
Gran Cancelliere
Rendo grazie al Signore per questo
incontro sempre molto gradito.
E subito porgo i rallegramenti e gli auguri più fervidi all'Em.mo Padre Tomas
Spidlik, che abbiamo la gioia di avere con noi, per la recentissima nomina a
Cardinale di Santa Romana Chiesa. Essa è motivo di grande onore per tutti gli
orientali ed è un meritatissimo riconoscimento al suo encomiabile amore per
l'Oriente Cristiano.
Saluto cordialmente il Padre Rettore, il Vicerettore, i Decani, i Professori,
gli Studenti con tutta l'amata comunità del Pontificio Istituto Orientale.
Ed esprimo la mia soddisfazione e l'apprezzamento più vivi per la serietà
nella conduzione della vita accademica ai vari livelli, lo sviluppo
dell'attività scientifica e i risultati. Il mio grazie molto sentito al
Rettore, alle altre Autorità Accademiche, al Corpo Docenti e a tutti i
Collaboratori.
Ai carissimo Studenti uno speciale augurio per un anno accademico fruttuoso
sotto il profilo culturale e spirituale.
L'inizio del nuovo anno accademico
2003-2004 è occasione felice per vivere insieme un momento d'intensa preghiera,
come stiamo facendo in questa solenne Liturgia in rito Bizantino-Ucraino,
celebrata da S.Ecc.za Mons. Sofronio Mudry, OSBM, Vescovo di Ivano-Frankivsk. E'
bene, prima d'intraprendere un percorso tanto significativo per una Comunità
universitaria, chiedere luce e forza al Padre di ogni dono perché assecondi la
vostra buona volontà e i vostri propositi, cari Professori e Studenti del
Pontificio Istituto Orientale.
1 - La parola dell'apostolo Paolo ci
richiama alla grave responsabilità della profezia. Il profeta parla al posto di
Dio e dice il pensiero di Dio sul tempo, sulla storia, sull'uomo. Guai a noi se
non saremo trovati autentici nel manifestare questo giudizio di Dio! S. Paolo ci
raccomanda di essere come bambini quanto alla semplicità di cuore, quanto alla
fiducia verso coloro che hanno cura di essi, quanto al credito completo che essi
danno ai propri genitori. Una fede provata spinge ad abbandonare l'immaturità
tipica del bambino, incapace di valutare e di assumersi coerentemente la propria
responsabilità; questa esige che diventiamo "uomini maturi" (1a Cor
14,20c), capaci cioè di discernimento, di un giudizio che ci permette di
assumerci la fatica e la gioia della sequela di Cristo.
Il Vangelo di Luca ci parla del perdono. Come il peccato ha perturbato la
presenza di Dio sulla terra e ha reso impossibile la relazione di noi uomini con
Dio , così Cristo è venuto a offrire il perdono di Dio a "coloro che
hanno peccato". Gesù, nella sua identificazione con Dio, senza la
mediazione d'un sacrificio, se non della sua morte, senza una previa conversione
di noi uomini, se non della sua santità di Figlio di Dio, ha potuto proclamare
semplicemente:" i tuoi peccati ti sono rimessi" ( Lc 5,20b). In Cristo
Dio si è rivelato con il Suo volto più autentico; egli si è fatto conoscere
come più di un amico: è Padre che perdona senza chiedere nulla in compenso, se
non di aderire alla remissione dei peccati. E con questa dichiarazione,
comprendiamo che è Gesù che attualizza la redenzione dal peccato e che offre
il perdono di Dio. Questa perìcope lucana del paralitico guarito e perdonato,
ci permette anche un altro rilievo importante; si dice, infatti, dopo la sua
guarigione:"…e si avviò verso casa glorificando Dio. Tutti rimasero
stupiti e levavano lode a Dio; pieni di timore dicevano:" oggi abbiamo
visto cose prodigiose" (Lc 5,25-26). L'opera di remissione dei peccati
Gesù Cristo si è preoccupato di farla continuare nella Chiesa. Ecco il
risvolto ecclesiologico; con la Chiesa Egli fa perpetuare nel tempo e per tutti
gli uomini il potere di perdonare. Queste sono "le cose prodigiose"
che la Chiesa di Cristo continua a donare al mondo; questo è lo stupore che noi
stessi non dobbiamo mai perdere, questa è la verità che va testimoniata con la
nostra carità evangelica, che è il prodigio continuo che l'umanità si attende
dai cristiani. Il perdono, ricevuto e sperimentato dal Cristo morto e risorto,
deve diventare la fiamma che alimenta il nostro amore verso tutti, soprattutto
verso gli ultimi e i peccatori.
2. Per vivere sempre autenticamente il
dono della profezia e il comandamento del perdono, così come ci sono presentati
dalla Parola di Dio odierna, è necessario rifarci al modello dei grandi dottori
della Chiesa.
Desidero, infatti, ricordare che proprio il 5 ottobre 1920 Benedetto XV, con la
Lettera Enciclica Principi apostolorum Petro, proclamava Sant'Efrem
"Dottore della Chiesa" ( AAS 12 (1920) 457-471). Con questo solenne
riconoscimento non solo acquistava notorietà Efrem, ma si è potuto vedere
dalla ripresa degli studi su di Lui, come egli sia attuale nella vita della
Chiesa, proprio come lo è stato al suo tempo. Mi pare, cari Professori, di
poter riconoscere in lui un modello di docente. Il papa stesso fa un
significativo parallelo tra Efrem e Girolamo, paragonandoli a due lampade
destinate da Dio a illuminare rispettivamente l'occidente e l'oriente (AAS
12,459).
La teologia simbolica di Sant'Efrem non va considerata "reperto prezioso di
un antico metodo teologico, ma anche come lezione significativa e permanente
della moderna teologia, modello a cui ispirarsi per rivitalizzare i sistemi
troppo rigidi del pensiero dogmatico occidentale, per inculturare efficacemente
e con fedeltà al dato biblico l'annuncio cristiano nelle terre di
missione"(Cfr. Efrem il Siro, Inni Pasquali, di Ignazio De Francesco,
Milano 2001, pp.94-95). Efrem ha saputo trasmettere al popolo, attraverso
l'innografia e il canto liturgico, i più profondi contenuti dottrinali,
prospettando così vie diverse all'esegesi e alle letture scritturistiche
proclamate nella liturgia. Infine, egli ci apre l'animo a un grande senso
ecumenico, per il fatto che è autore davvero "accolto e apprezzato da
tutte le più antiche tradizioni cristiane, che onorano in lui l'esegeta, il
catecheta, il liturgo, l'autore spirituale, l'uomo che ha fatto incontrare il
cristianesimo europeo con la cultura mesopotamica e persiana".
Cari professori, l'esempio di tali maestri sprona a curare i vostri studi
accademici in modo sempre più rigoroso e scientifico; è necessario cioè che
nulla sia fuori dalla vostra attenzione, che la vostra ricerca, in qualsiasi
settore sia applicata, venga aggiornata di continuo, si basi su fonti sicure, si
confronti con la critica e l'interdisciplinarità più feconde, che la
riflessione personale, infine, sappia presentare con metodo e unitarietà i
risultati del vostro lavoro culturale.
Voi sapete che la vostra "missione" di docenti in questo Pontificio
Istituto esalta la vocazione dottorale; non è tanto a titolo personale che
siete chiamati ad esercitare l'attività di docenza, ma è la Chiesa che affida
a Voi l'esercizio del delicato compito d'introdurre e di preparare nelle
Discipline Ecclesiastiche Orientali giovani seminaristi, sacerdoti, religiosi e
religiose, laici e laiche. Si tratta quindi non solo d'insegnare secondo
l'orientamento della Chiesa, ma è necessario che aiutiate i discepoli a
interiorizzare rettamente gli insegnamenti del Magistero, ad amare le loro
Tradizioni Orientali d'appartenenza, a sapersi confrontare criticamente con il
mondo contemporaneo e le civiltà dei loro paesi.
Il vostro esempio, carissimi Professori, è la prima proposta autorevole e
credibile di vita cristiana che i nostri studenti ricevono venendo in Occidente.
Per questo, il compito vostro, mediante l'insegnamento, ha un'indole altamente
educativa; gli scolari vanno aiutati da voi a crescere nell'amore alla Chiesa,
nella fedeltà all'insegnamento del Papa. Attraverso gli studi debbono maturarsi
e consolidarsi nella loro missione, trovando nell'acquisizione dei titoli di
studio e delle competenze scientifiche, strumenti opportuni per servire con
amore, dedito e incondizionato, le loro Chiese e le Comunità alle quali saranno
inviati.
3. Carissimi, come si può mantenere
nella giusta rettitudine l'amore per Dio e l'applicazione doverosa negli studi?
A questo proposito ci illumina S. Francesco d'Assisi, festeggiato oggi dalla
Chiesa Latina. Mi piace richiamarvi il bigliettino con cui questo grande santo
autorizzò il discepolo Antonio da Padova a studiare e a comprare libri per la
sua predicazione e i suoi studi:" Ho piacere che tu insegni la sacra
teologia ai frati, purché in tale occupazione, tu non estingua lo spirito della
santa orazione e devozione, come è scritto nella Regola (Regola Bollata, c.5)
(Gli scritti di Francesco e Chiara d'Assisi, Messaggero 1978,Padova, p.111). Se
l'orazione mette in evidenza il nostro rapporto con Dio, in un certo senso
corrisponde alla contemplazione, la devozione, invece, evidenzia la nostra
riflessione, l'interiorizzazione di quanto veniamo a conoscere e pensare. S.
Francesco raccomanda che l'unico spirito che anima la contemplazione di Dio e lo
studio personale non abbia a perdere il suo fervore.
Ci aiutino, quindi, questi grandi Santi, soprattutto la santissima Madre di Dio,
a crescere in questo autentico spirito di discepolato di Cristo, suo Figlio.
Amen.
Card. Ignace Moussa I Daoud
Patriarca emerito di Antiochia dei Siri, Prefetto