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CONGREGAZIONE PER IL CLERO
SYMPOSIUM INTERNAZIONALE
IN OCCASIONE DEL XXX ANNIVERSARIO
DELLA PROMULGAZIONE DEL DECRETO CONCILIARE
PRESBYTERORUM ORDINIS
MESSAGGIO FINALE
A TUTTI I SACERDOTI DEL MONDO
CITTA’ DEL VATICANO
23 - 28 ottobre 1995
MESSAGGIO FINALE
Da trent'anni il Decreto conciliare
Presbyterorum Ordinis segna il cammino della Chiesa al fine di definire
l'identità, a ministero e la vita dei presbiteri e riflette le gioie, le
speranze, le difficoltà e le inquietudini dei sacerdoti che hanno consacrato
nella loro vita a Cristo, capo e Pastore, Sommo ed Eterno Sacerdote.
Incoraggiati dall'auspicio del Santo Padre,
noi Partecipanti a questo Symposium Internazionale, promosso dalla Congregazione
per il Clero in occasione del XXX anniversario della promulgazione del decreto
conciliare Presbyterorum Ordinis, abbiamo riflettuto sulla figura del sacerdote
alle soglie del Terzo Millennio, impegnato per la Nuova Evangelizzazione.
Nella preghiera, nella riflessione e nelle
comunicazioni reciproche, cum Petro et sub Petro, abbiamo pensato a tutti i
sacerdoti del mondo che nell'opera silenziosa e quotidiana esercitano con gioia
il ministero presbiterale a servizio delle comunità cristiane. Abbiamo avuti
presenti nel cuore e nella mente soprattutto i sacerdoti soli, provati dalla
malattia, anziani; i sacerdoti perseguitati a causa di Cristo e della sua
Chiesa, o vittime della guerra e della violenza; i sacerdoti che per qualunque
motivo vivono con qualche difficoltà il loro servizio a Dio e alla Chiesa.
La presenza di noi Vescovi, presidenti delle
Commissioni Episcopali per il Clero di tutto il mondo, e di noi sacerdoti
delegati dalle medesime Conferenze Episcopali è stata l'occasione per rinnovare
la nostra fede in Cristo Signore e Maestro, che è il centro e il fine della
storia, il Signore del tempo.
Siamo consapevoli che le difficoltà e le
sfide non mancano. La trasformazione epocale degli ultimi trent'anni e l'aprirsi
del Terzo Millennio dell'Era Cristiana interpellano tutti i presbiteri a farsi
araldi della nuova evangelizzazione, testimoni intrepidi dell'amore con cui Dio
ama ogni creatura, gioiosi nella quotidiana fedeltà e nella pronta e felice
disponibilità al Signore che è il Padrone della messe.
Ribadiamo che l'essere e l'agire dei sacerdoti
nella Chiesa e nel mondo sono indispensabili e insostituibili. Ministri
dell'Eucaristia, dispensatori della misericordia divina nel sacramento della
Riconciliazione, consolatori delle anime, guide dei fedeli tutti nelle
tempestose difficoltà della vita, i presbiteri agiscono per mandato e *in
persona Cristi Capitis.
Durante questo Symposium abbiamo ancor più
preso coscienza che dobbiamo continuamente camminare verso la piena
realizzazione della nostra identità sacerdotale. La nostra spiritualità ci
spinge a rinnovare in Dio la fede, la speranza e la carità.
Siamo convinti che la formazione permanente è
compito prioritario e urgente. Servitori del ministero, radicati nella Parola di
Dio, siamo chiamati a crescere ogni giorno nella grazia per essere veramente
testimoni del Vangelo.
Servitori della comunione dobbiamo realizzare
continuamente una maggiore integrazione personale e comunitaria per il servizio
alla Chiesa, che è la famiglia dei figli di Dio. Servitori della missione,
siamo chiamati a rispondere con entusiasmo ai segni dei tempi, cercando di
comprendere e valutare con criteri di discernimento evangelico le circostanze
culturali e sociali che cambiano rapidamente e che sfidano la nostra missione di
servizio a tutta l'umanità.
Nella nostra dedizione generosa, seria e
continuata, avremo sempre la certezza della gratuità della chiamata nelle
nostre vite e scopriremo che non c'è posto per lo scoraggiamento; che il nostro
servizio è sempre dono gioioso che attira l'amore e la benedizione di Dio.
Pertanto:
Noi, Vescovi e sacerdoti, rappresentanti delle
Conferenze Episcopali del mondo:
- esprimiamo riconoscenza al Santo Padre e
alla Congregazione per il Clero per l'opportunità offerta di approfondire
il Decreto conciliare, tenendo presente il cammino magisteriale di questi
trent'anni;
- constatiamo con gioia che i lavori si
sono svolti in un clima di autentica comunione e di fraternità sacerdotale
e che i temi trattati sono stati ricchi di insegnamenti teologici,
spirituali e pastorali;
- con il seguente Messaggio rivolgiamo a
tutti i sacerdoti del mondo, proponendo loro alcuni punti di riflessione:
IDENTITA’ DEL PRESBITERO
La funzione dei Presbiteri, in quanto
strettamente vincolata all'Ordine episcopale, partecipa della autorità con la
quale Cristo stesso fa crescere, santifica e governa il proprio Corpo. Per
questo motivo, il sacerdozio dei Presbiteri, pur presupponendo i Sacramenti
dell'iniziazione cristiana, viene conferito da qual particolare Sacramento per
il quale i Presbiteri, in virtù dell'unzione dello Spirito Santo, sono marcati
da uno speciale carattere che li configura a Cristo Sacerdote, in modo da poter
agire in nome di Cristo, Capo della Chiesa.
Presbyterorum Ordinis, 2
La conoscenza della natura e della missione
del sacerdozio ministeriale è il presupposto irrinunciabile, e nello stesso
tempo la guida Più sicura e lo stimolo più incisivo, per sviluppare nella
Chiesa l'azione pastorale di promozione e di discernimento delle vocazioni
sacerdotali e di formazione dei chiamati al ministero ordinato.
Pastores dabo vobis, 1
Il sacerdozio ministeriale rende tangibile l’azione
propria di Cristo Capo e testimonia che Cristo non si è allontanato dalla sua
Chiesa, ma continua a vivificarla col suo perenne sacerdozio.
Direttorio per il ministero e la vita dei
presbiteri, 1
Affinché il sacerdote possa essere sale e
lievito nelle attuali circostanze sociali e culturali, raccomandiamo un
approfondimento permanente dell'identità presbiterale. t la chiarezza e la
costante consapevolezza della propria identità a determinare l'equilibrio della
vita sacerdotale e la fecondità del ministero pastorale che da essa consegue. A
tale scopo si suggerisce:
I presbiteri, in un clima di contemplativo
silenzio, riflettano sulla propria vocazione che è dono e mistero: dono per
il quale ringraziare e mistero da scoprire e apprezzare.
Per il compimento di questa vocazione è
necessario configurarsi essenzialmente all'immagine di Cristo sacerdote che
mostra i suoi tratti specifici nella testimonianza della sua fedeltà e nella
donazione gioiosa di se stesso nel ministero.
La dimensione ecclesiologica assume un
aspetto importante e decisivo dell'identità presbiterale che si esprime nella
comunionalità e nella fraternità sacramentale. Essa si realizza nella
comunione con la vita trinitaria, con Cristo e, nella Chiesa, con il Sommo
Pontefice, con il Collegio Episcopale, con i fedeli laici, con i religiosi e
le religiose e, in modo speciale, con il proprio Vescovo e con i confratelli
nel ministero, in forma visibile e significativa. Comunione, dunque, che non
va ricercata nel consenso umano e nelle maggioranze, bensì in Colui che è la
Verità e l'Amore.
A tal fine, i Vescovi, padri e pastori, sono
invitati a offrire ai loro presbiteri occasioni sempre maggiori per riflettere
sulla loro identità sacerdotale, ricorrendo ai mezzi più efficaci a tale
scopo: ritiri, giornate di approfondimento e incontro fraterno, conferenze.
Sapranno, inoltre, favorire una rispettosa quanto affettuosa familiarità con
i propri sacerdoti. Particolare sollecitudine si raccomanda nel presentare
adeguatamente agli stessi sacerdoti tutti i documenti pontifici e dei
dicasteri della Santa Sede riguardanti il ministero e la vita dei presbiteri,
scegliendo relatori preparati e di provata ortodossia.
L’approfondimento e lo studio sistematico
della teologia sacramentale dell'Ordine, tanto nel periodo della formazione
seminaristica, quanto nei programmi di formazione permanente è impegno
indispensabile. In tal modo il sacerdote acquisirà una conoscenza non solo
teorica, ma anche concreta della sua identità, cosicché le idee trovino una
corrispondenza a tutte le esigenze della sua vita e del suo ministero.
In questo momento della vita della Chiesa e
del mondo, particolare rilievo assumono i consigli evangelici della povertà,
dell'obbedienza e della castità. Quanto al celibato, riconosciamo che esso
deve essere accettato e vissuto come dono e carisma, così com'è apprezzato
dall'intera Tradizione e che dalla Chiesa Latina è provvidenzialmente
recepito come necessaria condizione per l'accesso al presbiterato. Si tratta
di un prezioso dono che il Signore fa alla sua Chiesa. L'approfondimento delle
sue ragioni bibliche, teologiche e pastorali, nella linea tracciata dal più
recente Magistero ecclesiastico, deve far parte integrante dello studio e
dell'insegnamento sulla identità e spiritualità del sacerdozio. Coloro che
sono chiamati a questo carisma lo vivano con gioia, in uno spirito di
gratitudine al Signore e di totale donazione ai fratelli.
Ci auguriamo che la prossima Assemblea
Plenaria della Congregazione per il Clero sul Diaconato permanente possa
contribuire a delineare più chiaramente il rapporto dei presbiteri riguardo
agli altri gradi dell'Ordine. In questo modo emergeranno ulteriori elementi
per presentare e capire l'identità del sacerdote.
Il ricorrente e organico approfondimento
della riflessione teologica, che tenga presenti le tradizioni della Chiesa
Cattolica e delle venerabili Chiese Ortodosse al riguardo dell'identità,
spiritualità e servizio pastorale dei presbiteri, consentirà anche in questo
campo l'auspicato scambio di doni e comunione d'intenti.
Sul piano teologico e sul piano operativo,
urge approfondire la distinzione tra sacerdozio battesimale e sacerdozio
ordinato. Poiché in taluni Paesi per la mancanza di sacerdoti, la
partecipazione di diaconi, religiosi e laici nella guida delle comunità
parrocchiali si fa sempre più frequente, è necessaria l'elaborazione di
norme per una corretta comprensione e applicazione del canone 517, § 2, del
Codice di Diritto Canonico. Si auspica, al riguardo, un documento che, nella
piena valorizzazione di ogni vocazione e della necessaria integralità del
ministero presbiterale, assicuri la fecondità apostolica della nuova
evangelizzazione.
Pur riconoscendo la preziosa opera svolta da
benemeriti Istituti di Vita consacrata, si auspica che nell'ambito della
formazione dei futuri presbiteri diocesani, nel limite del possibile - attese
anche le condizioni concrete di ciascuna Diocesi - si assicuri una maggiore
presenza del clero diocesano nella équipe dei formatori, per permettere una
testimonianza personale e viva della spiritualità diocesana propria del
sacerdozio inserito in una Chiesa particolare.
LA MISSIONE E IL MINISTERO DEL PRESBITERO
NELLA CHIESA E NEL MONDO IN TRASFORMAZIONE PER UNA NUOVA EVANGELIZZAZIONE
Esercitando la funzione di Cristo Capo e
Pastore per la parte di autorità che spetta loro, i Presbiteri, in nome del
Vescovo, riuniscono la famiglia di Dio come fraternità animata nell'unità, e
la conducono al Padre per mezzo di Cristo nello Spirito Santo. Per questo
ministero, come per le altre funzioni del Presbiterio, viene conferita una
potestà spirituale, che è appunto concessa ai fini dell'edificazione (cfr. 2
Cor 10,8; 13,10).
Presbyterorum Ordinis, 6
I presbiteri sono chiamati a prolungare la
presenza di Cristo, unico e sommo pastore, attualizzando il suo stile di vita c
facendo quasi sua trasparenza in mezzo al gregge loro affidato.
Pastores dabo vobis, 15
Il sacerdote, come prolungamento visibile e
segno sacramentale di Cristo nel suo stesso stare di fronte alla Chiesa e al
mondo come origine permanente e sempre nuova della salvezza, si trova inserito
nella dinamica trinitaria della salvezza con una particolare responsabilità. La
sua identità scaturisce dal ministerium verbi et sacramentorum
Direttorio, 4
Nella prospettiva dell'ecclesiologia di
comunione, nella quale dev'essere considerato il ministero sacerdotale, ci
sembra utile fare alcune proposte per rendere più efficace l'azione missionaria
dei presbiteri che, alle soglie del Terzo Millennio, sono impegnati nella nuova
evangelizzazione.
1. Per l'incisività dello sforzo
apostolico si rende indispensabile un fervido programma di lavoro, aperto ai
disegni del Signore. Tale progetto dovrebbe essere attuato sia a livello di
Conferenze Episcopali che di Diocesi, di parrocchie e di comunità. Una
volta determinate le linee di lavoro, in concordanza con il Magistero della
Chiesa, è altresì indispensabile fissare delle scadenze precise per il
raggiungimento degli obiettivi fissati, verificando periodicamente i
progressi comuni.
2. La pastorale vocazionale merita un
posto privilegiato nel contesto di tutta la pastorale ordinaria. Si propone,
pertanto, che in ogni diocesi alcuni sacerdoti si dedichino a tempo pieno,
alla promozione delle vocazioni, destinate sia al seminario minore sia al
seminario maggiore. Ciò scaturisce dalla profonda consapevolezza che le
vocazioni sono dono di Dio e che tutto il popolo cristiano le deve impetrare
con la preghiera costante. Una sensibilizzazione del tutto speciale dovrà
essere promossa in ordine alla santità dei chierici nonché alla pastorale
delle confessioni e della direzione spirituale (cfr. Direttorio per il
ministero e la vita dei presbiteri, 53 - 54)
Per favorire una condivisione apostolica,
come anche per stimolare l'aiuto reciproco tra i presbiteri nello
svolgimento della loro missione, si suggerisce la creazione di strutture
diocesane e interdiocesane (se possibile anche nazionali o internazionali),
di esemplare fedeltà al Magistero e alla disciplina ecclesiastica, che
aiutino ogni sacerdote a sentirsi parte della Chiesa universale.
Parte fondamentale della missione
pastorale è la formazione della coscienza dei battezzati, in una situazione
culturale di indebolimento del senso di discernimento etico. In modo
particolare, i sacerdoti si sentano impegnati a trasmettere con chiarezza
gli insegnamenti della Chiesa sul divorzio, sull'aborto e sull'eutanasia,
per cui a nessuno è lecito uccidere un essere umano che è tale dal momento
del concepimento fino alla sua morte naturale.
Parlando della relazione con i fedeli
laici si suggerisce inoltre:
a. nella formazione dei sacerdoti:
prepararli per un lavoro d'équipe da svolgere insieme ai fedeli laici,
tenendo ben presenti l'identità e la specificità dei rispettivi ruoli;
b. destinare alcuni sacerdoti alla
formazione dei fedeli laici, al loro inserimento nella vita apostolica per
l'animazione delle realtà temporali e alla loro costante attenzione
spirituale;
c. ogni parroco sappia poi individuare
quelle persone, specialmente fra i giovani, che ritenga più idonee per una
collaborazione in parrocchia. Oltre ad alleggerire il carico delle
occupazioni del sacerdote, un tale sistema offre una preziosa occasione per
indirizzare le anime più sensibili ad una maggiore coscienza delle
responsabilità battesimali e può costituire un'eccellente opportunità di
discernimento di quanti si sentono chiamati a uno speciale impegno nella
vita consacrata.
6. Nel campo dei mass-media: per poter
usufruire di questo potente mezzo di evangelizzazione è necessario che le
Conferenze Episcopali si preoccupino di preparare con professionalità
sacerdoti, religiosi e fedeli laici, tra i più idonei, a svolgere questo
ministero.
7. In ogni diocesi e parrocchia si tengano
presenti tutte quelle esigenze che caratterizzano una società in continuo
mutamento: l'immigrazione, a turismo, le situazioni di guerra, la violenza
in generale, i vari tipi di povertà, ad iniziare da quelle dello spirito.
Attenzione speciale va data anche ai cristiani che si trovano in complesse e
irregolari situazioni pastorali. Si cerchi una risposta pastorale adeguata e
sempre chiaramente conforme alla missione salvifica che il Redentore ha dato
alla sua Chiesa.
8. Senza mai perdere di vista
l'autenticità del messaggio evangelico e con la dovuta prudenza, cerchino
quelle legittime forme di inculturazione che assumono i valori culturali e
le caratteristiche di ogni popolo, alla luce della piena Rivelazione in
Cristo.
LA SPIRITUALITA SACERDOTALE
*Siate dunque
perfetti così come il Padre vostro celeste è perfetto+ (Mt 5,48). Ma i
sacerdoti sono specialmente obbligati a tendere i questa perfezione, poiché
essi - che hanno ricevuto una nuova consacrazione a Dio mediante l'Ordinazione -
vengono elevati alla condizione di strumenti vivi di Cristo Eterno Sacerdote,
per proseguire nel tempo la sua mirabile opera, che ha reintegrato con divina
efficacia l'intero genere umano. Dato quindi che ogni sacerdote, nel modo che
gli è proprio, agisce a nome di Cristo stesso, fruisce anche di una grazia
speciale, in virtù della quale, mentre è al servizio della gente che gli è
affidata e di tutto il Popolo di Dio, egli può avvicinarsi più efficacemente
alla perfezione di colui del quale è rappresentante, e la debolezza dell'umana
natura trova sostegno nella santità di lui, il quale è fatto per noi Pontefice
*santo, innocente, incontaminato, segregato dai peccatori (Eb 7,26).
Presbyteroruin Ordinis, 12
Mediante la consacrazione sacramentale, il
sacerdote è configurato a Gesù Cristo in quanto Capo e Pastore della Chiesa
[...]. Grazie a questa consacrazione operata dallo Spirito nell'effusione
sacramentale dell'Ordine, la vita spirituale del sacerdote viene improntata,
plasmata, connotata da quegli atteggiamenti e comportamenti che sono propri di
Gesù Cristo Capo e Pastore della Chiesa e che si compendiano nella sua carità
pastorale.
Pastores dabo vobis, 21
I presbiteri manterranno vivo il loro
ministero con una vita spirituale, alla quale daranno l’assoluta preminenza,
evitando di trascurarla a motivo delle diverse attività Proprio per poter
svolgere fruttuosa mente il ministero pastorale, il sacerdote ha bisogno di
entrare in una particolare e profonda sintonia con Cristo buon Pastore, il
quale, solo, resta il protagonista principale di ogni azione pastorale.
Direttorio, 38
Mezzi di perfezione spirituale
1. Essendo consapevole dell'urgente
necessità dell'unione intima con Dio, il presbitero dovrà procurarsi tempi
per la preghiera personale, la lettura spirituale e la recita del rosario.
Anche la confessione periodica e la direzione spirituale sono mezzi
indispensabili per progredire nella propria vita spirituale, come altresì la
dimensione contemplativa di adorazione e di intimità profonda con il Signore,
nell'Eucaristia e nelle Sacre Scritture.
2. Particolare attenzione sia data alla
devozione alla Madre di Dio, la quale, come Madre dei sacerdoti, deve essere
costantemente presente, nella missione e nella vita spirituale dei presbiteri
3. Si cerchi di promuovere parimenti
giornate di ritiro e di fraternità sacerdotale a livello locale, diocesano,
nazionale ed internazionale (cfr. Direttorio, 81; 85)
Il Ministero come mezzo di santificazione
personale
4. I presbiteri sviluppino il loro
ministero come mezzo di santificazione personale, cercando l'equilibrio tra
interiorità e attività pastorale, facendo del proprio lavoro pastorale una
vera preghiera.
5. Sappiano offrire tutto a Dio con cuore
aperto, capace di abbracciare con generosità ogni sacrificio per la
realizzazione della propria missione.
La carità pastorale
6. I presbiteri vivano la propria
responsabilità in unione con Cristo Buon Pastore, fonte della carità. La
vita eucaristica, quotidiana e intima, costituisca spinta di donazione
generosa al servizio della propria diocesi, nel grande respiro della Chiesa
universale.
7. Siano educati nella carità pastorale
per vivere l'accoglienza misericordiosa verso tutti, specialmente verso i
confratelli in difficoltà e verso quanti, non conoscendo ancora la Verità,
devono poter ricevere non solo il pane e l'assistenza materiale, ma anche, e
soprattutto, Cristo Via, Verità e Vita.
LA COMUNIONE E LA FRATERNITA TRA I RRESBITER1
Tutti i Presbiteri, costituiti nell'Ordine del
Presbiterato mediante l'ordinazione, sono intimamente uniti tra di loro con la
fraternità sacerdotale; ma in modo speciale essi formano un unico Presbiterio
nella diocesi al cui servizio sono ascritti sotto il proprio Vescovo. Infatti,
anche se si occupano di mansioni differenti', sempre esercitano un unico
ministero sacerdotale in favore degli uomini'. […] Tutti lavorano per la
stessa causa, cioè per l'edificazione del Corpo di Cristo, la quale esige
molteplici funzioni e nuovi adattamenti, soprattutto in questi tempi. Pertanto,
è assai necessario che tutti i Presbiteri, sia diocesani che religiosi, si
aiutino a vicenda, in modo da essere sempre cooperatori della verità (cfr. 3 Gv
8).
Presbyterorum Ordinis, 8
Il ministero ordinato, in forza della sua
stessa natura, può essere adempiuto solo in quanto il presbitero è unito con
Cristo mediante l'inserimento sacramentale nell'ordine presbiterale e quindi in
quanto è nella comunione gerarchica con il proprio Vescovo. Il ministero
ordinato ha una radicale forma comunitaria e può essere assolto solo come
*un'opera collettiva+. [....] Ciascun sacerdote, sia diocesano che religioso, è
unito agli altri membri di questo presbiterio, sulla base
del sacramento dell'Ordine, da particolari
vincoli di carità apostolica, di ministero e di eternità.
Pastores dabo vobis, 17
Egli, infatti, è inserito nell'Ordo
Presbyterorum costituendo quell'unità che può definirsi una vera famiglia
nella quale i legami non
vengono dalla carne o dal sangue ma dalla grazia dell'Ordine.
Direttorio, 25
l. Come primo punto, desideriamo ribadire
l'importanza del Vescovo come autorevole figura di padre e amico, sempre pronto
ad assumersi le proprie indelegabili responsabilità.
a. Il Vescovo è promotore della comunione
tra i presbiteri: egli non mancherà di proporre l'organizzazione periodica
di convivenze, riunioni, momenti di condivisione fraterna, di preghiera, di
mutua solidarietà. Queste lodevoli iniziative devono essere aperte ai
sacerdoti diocesani e religiosi, giovani e anziani, compresi quelli dei
nuovi movimenti, in una prospettiva di accoglienza e di rispetto dei carismi
riconosciuti dalla Chiesa.
b. Il Vescovo deve poter conoscere
personalmente ogni sacerdote affidatogli. Nelle piccole diocesi lo può fare
direttamente; nelle diocesi più grandi si possono nominare alcuni sacerdoti
che, in strettissima relazione e comunione con il Vescovo, si dedichino alla
cura spirituale dei loro confratelli nel sacerdozio. Sarebbe auspicabile -
nei modi e nei tempi ritenuti opportuni dall'Autorità competente - una
revisione territoriale di queste grandi diocesi per ridurne la grandezza a
dimensioni pastoralmente più efficaci.
c. L’Ordinario diocesano deve aver cura
dei suoi sacerdoti: deve cioè assicurarsi che nessuno di loro sia
abbandonato a situazioni di rischio, come una accentuata solitudine, un
abbandono morale e spirituale, ecc. Auspichiamo unanimemente che, nella
misura del possibile, le parrocchie siano affidate a comunità sacerdotali,
fatto salvo quanto stabilito dal Codice di Diritto Canonico.
2. Da parte sua, il sacerdote può favorire
quest'incontro filiale e fraterno con il proprio Vescovo e con i propri
confratelli, anche per mezzo di un costante sforzo di benevolenza,
"gareggiando nello stimarsi a vicenda", sempre attenti ad avvalersi
delle buone iniziative messe in atto nelle varie diocesi.
LA FORMAZIONE PERMANENTE
Per poter alimentare in ogni circostanza della
propria vita l'unione con Cristo, i Presbiteri, oltre all'esercizio consapevole
del ministero, dispongono dei mezzi sia comuni che specifici, sia tradizionali
che nuovi, che lo Spirito Santo non ha mai . cessato di suscitare in mezzo al
Popolo di Dio, e la Chiesa raccomanda - anzi talvolta prescrive addirittura -
per la santificazione dei suoi membri.
Presbyterorum Ordinis, 18
Il dono dello Spirito non dispensa, ma
sollecita la libertà del sacerdote, perché cooperi responsabilmente e assuma
la formazione permanente come compito che gli è affidato. In tal modo la
formazione permanente è espressione ed esigenza della fedeltà del sacerdote al
suo ministero, anzi al suo stesso essere. E’ dunque amore a Gesù Cristo e
coerenza con se stessi. Ma è anche atto di amore verso il Popolo di Dio, al cui
servizio il sacerdote è posto. Anzi, atto di vera e propria giustizia: egli è
debitore verso il Popolo di Dio, essendo chiamato a riconoscerne e a promuoverne
il diritto quello fondamentale, di essere destinatario della Parola di Dio, dei
Sacramenti e del servizio della Carità, che sono il contenuto originale e
irrinunciabile del ministero pastorale del sacerdote. La formazione permanente
è necessaria perché il sacerdote sia in grado di rispondere, nel modo dovuto,
a tale diritto del Popolo di Dio.
Pastores dabo vobis, 74
La formazione permanente si presenta come un
mezzo necessario al presbitero di oggi per raggiungere il fine della sua
vocazione, che è il servizio di Dio e del suo Popolo. Essa, in pratica,
consiste nell'aiutare tutti i sacerdoti a rispondere generosamente all'impegno
richiesto dalla dignità e dalla responsabilità che Dio ha con o loro per mezzo
del sacramento dell'Ordine; nel custodire, difendere e sviluppare la loro
specifica identità e vocazione; nel santificare se stessi e gli altri mediante
l'esercizio del ministero.
Direttorio, 71
Riconfermando la priorità della formazione
permanente, riteniamo necessaria una solida base degli studi istituzionali di
filosofa e di teologia. Consigliamo, pertanto, che il maggior numero possibile
di sacerdoti concluda la licenza in filosofia e in teologia. Ciò può
comportare la necessità di investire nello studio alcuni anni del ministero
pastorale dopo l'ordinazione. Si deve evitare, tuttavia, la corsa ai titoli
accademici, preoccupandosi piuttosto della assoluta serietà della formazione
integrale.
In particolare, i Vescovi si preoccupino di
promuovere una mentalità aperta alla formazione fin dai primi anni del
seminario, come un'esigenza diretta del sacramento dell'Ordine. Dedichino,
inoltre, alla formazione permanente alcuni sacerdoti tra ì più competenti ed
esemplari. Concretamente si suggerisce di formare dei responsabili che
collaborino direttamente e fedelmente con il Vescovo in questo compito.
Consideriamo opportuno che si creino degli
istituti regionali di formazione permanente che assicurino conformità agli
indirizzi della Santa Sede. Nel frattempo, si possono offrire dei gruppi di
formatori itineranti.
Si costituiscano degli organismi a livello
nazionale e continentale, per la programmazione e la coordinazione dei vari
programmi di formazione permanente (spirituale, intellettuale, umana e
pastorale).
La Congregazione per il Clero,
nell'adempimento della sua competenza di animazione della vita e del ministero
dei presbiteri, si impegna a dedicare speciale attenzione alla loro formazione
permanente, sia seguendo attentamente i progetti proposti dalle Conferenze
episcopali, o offrendo ad esse suggerimenti ed eventuale collaborazione
effettiva, sia tramite l'Istituto *Sacrum Ministerium+, che il Dicastero
mantiene a Roma per la formazione di futuri operatori di formazione
permanente, come anche per mezzo della Rivista *Sacrum Mínisterium+,
destinata all'aggiornamento dei clero stesso.
I Vescovi considerino l'urgenza di offrire
docenti maggiormente qualificati e competenti per un'adeguata formazione
permanente. Inoltre, invitino i loro sacerdoti a nutrirsi con letture di
formazione specifica e scelta. Non si dimentichi l'adeguato aggiornamento nei
campi della scienza e della cultura, parte integrante di una preparazione al
dialogo con il mondo odierno e alla sua evangelizzazione.
Si costituiscano, laddove è possibile,
centri di spiritualità sacerdotale, case per ritiri e preghiera, nei quali i
sacerdoti possano trovare consiglio, amicizia, aiuto spirituale e formativo, e
incoraggiamento alla condivisione delle loro esperienze e delle loro
necessità.
Consideriamo inoltre di grande rilevanza che
ogni neo-sacerdote possa essere affidato a un presbitero con esperienza
pastorale e spirituale, che gli sia padre, amico e guida nei suoi primi anni
di ministero.
Si chiede anche che ai diversi livelli
ecclesiali: universale, nazionale, regionale, si istituiscano scuole, servizi
e sussidi in grado di formare e sostenere i formatori dei presbiteri.
Come fondamento di una formazione continua,
anche sulla base di esperienze positive di alcune diocesi, proponiamo
l'introduzione, nel seminario, di un anno propedeutico, prima di iniziare gli
studi ecclesiastici, dedicato specificamente, oltre che alla maturazione umana
e alla integrazione della personalità, anche e soprattutto alla vita
spirituale, a rafforzare la vita di unione con Dio e ad acquistare un livello
minimo di formazione catechetica.
CONCLUSIONE
Noi, partecipanti a questo Symposium
Internazionale, Cardinali e Arcivescovi della Curia Romana, Superiori e
Officiali della Congregazione per il Clero, Vescovi presidenti delle Commissioni
per il Clero delle diverse Conferenze Episcopali, Sacerdoti in rappresentanza
del clero di tutto il mondo, religiose e laici collaboratori, qui radunati in
Vaticano, rivolgiamo il più sincero apprezzamento a voi, Presbiteri di tutto il
mondo e, facendoci voce di tutta la Chiesa, vogliamo dirvi grazie.
Grazie a voi sacerdoti della vostra vita,
consacrata a Cristo mediante l'imposizione delle mani dei Vescovi, segnata dal
carattere sacramentale che vi configura ontologicamente a Cristo, Pastore e
Sposo della Chiesa e che, inseriti nella Chiesa e di fronte ad Essa, fa di voi
segni visibili del suo amore salvifico e della sua azione santificatrice.
Grazie a voi sacerdoti che vi dedicate alla
cura delle anime, nelle parrocchie, nelle comunità,
negli ambienti della cultura, del lavoro, della sofferenza e ovunque l'uomo è
presente. Grazie delle ore trascorse in confessionale, del tempo che dedicate a
incontrare e ad ascoltare la gente aiutandola a scoprire e a corrispondere ai
disegni di Dio. Grazie dell'amministrazione dei sacramenti, della celebrazione
quotidiana, fedele e devota, della Santa Messa, del farvi voce della Chiesa e di
tutta la Creazione nella celebrazione quotidiana dell'Ufficio Divino.
Grazie della vostra dedizione, vissuta nel
quotidiano degli innumerevoli lavori e della vostra fatica. Pensiamo a tutti
voi, là dove il ridotto numero di presbiteri aumenta considerevolmente il
pondus quotidiano e richiede da voi generosità, qualche volta fino all'eroismo.
Grazie a voi, sacerdoti confessori della fede,
che portate nel vostro corpo i segni della passione di Cristo e della Chiesa.
Siete per tutti un richiamo costante all'essenza dell'amore autentico: dare la
vita per l'opera di Cristo.
Grazie a voi, missionari
che portate fino agli estremi confini della terra e agli estremi confini
dell'animo umano, Cristo, unica salvezza e unico redentore dell'uomo.
Grazie a voi, membri degli Istituti di Vita
Consacrata e delle Società di Vita Apostolica, che
vivete il vostro Sacerdozio nella ricchezza dei carismi dei vostri Fondatori. E
a voi, sacerdoti contemplativi che, nei monasteri, fate pulsare il cuore del
mondo, grazie!
Grazie a voi, giovani sacerdoti
che, con il vostro sì, avete offerto con gioia a Cristo e alla Chiesa le vostre
vite. Che il vostro entusiasmo si rinnovi ogni giorno e in ogni circostanza
della vostra esistenza.
Grazie a voi, sacerdoti anziani e a voi
infermi che, nonostante la riduzione delle vostre
forze, vivete pienamente il vostro ministero in nuove situazioni esistenziali.
Grazie a voi sacerdoti
che, guidati dalla Dottrina Sociale della Chiesa e con Essa in comunione, date
testimonianza di particolare impegno per la giustizia in favore dei poveri,
delle popolazioni indigene, dei migranti e degli itineranti e di tutte le forme
di emarginazione.
Grazie a voi, sacerdoti
che, in un momento segnato dalla cultura di morte, portate e difendete
coraggiosamente la cultura e il valore della vita dal suo inizio al suo naturale
tramonto.
Grazie a voi sacerdoti,
che affrontate con fortezza ogni sfida del mondo e, santamente fieri della
vostra identità, ne portate con amore anche il segno esterno, come richiamo di
servizio pastorale e testimonianza in un mondo secolarizzato.
Grazie a voi, uomini e donne
che incoraggiate i vostri sacerdoti con il vostro affetto e con la vostra
preghiera e li sostenete nel loro lavoro, prestando una corretta collaborazione
al ministero sacerdotale.
Una gratitudine del tutto speciale a voi,
mamme e papà dei sacerdoti!
Grazie a Te, Pietro
che, con il Tuo esempio di vita sacerdotale e il Tuo magistero, confermi i tuoi
fratelli sacerdoti nella loro appartenenza a Cristo e nel loro generoso servizio
alla Chiesa e, perciò stesso, all'uomo.
Un particolare pensiero di affetto e di
solidarietà rinnoviamo a tutti i sacerdoti che vivono momenti difficili di
solitudine, di stanchezza e di scoraggiamento. Una certezza vi accompagni: non
siete soli! La presenza di Cristo si fa visibile nella fraternità del
presbiterio e nel volto della vostra Chiesa.
Un impegno di preghiera e di penitenza
desideriamo assumere nell'orizzonte della carità pastorale per quei confratelli
che hanno lasciato il ministero.
Siamo consapevoli che alle soglie del Terzo
Millennio, il grande compito che attende ogni sacerdote è quello di portare la
novità della persona di Gesù e del suo messaggio a un mondo segnato da
contraddizioni, divenendo noi stessi, in esso, segni credibili e visibili di
Cristo, buon Pastore. Tale è la meravigliosa avventura divino-umana, alla quale
siamo stati chiamati e che tutti ci impegniamo a vivere con gioia e coraggio.
Maria, Madre di Cristo e della Chiesa, che
vogliamo prendere nella nostra casa e alla quale tutto affidiamo, ci sostenga in
questo cammino.
Questo testo è stato approvato all’unanimità
da tutti i partecipanti al Symposium, a conclusione dei lavori, il 28 ottobre
1995.
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