|
OMELIA dell'Em.mo Signor Cardinale
Darío Castrillón Hoyos
Prefetto della Congregazione per il Clero
Concelebrazione Eucaristica
NELLA MEMORIA DI SANTA CECILIA
Cappella di Santa Cecilia
Chiesa dei Santi Carlo e Biagio ai Catinari
Roma, 21 novembre 1998
Sia lodato Gesù Cristo!
Carissimi sacerdoti concelebranti, carissimi
diaconi, fratelli e sorelle tutti,
1) E per me motivo di grande gioia presiedere
questa Concelebrazione Eucaristica nella memoria della grande Santa, vergine e
martire romana, Cecilia, Patrona della musica e del canto sacro, sotto la cui
protezione è posta questa insigne Accademia che, nota in tutto il mondo,
costituisce un giusto vanto nazionale.
Dal luogo della splendida Cappella a lei
dedicata rivolgo, innanzitutto, un particolare ringraziamento al Pontificio
Consiglio della Cultura che ha felicemente promosso la nobile maestà di questa
Sacra Liturgia.
Saluto poi, con affetto, tutti voi qui
presenti, il maestro concertatore e direttore, il maestro del coro, i membri e
collaboratori dell'Accademia - artisti del coro, professori dell'orchestra,
docenti, personale tutto - rivolgendo un particolare pensiero al suo Presidente,
l'illustrissimo Professore Bruno Cagli e al Direttore artistico. Intendo
esprimervi la mia più viva riconoscenza per l'attenzione che riservate al
grande repertorio sacro e, con ciò stesso, per il servizio che prestate alla
Chiesa intera, coadiuvandola a conservare ed incrementare l'inestimabile valore
del suo sacro patrimonio musicale, ben consapevoli che la musica ed il canto
sacro sono eccellenti espressioni dell'arte nel culto divino e, per usare le
parole della Costituzione del Concilio Vaticano II Sacrosantum Concilium,
Aparte necessaria ed integrante della Liturgia solenne (n.
112).
Questo patrimonio musicale, fra l'altro,
perfettamente consono allo spirito della riforma liturgica, è a servizio della
partecipazione interiore del popolo alla celebrazione dei divini misteri,
costituisce altissima catechesi, racchiude in sé una straordinaria forza
ecumenica e missionaria, è fattore promozionale di un umanesimo che si realizza
pienamente in Cristo.
2) Celebriamo la memoria di Santa Cecilia con
un giorno di anticipo, data la coincidenza con l'ultima domenica dell'anno
liturgico, Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo, Re dell'Universo. Tale
circostanza provvidenziale ci aiuta a preparare con maggior fede e letizia l'incontro
con il nostro Redentore, accogliendo il Suo Aregno di verità e di vita, regno
di santità e di grazia, regno di giustizia, di amore e di pace (Prefazio
della Solennità di Cristo Re): veneriamo infatti Cecilia, quale virgo
clarissima, Coeli lilia, Giglio del Cielo, come un'antica tradizione
ama invocarla; la contempliamo mentre viene accolta nella gloria divina con
musiche e canti, accedendo al banchetto nunziale, con parole del noto brano
della sua Passio (doc. del IV sec.): ACantantibus
organis, Caecilia, in corde suo, soli Domino decantabat, dicens: - Fiat cor et
corpus meum immaculatum ut non confundar -, AMentre gli strumenti suonavano,
Cecilia cantava in cuor suo all'unico Signore: - Il cuore e corpo mio restino
immacolati affinchè io non sia confusa -.
Possiamo rivolgerci a lei, gioiosa in Cielo,
Alà canterà come nei giorni della sua giovinezza, come abbiamo ascoltato nella
prima Lettura tratta dal Profeta Osea; ci dirigiamo a lei con l'invocazione
della Oratio collecta Aaffinché interceda per noi rendendoci degni di
cantare le lodi del Signore.
Uniti all'anima innamorata di Cecilia, anche
noi, seguendo con piena fedeltà la viva e perenne Tradizione della Chiesa,
cantiamo oggi, lodando Dio per le meraviglie da Lui operate continuamente nella
nostra vita: a Lui che ci libera, mediante la grazia, dai lacci che il demonio
ci tende; a Lui che ci aiuta a vincere il peggior nemico, che siamo noi a noi
stessi quando ci lasciamo invadere dalla tristezza e sfiducia per la mancanza di
fede e di speranza.
3) AInquantum homo per divinam laudem affectu
ascendit in Deum, intantum per hoc retrahitur ab his quae sunt contra Deum (2a-2ae
q. 91 a 1 resp.), afferma San Tommaso nella sua nota Quaestio sul
canto liturgico: ATanto l'uomo con devozione ascende a Dio per mezzo della lode
divina, quanto egli si ritrae da ciò che è contro Dio; la lode tributata a Dio
eleva l'uomo, lo fa ascendere, allontanandolo da ciò che si oppone a Dio - il
suo egoismo e la sua superbia -, ridestando l'uomo interiore. AValet tamen
exterior laus oris ad excitandum interiorem affectum laudantis (Ibid
a1 ad 2) aggiunge l'Aquinate:
AContribuisce tuttavia la lode esteriore delle labbra a suscitare l'interiore
affetto di colui che loda.
Lo aveva bene sperimentato Sant'Agostino a
Milano vivendo l'esperienza della Chiesa che canta; la melodia divenne in lui
forza divina trasformatrice, conducendolo sulla via della conversione: AQuanto
piansi tra gli inni e i cantici, vivamente commosso alle voci della tua Chiesa,
soavemente eccheggiante. Quelle voci si riversavano nei miei orecchi, stillavano
la verità nel mio cuore; mi accendevano sentimenti di pietà; le lacrime,
intanto, scorrevano e mi facevano bene (Conf.
IX 6-14).
Nell'unica Chiesa di Cristo, che è focolare
di gioiosa speranza, sappiamo che il canto e la musica sacri sono speranza in
atto, perché sono preghiera. Pertanto imparare a cantare a Dio, così come
imparare ad ascoltare la musica sacra è imparare a pregare con maggior
speranza; ed è perciò anche, ed in ultima analisi, imparare a vivere la vita
di Dio in noi, la vita di grazia che, dal santuario del nostro intimo, deborda
nella società come lievito del Regnum Christi.
4) Non possiamo dimenticare che la stessa
iconografia ceciliana, specialmente a partire dal XXIV secolo, ce la raffigura
colma di allegria per la presenza del Signore e recante accanto a sé strumenti
musicali - la lira, la cetra, l'organo, il clavicembalo, l'arpa, il liuto, la
viola, il violoncello - circondata spesso di angeli musicanti: così la
ritraggono il Domenichino e Guido Reni, così il Rubens e Pierre Mignard; dalla
Chiesa di San Luigi dei Francesi al Louvre, dalla Cattedrale di Palermo alla
Pinacoteca di Dresda, la figura della martire romana, impersonando lo spirito
del canto e della musica sacri, esce dai limiti dell'arte italiana per divenire
ispiratrice dell'arte europea ed internazionale, anzi, dell'arte che non ha più
frontiere, come non ha più frontiere il buono, il vero e il bello.
La bontà, la verità e la bellezza sono in
Dio, l'Assoluto, e sono partecipati agli uomini che, camminando per quei
sentieri, dopo averne gustato i frammenti, se riflettono con cuore puro alla
luce della grazia, ne colgono la pienezza e l'unità in Cristo Pantocrator.
Bello, vero e buono convergono e fanno ritrovare l'umanità riunita in Dio.
Che splendida e compiuta realizzazione quella
di Raffaello (1516) nel celebre dipinto della
Pinacoteca di Bologna! La Santa, accompagnata dalla strumentazione musicale
terrena, è tutta protesa verso l'ascolto di
celesti armonie; qui la Vita divina trinitaria, il Paradiso, la stessa Comunione
dei Santi sono melodia, proporzioni di luce e di colore. Così è, e deve
essere, perché la santità è davvero armonia, magnificenza e splendore.
5) Le armonie del Paradiso per il quale siamo
fatti, meglio si comprendono - ecco gli aspetti catechistici - se nelle nostre
chiese, nelle nostre liturgie il multiforme magistero dell'arte continuerà ad
accompagnarci. Per questo, qui ora non c'è uno spaccato di un raffinato museo,
ma qui ora, Ain novitate sensu (Rm 12,2) -
rinnovato tutto il nostro sentire ed il nostro operare - stiamo davvero pregando
gioiosi, confortati dalla nuova e definitiva manna dell'Eucaristia,
dopo aver abbandonato il lievito di una volta! Musica e canto veramente sacri,
espressioni artistiche architettoniche, pittoriche, scultoree e nobilmente
artigianali, sono quasi un Asacramentale, ovvero un canale perché l'uomo,
costituito anche di sensi, si apra alla sua autentica vocazione di santità.
Nel culto si è sempre e in ogni civiltà,
dato il meglio e la preziosità non sta nella valutazione venale, ma nel saper
dare il meglio di se stessi. Ecco perché certe forme di Apauperismo nella
Liturgia sono sovente manifestazione di sterile appiattimento della nostra fede,
dove la cattolicità e la semplicità liturgiche vengono confuse con la
uniformità e la sciatteria. Fa riflettere l'atteggiamento di Giuda, che
rimproverò lo Aspreco della donna che versò tre libbre di nardo puro sui piedi
del Salvatore, irrorati pure dalle sue lacrime di conversione. Il Vangelo
sottolinea che quel rimprovero Giuda non lo fece per amore dei poveri, ma
perché era avido di ricchezze terrene! Cerchiamo di non defraudare i cristiani
della bellezza consona alla loro dignità di figli di Dio, e continuiamo a
versare il nardo profumato della bellezza pura sui piedi del Salvatore,
affinché le lacrime dell'anima, le lacrime feconde della conversione possano
farci entrare rinnovati, più veri e più buoni, nel Terzo Millennio ormai
imminente.
6) Concludiamo con parole del Santo Padre,
rivolte alla gioventù riunita a Bologna, al termine del XXIII Congresso
Eucaristico Nazionale; esse riecheggino in noi e ci aiutino a celebrare con
rinnovata gioia questa Sacra Eucaristia: AVoi tutti artisti e giovani presenti,
che saluto con affetto, mediante la musica ed il canto esprimete sulle cetre del
nostro tempo, parole di pace, di speranza, di solidarietà. (...) Sulla strada
della musica vi viene incontro Gesù. Egli resta qui con noi: è il Dio con noi.
Cercatelo senza stancarvi, accoglietelo senza riserve, amatelo senza soste:
oggi, domani e sempre! (Discorso del 27 settembre
1997).
Maria Santissima, Causa nostrae laetitiae,
Regina Apostolorum, oggi ti veneriamo nella memoria della tua Presentazione
al Tempio: ottienici la forza di vivere veramente il gaudium cum pace per
essere in grado di portare agli altri la nostra gioiosa fede nel tuo Figlio!
Sulla strada della musica gridiamo per noi e
per ogni fratello: AVieni Signore Gesù, vieni!.
|