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CONGREGAZIONE PER IL CLERO

DIRETTORIO GENERALE
PER LA CATECHESI

SIGLE

I
ABBREVIAZIONI BIBLICHE

Ab: Abacuc

Abd: Abdia

Ag: Aggeo

Am: Amos

Ap: Apocalisse

At: Atti degli Apostoli

Bar: Baruc

Col: Colossesi

1 Cor: 1 Corinzi

2 Cor: 2 Corinzi

1 Cr: 1 Cronache

2 Cr: 2 Cronache

Ct: Cantico dei Cantici

Dn: Daniele

Dt: Deuteronomio

Eb: Ebrei

Ef: Efesini

Es: Esodo

Esd: Esdra

Est: Ester

Ez: Ezechiele

Fil: Filippesi

Fm: Filemone

Gal: Galati

Gb: Giobbe

Gc: Giacomo

Gd: Giuda

Gdc: Giudici

Gdt: Giuditta

Ger: Geremia

Gio: Giona

Gl: Gioele

Gn: Genesi

Gs: Giosuè

Gv: Giovanni

1 Gv: 1 Giovanni

2 Gv: 2 Giovanni

3 Gv: 3 Giovanni

Is: Isaia

Lam: Lamentazioni

Lc: Luca

Lv: Levitico

1 Mac: 1 Maccabei

2 Mac: 2 Maccabei

Mc: Marco

Mic. Michea

Ml: Malachia

Mt: Matteo

Na: Naum

Ne: Neemia

Nm: Numeri

Os: Osea

Prv: Proverbi

1 Pt: 1 Pietro

2 Pt: 2 Pietro

Qo: Qolet (Ecclesiaste)

1 Re: 1 Libro dei Re

2 Re: 2 Libro dei Re

Rm: Romani

Rt: Rut

Sal: Salmi

1 Sam: 1 Samuele

2 Sam: 2 Samuele

Sap: Sapienza

Sir: Siracide (Ecclesiatico)

Sof: Sofonia

Tb: Tobia

1 Tm: 1 Timoteo

2 Tm: 2 Timoteo

1 Ts: 1 Tessalonicesi

2 Ts: 2 Tessalonicesi

Tt: Tito

Zc: Zaccaria

II
DOCUMENTI DEL MAGISTERO

AA: Conc. Ecum. Vat. II, Decreto sull'apostolato dei laici Apostolicam Actuositatem (18 novembre 1965)

AG: Conc. Ecum. Vat. II, Decreto sull'attività missionaria della Chiesa Ad Gentes (7 dicembre 1965)

CA: Giovanni Paolo II, Lettera enciclica Centesimus Annus (1° maggio 1991): AAS 83 (1991), pp. 793-867

CD: Conc. Ecum. Vat. II, Decreto sull'ufficio pastorale dei Vescovi nella Chiesa Christus Dominus (28 ottobre 1965)

CCC: Catechismo della Chiesa Cattolica (11 ottobre 1992)

CCL: Corpus Christianorum, Series Latina (Turnholti 1953 ss.)

CIC: Codex Iuris Canonici (25 gennaio 1983)

ChL: Giovanni Paolo II, Esortazione apostolica post-sinodale Christifideles Laici (30 dicembre 1988): AAS 81 (1989), pp. 393-521

COINCAT: Consiglio Internazionale per la Catechesi, Orientamenti La catechesi degli adulti nella comunità cristiana, Libreria Editrice Vaticana 1990

CSEL: Corpus Scriptorum Ecclesiasticorum Latinorum (Wn 1866 ss.)

CT: Giovanni Paolo II, Esortazione apostolica Catechesi Tradendae (16 ottobre 1979): AAS 71 (1979), pp. 1277-1340.

DCG (1971): Sacra Congregazione per il Clero, Direttorio Catechistico Generale Ad normam decreti (11 aprile 1971): AAS 64 (1972), pp. 97-176

DH: Conc. Ecum. Vat. II, Dichiarazione sulla libertà religiosa Dignitatis Humanae (7 dicembre 1965)

DM: Giovanni Paolo II, Lettera enciclica Dives in Misericordia (30 novembre 1980): AAS 72 (1980), pp. 1177-1232

DV: Conc. Ecum. Vat. II, Costituzione dogmatica sulla divina rivelazione Dei Verbum (18 novembre 1965)

DS: H. Denzinger - A. Schönmetzer, Enchiridion Symtolorum Definitionum et Declarationum de Rebus Fidei et Morum, Editio XXXV emendata, Romae 1973

EA: Giovanni Paolo II, Esortazione apostolica post-sinodale Ecclesia in Africa (14 settembre 1995): AAS 88 (1996) pp. 5-82

EN: Paolo VI, Esortazione apostolica Evangelii Nuntiandi (8 dicembre 1975): AAS 58 (1976), pp. 5-76

EV: Giovanni Paolo II, Lettera enciclica Evangelium Vitae (25 marzo 1995): AAS 87 (1995) pp. 401-522

FC: Giovanni Paolo II, Esortazione apostolica post-sinodale Familiaris Consortio (22 novembre 1981): AAS 73 (1981), pp. 81-191

FD: Giovanni Paolo II, Costituzione apostolica Fidei Depositum (11 ottobre 1992): AAS 86 (1994), pp. 113-118

GCM: Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli, Guida per i catechisti. Documento di orientamento in vista della vocazione, della formazione e della promozione dei catechisti nei territori di missione che dipendono dalla Congregazione per l'Evangelizzazione dei popoli (3 dicembre, 1993), Città del Vaticano 1993

GE: Conc. Ecum. Vat. II, Dichiarazione sull'educazione Gravissimum Educationis (28 ottobre 1965)

GS: Conc. Ecum. Vat. II, Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et Spes (7 dicembre 1965)

LC: Congregazione per la Dottrina della Fede, Istruzione Libertatis Conscientia (22 marzo 1986): AAS 79 (1987), pp. 554-599

LE: Giovanni Paolo II, Lettera enciclica Laborem Exercens (14 settembre 1981), AAS 73 (1981), pp. 577-647

LG: Conc. Ecum. Vat. II, Costituzione dogmatica sulla Chiesa Lumen Gentium (21 novembre 1964)

MM: Giovanni XXIII, Lettera enciclica Mater et Magistra (15 maggio 1961): AAS 53 (1961) pp. 401-464

MPD: Sinodo dei Vescovi, Messaggio al Popolo di Dio Cum iam ad exitum sulla catechesi nel nostro tempo (28 ottobre 1977), Typis Polyglottis Vaticanis 1977

NA: Conc. Ecum. Vat. II, Decreto sulle relazioni della Chiesa con le Religioni non cristiane Nostra Aetate (28 ottobre 1965)

PB: Giovanni Paolo II, Costituzione apostolica Pastor Bonus (28 giugno 1988): AAS 80 (1988), pp. 841-930

PG: Patrologiae Cursus completus, Series Graeca, ed. Jacques P. Migne, Parisiis 1857 ss.

PL: Patrologiae Cursus completus, Series Latina, ed. Jacques P. Migne, Parisiis 1844 ss.

PO: Conc. Ecum. Vat. II, Decreto sul ministero e la vita sacerdotale Presbyterorum Ordinis (7 dicembre 1965)

PP: Paolo VI, Lettera enciclica Populorum Progressio (26 marzo 1967): AAS 59 (1967), pp. 257-299

RH: Giovanni Paolo II, Lettera enciclica Redemptor Hominis (4 marzo 1979): AAS 71 (1979), pp. 257-324

RICA: Rito dell'Iniziazione Cristiana degli Adulti, ed. italiana dell'Ordo Initiationis Christianae Adultorum, Editio Typica, Typis Polyglottis Vaticanis 1972

RM: Giovanni Paolo II, Lettera enciclica Redemptoris Missio (7 dicembre 1990): AAS 83 (1991), pp. 249-340

SC: Conc. Ecum. Vat. II, Costituzione sulla Sacra Liturgia Sacrosanctum Concilium (4 dicembre 1963)

SINODO 1985: Sinodo dei Vescovi (riunione straordinaria del 1985), Relazione finale Ecclesia sub verbo Dei mysteria Christi celebrans pro salute mundi (7 dicembre 1985), Città del Vaticano 1985

SCh: Sources Chrétiennes, Collection, Paris 1946 ss.

SRS: Giovanni Paolo II, Lettera enciclica Sollicitudo Rei Socialis (30 dicembre 1987): AAS 80 (1988), pp. 513-586

TMA: Giovanni Paolo II, Esortazione apostolica Tertio Millennio Adveniente (10 novembre 1994): AAS 87 (1995) pp. 5-41

UR: Conc. Ecum. Vat. II, Decreto sull'Ecumenismo Unitatis Redintegratio (21 novembre 1964)

UUS: Giovanni Paolo II, Lettera enciclica Ut Unum Sint (25 maggio 1995): AAS 87 (1995) pp. 921-982

VS: Giovanni Paolo II, Lettera enciclica Veritatis Splendor (6 agosto 1993): AAS 85 (1993), pp. 1133-1228

PREFAZIONE

. Il Concilio Vaticano II prescrisse la redazione di un « Direttorio per l'istruzione catechistica del popolo cristiano ».(1) In attuazione di questo mandato conciliare, la Congregazione per il Clero si avvalse di una Commissione speciale di esperti e consultò le Conferenze Episcopali dell'Orbe, le quali fecero pervenire numerosi suggerimenti e osservazioni in proposito. Il testo preparato fu rivisto da una Commissione teologica ad hoc e dalla Congregazione per la Dottrina della Fede. Il 18 marzo 1971 fu definitivamente approvato da Paolo VI e promulgato l'11 aprile dello stesso anno, con il titolo Direttorio Catechistico Generale.

2. I trent'anni trascorsi dalla conclusione del Concilio Vaticano II alla soglia del terzo millennio costituiscono — senza dubbio — un tempo molto provvido quanto a orientamenti e promozione della catechesi. È stato un tempo che, in qualche modo, ha riproposto la vitalità evangelizzatrice della Chiesa delle origini e ha opportunamente rilanciato gli insegnamenti dei Padri e favorito un sapiente ritorno al catecumenato antico. Dal 1971, il Direttorio Catechistico Generale ha orientato le Chiese particolari nel lungo cammino di rinnovamento della catechesi, proponendosi come punto di riferimento sia per quanto riguarda i contenuti, sia per quanto riguarda la pedagogia e i metodi da impiegare.

L'itinerario percorso dalla catechesi in questo periodo è stato caratterizzato ovunque da generosa dedizione da parte di molte persone, da iniziative ammirevoli e da frutti molto positivi per l'educazione e la maturazione nella fede di bambini, giovani e adulti. Tuttavia, non sono mancate — allo stesso tempo — crisi, insufficienze dottrinali ed esperienze che hanno impoverito la qualità della catechesi, dovute, in gran parte, all'evoluzione del contesto culturale mondiale e a questioni ecclesiali di matrice non catechetica.

3. Il Magistero della Chiesa non ha mai smesso, in questi anni, di esercitare la sua sollecitudine pastorale in favore della catechesi. Numerosi Vescovi e Conferenze Episcopali, in tutti i continenti, hanno dato un notevole impulso all'azione catechistica anche attraverso la pubblicazione di validi Catechismi e orientamenti pastorali, promovendo la formazione di periti e favorendo la ricerca catechetica. Questi sforzi sono stati fecondi e sono favorevolmente ridondati sulla prassi catechistica delle Chiese particolari.

Una particolare ricchezza per il rinnovamento catechistico è costituita dal Rituale per l'Iniziazione cristiana degli adulti, promulgato il 6 gennaio 1972 dalla Congregazione per il Culto Divino.

È doveroso ricordare, in modo speciale, il ministero di Paolo VI, il Pontefice che guidò la Chiesa durante il primo periodo del dopo Concilio. A suo riguardo, Giovanni Paolo II disse: « Con i suoi gesti, la sua predicazione, la sua autorevole interpretazione del Concilio Vaticano II — da lui considerato come il grande catechismo dei tempi moderni —, con l'intera sua vita, il mio venerato predecessore Paolo VI ha servito la catechesi della Chiesa in modo particolarmente esemplare ».(2)

4. Una decisiva pietra miliare per la catechesi è stata la riflessione avviata in occasione dell'Assemblea Generale del Sinodo dei Vescovi sulla evangelizzazione nel mondo contemporaneo, che si è celebrata nell'ottobre 1974. Le proposizioni di tale assise furono presentate al Papa Paolo VI, il quale promulgò l'Esortazione Apostolica Evangelii Nuntiandi dell'8 dicembre 1975. Questo documento presenta — tra l'altro — un principio di particolare rilevanza: la catechesi come azione evangelizzatrice nell'ambito della grande missione della Chiesa. L'attività catechistica, d'ora in avanti, dovrà essere considerata come permanentemente partecipe delle urgenze e delle sollecitudini propri del mandato missionario per il nostro tempo.

Anche l'ultima Assemblea sinodale convocata da Paolo VI nell'ottobre 1977 scelse la catechesi come tema di analisi e di riflessione episcopale. Questo Sinodo vide « nel rinnovamento catechistico un dono prezioso dello Spirito Santo alla Chiesa contemporanea ».(3)

5. Giovanni Paolo II assunse questa eredità nel 1978 e formulò i suoi primi orientamenti nell'Esortazione Apostolica Catechesi Tradendae, che porta la data del 16 ottobre 1979. Tale Esortazione forma un'unità totalmente coerente con l'Esortazione Evangeli Nuntiandi e ricolloca pienamente la catechesi nel quadro dell'evangelizzazione.

Durante il suo pontificato, Giovanni Paolo II ha offerto un magistero costante di altissimo valore catechistico. Tra i discorsi, le lettere e gli insegnamenti scritti, emergono le dodici Encicliche: dalla Redemptor Hominis alla Ut Unum Sint. Queste Encicliche costituiscono per se stesse un corpo di dottrina sintetico e organico, in ordine all'applicazione del rinnovamento della vita ecclesiale postulata dal Concilio Vaticano II.

Quanto al valore catechistico di questi Documenti del magistero di Giovanni Paolo II si distinguono: la Redemptor Hominis (4 marzo 1979), la Dives in Misericordia (30 novembre 1980), la Dominum et Vivificantem (18 maggio 1986), e per la riaffermazione della permanente validità del mandato missionario la Redemptoris Missio (7 dicembre 1990).

6. Su un altro versante le Assemblee Generali, ordinarie e straordinarie, del Sinodo dei Vescovi hanno avuto una particolare incidenza nel campo della catechesi. Per la loro particolare importanza devono essere segnalate le Assemblee Sinodali del 1980 e del 1987, riguardanti la missione della famiglia e la vocazione dei laici battezzati. Ai lavori sinodali hanno fatto seguito le corrispondenti Esortazioni apostoliche di Giovanni Paolo II: Familiaris Consortio (22 novembre 1981) e Christifideles Laici (30 dicembre 1988). Lo stesso Sinodo straordinario dei Vescovi del 1985 ha influito, altresì, in maniera decisiva sul presente e sul futuro della catechesi del nostro tempo. In quell'occasione è stato fatto un bilancio dei vent'anni di applicazione del Concilio Vaticano II e i Padri sinodali hanno proposto al Santo Padre l'elaborazione di un Catechismo universale per la Chiesa Cattolica. La proposta dell'Assemblea sinodale straordinaria del 1985 fu accolta favorevolmente e fatta propria da Giovanni Paolo II. Terminato il paziente e complesso processo della sua elaborazione, il Catechismo della Chiesa Cattolica è stato consegnato ai Vescovi e alle Chiese particolari mediante la Costituzione Apostolica Fidei Depositum l'11 ottobre 1992.

7. Quest'avvenimento dal significato così profondo e l'insieme dei fatti e degli interventi magisteriali precedentemente indicati imponevano il dovere di una revisione del Direttorio Catechistico Generale, al fine di adattare questo prezioso strumento teologico-pastorale alla nuova situazione e necessità. Raccogliere tale eredità e sistemarla sinteticamente in funzione dell'attività catechistica, sempre nella prospettiva della presente tappa della vita della Chiesa, è un servizio della Sede Apostolica per tutti.

Il lavoro per la rielaborazione del Direttorio Generale per la Catechesi, promosso dalla Congregazione per il Clero, è stato svolto da un gruppo di Vescovi e da esperti in teologia e in catechesi. È stato, quindi, sottoposto a consultazione delle Conferenze Episcopali, di diversi periti e istituti o centri di studi catechistici, ed è stato compiuto rispettando sostanzialmente l'ispirazione ed i contenuti del testo del 1971.

Evidentemente, la nuova redazione del Direttorio Generale per la Catechesi ha dovuto bilanciare due principali esigenze:

– da una parte, la contestualizzazione della Catechesi nell'evangelizzazione, postulata in particolare dalle Esortazioni Evangelii Nuntiandi e Catechesi Tradendae

– dall'altra, l'assunzione dei contenuti della fede proposti dal Catechismo della Chiesa Cattolica.

8. Il Direttorio Generale per la Catechesi, pur conservando la struttura di fondo del testo del 1971, si articola nel seguente modo:

– Una Esposizione Introduttiva, nella quale si offrono linee guida per l'interpretazione e la comprensione delle situazioni umane e di quelle ecclesiali, a partire dalla fede e dalla fiducia nella forza del seme del Vangelo. Sono brevi diagnosi in ordine alla missione.

– La Parte Prima(4) è articolata in tre capitoli e radica in forma più accentuata la catechesi nella Costituzione conciliare Dei Verbum, collocandola nel quadro dell'evangelizzazione presente in Evangelii Nuntiandi e Catechesi Tradendae. Propone, altresì, una chiarificazione della natura della catechesi.

– La Parte Seconda(5) consta di due capitoli. Nel primo, sotto il titolo « Norme e criteri per la presentazione del messaggio evangelico nella catechesi », con nuova articolazione e in una prospettiva arricchita, si raccolgono nella loro totalità i contenuti del capitolo corrispondente del testo anteriore. Il capitolo secondo, completamente nuovo, è al servizio della presentazione del Catechismo della Chiesa Cattolica come testo di riferimento per la trasmissione della fede nella catechesi e per la redazione dei Catechismi locali. Il testo offre anche principi di fondo in ordine alla elaborazione dei Catechismi per le Chiese particolari e locali.

– La Parte Terza(6) appare sufficientemente rinnovata, formulando altresì, le linee essenziali di una pedagogia della fede, ispirata alla pedagogia divina; una questione, questa, che concerne tanto la teologia come le scienze umane.

– La Parte Quarta(7) ha per titolo « I destinatari della catechesi ». In cinque brevi capitoli, si presta attenzione alle situazioni assai differenti delle persone a cui si rivolge la catechesi, agli aspetti riguardanti la situazione socio-religiosa e, in modo speciale, alla questione dell'inculturazione.

– La Parte Quinta(8) colloca come centro di gravitazione la Chiesa particolare, che ha il dovere primordiale di promuovere, programmare, sorvegliare e coordinare tutta l'attività catechistica. Acquista un particolare rilievo la descrizione dei ruoli rispettivi dei diversi agenti (che hanno il loro punto di riferimento sempre nel Pastore della Chiesa particolare) e delle esigenze formative in ciascun caso.

– La Conclusione esorta a una intensificazione dell'azione catechistica nel nostro tempo e corona la riflessione e gli orientamenti con un appello alla fiducia nell'azione dello Spirito Santo e nella efficacia della parola di Dio seminata nell'amore.

9. La finalità del presente Direttorio è, ovviamente, quella stessa che perseguiva il testo del 1971. Si propone, in effetti, di fornire i « fondamentali principi teologico-pastorali, desunti dal Magistero della Chiesa, e in modo particolare dal Concilio Ecumenico Vaticano II, con i quali si possa più idoneamente dirigere e coordinare l'azione pastorale del Ministero della parola »(9) e, in concreto, la catechesi. L'intento fondamentale era ed è quello di offrire riflessioni e principi, più che applicazioni immediate o direttive pratiche. Tale cammino e metodo è adottato soprattutto per la seguente ragione: soltanto se fin dal principio si comprendono rettamente la natura e i fini della catechesi, come pure le verità e i valori che debbono essere trasmessi, potranno evitarsi difetti ed errori in materia catechistica.(10)

Spetta alla competenza specifica degli Episcopati l'applicazione più concreta di questi principi ed enunciati, attraverso orientamenti e Direttori nazionali, regionali o diocesani, Catechismi e ogni altro mezzo che sia stimato atto a promuovere efficacemente la catechesi.

10. È evidente che non tutte le parti del Direttorio hanno la medesima importanza. Quelle che trattano della divina rivelazione, della natura della catechesi, dei criteri che presiedono all'annuncio cristiano hanno valore per tutti. Le parti invece che si riferiscono alla situazione presente, alla metodologia e al modo di adattare la catechesi alle differenti situazioni di età o di contesto culturale, sono da accogliere piuttosto come indicazioni e linee guida.(11)

11. I destinatari del Direttorio sono principalmente i Vescovi, le Conferenze Episcopali e, in generale, quanti, sotto il loro mandato e presidenza, hanno responsabilità nel campo catechistico. È ovvio che il Direttorio può essere un valido strumento per la formazione dei candidati al sacerdozio, per la formazione permanente dei presbiteri e per la formazione dei catechisti.

Una finalità immediata del Direttorio è quella di aiutare la redazione dei Direttori Catechistici e Catechismi. Conformemente al suggerimento ricevuto da molti Vescovi, si includono numerose note e riferimenti, che possono essere di grande utilità per l'elaborazione dei menzionati strumenti.

12. Poiché il Direttorio è diretto alle Chiese particolari, le cui situazioni e necessità pastorali sono molto varie, è evidente che si sono potute prendere in considerazione unicamente le situazioni comuni o intermedie. Questo accade, ugualmente, quando si descrive l'organizzazione della catechesi ai diversi livelli. Nell'utilizzo del Direttorio si tenga presente questa osservazione. Come già si annotava nel testo del 1971, ciò che sarà insufficiente in quelle regioni dove la catechesi ha potuto raggiungere un alto livello di qualità e di mezzi, forse apparirà eccessivo in quei luoghi dove la catechesi non ha potuto ancora sperimentare tale progresso.

13. Nel pubblicare questo documento, nuova testimonianza della sollecitudine della Sede Apostolica verso il ministero catechistico, si esprime il voto che esso sia accolto, esaminato e studiato con grande attenzione, prendendo in considerazione le necessità pastorali di ciascuna Chiesa particolare; e che esso possa anche stimolare per il futuro studi e investigazioni più profonde, che rispondano alle necessità della catechesi e alle norme ed orientamenti del Magistero ecclesiastico.

La Beata Vergine Maria, Stella della nuova Evangelizzazione, ci guidi alla piena conoscenza di Gesù Cristo, Maestro e Signore.

« Per il resto, fratelli, pregate per noi, perché la parola del Signore si diffonda e sia glorificata come lo è anche tra voi » (2 Ts 3,1).

Dal Vaticano, 15 agosto 1997

Solennità della Assunzione della B.V. Maria

+ DARÍO CASTRILLÓN HOYOS
Arcivescovo emerito di Bucaramanga
Pro-Prefetto

+ CRESCENZIO SEPE
Arcivescovo tit. di Grado
Segretario


ESPOSIZIONE INTRODUTTIVA

L'annuncio del Vangelo
nel mondo contemporaneo

« Ascoltate. Ecco, uscì il seminatore a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada e vennero gli uccelli e la divorarono.
Un'altra cadde fra i sassi, dove non c'era molta terra, e subito spuntò perché non c'era un terreno profondo; ma quando si levò il sole, restò bruciata e, non avendo radice, si seccò.
Un'altra cadde tra le spine; le spine crebbero, la soffocarono e non diede frutto.
E un'altra cadde sulla terra buona, diede frutto che venne su e crebbe, e rese ora il trenta, ora il sessanta e ora il cento per uno » (Mc 4,3-8).

14. Questa esposizione introduttiva intende stimolare i pastori e gli operatori della catechesi a prendere coscienza della necessità di guardare sempre al campo della semina e a farlo da una prospettiva di fede e di misericordia. L'interpretazione del mondo contemporaneo che qui viene presentata, ha ovviamente un carattere di provvisorietà connesso con la contingenza storica.

« Ecco, uscì il seminatore a seminare » (Mc 4,3)

15. Questa parabola è fonte ispiratrice per l'evangelizzazione. « Il seme è la parola di Dio » (Lc 8,11). Il seminatore è Gesù Cristo. Egli annunciò il Vangelo in Palestina duemila anni fa e inviò i suoi discepoli a seminarlo nel mondo. Gesù Cristo, oggi, presente nella Chiesa per mezzo del Suo Spirito, continua a spargere la parola del Padre nel campo del mondo.

La qualità del terreno è sempre molto varia. Il Vangelo cade « lungo la strada » (Mc 4,4), quando non è realmente ascoltato; cade « fra i sassi » (Mc 4,5), senza penetrare a fondo nella terra; o « tra le spine » (Mc 4,7), ed è subito soffocato nel cuore degli uomini, distratti da molte preoccupazioni. Ma una parte cade « sulla terra buona » (Mc 4,8), cioè in uomini e donne aperti alla relazione personale con Dio e solidali con il prossimo e dà un frutto abbondante.

Gesù, nella parabola, comunica la buona notizia che il Regno di Dio viene nonostante le difficoltà del terreno, le tensioni, i conflitti e i problemi del mondo. Il seme del Vangelo feconda la storia degli uomini e preannuncia un raccolto abbondante. Gesù dà anche un avvertimento: solo nel cuore ben disposto germina la parola di Dio.

Uno sguardo al mondo a partire dalla fede

16. La Chiesa continua a seminare il Vangelo di Gesù nel grande campo di Dio. I cristiani, inseriti nei più vari contesti sociali, guardano al mondo con gli occhi stessi con cui Gesù contemplava la società del suo tempo. Il discepolo di Gesù Cristo, infatti, partecipa dal di dentro a « le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d'oggi »,(12) guarda alla storia umana, partecipa a essa, non solo con la ragione, ma anche con la fede. Alla luce di questa, il mondo appare, a un tempo, « creato e conservato dall'amore del Creatore, posto certamente sotto la schiavitù del peccato, ma liberato dal Cristo crocifisso e risorto con la sconfitta del Maligno... ».(13)

Il cristiano sa che a ogni realtà ed evento umano soggiacciono allo stesso tempo:

– l'azione creatrice di Dio, che comunica a ogni essere la sua bontà;

– la forza che deriva dal peccato, il quale limita e intorpidisce l'uomo;

– il dinamismo che scaturisce dalla Pasqua di Cristo, quale germe di rinnovamento che conferisce al credente la speranza di un « compimento »(14) definitivo.

Uno sguardo al mondo, che prescindesse da uno di questi tre aspetti, non sarebbe autenticamente cristiano. È importante, perciò, che la catechesi sappia iniziare i catecumeni e i catechizzandi ad una lettura teologica dei problemi moderni.(15)

Il campo del mondo

17. Madre degli uomini, la Chiesa, innanzi tutto, vede, con profondo dolore, « una moltitudine innumerevole di uomini e donne, bambini, adulti e anziani, vale a dire di concrete e irripetibili persone umane che soffrono sotto il peso intollerabile della miseria ».(16) Ella, per mezzo di una catechesi, in cui l'insegnamento sociale della Chiesa occupi il suo posto,(17) desidera suscitare nel cuore dei cristiani « l'impegno per la giustizia »(18) e l'« opzione o amore preferenziale per i poveri »,(19) in modo che la sua presenza sia realmente luce che illumina e sale che trasforma.

I diritti umani

18. La Chiesa, nell'analizzare il campo del mondo, è molto sensibile a tutto ciò che offende la dignità della persona umana. Ella sa che da questa dignità scaturiscono i diritti umani,(20) oggetto costante della preoccupazione e dell'impegno dei cristiani. Per questo il suo sguardo non abbraccia solo gli indicatori economici e sociali,(21) ma soprattutto quelli culturali e religiosi. Ciò che ella persegue è lo sviluppo integrale delle persone e dei popoli.(22)

La Chiesa avverte con gioia che « una corrente benefica oramai percorre e pervade tutti i popoli della terra, resi sempre più consapevoli della dignità dell'uomo ».(23) Questa coscienza si esprime nella viva sollecitudine per il rispetto dei diritti umani e nel più deciso rifiuto delle sue violazioni. Il diritto alla vita, al lavoro, all'educazione, alla creazione di una famiglia, alla partecipazione alla vita pubblica, alla libertà religiosa sono, oggi, particolarmente rivendicati.

19. In parecchi luoghi, tuttavia, e in apparente contraddizione con la sensibilità per la dignità della persona, i diritti umani sono chiaramente violati.(24) In tal modo, si alimentano altre forme di povertà, che non si collocano sul piano materiale: si tratta di una povertà culturale e religiosa che preoccupa, ugualmente, la comunità ecclesiale. La negazione o la limitazione dei diritti umani, infatti, impoverisce la persona e i popoli come o più della privazione dei beni materiali.(25)

L'opera evangelizzatrice della Chiesa, in questo vasto campo dei diritti umani, ha un compito irrinunciabile: far scoprire la dignità inviolabile di ogni persona umana. In un certo senso è « il compito centrale e unificante del servizio che la Chiesa e, in essa, i fedeli laici sono chiamati a rendere alla famiglia degli uomini ».(26) La catechesi deve prepararli a questo compito.

La cultura e le culture

20. Il seminatore sa che il seme penetra in terreni concreti e ha bisogno di assorbire tutti gli elementi necessari per poter fruttificare.(27) Sa anche che, a volte, alcuni di questi elementi possono pregiudicare la germinazione e il raccolto.

La costituzione Gaudium et Spes sottolinea la grande importanza della scienza e della tecnica nella gestazione e nello sviluppo della cultura moderna. La mentalità scientifica, che emana da esse, « modifica profondamente la cultura e i modi di pensare »(28) con grandi ripercussioni umane e religiose. La razionalità scientifica e sperimentale è profondamente radicata nell'uomo di oggi.

Tuttavia, la coscienza che questo tipo di razionalità non può spiegare ogni cosa oggi guadagna sempre più terreno. Gli stessi uomini di scienza costatano che, insieme al rigore della sperimentazione, è necessario un altro tipo di sapere per poter comprendere in profondità l'essere umano. La riflessione filosofica sul linguaggio mostra, per esempio, che il pensiero simbolico è una forma di accesso al mistero della persona umana, in altro modo inaccessibile. Si rende indispensabile, così, una razionalità che non scinda l'essere umano, che integri la sua affettività, che lo unifichi, dando un senso più pieno alla sua vita.

21. Insieme a questa « forma più universale di cultura »,(29) oggi si costata anche un desiderio crescente di rivalorizzare le culture autoctone. La domanda del Concilio è ancora viva: « In qual modo promuovere il dinamismo e l'espansione della nuova cultura senza che si perda la viva fedeltà verso il patrimonio delle tradizioni? ».(30)

– In molti luoghi si prende coscienza che le culture tradizionali sono aggredite da influenze esterne dominanti e da imitazione alienante di forme di vita importate. Si corrodono, così, gradualmente l'identità e i valori propri dei popoli.

– Si costata anche l'enorme influsso dei mezzi di comunicazione i quali, molte volte, a motivo di interessi economici o ideologici, impongono una visione della vita che non rispetta la fisionomia culturale dei popoli ai quali si rivolgono.

L'evangelizzazione incontra così, nell'inculturazione, una delle sue maggiori sfide. La Chiesa, alla luce del Vangelo, deve assumere tutti i valori positivi della cultura e delle culture(31) e rigettare quegli elementi che impediscono alle persone e ai popoli lo sviluppo delle loro autentiche potenzialità.

La situazione religioso-morale

22. Tra gli elementi che compongono il patrimonio culturale di un popolo, il fattore religioso-morale ha per il seminatore una particolare rilevanza. Nella cultura attuale vi è una persistente diffusione dell'indifferenza religiosa: « Molti nostri contemporanei ... non percepiscono affatto o esplicitamente rigettano questo intimo e vitale legame con Dio ».(32)

L'ateismo, in quanto negazione di Dio, « va annoverato fra le cose più gravi del nostro tempo ».(33) Esso si esprime con sfumature diverse, ma appare oggi specialmente sotto la forma del secolarismo, che consiste in una visione autonomistica dell'uomo e del mondo « nella quale questo si spiega da sé senza che ci sia bisogno di ricorrere a Dio ».(34) Nell'ambito specificamente religioso, vi sono però « segni di un ritorno al sacro »,(35) di una nuova sete di realtà trascendenti e divine. Il mondo attuale attesta, in modo più ampio e vitale, « il risveglio della ricerca religiosa ».(36) Certamente questo fenomeno non manca di ambiguità.(37) L'ampio sviluppo delle sette e dei nuovi movimenti religiosi e il ridestarsi del « fondamentalismo »(38) sono dati che interpellano seriamente la Chiesa e che devono essere attentamente analizzati.

23. La situazione morale odierna procede di pari passo con quella religiosa. In effetti, si percepisce un oscuramento della verità ontologica della persona umana. E questo accade come se il rifiuto di Dio volesse significare la rottura interiore delle aspirazioni dell'essere umano.(39) Si assiste, così, in molte parti, ad un « relativismo etico che toglie alla convivenza civile qualsiasi punto di riferimento morale sicuro ».(40)

L'evangelizzazione incontra nel terreno religioso-morale un ambito privilegiato di attuazione. La missione primordiale della Chiesa, infatti, è annunciare Dio, essere il testimone di Lui di fronte al mondo. Si tratta di far conoscere il vero volto di Dio e il suo disegno di amore e di salvezza a favore degli uomini, così come Gesù lo ha rivelato.

Per preparare tali testimoni, è necessario che la Chiesa sviluppi una catechesi, che propizi l'incontro con Dio e rinsaldi un vincolo permanente di comunione con Lui.

La Chiesa nel campo del mondo

La fede dei cristiani

24. I discepoli di Gesù sono immersi nel mondo come lievito ma, come in ogni tempo, non sono immuni dal subire l'influsso delle situazioni umane.

È, perciò, necessario interrogarsi sulla situazione attuale della fede dei cristiani.

Il rinnovamento catechistico, sviluppatosi nella Chiesa durante gli ultimi decenni, sta dando frutti molto positivi.(41) La catechesi dei bambini, dei giovani e degli adulti ha dato origine, in questi anni, a una tipologia di cristiano veramente cosciente della sua fede e coerente con essa nella sua vita. Ha favorito in essi, infatti:

– una nuova esperienza vitale di Dio, come Padre misericordioso;

– una riscoperta più profonda di Gesù Cristo, non solo nella sua divinità, ma anche nella sua vera umanità;

– il sentirsi, tutti, corresponsabili della missione della Chiesa nel mondo;

– la presa di coscienza delle esigenze sociali della fede.

25. Tuttavia, di fronte al panorama religioso odierno, una verifica si impone ai figli della Chiesa: « Quanto sono toccati anch'essi dall'atmosfera di secolarismo e di relativismo etico? ».(42)

Una prima categoria si configura in quella « moltitudine di persone che hanno ricevuto il battesimo, ma vivono completamente al di fuori della vita cristiana ».(43) Si tratta, infatti, di una folla di cristiani « non praticanti »,(44) anche se nel fondo del cuore di molti il sentimento religioso non è scomparso del tutto. Risvegliarli alla fede è una vera sfida per la Chiesa.

Oltre a essi, vi è anche la « gente semplice »(45) che si esprime, a volte, con sentimenti religiosi molto sinceri e con una « religiosità popolare »(46) molto radicata. Possiede una certa fede, « ma ne conosce male i fondamenti ».(47) Inoltre vi sono numerosi cristiani, molto colti, ma con una formazione religiosa ricevuta solo nell'infanzia e che necessitano di reimpostare e maturare la loro fede sotto una luce diversa.(48)

26. Non manca, poi, un certo numero di battezzati che, purtroppo, celano la loro identità cristiana sia per una malintesa forma di dialogo interreligioso, sia per un certo disagio a testimoniare la propria fede in Gesù Cristo nella società contemporanea.

Queste situazioni della fede dei cristiani reclamano con urgenza dal seminatore lo sviluppo di una nuova evangelizzazione,(49) soprattutto in quelle Chiese di antica tradizione cristiana, dove il secolarismo ha fatto più breccia. In questa nuova situazione bisognosa di evangelizzazione, l'annuncio missionario e la catechesi, soprattutto ai giovani e agli adulti, costituiscono una chiara priorità.

La vita interna della comunità ecclesiale

27. È importante considerare anche la vita stessa della comunità ecclesiale, la sua intima qualità.

Una prima considerazione è scoprire come nella Chiesa sia stato accolto e abbia portato frutti il Concilio Vaticano II. I grandi documenti conciliari non sono rimasti lettera morta: si costatano i loro effetti. Le quattro costituzioni — Sacrosanctum Concilium, Lumen Gentium, Dei Verbum e Gaudium et Spes — hanno fecondato la Chiesa. Infatti:

– La vita liturgica è compresa più profondamente come fonte e vertice della vita ecclesiale.

– Il popolo di Dio ha acquisito una coscienza più viva del « sacerdozio comune »,(50) radicato nel Battesimo. Nello stesso tempo, riscopre sempre più la vocazione universale alla santità e un senso più vivo del servizio alla carità.

– La comunità ecclesiale ha acquisito un senso più vivo della Parola di Dio. La Sacra Scrittura, per esempio, è letta, gustata e meditata in modo più intenso.

– La missione della Chiesa nel mondo si percepisce in modo nuovo. Sulla base di un rinnovamento interiore, il Concilio ha aperto i cattolici alla esigenza di una evangelizzazione in legame necessario con la promozione umana, alla necessità del dialogo con il mondo, con le diverse culture e religioni e all'urgente ricerca dell'unità tra i cristiani.

28. In mezzo a questa fecondità si devono riconoscere anche « carenze e difficoltà nell'accoglienza del Concilio ».(51) Malgrado una dottrina ecclesiologica così ampia e profonda, si è indebolito il senso dell'appartenenza ecclesiale; si constata frequentemente una « disaffezione verso la Chiesa »;(52) la si contempla, molte volte, in modo unilaterale, come mera istituzione, privata del suo mistero.

In alcune occasioni, si sono prese posizioni parziali e opposte nell'interpretazione e nell'applicazione del rinnovamento chiesto alla Chiesa dal Concilio Vaticano II. Tali ideologie e comportamenti hanno condotto a frammentazioni e a pregiudicare la testimonianza di comunione indispensabile per l'evangelizzazione.

L'azione evangelizzatrice della Chiesa, e in essa la catechesi, deve cercare più decisamente una solida coesione ecclesiale. A tal fine è urgente promuovere e approfondire un'autentica ecclesiologia di comunione,(53) per generare nei cristiani una profonda spiritualità ecclesiale.

Situazione della catechesi: vitalità e problemi

29. Molti sono gli aspetti positivi della catechesi in questi ultimi anni, che mostrano la sua vitalità. Tra gli altri vanno posti in rilievo:

– Il grande numero di sacerdoti, religiosi e laici che si consacrano con entusiasmo e perseveranza alla catechesi. È una delle azioni ecclesiali più rilevanti.

– Va sottolineato anche il carattere missionario dell'attuale catechesi e la sua propensione ad assicurare l'adesione alla fede dei catecumeni e dei catechizzandi, in un mondo dove il senso religioso si oscura. In questa dinamica si ha chiara coscienza che la catechesi deve acquisire il carattere della formazione integrale, e non ridursi a semplice insegnamento: dovrà adoperarsi, infatti, per suscitare una vera conversione.(54)

– In sintonia con quanto detto, assume straordinaria importanza l'incremento che va acquisendo la catechesi degli adulti(55) nel progetto di catechesi di moltissime Chiese particolari. Questa opzione appare prioritaria nei piani pastorali di molte diocesi. Anche in alcuni movimenti e gruppi ecclesiali essa occupa un posto centrale.

– Favorito senza dubbio dai recenti orientamenti del Magistero, il pensiero catechetico ha guadagnato, nel nostro tempo, in densità e profondità. In questo senso, molte Chiese particolari dispongono già di idonei e opportuni orientamenti pastorali.

30. Tuttavia è necessario esaminare con particolare attenzione alcuni problemi, cercando di individuarne una soluzione:

– Il primo riguarda la concezione della catechesi come scuola di fede, come apprendimento e tirocinio di tutta la vita cristiana, che non è penetrata pienamente nella coscienza dei catechisti.

– Per quel che riguarda l'orientamento di fondo, il concetto di « Rivelazione » impregna ordinariamente l'attività catechistica; tuttavia, il concetto conciliare di « Tradizione » ha un minore influsso come elemento realmente ispiratore. Di fatto, in molte catechesi, il riferimento alla Sacra Scrittura è quasi esclusivo, senza che la riflessione e la vita bimillenaria della Chiesa(56) l'accompagni in modo sufficiente. La natura ecclesiale della catechesi appare, in questo caso, meno chiara. L'interrelazione tra Sacra Scrittura, Tradizione e Magistero, « ciascuno secondo il proprio modo »,(57) non feconda ancora armoniosamente la trasmissione catechistica della fede.

– Rispetto alla finalità della catechesi, che mira a promuovere la comunione con Gesù Cristo, è necessaria una presentazione più equilibrata di tutta la verità del mistero di Cristo. A volte si insiste solo sulla sua umanità, senza fare esplicito riferimento alla sua divinità; in altre occasioni, meno frequenti nel nostro tempo, si accentua tanto esclusivamente la sua divinità che non risalta più la realtà del mistero dell'Incarnazione del Verbo.(58)

– Riguardo al contenuto della catechesi, sussistono vari problemi. Vi sono certe lacune dottrinali in merito alla verità su Dio e sull'uomo, sul peccato e la grazia e sui Novissimi. Vi è la necessità di una più solida formazione morale; si riscontra una presentazione inadeguata della storia della Chiesa e una scarsa rilevanza della sua Dottrina Sociale. In alcune regioni proliferano catechismi e testi di iniziativa particolare, con tendenze selettive e accentuazioni tanto differenti da nuocere alla necessaria convergenza nell'unità della fede.(59)

– « La catechesi è intrinsecamente collegata con tutta l'azione liturgica e sacramentale ».(60) Sovente, però, la prassi catechistica testimonia un legame debole e frammentario con la liturgia: limitata attenzione ai segni e riti liturgici, scarsa valorizzazione delle fonti liturgiche, percorsi catechistici poco o nulla connessi con l'anno liturgico, presenza marginale di celebrazioni negli itinerari della catechesi.

– Per quel che riguarda la pedagogia, dopo un'eccessiva accentuazione del valore del metodo e delle tecniche da parte di alcuni, non si presta ancora la dovuta attenzione alle esigenze e all'originalità della pedagogia propria della fede.(61) Si cade facilmente nel dualismo « contenuto-metodo », con riduzionismi in un senso o nell'altro. Rispetto alla dimensione pedagogica, non si è esercitato sempre il necessario discernimento teologico.

– Per quanto riguarda la differenza delle culture rispetto al servizio della fede, un problema è quello di saper trasmettere il Vangelo entro l'orizzonte culturale dei popoli ai quali si dirige, in modo che esso possa essere percepito realmente come una grande notizia per la vita delle persone e della società.(62)

– La formazione all'apostolato e alla missione è uno dei compiti fondamentali della catechesi. Tuttavia, mentre cresce nell'attività catechistica una nuova sensibilità nel formare i fedeli laici alla testimonianza cristiana, al dialogo interreligioso, all'impegno secolare, appare ancora debole e inadeguata l'educazione alla missionarietà ad gentes. Sovente la catechesi ordinaria riserva un'attenzione marginale e saltuaria alle missioni.

La semina del Vangelo

31. Dopo aver analizzato il terreno, il seminatore invia i suoi operai ad annunciare il Vangelo in tutto il mondo, comunicando loro la forza del suo Spirito. Nello stesso tempo, mostra loro come leggere i segni dei tempi e chiede loro una preparazione molto accurata per realizzare la semina.

Come leggere i segni dei tempi

32. La voce dello Spirito che Gesù, da parte del Padre, ha inviato ai suoi discepoli risuona anche negli stessi avvenimenti della storia.(63) Dietro i dati mutevoli della situazione attuale e nelle profonde motivazioni delle sfide che si presentano all'evangelizzazione, è necessario scoprire « i segni della presenza e del disegno di Dio ».(64) Si tratta di un'analisi che bisogna fare alla luce della fede, in atteggiamento di compassione. Avvalendosi delle scienze umane,(65) sempre necessarie, la Chiesa cerca di scoprire il senso della situazione attuale all'interno della storia della salvezza. I suoi giudizi sulla realtà sono sempre diagnosi per la missione.

Alcune sfide per la catechesi

33. Per poter esprimere la sua vitalità ed efficacia, la catechesi oggi dovrebbe assumere le seguenti sfide e orientamenti:

– anzitutto deve proporsi come valido servizio all'evangelizzazione della Chiesa, con un accentuato carattere missionario;

– deve indirizzarsi ad alcuni suoi destinatari privilegiati, come sono stati e continuano ad esserlo i bambini, i fanciulli, gli adolescenti, i giovani e gli adulti a partire, soprattutto, da questi;

– sull'esempio della catechesi patristica, deve plasmare la personalità credente e quindi essere una vera e propria scuola di pedagogia cristiana;

– deve annunciare i misteri essenziali del cristianesimo, promuovendo l'esperienza trinitaria della vita in Cristo come centro della vita di fede;

– deve considerare quale compito prioritario la preparazione e formazione di catechisti di fede profonda.

PARTE I

LA CATECHESI
NELLA
MISSIONE EVANGELIZZATRICE
DELLA CHIESA

La catechesi nella missione evangelizzatrice della Chiesa

« Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura » (Mc 16,15).
« Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato » (Mt 28,19-20).
« Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni... fino agli estremi confini della terra » (At 1,8).

Il mandato missionario di Gesù

34. Gesù, dopo la sua risurrezione, inviò da parte del Padre lo Spirito Santo perché compisse dal di dentro l'opera della salvezza e stimolasse i discepoli a continuare la sua propria missione nel mondo intero, come egli a sua volta era stato inviato dal Padre. Egli fu il primo e il più grande evangelizzatore. Annunciò il Regno di Dio,(66) come nuovo e definitivo intervento divino nella storia e definì questo annuncio «il Vangelo », cioè la buona notizia. A esso dedicò tutta la sua esistenza terrena: fece conoscere la gioia di appartenere al Regno,(67) le sue esigenze e la sua « charta magna »,(68) i misteri che racchiude,(69) la vita fraterna di coloro che vi entrano,(70) e la sua pienezza futura.(71)

Significato e finalità di questa parte

35. Questa prima parte intende definire il carattere proprio della catechesi.

Il primo capitolo, relativo all'impianto teologico, ricorda brevemente il concetto di Rivelazione esposta nel Documento conciliare Dei Verbum. Esso determina in maniera specifica il modo di concepire il ministero della Parola. I concetti parola di Dio, Vangelo, Regno di Dio e Tradizione, presenti in questa Costituzione dogmatica, fondano il significato di catechesi. Insieme con essi, è referente obbligato per la catechesi il concetto di evangelizzazione. La sua dinamica e i suoi elementi sono esposti con una precisione nuova e profonda nella Esortazione Apostolica Evangelii Nuntiandi.

Il secondo capitolo situa la catechesi nel quadro dell'evangelizzazione e la pone in rapporto con le altre forme del ministero della parola di Dio. Grazie a questo rapporto si scopre più facilmente il carattere proprio della catechesi.

Il terzo capitolo analizza più direttamente la catechesi in quanto tale: la sua natura ecclesiale, la sua finalità vincolante di comunione con Gesù Cristo, i suoi compiti, l'ispirazione catecumenale che la anima.

La concezione che si ha della catechesi condiziona profondamente la selezione e l'organizzazione dei suoi contenuti (cognitivi, esperienziali, comportamentali), ne precisa i destinatari e definisce la pedagogia che si richiede per raggiungere i suoi obiettivi.

Il termine catechesi ha subìto una evoluzione semantica durante i venti secoli di storia della Chiesa. In questo Direttorio la concezione di catechesi si ispira ai Documenti del Magistero Pontificio post-conciliare e soprattutto a Evangelii Nuntiandi, Catechesi Tradendae e Redemptoris Missio.

CAPITOLO I

La Rivelazione e la sua trasmissione
mediante l'evangelizzazione

« Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli, in Cristo, ...poiché egli ci ha fatto conoscere il mistero della sua volontà, secondo quanto nella sua benevolenza aveva in Lui prestabilito per realizzarlo nella pienezza dei tempi: il disegno cioè di ricapitolare in Cristo tutte le cose » (Ef 1,3-10).

La Rivelazione del disegno provvidenziale di Dio

36. « Dio, il quale crea e conserva tutte le cose per mezzo del Verbo, offre agli uomini, nelle cose create, una perenne testimonianza di sé ».(72) L'uomo, che per sua natura e vocazione è « capace di Dio », quando ascolta il messaggio delle creature, può raggiungere la certezza dell'esistenza di Dio come causa e fine di tutto e che Egli può rivelarsi all'uomo.

La costituzione Dei Verbum del Concilio Vaticano II ha descritto la Rivelazione come l'atto mediante il quale Dio si manifesta personalmente agli uomini. Dio si mostra, infatti, come colui che vuole comunicare Se stesso, rendendo la persona umana partecipe della Sua natura divina.(73) In tal modo Egli realizza il Suo disegno d'amore.

« Piacque a Dio, nella sua bontà e sapienza, rivelare Se stesso e manifestare il mistero della Sua volontà... per invitare (gli uomini) e ammetterli alla comunione con Sé ».(74)

37. Questo disegno provvidenziale(75) del Padre, rivelato pienamente in Gesù Cristo, si realizza con la forza dello Spirito Santo.

Esso comporta:

– la rivelazione di Dio, della sua « verità intima »,(76) del suo « segreto »,(77) della vera vocazione e dignità della persona umana;(78)

– l'offerta della salvezza a tutti gli uomini, come dono della grazia e della misericordia di Dio,(79) che implica la liberazione dal male, dal peccato, dalla morte;(80)

– la definitiva chiamata per riunire tutti i figli dispersi nella famiglia di Dio, realizzando così tra gli uomini l'unione fraterna.(81)

La Rivelazione: fatti e parole

38. Dio, nella sua immensità, per rivelarsi alla persona umana, utilizza una pedagogia: (82) si serve di avvenimenti e di parole umane per comunicare il suo disegno; lo fa progressivamente e per tappe,(83) per avvicinarsi meglio agli uomini. Dio, infatti, opera in maniera tale che gli uomini arrivino alla conoscenza del suo piano salvifico mediante gli avvenimenti della storia della salvezza e le parole divinamente ispirate che li accompagnano e li spiegano.

« Questa economia della Rivelazione avviene con eventi e parole intimamente connessi, in modo che

– le opere compiute da Dio nella storia della salvezza manifestano e rafforzano la dottrina e le realtà significate dalle parole,

– mentre le parole proclamano le opere e chiariscono il mistero in esse contenuto ».(84)

39. Anche l'evangelizzazione, che trasmette al mondo la Rivelazione, si realizza con opere e parole. Essa è, a un tempo, testimonianza e annuncio, parola e sacramento, insegnamento e impegno.

La catechesi, per parte sua, trasmette i fatti e le parole della Rivelazione: deve proclamarli e narrarli e, nello stesso tempo, chiarire i profondi misteri che essi racchiudono. Inoltre, essendo la Rivelazione fonte di luce per la persona umana, la catechesi non solo ricorda le meraviglie di Dio operate nel passato, ma, alla luce della stessa Rivelazione, interpreta i segni dei tempi e la vita presente degli uomini e delle donne, giacché in essi si realizza il disegno di Dio per la salvezza del mondo.(85)

Gesù Cristo, mediatore e pienezza della Rivelazione

40. Dio si rivelò progressivamente agli uomini, per mezzo dei profeti e degli eventi salvifici, fino a portare a compimento la sua Rivelazione con l'invio del suo stesso Figlio:(86)

« Gesù Cristo, con tutta la sua presenza e con la manifestazione di Sé, con le parole e con le opere, con i segni e con i miracoli, e specialmente con la sua morte e la sua gloriosa risurrezione di tra i morti, e infine con l'invio dello Spirito di verità, compie e completa la Rivelazione ».(87)

Gesù Cristo non è solamente il più grande dei profeti ma è il Figlio eterno di Dio fatto uomo. Egli è, pertanto, l'evento ultimo verso il quale convergono tutti gli avvenimenti della storia della salvezza.(88) Egli è, infatti, « la Parola unica, perfetta e definitiva del Padre ».(89)

41. Il ministero della Parola deve porre in risalto questa ammirabile caratteristica, propria dell'economia della Rivelazione: il Figlio di Dio entra nella storia degli uomini, assume la vita e la morte umane e realizza la nuova e definitiva alleanza tra Dio e gli uomini. È compito proprio della catechesi mostrare chi è Gesù Cristo: la sua vita e il suo mistero e presentare la fede cristiana come sequela della sua Persona.(90) Perciò deve basarsi costantemente sui Vangeli, i quali « sono il cuore di tutte le Scritture in quanto sono la principale testimonianza relativa alla vita e alla dottrina del Verbo incarnato, nostro Salvatore ».(91)

Il fatto che Gesù Cristo sia la pienezza della Rivelazione è il fondamento del « cristocentrismo »(92) della catechesi: il mistero di Cristo, nel messaggio rivelato, non è un elemento in più accanto ad altri, ma è il centro a partire dal quale tutti gli altri elementi si gerarchizzano e s'illuminano.

La trasmissione della Rivelazione per mezzo della Chiesa, opera dello Spirito Santo

42. La Rivelazione di Dio, culminata in Gesù Cristo, è destinata a tutta l'umanità: « Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità » (1 Tm 2,4). In virtù di questa volontà salvifica universale, Dio ha disposto che la Rivelazione si trasmettesse a tutti i popoli, a tutte le generazioni e rimanesse per sempre integra.(93)

43. Per adempiere questo disegno divino, Gesù Cristo istituì la Chiesa sul fondamento degli Apostoli e, inviando loro lo Spirito Santo da parte del Padre, li mandò a predicare il Vangelo in tutto il mondo. Gli Apostoli con parole, opere e scritti, eseguirono fedelmente tale mandato.(94)

Questa Tradizione apostolica si perpetua nella Chiesa e per mezzo della Chiesa. Ed essa, tutt'intera, pastori e fedeli, vigila per la sua conservazione e trasmissione. Il Vangelo, infatti, si conserva integro e vivo nella Chiesa: i discepoli di Gesù Cristo lo contemplano e lo meditano incessantemente, lo vivono nell'esistenza quotidiana e lo annunciano nella missione. Lo Spirito Santo feconda costantemente la Chiesa mentre vive il Vangelo; la fa crescere continuamente nell'intelligenza dello stesso, e la spinge e la sostiene nel compito di annunciarlo in ogni angolo del mondo.(95)

44. La conservazione integra della Rivelazione, parola di Dio contenuta nella Tradizione e nella Scrittura, così come la sua continua trasmissione, sono garantite nella loro autenticità. Il Magistero della Chiesa, sostenuto dallo Spirito Santo e dotato del « carisma della verità » esercita la funzione di « interpretare autenticamente la Parola di Dio ».(96)

45. La Chiesa, « sacramento universale di salvezza »,(97) mossa dallo Spirito Santo, trasmette la Rivelazione mediante l'evangelizzazione: annuncia la buona novella del disegno salvifico del Padre e, nei sacramenti, comunica i doni divini.

A Dio che si rivela è dovuta l'obbedienza della fede, per cui l'uomo aderisce liberamente al « Vangelo della grazia di Dio » (At 20,24), con pieno assenso dell'intelletto e della volontà. Guidato dalla fede, dono dello Spirito, l'uomo giunge a contemplare e gustare il Dio dell'amore, che in Cristo ha rivelato le ricchezze della sua gloria.(98)

L'evangelizzazione(99)

46. La Chiesa « esiste per evangelizzare », (100) cioè per « portare la buona novella in tutti gli strati dell'umanità e, con il suo influsso, trasformare dal di dentro, rendere nuova l'umanità stessa ». (101)

Il mandato missionario di Gesù comporta vari aspetti, intimamente connessi fra loro: « annunciate » (Mc 16,15), « fate discepoli e insegnate », (102) « siate miei testimoni », (103) « battezzate », (104) « fate questo in memoria di me » (Lc 22,19), « amatevi gli uni gli altri » (Gv 15,12). Annuncio, testimonianza, insegnamento, sacramenti, amore del prossimo, fare discepoli: tutti questi aspetti sono vie e mezzi per la trasmissione dell'unico Vangelo e costituiscono gli elementi dell'evangelizzazione.

Alcuni di essi rivestono un'importanza così grande che, a volte, si tende a identificarli con l'azione evangelizzatrice. Tuttavia, « nessuna definizione parziale e frammentaria può dare ragione della realtà ricca, complessa e dinamica, quale è quella dell'evangelizzazione ». (105) Si corre il rischio di impoverirla e, perfino, di mutilarla. Al contrario, essa deve sviluppare la « sua totalità » (106) e incorporare le sue intrinseche bipolarità: testimonianza e annuncio, (107) parola e sacramento, (108) cambiamento interiore e trasformazione sociale. (109) Gi operatori dell'evangelizzazione devono saper agire con una « visione globale » (110) della stessa e identificarla con l'insieme della missione della Chiesa. (111)

Il processo dell'evangelizzazione

47. La Chiesa, pur contenendo in sé permanentemente la pienezza dei mezzi della salvezza, opera in modo graduale. (112) Il decreto conciliare Ad Gentes ha ben chiarito la dinamica del processo evangelizzatore: testimonianza cristiana, dialogo e presenza della carità (11-12), annuncio del Vangelo e chiamata alla conversione (13), catecumenato e iniziazione cristiana (14), formazione della comunità cristiana per mezzo dei sacramenti e dei ministeri (15-18). (113) Questo è il dinamismo della impiantazione ed edificazione della Chiesa.

48. Conformemente a ciò, occorre concepire l'evangelizzazione come il processo attraverso il quale la Chiesa, mossa dallo Spirito, annuncia e diffonde il Vangelo in tutto il mondo. Essa:

– spinta dalla carità, impregna e trasforma tutto l'ordine temporale, assumendo e rinnovando le culture; (114)

– dà testimonianza (115) tra i popoli del nuovo modo di essere e di vivere che caratterizza i cristiani;

– proclama esplicitamente il Vangelo, mediante il « primo annuncio », (116) chiamando alla conversione; (117)

– inizia alla fede e alla vita cristiana, mediante la « catechesi » (118) e i « sacramenti di iniziazione », (119) coloro che si convertono a Gesù Cristo, o quelli che riprendono il cammino della sua sequela, incorporando gli uni e riconducendo gli altri alla comunità cristiana; (120)

– alimenta costantemente il dono della comunione (121) nei fedeli mediante l'educazione permanente della fede (omelia, altre forme del ministero della Parola), i sacramenti e l'esercizio della carità;

– suscita continuamente la missione, (122) inviando tutti i discepoli di Cristo ad annunciare il Vangelo, con parole e opere, in tutto il mondo.

49. Il processo evangelizzatore, (123) di conseguenza, è strutturato in tappe o « momenti essenziali »: (124) l'azione missionaria per i non credenti e per quelli che vivono nell'indifferenza religiosa; l'azione catechistico-iniziatica per quelli che optano per il Vangelo e per quelli che necessitano di completare o ristrutturare la loro iniziazione; e l'azione pastorale per i fedeli cristiani già maturi, nel seno della comunità cristiana. (125) Questi momenti non sono però tappe concluse: si reiterano, se necessario, giacché daranno l'alimento evangelico più adeguato alla crescita spirituale di ciascuna persona o della stessa comunità.

Il ministero della parola di Dio nell'evangelizzazione

50. Il ministero della Parola (126) è elemento fondamentale della evangelizzazione. La presenza cristiana in mezzo ai differenti gruppi umani e la testimonianza di vita hanno bisogno di essere chiariti e giustificati dall'annuncio esplicito di Gesù Cristo, il

Signore. « Non c'è vera evangelizzazione se il nome, l'insegnamento, la vita e le promesse, il Regno, il mistero di Gesù di Nazaret, Figlio di Dio, non siano proclamati ». (127) Anche quelli che sono già discepoli di Cristo hanno bisogno di essere alimentati costantemente dalla parola di Dio per crescere nella loro vita cristiana. (128)

Il ministero della Parola, all'interno dell'evangelizzazione, trasmette la Rivelazione per mezzo della Chiesa, valendosi delle « parole » umane. Però queste sono sempre riferite alle « opere »: a quelle che Dio realizzò e continua a realizzare, specialmente nella liturgia; alla testimonianza di vita dei cristiani; all'azione trasformatrice che questi, uniti a tanti uomini di buona volontà, realizzano nel mondo. Questa parola umana della Chiesa è il mezzo di cui si serve lo Spirito Santo per continuare il dialogo con l'umanità. Egli è infatti l'agente principale del ministero della Parola, colui per il quale « la viva voce del Vangelo risuona nella Chiesa, e per mezzo di questa nel mondo ». (129)

Il ministero della Parola si esercita in « forme diverse ». (130) La Chiesa, fin dall'epoca apostolica, (131) nel suo desiderio di offrire la parola di Dio nella maniera più appropriata, ha realizzato questo ministero attraverso svariatissime forme. (132) Queste servono tutte per veicolare quelle funzioni basilari che il ministero della Parola è chiamato a svolgere.

Funzioni e forme del ministero della parola di Dio

51. Le principali funzioni del ministero della Parola sono le seguenti:

Convocazione e chiamata alla fede

È la funzione che più immediatamente si evince dal mandato missionario di Gesù. Si realizza mediante il « primo annuncio », diretto ai non credenti: quelli che hanno fatto un'opzione di non-credenza, i battezzati che vivono al margine della vita cristiana, gli appartenenti ad altre religioni... (133) Il risveglio religioso dei bambini, nelle famiglie cristiane, è anche una forma eminente di questa funzione.

L'iniziazione

Coloro che, mossi dalla grazia, decidono di seguire Gesù sono « introdotti nella vita della fede, della liturgia e della carità del Popolo di Dio ». (134) La Chiesa realizza questa funzione, fondamentalmente, per mezzo della catechesi, in stretto rapporto con i sacramenti dell'iniziazione, sia se questi sono da ricevere, sia se furono già ricevuti. Forme importanti sono: la catechesi degli adulti non battezzati, nel catecumenato; la catechesi degli adulti battezzati che desiderano tornare alla fede, o di quelli che hanno bisogno di completare la loro iniziazione; la catechesi dei bambini e dei più giovani, che ha di per sé carattere iniziatico. Anche l'educazione cristiana familiare e l'insegnamento scolastico della religione esercitano una funzione di iniziazione.

L'educazione permanente della fede

In diverse regioni essa è chiamata anche « catechesi permanente ». (135)

Si rivolge ai cristiani iniziati negli elementi di base, che hanno bisogno di alimentare e maturare costantemente la loro fede durante tutta la vita. È una funzione che si realizza attraverso forme molto varie: « sistematiche e occasionali, individuali e comunitarie, organizzate e spontanee, ecc. ». (136)

La funzione liturgica

Il ministero della Parola comprende pure una funzione liturgica, giacché quando esso si realizza all'interno di un'azione sacra è parte integrante della stessa. (137) Esso si esprime eminentemente attraverso l'omelia. Altre forme sono gli interventi e le esortazioni durante le celebrazioni della parola. Occorre fare anche riferimento alla preparazione immediata ai diversi sacramenti, alle celebrazioni sacramentali e soprattutto alla partecipazione dei fedeli all'Eucaristia, come forma fontale dell'educazione alla fede.

La funzione teologica

Essa cerca di sviluppare l'intelligenza della fede ponendosi nella dinamica della « fides quaerens intellectum », cioè, della fede che cerca di capire. (138) La teologia, per compiere questa funzione, ha bisogno di confrontarsi o di dialogare con le forme filosofiche del pensiero, con gli umanismi che connotano la cultura e con le scienze dell'uomo. Si articola in forme che promuovono « la trattazione sistematica e l'investigazione scientifica delle verità della fede ». (139)

52. Forme importanti del ministero della Parola sono: primo annuncio o predicazione missionaria, catechesi pre e post-battesimale, forma liturgica e forma teologica. Accade spesso che tali forme — per circostanze pastorali — debbano assumere più di una funzione. La catechesi, per esempio, insieme alla sua funzione di iniziazione, deve esercitare frequentemente compiti missionari. La stessa omelia, secondo le circostanze, converrà che assuma le funzioni di convocazione e di iniziazione organica.

La conversione e la fede

53. Nell'annunciare al mondo la Buona Novella della Rivelazione, l'evangelizzazione invita uomini e donne alla conversione e alla fede. (140) La chiamata di Gesù: « Convertitevi e credete al Vangelo » (Mc 1,15) continua a risonare, oggi, mediante l'evangelizzazione della Chiesa. La fede cristiana è, innanzittutto, conversione a Gesù Cristo, (141) adesione piena e sincera alla sua persona e decisione di camminare alla sua sequela. (142) La fede è un incontro personale con Gesù Cristo, è farsi suo discepolo. Ciò esige l'impegno permanente di pensare come Lui, di giudicare come Lui e di vivere come Lui è vissuto. (143) Così, il credente si unisce alla comunità dei discepoli e fa sua la fede della Chiesa. (144)

54. Questo « sì » a Gesù Cristo, pienezza della Rivelazione del Padre, racchiude in sé una doppia dimensione: il fiducioso abbandono in Dio e l'amorevole assenso a tutto ciò che Egli ci ha rivelato. Ciò è possibile solo mediante l'azione dello Spirito Santo. (145)

« Con la fede,

– l'uomo si abbandona tutt'intero liberamente a Dio,

– prestandogli il pieno ossequio dell'intelletto e della volontà, acconsentendo volontariamente alla rivelazione data da Lui ». (146)

« Credere ha perciò un duplice riferimento: alla persona e alla verità; alla verità per la fiducia che si accorda alla persona che l'afferma ». (147)

55. La fede comporta un cambiamento di vita, una « metanoia », (148) cioè una trasformazione profonda della mente e del cuore; fa sì che il credente viva quella « nuova maniera di essere, di vivere, di vivere insieme, che il Vangelo inaugura ». (149) Questo cambiamento di vita si manifesta a tutti i livelli dell'esistenza del cristiano: nella sua vita interiore di adorazione e accoglienza della volontà divina; nella sua partecipazione attiva alla missione della Chiesa; nella sua vita matrimoniale e familiare; nell'esercizio della vita professionale; nell'adempimento delle attività economiche e sociali.

La fede e la conversione sgorgano dal « cuore », cioè, dal più profondo della persona umana, coinvolgendola tutta. Incontrando Gesù Cristo e aderendo a Lui, l'essere umano vede colmate le sue aspirazioni più profonde; trova ciò che ha sempre cercato e lo trova in modo sovrabbondante. (150) La fede risponde a quella « attesa », (151) spesso inconsapevole e sempre limitata di conoscere la verità su Dio, sull'uomo stesso e sul destino che lo attende. È come un'acqua pura (152) che ravviva il cammino dell'uomo, pellegrino alla ricerca del suo focolare.

La fede è un dono di Dio. Può nascere nell'intimo del cuore umano soltanto come frutto della « grazia che previene e soccorre » (153) e come risposta, completamente libera, alla mozione dello Spirito Santo, che muove il cuore e lo rivolge a Dio, dandogli « dolcezza nel consentire e nel credere alla verità ». (154)

La Vergine Maria visse nel modo più perfetto queste dimensioni della fede. La Chiesa venera in lei « la più pura realizzazione della fede ». (155)

Il processo di conversione permanente

56. La fede è un dono destinato a crescere nel cuore dei credenti. (156) L'adesione a Gesù Cristo, infatti, avvia un processo di conversione permanente, che dura tutta la vita. (157) Chi accede alla fede è come un bambino appena nato, (158) il quale, a poco a poco, crescerà e si convertirà in un essere adulto che tende allo « stato di uomo perfetto », (159) alla maturità della pienezza di Cristo.

Nel processo di fede e di conversione si possono rilevare, dal punto di vista teologico, diversi momenti importanti:

a) L'interesse per il Vangelo. Il primo momento è quello in cui nel cuore del non credente, dell'indifferente o di chi aderisce ad altra religione, nasce, come conseguenza del primo annuncio, un interesse per il Vangelo, senza essere ancora una decisione ferma. Quel primo movimento dello spirito umano verso la fede, che è già frutto della grazia, riceve diversi nomi: « propensione alla fede », (160) « preparazione evangelica », (161) inclinazione a credere, « ricerca religiosa ». (162) La Chiesa denomina « simpatizzanti » (163) coloro che mostrano questa inquietudine.

b) La conversione. Questo primo interesse per il Vangelo necessita di un tempo di ricerca (164) per potersi trasformare in un'opzione salda. La decisione per la fede dev'essere soppesata e maturata. Tale ricerca, mossa dallo Spirito Santo e dall'annuncio del kerigma, prepara la conversione, che sarà — certamente — « iniziale », (165) ma che porta già con sé l'adesione a Gesù Cristo e la volontà di camminare al suo seguito. Questa « opzione fondamentale » fonda tutta la vita cristiana del discepolo del Signore. (166)

c) La professione di fede. L'abbandonarsi a Gesù Cristo genera nei credenti il desiderio di conoscerlo più profondamente e d'identificarsi con Lui. La catechesi li inizia alla conoscenza della fede e all'apprendistato della vita cristiana, favorendo un cammino spirituale che provoca un « progressivo cambiamento di mentalità e costumi », (167) fatto di rinunce e di lotte, e anche di gioie che Dio concede senza misura. Il discepolo di Gesù Cristo è, allora, idoneo per fare una viva, esplicita e operante professione di fede. (168)

d) Il cammino verso la perfezione. Questa maturità di base, dalla quale nasce la professione di fede, non è il punto finale nel processo permanente di conversione. La professione di fede battesimale si pone a fondamento di un edificio spirituale destinato a crescere. Il battezzato, spinto sempre dallo Spirito, alimentato dai sacramenti, dalla preghiera e dall'esercizio della carità, e aiutato dalle molteplici forme di educazione permanente della fede, cerca di far suo il desiderio di Cristo: « Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste ». (169) È la chiamata alla pienezza che si rivolge ad ogni battezzato.

57. Il ministero della Parola è al servizio di questo processo di piena conversione. Il primo annuncio ha la caratteristica di chiamare alla fede; la catechesi quella di dare un fondamento alla conversione e una struttura di fondo alla vita cristiana; e l'educazione permanente alla fede, nella quale si distingue l'omelia, quella di essere l'alimento costante del quale ogni organismo adulto ha bisogno per vivere. (170)

Diverse situazioni socio-religiose di fronte all'evangelizzazione

58. L'evangelizzazione del mondo ha davanti a sé un panorama religioso molto diversificato e mutevole, nel quale si possono distinguere fondamentalmente « tre situazioni », (171) che richiedono risposte adeguate e differenziate.

a) La situazione di quei « popoli, gruppi umani, contesti socioculturali, in cui Cristo e il suo Vangelo non sono conosciuti, o in cui mancano comunità cristiane abbastanza mature da poter incarnare la fede nel proprio ambiente ed annunziarla ad altri gruppi ». (172) Questa situazione postula la « missione ad gentes » (173) con un'azione evangelizzatrice centrata, preferibilmente, sui giovani e gli adulti. La sua peculiarità consiste nel fatto che si dirige ai non cristiani invitandoli alla conversione. La catechesi, in questa situazione, si sviluppa ordinariamente all'interno del Catecumenato battesimale.

b) Vi sono, inoltre, situazioni nelle quali, in un determinato contesto socio-culturale, sono presenti in maniera molto significativa « comunità cristiane che hanno adeguate e solide strutture ecclesiali, sono ferventi di fede e di vita, irradiano la testimonianza del Vangelo nel loro ambiente e sentono l'impegno della missione universale ». (174) Queste comunità necessitano di un'intensa « azione pastorale della Chiesa », visto che sono costituite da persone e famiglie con un profondo senso cristiano. In tale contesto, è necessario che la catechesi ai bambini, adolescenti e giovani sviluppi veri processi di iniziazione cristiana ben articolati, che permettano loro di accedere all'età adulta con una fede matura che da evangelizzati li renda evangelizzatori. Anche in queste situazioni gli adulti sono destinatari di modalità diverse di formazione cristiana.

c) In molti paesi di tradizione cristiana e a volte anche nelle Chiese più giovani, esiste una « situazione intermedia », (175) dove « gruppi interi di battezzati hanno perduto il senso vivo della fede, o addirittura, non si riconoscono più come membri della Chiesa, conducendo un vita lontana da Cristo e dal suo Vangelo ». (176) Questa situazione richiede una « nuova evangelizzazione ». La sua peculiarità consiste nel fatto che l'azione missionaria si rivolge a battezzati di ogni età, che vivono in un contesto religioso di riferimenti cristiani, percepiti solo esteriormente. In questa situazione, il primo annuncio e una catechesi di base costituiscono l'opzione prioritaria.

Mutua connessione tra le azioni evangelizzatrici corrispondenti a queste situazioni

59. Queste situazioni socio-religiose sono, ovviamente, differenti e non è giusto equipararle. Tale diversità, che è sempre esistita nella missione della Chiesa, acquista oggi, in questo mondo che cambia, una novità. Infatti frequentemente diverse situazioni convivono in uno stesso territorio. In molte grandi città, per esempio, la situazione che postula una « missione ad gentes » e quella che richiede una « nuova evangelizzazione » coesistono simultaneamente. Insieme a esse, sono dinamicamente presenti comunità cristiane missionarie, alimentate da un'« azione pastorale » adeguata. Oggi accade spesso che nel territorio di una Chiesa particolare occorra far fronte all'insieme di queste situazioni. « I confini tra cura pastorale, nuova evangelizzazione e attività missionaria specifica non sono nettamente definibili e non è pensabile creare tra di esse barriere o compartimenti stagno ». (177) Di fatto, « ciascuna influisce sull'altra, la stimola e l'aiuta ». (178)

Perciò in ordine al mutuo arricchimento delle azioni evangelizzatrici che convivono insieme conviene tener presente che:

– La missione ad gentes, quale che sia la zona o l'ambito in cui si realizza, è la responsabilità missionaria più specifica che Gesù ha affidato alla sua Chiesa e, pertanto, è il modello esemplare dell'insieme dell'azione missionaria della Chiesa. La « nuova evangelizzazione » non può soppiantare o sostituire la « missione ad gentes », che continua ad essere l'attività missionaria specifica e compito primario. (179)

– « Il modello di ogni catechesi è il Catecumenato battesimale, che è formazione specifica mediante la quale l'adulto convertito alla fede è portato alla confessione della fede battesimale durante la veglia pasquale ». (180) Questa formazione catecumenale deve ispirare le altre forme di catechesi, nei loro obiettivi e nel loro dinamismo.

– « La catechesi degli adulti, in quanto è diretta a persone capaci di un'adesione e di un impegno veramente responsabile, è da considerarsi come la forma principale della catechesi, alla quale, tutte le altre, non perciò meno necessarie, sono ordinate ». (181) Ciò implica che la catechesi delle altre età deve averla come punto di riferimento e deve articolarsi con essa in un progetto catechistico coerente di pastorale diocesana.

In questo modo, la catechesi, situata all'interno della missione evangelizzatrice della Chiesa come « momento » essenziale della stessa, riceve dall'evangelizzazione un dinamismo missionario che la feconda interiormente e la configura nella sua identità. Il ministero della catechesi appare, così, come un servizio ecclesiale fondamentale nella realizzazione del mandato missionario di Gesù.

CAPITOLO II

La catechesi
nel processo dell'evangelizzazione

« Ciò che abbiamo udito e conosciuto e i nostri padri ci hanno raccontato non lo terremo nascosto ai loro figli; diremo alla generazione futura le lodi del Signore, la sua potenza e le meraviglie che egli ha compiuto » (Sal 78,3-4).
« Apollo era stato ammaestrato nella via del Signore e pieno di fervore parlava e insegnava esattamente ciò che si riferiva a Gesù » (At 18,25).

60. In questo capitolo si mostra il rapporto della catechesi con gli altri elementi della evangelizzazione, della quale essa è parte integrante.

In questo senso si descrive, in primo luogo, la relazione della catechesi con il primo annuncio, che si realizza nella missione. Si mostra, poi, l'intima connessione tra la catechesi e i sacramenti dell'iniziazione cristiana. Si fa vedere, in seguito, il ruolo fondamentale della catechesi nella vita ordinaria della Chiesa nel suo compito di educare permanentemente alla fede.

Una speciale considerazione è riservata al rapporto che intercorre tra catechesi e insegnamento scolastico della religione, giacché le due azioni sono profondamente interconnesse e, insieme all'educazione cristiana familiare, risultano basilari per la formazione dell'infanzia e della gioventù.

Primo annuncio e catechesi

61. Il primo annuncio si dirige ai non credenti e a quelli che, di fatto, vivono nell'indifferenza religiosa. Esso ha la funzione di annunciare il Vangelo e di chiamare alla conversione. La catechesi, « distinta dal primo annuncio del Vangelo », (182) promuove e fa maturare questa conversione iniziale, educando alla fede il convertito e incorporandolo nella comunità cristiana. La relazione tra queste due forme del ministero della Parola è, pertanto, una relazione di distinzione nella complementarità.

Il primo annuncio, che ogni cristiano è chiamato a realizzare, partecipa dell'« andate » (183) che Gesù propose ai suoi discepoli; implica, pertanto, l'uscire, l'affrettarsi, il proporre. La catechesi, invece, parte dalla condizione che Gesù stesso indicò: « chi crederà », (184) chi si convertirà, chi si deciderà. Le due azioni sono essenziali e si richiamano mutuamente: andare e accogliere, annunciare e educare, chiamare e incorporare.

62. Nella pratica pastorale, tuttavia, le frontiere tra le due azioni non sono facilmente delimitabili. Frequentemente, le persone che accedono alla catechesi necessitano, di fatto, di una vera conversione. Perciò, la Chiesa desidera che, ordinariamente, una prima tappa del processo catechistico sia dedicata ad assicurare la conversione. (185) Nella « missio ad gentes », questo compito si realizza nel « pre-catecumenato ». (186) Nella situazione richiesta dalla « nuova evangelizzazione » esso si realizza per mezzo della « catechesi kerigmatica », che taluni chiamano « precatechesi », (187) perché, ispirata al precatecumenato, è una proposta della Buona Novella in ordine ad una opzione salda di fede. Solo a partire dalla conversione e, cioè, facendo assegnamento sull'attitudine interiore di « chi crederà », la catechesi propriamente detta potrà sviluppare il suo compito specifico di educazione della fede. (188)

Il fatto che la catechesi, in un primo momento, assuma questi compiti missionari non dispensa una Chiesa particolare dal promuovere un intervento istituzionalizzato di primo annuncio come attuazione più diretta del mandato missionario di Gesù. Il rinnovamento catechistico deve basarsi su questa evangelizzazione missionaria previa.

La catechesi al servizio dell'iniziazione cristiana

La catechesi, « momento » essenziale del processo di evangelizzazione

63. L'esortazione apostolica Catechesi Tradendae, collocando la catechesi entro la missione della Chiesa, ricorda che l'evangelizzazione è una realtà ricca, complessa e dinamica, che comprende « momenti » essenziali e differenti tra loro. E aggiunge: « La catechesi è... uno di questi momenti — e quanto importante — di tutto il processo di evangelizzazione ». (189) Questo vuol dire che vi sono azioni che « preparano » (190) la catechesi e azioni che ne « derivano ». (191)

Il « momento » della catechesi è quello che corrisponde al periodo in cui si struttura la conversione a Gesù Cristo, offrendo le basi a quella prima adesione. I convertiti, mediante « un insegnamento di tutta la vita cristiana e un apprendimento debitamente esteso nel tempo », (192) sono iniziati al mistero della salvezza e a uno stile di vita evangelica. Si tratta, infatti, di « iniziarli alla pienezza della vita cristiana ». (193)

64. Nel realizzare con differenti forme questa funzione di iniziazione del ministero della Parola, la catechesi pone le fondamenta dell'edificio della fede. (194) Altre funzioni di questo ministero costruiranno, poi, i differenti piani di quel medesimo edificio.

La catechesi di iniziazione è, così, l'anello necessario tra l'azione missionaria, che chiama alla fede, e l'azione pastorale che alimenta continuamente la comunità cristiana. Non è, pertanto, un'azione facoltativa, ma un'azione basilare e fondamentale per la costruzione tanto della personalità del discepolo, quanto della comunità. Senza di essa l'azione missionaria non avrebbe continuità e sarebbe sterile. Senza di essa l'azione pastorale non avrebbe radici e sarebbe superficiale e confusa: qualunque burrasca farebbe crollare l'intero edificio. (195)

In verità, « la crescita interiore della Chiesa, la sua corrispondenza col disegno di Dio, dipendono essenzialmente da essa ». (196) In questo senso, la catechesi deve essere considerata momento prioritario nell'evangelizzazione.

La catechesi al servizio dell'iniziazione cristiana

65. La fede, mediante la quale l'uomo risponde all'annuncio del Vangelo, esige il Battesimo. L'intima relazione tra le due realtà ha la sua radice nella volontà del medesimo Cristo, che comandò ai suoi apostoli di fare discepole tutte le genti e di battezzarle. « La missione di battezzare, dunque la missione sacramentale, è implicita nella missione di evangelizzare ». (197)

Quelli che si sono convertiti a Gesù Cristo e sono stati educati nella fede per mezzo della catechesi, nel ricevere i sacramenti dell'iniziazione cristiana, il Battesimo, la Confermazione e l'Eucaristia, sono « liberati dal potere delle tenebre; morti, sepolti e risorti con il Cristo, ricevono lo Spirito di adozione a figli e celebrano la memoria della morte e della risurrezione del Signore con tutto il Popolo di Dio ». (198)

66. La catechesi è, così, elemento fondamentale dell'iniziazione cristiana ed è strettamente congiunta con i sacramenti dell'iniziazione, specialmente col Battesimo, « sacramento della fede ». (199) L'anello che unisce la catechesi con il Battesimo è la professione di fede, che è, a un tempo, l'elemento interiore di questo sacramento e mèta della catechesi. La finalità dell'azione catechistica consiste precisamente in questo: favorire una viva, esplicita e operosa professione di fede. (200) La Chiesa, per ottenere ciò, trasmette ai catecumeni e ai catechizzandi, la viva esperienza che essa ha del Vangelo, la sua fede affinché essi la facciano propria nel professarla. Perciò, « la catechesi autentica è sempre iniziazione ordinata e sistematica alla rivelazione che Dio ha fatto di se stesso all'uomo in Cristo Gesù, rivelazione custodita nella memoria profonda della Chiesa e nelle Sacre Scritture, e costantemente comunicata, mediante una "traditio" vivente ed attiva, da una generazione all'altra ». (201)

Caratteristiche fondamentali della catechesi di iniziazione

67. Il fatto di essere « momento essenziale » del processo evangelizzatore, al servizio dell'iniziazione cristiana, conferisce alla catechesi alcune caratteristiche. (202) Essa è:

– Una formazione organica e sistematica della fede. Il Sinodo del 1977 sottolineò la necessità di una catechesi « coerente e bene ordinata », (203) giacché l'approfondimento vitale e organico sul mistero di Cristo è ciò che contraddistingue principalmente la catechesi da tutte le altre forme di presentazione della Parola di Dio.

– Questa formazione organica è più di un insegnamento: è un apprendimento di tutta la vita cristiana, « un'iniziazione cristiana integrale », (204) che favorisce un'autentica sequela di Cristo, centrata sulla sua Persona. Si tratta, infatti, di educare alla conoscenza e alla vita di fede, in maniera tale che tutto l'uomo, nelle sue esperienze più profonde, si senta fecondato dalla Parola di Dio. Si aiuterà, così, il discepolo di Cristo a trasformare l'uomo vecchio, ad assumere i suoi impegni battesimali e a professare la fede a partire dal « cuore ». (205)

– È una formazione di base, essenziale, (206) centrata su ciò che costituisce il nucleo dell'esperienza cristiana, sulle certezze più fondamentali della fede e sui valori evangelici più basilari. La catechesi pone le fondamenta dell'edificio spirituale del cristiano, alimenta le radici della sua vita di fede, abilitandolo a ricevere il successivo alimento solido nella vita ordinaria della comunità cristiana.

68. In sintesi: la catechesi di iniziazione, essendo organica e sistematica, non si riduce al meramente circostanziale od occasionale; (207) essendo formazione per la vita cristiana, supera — includendolo — il mero insegnamento; (208) ed essendo essenziale, mira a ciò che è « comune » per il cristiano, senza entrare in questioni discusse, né trasformarsi in indagine teologica. Infine, essendo iniziazione, incorpora nella comunità che vive, celebra e testimonia la fede. Realizza, pertanto, allo stesso tempo, compiti d'iniziazione, di educazione e d'istruzione. (209) Questa ricchezza, inerente al Catecumenato degli adulti non battezzati, deve ispirare le altre forme di catechesi.

La catechesi al servizio dell'educazione permanente della fede

L'educazione permanente della fede nella comunità cristiana

69. L'educazione permanente della fede segue l'educazione di base e la suppone. Entrambe attualizzano due funzioni del ministero della Parola, distinte e complementari, al servizio del processo permanente di conversione.

La catechesi di iniziazione pone le basi della vita cristiana nei seguaci di Gesù. Il processo permanente di conversione va al di là di ciò che fornisce la catechesi di base. Per favorire tale processo, c'è bisogno di una comunità cristiana che accolga gli iniziati per sostenerli e formarli nella fede. « La catechesi rischia di diventare sterile, se una comunità di fede e di vita cristiana non accoglie il catecumeno ad un certo grado della sua catechesi ». (210) L'accompagnamento che esercita la comunità in favore dell'iniziato si trasforma in piena integrazione dello stesso nella comunità.

70. Nella comunità cristiana, i discepoli di Gesù Cristo si alimentano ad una duplice mensa: « sia della parola di Dio che del Corpo di Cristo ».(211) Il Vangelo e l'Eucaristia sono il cibo costante nel pellegrinare verso la casa del Padre. L'azione dello Spirito Santo fa sì che il dono della « comunione » e l'impegno della « missione » si approfondiscano e si vivano in maniera sempre più intensa.

L'educazione permanente della fede si rivolge non solo a ciascun cristiano, per accompagnarlo nel suo cammino verso la santità, ma anche alla comunità cristiana come tale, perché maturi tanto nella sua vita interiore di amore a Dio e ai fratelli, quanto nella sua apertura al mondo come comunità missionaria. Il desiderio e la preghiera di Gesù al Padre sono un appello incessante: « Perché tutti siano una cosa sola. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato ». (212) Avvicinarsi, a poco a poco, a questo ideale richiede, nella comunità, una fedeltà grande all'azione dello Spirito Santo, un costante alimentarsi del Corpo e Sangue del Signore e una permanente educazione della fede, nell'ascolto della Parola.

A questa mensa della parola di Dio, l'omelia occupa un posto privilegiato, giacché « riprende l'itinerario di fede, proposto dalla catechesi, e lo porta al suo naturale compimento; parimenti, essa spinge i discepoli del Signore a riprendere ogni giorno il loro itinerario spirituale nella verità, nell'adorazione e nel rendimento di grazie ». (213)

Molteplici forme di catechesi permanente

71. Per l'educazione permanente della fede, il ministero della Parola fa assegnamento su molte forme di catechesi. Tra queste si possono evidenziare le seguenti:

– Lo studio e l'approfondimento della Sacra Scrittura letta non solo nella Chiesa, ma con la Chiesa e la sua fede sempre viva. Questo aiuta a scoprire la verità divina, in modo da suscitare una risposta di fede. La cosiddetta « lectio divina » è forma eminente di questo studio vitale delle Scritture. (214)

– La lettura cristiana degli avvenimenti, che viene richiesta dalla vocazione missionaria della comunità cristiana. Al riguardo, lo studio della dottrina sociale della Chiesa è indispensabile, giacché « suo scopo principale è di interpretare tali realtà (quelle complesse dell'esistenza dell'uomo nella società e nel contesto internazionale), esaminandone la conformità o difformità con le linee dell'insegnamento del Vangelo ». (215)

– La catechesi liturgica, che prepara ai sacramenti e favorisce una comprensione e una esperienza più profonda della liturgia. Essa spiega i contenuti delle preghiere, il senso dei gesti e dei segni, educa alla partecipazione attiva, alla contemplazione e al silenzio. Deve essere considerata come « una forma eminente di catechesi ». (216)

– La catechesi occasionale, che in determinate circostanze della vita personale, familiare, sociale ed ecclesiale cerca di aiutare a interpretarle e a viverle da una prospettiva di fede. (217)

– Le iniziative di formazione spirituale, che rafforzano le convinzioni, aprono a nuove prospettive e fanno perseverare nella preghiera e negli impegni della sequela di Cristo.

– L'approfondimento sistematico del messaggio cristiano per mezzo di un insegnamento teologico, che educhi veramente alla fede, faccia crescere nell'intelligenza della stessa e renda capace il cristiano di dar ragione della sua speranza nel mondo attuale. (218) In un certo senso, è appropriato denominare « catechesi perfettiva » tale insegnamento.

72. È di fondamentale importanza che la catechesi di iniziazione per adulti, battezzati o no, la catechesi di iniziazione per bambini e giovani e la catechesi permanente siano ben connesse nel progetto catechistico della comunità cristiana, affinché la Chiesa particolare cresca armonicamente e la sua attività evangelizzatrice scaturisca da autentiche fonti. « Importa che la catechesi dei fanciulli e dei giovani, la catechesi permanente e la catechesi degli adulti non siano dei compartimenti-stagno... bisogna favorire la loro perfetta complementarità ». (219)

Catechesi e insegnamento scolastico della religione

Il carattere proprio dell'insegnamento scolastico della religione

73. Una considerazione speciale merita — all'interno del ministero della Parola — il carattere proprio dell'insegnamento religioso scolastico e il suo rapporto con la catechesi dei fanciulli e dei giovani.

Il rapporto tra insegnamento religioso scolastico e catechesi è un rapporto di distinzione e di complementarità: « C'è un nesso inscindibile e, insieme, una chiara distinzione tra l'insegnamento della religione e la catechesi ». (220)

Ciò che conferisce all'insegnamento religioso scolastico la sua peculiare caratteristica è il fatto di essere chiamato a penetrare nell'ambito della cultura e di relazionarsi con gli altri saperi. Come forma originale del ministero della Parola, infatti, l'insegnamento religioso scolastico fa presente il Vangelo nel processo personale di assimilazione, sistematica e critica, della cultura. (221)

Nell'universo culturale, che è interiorizzato dagli alunni e che è definito dai saperi e dai valori offerti dalle altre discipline scolastiche, l'insegnamento religioso scolastico deposita il fermento dinamico del Vangelo e cerca di « raggiungere realmente gli altri elementi del sapere e dell'educazione, in modo che il Vangelo penetri nella mente degli alunni sul terreno della loro formazione e l'armonizzazione della loro cultura sia fatta alla luce della fede ». (222)

È necessario, perciò, che l'insegnamento religioso scolastico appaia come disciplina scolastica, con la stessa esigenza di sistematicità e rigore che hanno le altre discipline. Deve presentare il messaggio e l'evento cristiano con la stessa serietà e profondità con cui le altre discipline presentano i loro saperi. Accanto a queste, tuttavia, esso non si colloca come cosa accessoria, ma in un necessario dialogo interdisciplinare. Questo dialogo deve essere istituito, innanzi tutto, a quel livello in cui ogni disciplina plasma la personalità dell'alunno. Così, la presentazione del messaggio cristiano inciderà sul modo in cui si concepisce l'origine del mondo e il senso della storia, il fondamento dei valori etici, la funzione della religione nella cultura, il destino dell'uomo, il rapporto con la natura. L'insegnamento religioso scolastico, mediante questo dialogo interdisciplinare fonda, potenzia, sviluppa e completa l'azione educatrice della scuola. (223)

Il contesto scolastico e i destinatari dell'insegnamento scolastico della religione

74. L'insegnamento scolastico della Religione si sviluppa in contesti scolastici differenti, la qual cosa fa sì che esso, pur mantenendo il suo carattere proprio, acquista accentuazioni diverse. Queste dipendono dalle condizioni legali e organizzative, dalla concezione didattica, dai presupposti personali degli insegnanti e degli alunni e dal rapporto dell'insegnamento religioso scolastico con la catechesi familiare e parrocchiale.

Non è possibile ricondurre a un'unica forma tutti i modelli di insegnamento religioso scolastico sviluppatisi storicamente in seguito alle Intese con gli Stati e alle delibere delle singole Conferenze Episcopali. È tuttavia necessario impegnarsi perché, secondo i relativi presupposti, l'insegnamento religioso scolastico risponda alla finalità e alle caratteristiche sue peculiari. (224)

Gli alunni « hanno il diritto di apprendere con verità e certezza la religione di appartenenza. Questo loro diritto a conoscere più a fondo la persona di Cristo e l'interezza dell'annuncio salvifico da Lui recato, non può essere disatteso. Il carattere confessionale dell'insegnamento religioso scolastico, svolto dalla Chiesa secondo modi e forme stabilite nei singoli Paesi, è, dunque, una garanzia indispensabile offerta alle famiglie e agli alunni che scelgono tale insegnamento ». (225)

Per la Scuola cattolica, l'insegnamento religioso scolastico così qualificato e completato con altre forme di ministero della Parola (catechesi, celebrazioni liturgiche, ecc.) è parte indispensabile del loro compito pedagogico e fondamento della loro esistenza. (226)

L'insegnamento religioso scolastico, nel quadro della Scuola statale e di quella non confessionale, laddove le Autorità civili o altre circostanze impongono un insegnamento della religione comune ai cattolici e non cattolici (227) avrà un carattere più ecumenico e di conoscenza interreligiosa comune.

In altre occasioni l'insegnamento religioso scolastico potrà avere un carattere piuttosto culturale, indirizzato alla conoscenza delle religioni, presentando con il dovuto rilievo la religione cattolica. (228) Anche in questo caso, soprattutto se impartito da un professore sinceramente rispettoso, l'insegnamento religioso scolastico mantiene una dimensione di vera « preparazione evangelica ».

75. La situazione di vita e di fede degli alunni che frequentano l'insegnamento religioso scolastico è caratterizzata da notevole e continuo cambiamento. L'insegnamento religioso scolastico deve tener conto di tale dato per poter raggiungere le proprie finalità.

L'insegnamento religioso scolastico aiuta gli alunni credenti a comprendere meglio il messaggio cristiano in relazione ai grandi problemi esistenziali comuni alle religioni e caratteristici di ogni essere umano, alle visioni della vita maggiormente presenti nella cultura, e ai principali problemi morali capitali, in cui, oggi, l'umanità si trova coinvolta.

Gli alunni, invece, che si trovano in una situazione di ricerca, o di fronte a dubbi religiosi, potranno scoprire nell'insegnamento religioso scolastico cos'è esattamente la fede in Gesù Cristo, quali sono le risposte che la Chiesa dà ai loro interrogativi, dando ad essi l'occasione di scrutare meglio la propria decisione.

Invece, quando gli alunni non sono credenti, l'insegnamento religioso scolastico assume le caratteristiche di un annuncio missionario del Vangelo, in ordine a una decisione di fede, che la catechesi, da parte sua, in un contesto comunitario, farà poi crescere e maturare.

Educazione cristiana familiare, catechesi e insegnamento religioso scolastico al servizio dell'educazione nella fede

76. L'educazione cristiana nella famiglia, la catechesi e l'insegnamento della religione nella scuola, ciascuno secondo le proprie caratteristiche peculiari, sono intimamente correlati tra loro nel servizio dell'educazione cristiana dei fanciulli, adolescenti e giovani. In pratica, però, occorre prendere in considerazione differenti variabili che puntualmente si presentano, al fine di procedere con realismo e prudenza pastorale nell'applicazione degli orientamenti generali.

Pertanto, spetta a ciascuna diocesi o regione pastorale discernere le diverse circostanze che intervengono, sia per quanto riguarda l'esistenza oppure no dell'iniziazione cristiana nell'ambito delle famiglie per i propri figli, sia per quanto riguarda le incombenze formative che nella tradizione o situazione locale esercitano le parrocchie, le scuole, ecc.

Di conseguenza, le Chiese particolari e la Conferenza Episcopale stabiliranno gli orientamenti propri per i diversi ambiti, stimolando attività che sono distinte e complementari.

CAPITOLO III

Natura, finalità e compiti della catechesi

« ...Ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore a gloria di Dio Padre » (Fil 2,11).

77. Dopo aver delineato il posto della catechesi entro la missione evangelizzatrice della Chiesa, le sue relazioni con i vari elementi dell'evangelizzazione e con le altre forme del ministero della Parola, in questo capitolo si intende riflettere in modo specifico su:

– la natura ecclesiale della catechesi, vale a dire il soggetto agente della catechesi, la Chiesa animata dallo Spirito;

– la finalità che essa persegue fondamentalmente nel catechizzare;

– i compiti con i quali realizza questa finalità, che costituiscono i suoi obiettivi più immediati;

– la gradualità interna del processo catechistico e l'ispirazione catecumenale che lo anima.

Inoltre, in questo capitolo, si approfondirà maggiormente il carattere proprio della catechesi — già descritto nel capitolo antecedente — dove si sono specificate le relazioni che essa stabilisce con le altre azioni ecclesiali.

La catechesi: azione di natura ecclesiale

78. La catechesi è un atto essenzialmente ecclesiale. (229) Il vero soggetto della catechesi è la Chiesa che, continuatrice della missione di Gesù Maestro e animata dallo Spirito, è stata inviata per essere maestra della fede. Perciò, la Chiesa, imitando la Madre del Signore, conserva fedelmente il Vangelo nel suo cuore, (230) lo annuncia, lo celebra, lo vive e lo trasmette nella catechesi a tutti coloro che hanno deciso di seguire Gesù Cristo.

Questa trasmissione del Vangelo è un atto vivo di tradizione ecclesiale: (231)

– La Chiesa, infatti, trasmette la fede che essa stessa vive: la sua comprensione del mistero di Dio e del suo disegno salvifico; la sua visione dell'altissima vocazione dell'uomo; lo stile di vita evangelico che comunica la gioia del Regno; la speranza che la invade; l'amore che sente per l'umanità e per tutte le creature di Dio.

– La Chiesa trasmette la fede in modo attivo, la semina nei cuori dei catecumeni e catechizzandi per fecondare le loro esperienze più profonde. (232) La professione di fede ricevuta dalla Chiesa (« traditio »), germinando e crescendo durante il processo catechistico, è restituita (« redditio »), arricchita con i valori delle differenti culture. (233) Il catecumenato si trasforma, così, in un centro fondamentale di incremento della cattolicità e fermento di rinnovamento ecclesiale.

79. La Chiesa, nel trasmettere la fede e la vita nuova — attraverso l'iniziazione cristiana —, agisce come madre degli uomini che genera figli concepiti per opera dello Spirito Santo e nati da Dio. (234) Precisamente, « essendo nostra madre, la Chiesa è anche l'educatrice della nostra fede »; (235) è madre e maestra, nel medesimo tempo. Attraverso la catechesi, alimenta i suoi figli con la sua propria fede e li inserisce, come membri, nella famiglia ecclesiale. Come madre buona offre a loro il Vangelo in tutta la sua autenticità e purezza, il quale, in pari tempo, è donato a loro come alimento adattato, culturalmente arricchito e come risposta alle aspirazioni più profonde del cuore umano.

Finalità della catechesi: la comunione con Gesù Cristo

80. « Lo scopo definitivo della catechesi è di mettere qualcuno non solo in contatto, ma in comunione, in intimità con Gesù Cristo ». (236)

Tutta l'azione evangelizzatrice è intesa a favorire la comunione con Gesù Cristo. A partire dalla conversione « iniziale » (237) di una persona al Signore, suscitata dallo Spirito Santo mediante il primo annuncio, la catechesi si propone di dare un fondamento e far maturare questa prima adesione. Si tratta, allora, di aiutare colui che si è appena convertito a « ...conoscere meglio questo Gesù, al quale si è abbandonato: conoscere il suo "mistero", il regno di Dio che egli annuncia, le esigenze e le promesse contenute nel suo messaggio evangelico, le vie che egli ha tracciato per chiunque lo voglia seguire ».(238) Il Battesimo, sacramento mediante il quale « siamo resi conformi a Cristo », (239) sostiene con la sua grazia quest'opera della catechesi.

81. La comunione con Gesù Cristo, per la sua stessa dinamica, spinge il discepolo a unirsi con tutto ciò con cui lo stesso Gesù Cristo era profondamente unito: con Dio, suo Padre, che lo aveva inviato nel mondo e con lo Spirito Santo, che gli dava l'impulso per la missione; con la Chiesa, suo corpo, per la quale si donò, e con gli uomini, suoi fratelli, la cui sorte ha voluto condividere.

La finalità della catechesi si esprime nella professione di fede nell'unico Dio: Padre, Figlio e Spirito Santo

82. La catechesi è quella forma particolare del ministero della Parola che fa maturare la conversione iniziale, fino a farne una viva, esplicita e operativa confessione di fede: « La catechesi ha la sua origine nella confessione di fede e porta alla confessione di fede ». (240)

La professione di fede, interna al Battesimo, (241) è eminentemente trinitaria. La Chiesa battezza « nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo » (Mt 28,19), (242) Dio uno e trino, al quale il cristiano affida la sua vita. La catechesi di iniziazione prepara — prima o dopo la ricezione del Battesimo — a questo decisivo impegno. La catechesi permanente aiuterà a maturare questa professione di fede continuamente, a proclamarla nell'Eucaristia e a rinnovare gli impegni che implica. È importante che la catechesi sappia unire bene la confessione di fede cristologica, « Gesù è il Signore », con la confessione trinitaria, « Credo nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo », poiché non sono che due modalità di esprimere la medesima fede cristiana. Chi per il primo annuncio si converte a Gesù Cristo e lo riconosce come Signore inizia un processo, aiutato dalla catechesi, che sbocca necessariamente nella confessione esplicita della Trinità.

Con la confessione di fede nell'unico Dio, il cristiano rinuncia a servire qualsiasi assoluto umano: potere, piacere, razza, antenati, Stato, denaro..., (243) liberandosi da qualsiasi idolo che lo renda schiavo. È la proclamazione della sua volontà di servire Dio e gli uomini senza alcun legame. Proclamando la fede nella Trinità, comunione di persone, il discepolo di Gesù Cristo manifesta contemporaneamente che l'amore di Dio e del prossimo è il principio che informa il suo essere e il suo operare.

83. La confessione di fede è completa solo se in riferimento alla Chiesa. Ogni battezzato proclama singolarmente il Credo, poiché nessuna azione è più personale di questa. Ma lo recita nella Chiesa e attraverso di essa, poiché lo fa come suo membro. Il « credo » e il « crediamo » si implicano mutuamente. (244) Nel fondere la propria confessione con quella della Chiesa, il cristiano è incorporato alla sua missione: essere « sacramento universale di salvezza » per la vita del mondo. Chi proclama la professione di fede assume impegni che non poche volte attireranno la persecuzione. Nella storia cristiana sono i martiri gli annunziatori e i testimoni per eccellenza. (245)

I compiti della catechesi attuano la sua finalità

84. La finalità della catechesi si realizza attraverso diversi compiti, mutuamente implicati. (246) Per attuarli, la catechesi si ispirerà certamente al modo in cui Gesù formava i suoi discepoli: faceva conoscere loro le diverse dimensioni del Regno di Dio (« A voi è dato di conoscere i misteri del Regno dei cieli », Mt 13,11); (247) insegnava loro a pregare (« Quando pregate, dite: Padre... », (Lc 11,2); (248) proponeva loro gli atteggiamenti evangelici (« Imparate da me, che sono mite e umile di cuore », Mt 11,29), li iniziava alla missione (« Li inviò a due a due... », Lc 10,1). (249)

I compiti della catechesi corrispondono all'educazione delle diverse dimensioni della fede, poiché la catechesi è una formazione cristiana integrale, « aperta a tutte le componenti della vita cristiana ». (250) In virtù della sua stessa dinamica interna, la fede esige di essere conosciuta, celebrata, vissuta e tradotta in preghiera. La catechesi deve coltivare ciascuna di queste dimensioni. La fede, però, si vive nella comunità cristiana e si annuncia nella missione: è una fede condivisa e annunciata. Pure queste dimensioni devono essere favorite dalla catechesi.

Il Concilio Vaticano II così espresse questi compiti: « La formazione catechistica, che dà luce e forza alla fede, nutre la vita cristiana secondo lo spirito di Cristo, porta a partecipare in maniera consapevole e attiva al mistero liturgico ed è stimolo all'azione apostolica ». (251)

I compiti fondamentali della catechesi: aiutare a conoscere, celebrare, vivere e contemplare il mistero di Cristo

85. I compiti fondamentali della catechesi sono:

Favorire la conoscenza della fede

Colui che ha incontrato Cristo desidera conoscerlo il più possibile, come pure desidera conoscere il disegno del Padre che egli rivelò. La conoscenza dei contenuti della fede (fides quae) è richiesta dalla adesione alla fede (fides qua). (252) Già nell'ordine umano, l'amore per una persona porta a volerla conoscere sempre di più. La catechesi deve condurre, pertanto, a « comprendere progressivamente tutta la verità del progetto divino », (253) introducendo i discepoli di Gesù Cristo nella conoscenza della Tradizione e della Scrittura, la quale è la « scienza sublime di Cristo » (Fil 3,8). (254)

L'approfondimento nella conoscenza della fede illumina cristianamente l'esistenza umana, alimenta la vita di fede e abilita altresì a rendere ragione di essa nel mondo. La consegna del simbolo, compendio della Scrittura e della fede della Chiesa, esprime la realizzazione di questo compito.

L'educazione liturgica

Infatti, « Cristo è sempre presente nella sua Chiesa, in modo speciale nelle azioni liturgiche ». (255) La comunione con Gesù Cristo conduce a celebrare la sua presenza salvifica nei sacramenti e, particolarmente, nella Eucaristia. La Chiesa desidera ardentemente che tutti i fedeli cristiani siano condotti a quella partecipazione piena, consapevole e attiva che esigono la natura della liturgia medesima e la dignità del loro sacerdozio battesimale. (256) Per questo, la catechesi, oltre a favorire la conoscenza del significato della liturgia e dei sacramenti, deve educare i discepoli di Gesù Cristo « all'orazione, al ringraziamento, alla penitenza, alla domanda fiduciosa, al senso comunitario, al linguaggio simbolico... », (257) poiché tutto ciò è necessario affinché vi sia una vera vita liturgica.

La formazione morale

La conversione a Gesù Cristo implica il camminare al suo seguito. La catechesi deve, pertanto, trasmettere ai discepoli gli atteggiamenti propri del Maestro. Questi intraprendono così un cammino di trasformazione interiore, nel quale, partecipando al mistero pasquale del Signore, « passano dall'uomo vecchio all'uomo nuovo in Cristo ». (258) Il Discorso della Montagna, nel quale Gesù riprende il decalogo e gli imprime lo spirito delle beatitudini, (259) è un riferimento indispensabile nella formazione morale, oggi tanto necessaria. L'evangelizzazione, che comporta anche l'annuncio e la proposta morale », (260) diffonde tutta la sua forza interpellante quando, unitamente alla parola annunciata, sa offrire anche la parola vissuta. Questa testimonianza morale, alla quale la catechesi prepara, deve saper mostrare le conseguenze sociali delle esigenze evangeliche. (261)

Insegnare a pregare

La comunione con Gesù Cristo conduce i discepoli ad assumere l'atteggiamento orante e contemplativo che ebbe il Maestro. Imparare a pregare con Gesù è pregare con i medesimi sentimenti con i quali Egli si rivolgeva al Padre: l'adorazione, la lode, il ringraziamento, la confidenza filiale, la supplica, l'ammirazione per la sua gloria. Questi sentimenti si riflettono nel Padre Nostro, la preghiera che Gesù insegnò ai discepoli e che è modello di ogni preghiera cristiana. La « consegna del Padre Nostro », (262) sintesi di tutto il Vangelo, (263) è, pertanto, vera espressione della realizzazione di questo compito. Quando la catechesi è permeata da un clima di preghiera, l'apprendimento di tutta la vita cristiana raggiunge la sua profondità. Questo clima si fa particolarmente necessario quando il catecumeno e i catechizzandi si trovano di fronte agli aspetti più esigenti del Vangelo e si sentono deboli, o quando scoprono — meravigliati — l'azione di Dio nella loro vita.

Altri compiti fondamentali della catechesi:

iniziazione ed educazione alla vita comunitaria e alla missione

86. La catechesi rende il cristiano idoneo a vivere in comunità e a partecipare attivamente alla vita e alla missione della Chiesa. Il Concilio Vaticano II indica la necessità per i pastori di « fomentare opportunamente lo spirito comunitario » (264) e per i catecumeni di « imparare a cooperare attivamente all'evangelizzazione e all'edificazione della Chiesa ». (265)

L'educazione alla vita comunitaria

a) La vita cristiana in comunità non s'improvvisa e bisogna educare ad essa con cura. Per questo apprendimento, l'insegnamento di Gesù sulla vita comunitaria, riportato dal Vangelo di Matteo, richiede alcuni atteggiamenti che la catechesi dovrà favorire: lo spirito di semplicità e di umiltà (« Se non diventerete come i bambini... », Mt 18,3); la sollecitudine per i più piccoli (« Chi scandalizza anche uno solo di questi piccoli... », Mt 18,6); l'attenzione speciale verso coloro che si sono allontanati (« andare in cerca della pecora perduta... », Mt 18,12); la correzione fraterna (« Ammoniscilo fra te e lui solo... », Mt 18,15); la preghiera in comune. « Se due di voi si accorderanno per chiedere qualunque cosa... », Mt 18,19); il mutuo perdono, « fino a settanta volte sette... », Mt 18,22). L'amore fraterno unifica tutti questi atteggiamenti, « Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amati », Gv 13,34).

b) Nell'educare a questo senso comunitario, la catechesi curerà anche la dimensione ecumenica e incoraggerà atteggiamenti fraterni verso i membri di altre Chiese e comunità ecclesiali. Perciò la catechesi nel perseguire questa meta esporrà con chiarezza tutta la dottrina della Chiesa cattolica, evitando espressioni o esposizioni che possano indurre in errore. Favorirà, inoltre, « una buona conoscenza delle altre confessioni », (266) con le quali esistono beni comuni come: « la parola di Dio scritta, la vita della grazia, la fede, la speranza e la carità, e altri doni interiori dello Spirito Santo ». (267) La catechesi avrà una dimensione ecumenica nella misura in cui saprà suscitare e alimentare « un vero desiderio dell'unità », (268) concepito non in vista di un facile irenismo, ma in vista dell'unità perfetta, quando il Signore lo vorrà e attraverso le vie che Egli vorrà.

L'iniziazione alla missione

a) La catechesi è parimenti aperta al dinamismo missionario. (269) Essa si sforza di abilitare i discepoli di Gesù a essere presenti da cristiani nella società, nella vita professionale, culturale e sociale. Li preparerà anche a prestare la loro cooperazione nei differenti servizi ecclesiali, secondo la vocazione di ciascuno. Questo impegno evangelizzatore è originato, per i fedeli laici, dai sacramenti dell'iniziazione cristiana e dal carattere secolare della loro vocazione. (270) È anche importante usare ogni mezzo per suscitare vocazioni sacerdotali e di particolare consacrazione a Dio nelle diverse forme di vita religiosa e apostolica e per accendere nel cuore dei singoli la vocazione speciale missionaria.

Gli atteggiamenti evangelici che Gesù suggerì ai suoi discepoli, quando li iniziò alla missione, sono quelli che la catechesi deve alimentare: andare in cerca della pecora smarrita; annunciare e sanare nello stesso tempo; presentarsi poveri, senza oro né bisaccia; saper assumere il rifiuto e la persecuzione; porre la propria fiducia nel Padre e nel sostegno dello Spirito Santo; non attendersi altro premio che la gioia di lavorare per il Regno. (271)

b) Nell'educare a questo senso missionario, la catechesi formerà al dialogo interreligioso, che può rendere i fedeli idonei a una comunicazione feconda con uomini e donne di altre religioni. (272) La catechesi mostrerà che il legame della Chiesa con le religioni non cristiane è, in primo luogo, quello della comune origine e del comune fine del genere umano, come pure quello dei molteplici « semi della Parola », che Dio ha deposto in quelle religioni. La catechesi aiuterà anche a saper conciliare e, nello stesso tempo, a saper distinguere l'« annuncio di Cristo » dal « dialogo interreligioso ». Questi due elementi, mentre conservano la loro intima relazione, non devono essere né confusi né considerati equivalenti. (273) Infatti, « il dialogo non dispensa dall'evangelizzazione ». (274)

Alcune considerazioni sull'insieme di questi compiti

87. I compiti della catechesi costituiscono, di conseguenza, un insieme di aspetti ricco e variegato. Su questo insieme è opportuno formulare alcune considerazioni:

– Tutti i compiti sono necessari. Come per la vitalità di un organismo umano è necessario che funzionino tutti i suoi organi, così per la maturazione della vita cristiana occorre che siano coltivate tutte le sue dimensioni: la conoscenza della fede, la vita liturgica, la formazione morale, la preghiera, l'appartenenza comunitaria, lo spirito missionario. Se la catechesi trascurerà una di esse, la fede cristiana non conseguirà tutto il suo sviluppo.

– Ogni compito, a modo suo, realizza la finalità della catechesi. La formazione morale, per esempio è essenzialmente cristologica e trinitaria, piena di senso ecclesiale e aperta alla dimensione sociale. Lo stesso avviene per l'educazione liturgica, essenzialmente religiosa ed ecclesiale, ma anche molto esigente nel suo impegno evangelizzatore a favore del mondo.

– I compiti si implicano mutuamente e si sviluppano insieme. Ogni grande tema catechistico, per esempio, la catechesi su Dio Padre, ha una dimensione conoscitiva e implicazioni morali; si interiorizza nella preghiera e si assume nella testimonianza. Un compito chiama l'altro: la conoscenza della fede rende idonei alla missione; la vita sacramentale dà forza per la trasformazione morale.

– Per realizzare i suoi compiti, la catechesi si vale di due grandi mezzi: la trasmissione del messaggio evangelico e l'esperienza della vita cristiana. (275) L'educazione liturgica, per esempio, ha bisogno di spiegare che cos'è la liturgia cristiana e che cosa sono i sacramenti; però deve anche fare sperimentare i differenti tipi di celebrazione, far scoprire e amare i simboli, il senso dei gesti corporali, ecc. La formazione morale non solo trasmette il contenuto della morale cristiana, ma coltiva anche attivamente gli atteggiamenti evangelici e i valori cristiani.

– Le differenti dimensioni della fede sono oggetto di educazione tanto nel loro aspetto di « dono » quanto nel loro aspetto di « impegno ». La conoscenza della fede, la vita liturgica, la sequela di Cristo sono, ciascuna, un dono dello Spirito che si riceve nella preghiera e, nello stesso tempo, un impegno di studio, spirituale, morale, testimoniale. Entrambi gli aspetti devono essere coltivati. (276)

– Ogni dimensione della fede, come la fede nel suo insieme, deve radicarsi nell'esperienza umana, senza restare nella persona come qualcosa di posticcio o di isolato. La conoscenza della fede è significativa, illumina tutta l'esistenza e dialoga con la cultura; nella liturgia, tutta la vita personale è un'offerta s