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Luigi Maria Monti
(1825-1900)
Nel secolo XIX contro l'agnosticismo dilagante, lo Spirito Santo ha suscitato
donne e uomini eccezionali ricchi del carisma dell'“assistenza” e
dell'“accoglienza” perché fosse ancora l'amore del prossimo a convincere
l'uomo scettico e positivista a credere in Dio-Amore.
In questa schiera di fedeli ripieni di Spirito Santo viene anno-verato Luigi
Monti, beato della carità, che ha testimoniato l'amore al prossimo nel segno
della Donna che non ha conosciuto il peccato, segno di liberazione da ogni male:
l'Immacolata.
Luigi Monti religioso laico chiamato “padre” per venerazione dai suoi
discepoli, data la sua manifesta paternità spirituale, nacque a Bovisio,
diocesi di Milano, il 24 luglio 1825, ottavo di undici figli. Rimasto orfano di
padre a 12 anni, divenne artigiano del legno per aiutare la madre e i fratelli
più piccoli. Giovane ardente radunò nella sua bottega molti coetanei artigiani
e contadini per dar vita ad un oratorio serale. Il gruppo prese il nome di
Compagnia del Sacro Cuore di Gesù, ma il popolo di Bovisio lo chiamò: “La
Compagnia dei Frati”.
Esso si distingueva per l'austerità di vita, per la dedizione al malato, al
povero, per lo zelo di evangelizzare i lontani. Luigi, leader del gruppo, nel
1846 a 21 anni si consacrò a Dio emettendo i voti di castità e obbedienza
nelle mani del suo padre spirituale. Fu un fedele laico consacrato nella Chiesa
di Dio senza convento, senza abito. Non tutti però seppero cogliere i doni che
lo Spirito aveva infuso in Luigi Monti. Infatti alcune persone del paese insieme
al parroco misero in atto un'opposizione strisciante ma palese che sfociò in
una calunniosa denuncia di cospirazione politica contro l'autorità austriaca di
occupazione. Malgrado il clima di sospetto che regnava nel Lombardo-Veneto nel
1851, Luigi Monti e i suoi compagni furono liberati in istruttoria, ma dopo 72
giorni di carcere.
Docile al suo padre spirituale entrò con lui tra i Figli di Maria Immacolata,
Congregazione che il Beato Ludovico Pavoni aveva fondato solo 5 anni prima. Vi
rimase sei anni come novizio. Questo tempo fu per Luigi Monti un periodo di
transizione, nel quale, però, s'innamorò delle costituzioni del Pavoni, fece
esperienza di educatore e apprese la teoria e la pratica della professione di
infermiere che mise a servizio della comunità e dei colpiti dal colera
nell'epidemia del 1855 in Brescia, chiudendosi volontariamente nel locale
lazzaretto.
Luigi Monti, a 32 anni, è ancora alla ricerca della realizzazione concreta
della sua consacrazione. In una lettera del 1896, a 4 anni dalla fine della sua
vita, così rievocò la notte dello spirito, vissuta in questo periodo:
“Passavo delle ore davanti a Gesù in Sacramento, ma erano tutte ore senza una
stilla di celeste rugiada; il mio cuore rimaneva arido, freddo, insensibile.
Ero proprio sul punto di abbandonare ogni cosa, quando, trovandomi in camera,
sento una voce interna chiara e distinta che mi dice: “Luigi, va al coretto
della chiesa, ed esponi di nuovo le tue tribolazioni a Gesù Sacramentato”.
Do orecchio all'ispirazione, e mi affretto a seguirla. Mi inginocchio, e dopo
non molto — meraviglia! — vedo due personaggi in forma umana. Li conosco.
Era Gesù con la sua Madre Santissima, i quali mi si fanno dappresso e con voce
alta mi dicono: “Luigi, molto avrai ancora da soffrire; altre lotte maggiori e
varie avrai da incontrare. Sta forte; di tutto ne uscirai vincitore; il nostro
potente aiuto non ti verrà mai meno. Prosegui la via che incominciasti”. Sì
dissero e disparvero”.
Ispirato dalla testimonianza di carità della santa Crocifissa di Rosa, Padre
Luigi Dossi, prospettò al Monti l'idea di dar vita ad una “Congregazione per
il servizio degli infermi” a Roma. Luigi Monti accettò e suggerì di
chiamarla: “Congregazione dei Figli dell'Immacolata Concezione”. L'idea fu
condivisa da diversi suoi amici del tempo della “Compagnia” e da un giovane
infermiere esperto molto ardente, Cipriano Pezzini.
Una fondazione all'ombra del Cupolone non era cosa semplice e per di più in uno
degli ospedali più famosi di Europa: l'ospedale Santo Spirito. Nel frattempo i
cappellani cappuccini di quel famoso ospedale dettero inizio ad una
associazione di terziari di San Francesco per l'assistenza corporale ai malati.
Quando Luigi Monti giunse a Roma, nel 1858, trovò una realtà diversa da quella
programmata da lui e dal suo amico Pezzini che lo aveva preceduto per intessere
le necessarie trattative con il Commendatore, massima autorità dell'ospedale.
Comprese che Dio, al momento, lo voleva “Fra Luigi da Milano”, infermiere
nell'ospedale Santo Spirito, e umilmente chiese di esserne inserito. Fu addetto
dapprima a tutti i servizi riservati oggi al personale sanitario ausiliario, poi
addetto a particolari interventi, specifici della mansione del flebotomo,
descritte nel diploma rilasciatogli dall'Università La Sapienza di Roma.
Nel 1877, per unanime designazione dei suoi confratelli, Pio IX, lo pose a capo
della “sua” Congregazione e vi rimarrà per ventitré anni fino alla morte.
Pio IX predilesse fin dalle origini la Congregazione dei Figli dell'Immacolata
Concezione, sia per il grande suo anelito di vedere ben assistiti gli infermi
degli ospedali romani, sia perché portavano il nome dell'Immacolata.
Posto a capo della “sua” famiglia, Luigi Monti preparò per essa un codice
di vita che riflette le esperienze per le quali lo Spirito di Dio lo aveva
condotto. E la comunità del Santo Spirito, per mezzo della sua animazione,
visse l'“apostolica vivendi forma” dei Figli dell'Immacolata Concezione. I
Fratelli nutriti dall'Eucaristia e dalla meditazione del privilegio della
“Tutta Pura”, si dedicavano all'assistenza in modo eroico. Nei ricoveri in
massa per epidemie di malaria, di tifo o a seguito di episodi bellici, non
esitarono i Fratelli a dare spontaneamente anche il loro materasso. Si
dichiararono tutti disponibili ad assistere i malati di tutte le forme di
malattia, in qualsiasi parte fossero inviati. Luigi Monti costituì altre
piccole comunità nell'alto Lazio, ove egli stesso aveva operato precedentemente
come ospedaliere dai molti ruoli ed anche come infermiere itinerante per i
casolari sparsi per la campagna di Orte (VT).
Un giorno ricevette (siamo nel 1882) a Santo Spirito la visita di un religioso
certosino che dichiarò di aver avuto l'ispirazione dalla Vergine Immacolata di
presentarsi a lui. Veniva da Desio (Milano). Il certosino gli presentò un caso
pietoso: quattro orfani, figli di suo fratello vedovo, da poco deceduto, di cui
il maggiore aveva undici anni.
Un segno dello Spirito di Dio e Luigi Monti allargò l'opera assistenziale ai
minori, orfani di entrambi i genitori. Per essi aprì una Casa di accoglienza a
Saronno. Il suo principio pedagogico basilare è fondato sulla paternità
dell'educatore. L'orfano deve trovare nella comunità dei religiosi la nuova
famiglia, per “vivere insieme la giornata”, per creare insieme le
prospettive di inserimento nella società con una formazione umana e cristiana
che fosse la base per tutte le vocazioni: alla famiglia, allo stato di speciale
consacrazione, come al sacerdozio ministeriale.
Luigi Monti, laico consacrato, concepì la comunità di “Fratelli” non
sacerdoti e sacerdoti nella parità dei diritti e dei doveri, ove a superiore
della comunità doveva essere eletto il fratello più idoneo. La morte lo colse
a Saronno, stremato di forze, quasi cieco, a 75 anni nel 1900. Il suo progetto
non aveva avuto ancora l'approvazione ecclesiastica. Ma San Pio X, nel 1904,
diede l'approvazione al nuovo modello di comunità, previsto dal fondatore
concedendo il sacerdozio ministeriale come complemento essenziale per svolgere
una missione apostolica rivolta a tutto l'uomo, sia nel servizio degli infermi
che nell'accoglienza della gioventù emarginata.
Nel 1941 il beato Ildefonso Schuster, Arcivescovo di Milano, aprì il processo
informativo che si protrasse fino al 1951.
Nel 2001 la Congregazione delle Cause dei Santi ha promulgato il decreto
sull'eroicità delle virtù e nel 2003 si ebbe il decreto che definiva
miracolosa la guarigione avvenuta nel 1961 a Bosa (Sardegna) del contadino
Giovanni Luigi Iecle.
Tuttora la Congregazione dei Figli dell'Immacolata è sparsa in tutto il mondo
manifestando nelle opere di carità il carisma di accoglienza paterna e di
assistenza effettuata con professionalità e somma dedizione dal fondatore Luigi
Monti.
Omelia di Giovanni Paolo II
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