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MARIA PILAR IZQUIERDO ALBERO (1906-1945)
María Pilar Izquierdo Albero, terza di cinque fratelli, nacque a Saragozza
(Spagna) il 27 luglio 1906. I suoi genitori, una coppia umile e povera di beni
materiali, ma ricca in virtú, trasmise alla bambina lo spirito di pietá,
l’amore ai poveri e una tenera devozione alla Madonna del Pilar. Il 5 agosto,
festa di Santa Maria della Neve, portarono al fonte battesimale María Pilar.
Piú tardi, come lei stessa avrebbe detto, questo fu il giorno piú importante
della sua vita perché in esso era divenuta figlia della Chiesa.
Fin da piccola rifulse in lei un amore squisito verso Dio e verso i poveri.
Tante volte faceva a meno della sua merenda e delle sue piccole cose per aiutare
i piú bisognosi di lei. Dato che non aveva potuto frequentare la scuola, non
sapeva scrivere e leggeva a malapena, per questo si riteneva “una tontica”
che non sapeva altro che “soffrire e amare, amare e soffrire”.
Presto sperimentò sulla propria pelle la realtà del dolore e comprese il
valore redentore della sofferenza. All´etá di 12 anni fu vittima di una
malattia misteriosa che nessuno dei medici seppe diagnosticare. Dopo quattro
anni vissuti ad Alfamen per motivi di salute, ritornó a Saragozza dove cominciò
a lavorare in una fabbrica di calzature, attirando su di sé l’amore di tutti
per la sua semplicitá, la sua naturale simpatia, la sua bontá e laboriosità.
Il Signore però, voleva condurla verso un’altra strada e lo fece facendola
addentrare sempre più nel mistero della croce. Tanto amò María Pilar la
sofferenza che era solita ripetere: «Trovo in questo soffrire un amore così
grande verso il nostro Gesú che muoio e non muoio... perché è questo amore
che mi fa vivere».
Nel 1926, mentre tornava dal lavoro, si fratturó il bacino cadendo dal tram;
nel 1927, come conseguenza di molteplici cisti, rimase paraplegica e cieca:
cominciò per lei una via dolorosa durata piú di dodici anni fra gli ospedali
di Saragozza e la povera soffitta della via Cerdan, 24. Questo luogo divenne,
nonostante tutto, una scuola di spiritualitá e un’oasi di luce, di pace e di
gioia per quanti la visitavano, specialmente durante i tre anni della guerra
civile spagnola. Lì si pregava, si coltivava l´amicizia evangelica e le anime
venivano aiutate dalla Madre nel discernimento della vocazione a cui Dio le
chiamava.
Nel 1936 María Pilar comincia a parlare dell´Opera di Gesú che sarebbe dovuta
sorgere nella Chiesa e che avrebbe avuto come scopo “riprodurre la vita attiva
del Signore sulla terra mediante le opere di misericordia”. L’otto dicembre
1939, festa dell´Immacolata, di cui lei era devotissima, María Pilar guarì in
modo straordinario dalla sua paralisi che la costrinse a restare a letto per piú
di 10 anni. Sparirono pure le cisti e la vista tornò istantaneamente. Subito
dopo mise in marcia l´Opera, trasferendosi con un gruppo di giovani a Madrid
dove era già stata approvata la fondazione con il nome di “Missionarie di Gesù
e Maria”. Presto però, si frapposero i giudizi umani ai piani di Dio: le fu
vietato di esercitare nessuna forma di apostolato fino a 1942, anno in cui il
vescovo di Madrid concesse l’approvazione canonica dell´opera come pia unione
di Missionarie di Gesú, Maria e Giuseppe.
Dopo due anni di fecondo apostolato tra i poveri, i bambini e gli ammalati dei
sobborghi di Madrid, Dio volle condurla nuovamemte sul cammino della croce. Si
riprodussero in lei le cisti dell’addome e, alla malattia, si unirono le
sofferenze morali con cui Dio è solito purificare le anime che vuole portare
alle vette della perfezione. Le calunnie, gli intrighi e le incomprensioni
screditarono l´Opera e allontanarono da essa diverse giovani che sempre le
erano state fedeli. La situazione arrivò a un punto tale che María Pilar, su
consiglio del suo confessore, nel novembre del 1944, dovette ritirarsi dalla sua
stessa Opera. La seguirono nove delle sue figlie.
Il 9 dicembre si mise in viaggio alla volta di San Sebastiano, ultimo tratto
della sua salita al calvario. Durante il viaggio, in una notte gelida e su una
strada coperta di neve, si fratturò una gamba in un incidente di macchina. Un
tumore maligno che si manifestò quasi contemporaneamente, la ferì a morte, ma
tutto questo non riuscì a spegnere la luce della sua fede né la ferma
convinzione che l’Opera sarebbe sorta di nuovo. Prostrata sul letto di dolore,
abbandonata, potè assaporare meglio il calice, mentre incoraggiava le sue
figlie dicendo loro: «Mi dispiace tanto lasciarvi perché vi amo molto, ma dal
cielo vi sarò più utile. Sarò presso di voi per stare sempre con quelli che
soffrono, con i poveri, gli ammalati. Quando più sole sarete, più vicina sarò
a voi».
Morì a San Sebastiano, a 39 anni di età, il 27 agosto 1945, offrendo la sua
vita per le figlie che si erano separate da lei e ricordando con dolore e con
amore: «Le amo tanto –diceva – che non le posso dimenticare; anche se mi
percuotessero e mi trascinassero per terra, vorrei averle tutte qui. Non voglio
ricordare il male che mi fanno, ma il bene che mi hanno fatto. Lo sa bene il
nostro amato Gesù, che più, molto più di quello che mi fanno soffrire, voglio
che Lui dia loro il cielo”.
Le sue figlie, fiduciose nelle parole della Madre, rimasero unite sotto la guida
del Padre Daniel Díez García, che l’aveva aiutata e assistita negli ultimi
anni della sua vita. Nel 1947 arrivarono a Logroño e nel maggio del 1948 il
vescovo D. Fidel García Martínez approvò canonicamente l’Opera come pia
unione con il nome di “Opera Missionaria di Gesù e Maria”. Nel 1961
l’Opera fu approvata come Congregazione di Diritto Diocesano e nel 1981 fu
dichiarata Congregazione di Diritto Pontificio. L’Istituto conta attualmente
220 religiose distribuite in 22 case sparse in diversi punti della Spagna,
Colombia, Ecuador, Venezuela, Italia e Mozambico.
La fama di santità della Venerabile María Pilar Izquierdo si accrebbe a tal
punto che il vescovo di Calahorra - La Calzada - Logroño, Mons. Francisco
Alvarez Martínez, considerò opportuno aprire la Causa di Beatificazione e
Canonizzazione. Il Processo Diocesano si celebrò dal 1983 al 1988.
Il 18 dicembre del 2000, S. S. Giovanni Paolo II dichiarò l’eroicità delle
virtù e il 7 luglio 2001 approvò il miracolo attribuito alla sua
intercessione.
Omelia
di Giovanni Paolo II
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