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UFFICIO DELLE CELEBRAZIONI LITURGICHE DEL SOMMO
PONTEFICE
Città del Vaticano, 1° ottobre 2007
Nel lasciare la direzione dell’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del
Sommo Pontefice sento il dovere di ringraziare anzitutto la Divina Provvidenza
per la singolare esperienza liturgica che mi ha concesso di vivere per quasi
21 anni a servizio del Successore dell’Apostolo Pietro, dopo i 22 anni, non
meno straordinari, trascorsi nei vari organismi della Curia Romana che hanno
guidato l’attuazione della riforma liturgica voluta dal Concilio Vaticano II.
Quelli al servizio diretto del Papa sono stati gli anni
centrali e più impegnativi della mia vita umana e sacerdotale: dai 45 anni
appena compiuti quando tutti gli orizzonti mi erano aperti, a poco prima dei
66.
Gettando uno sguardo sul cammino percorso, ringrazio il Signore
che mi ha chiamato a vivere un ministero particolare nella Chiesa di Dio.
Anzitutto per essere stato al servizio immediato del Successore di Pietro
nella celebrazione dei Santi Misteri: prima, del Servo di Dio Giovanni Paolo
II per ben 18 anni e successivamente dell’attuale Pontefice Benedetto XVI per
i primi intensi due anni e mezzo di inizio del Pontificato. È stata una
esperienza ecclesiale che mi ha permesso di sperimentare la presenza nella
Chiesa di oggi dell’ombra di Pietro: Egli infatti nei Suoi Successori continua
ad annunciare la parola evangelica e a celebrare i Sacramenti nella Chiesa di
Roma e nelle diverse comunità dei fedeli sparse in tutto il mondo. È stata una
esperienza ecclesiale unica e irripetibile, basta pensare agli 80 viaggi
internazionali da me compiuti due volte, senza contare i viaggi in Italia.
Nessuna esperienza liturgica del nostro tempo è paragonabile per la varietà
degli eventi salvifici commemorati, per la diversità dei luoghi della
celebrazione, per la molteplicità delle situazioni e delle soluzioni, per il
numero delle persone incontrate, per la composizione delle assemblee, per la
diversità delle tradizioni e delle radici culturali, a quella vissuta in
questi anni di servizio alla cattedra di Pietro.
Insieme con il Successore di Pietro, in questi anni ho imparato
ad amare la liturgia della Chiesa, che ritengo con la fede, il dono più grande
ricevuto che dà un senso al mio vivere umano e sacerdotale in questo mondo.
La provvidenza mi chiama tuttavia a guardare avanti. In questo
sguardo, che appartiene ormai alla mia anzianità, mi consola la prospettiva di
continuare ad occuparmi della celebrazione dei Santi Misteri nella Chiesa.
Ogni volta che celebro infatti sento che il mio essere è in comunione con la
vita: ogni volta la luce del Risorto illumina e riscalda il cuore, gli occhi
lo riconoscono e brillano nella gioia e nella pace dello Spirito Santo.
Al termine di questi pensieri suggeriti dal cuore, desidero ringraziare i
due Sommi Pontefici che ho avuto la grazia di servire come Maestro delle
celebrazioni liturgiche pontificie. Anzitutto il Servo di Dio Giovanni Paolo
II, il quale mi ha nominato a 43 anni Sottosegretario della Congregazione per
il Culto Divino, due anni dopo mi ha affidato la responsabilità delle
Celebrazioni Liturgiche Pontificie e nel 1998 mi ha imposto le mani nella
Ordinazione episcopale.
Lo ringrazio per aver sempre favorito lo sviluppo dell’Ufficio delle
celebrazioni liturgiche: ne ha stabilito l’autonomia giuridica, ha promosso e
dato la Sua approvazione all’aggiornamento delle celebrazioni della liturgia
papale, e infine, a Roma, e soprattutto nelle innumerevoli comunità visitate
in tutto il mondo, ha accolto e approvato con convinzione le proposte di
adattamento alle diverse culture nello spirito del Concilio Vaticano II.
Durante il suo Pontificato le celebrazioni papali sono così diventate per le
Chiese particolari un punto di riferimento sicuro per riconoscere il volto
della liturgia quale l’ha voluta il Concilio. In realtà Giovanni Paolo II non
era un esperto di liturgia in senso tecnico, ma si è affidato al Suo Maestro e
con il Suo entusiasmo pastorale per l’evangelizzazione è diventato nella
Chiesa l’interprete più autorevole e l’esecutore più tenace della liturgia del
Vaticano II. Per questo sento il dovere di dire grazie a Lui che celebra ora
nella Comunione dei Santi la Liturgia della Gerusalemme celeste.
Un filiale e particolare ringraziamento rivolgo anche al Papa
Benedetto XVI che, appena eletto, mi ha voluto confermare come Maestro delle
Celebrazioni Liturgiche Pontificie. In verità per me non è stata una
esperienza del tutto nuova perché ero già stato Suo cerimoniere agli inizi del
cardinalato. Anche per questo fin dal primo momento mi sono sentito accolto da
Papa Benedetto come un figlio. In lui ho potuto conoscere, con mia viva
soddisfazione, non solo un Professore ma un Papa esperto in liturgia. Non
potrò mai dimenticare l’emozione avuta nel trovarmi solo con lui nella
Cappella Sistina subito dopo la Sua elezione, l’emozione provata durante lo
svolgimento dei Riti di Inizio del Suo ministero petrino. Essi mi rimangono
fissati nella memoria e nel cuore perché ritengo siano l’icona più completa e
più riuscita che la liturgia ha dato della Chiesa dopo il Concilio Vaticano II.
Grazie, Papa Benedetto, per aver approvato tali riti e per averli celebrati
con il popolo Santo di Dio. Grazie infine per avermi dato, al termine del mio
servizio di Maestro, un nuovo incarico che mi permette di continuare ad
occuparmi da vicino delle celebrazioni dell’Eucaristia nella Chiesa di Dio.
Sarà per me più facile continuare a sentire la Sua vicinanza amica e paterna.
Desidero ringraziare infine tutte le persone che in questi anni mi hanno
aiutato a svolgere meglio il mio servizio nelle celebrazioni liturgiche
pontificie: il personale dell’Ufficio, i Cerimonieri pontifici, i Consultori,
il personale di vari enti della Santa Sede e tanti altri collaboratori in
Roma, nelle diocesi italiane e nelle chiese particolari del mondo intero.
Senza di essi non mi sarebbe stato possibile vivere la meravigliosa esperienza
ecclesiale nelle celebrazioni pontificie.
A tutti un grazie di cuore per l’aiuto e per la testimonianza
di fede ricevuta.
+ Piero Marini
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