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UFFICIO DELLE CELEBRAZIONI
LITURGICHE DEL SOMMO PONTEFICE
VIA
CRUCIS AL
COLOSSEO
PRESIEDUTA DAL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II
VENERDÌ SANTO 2002

TESTI DI MEDITAZIONE PREPARATI DA:
John M. Thavis (Stati Uniti
d'America) Alexej Bukalov (Federazione Russa) Henri Tincq (Francia) Greg
Burke (Stati Uniti d'America) Angel Gómez Fuentes (Spagna) Erich Kusch (Repubblica
Federale di Germania) Hiroshi Miyahira (Giappone) Jacek Moskwa (Polonia) Marina
Ricci (Italia) Aura Miguel (Portogallo) Luigi Accattoli (Italia) Sophie de Ravinel (Francia) Valentina Alazraki (Messico) Marie
Czernin (Repubblica Federale di Germania)
—————
PRESENTAZIONE
Ogni anno la comunità cristiana di Roma, insieme con numerosi pellegrini
provenienti da tutto il mondo, si raccoglie attorno al Successore di Pietro
presso il Colosseo, nella sera del Venerdì Santo, memoria liturgica della
Passione del Signore, per il tradizionale pio esercizio della Via Crucis.
Milioni di fedeli attraverso la televisione partecipano a questo momento di
contemplazione e di preghiera. L'Urbe e l'Orbe sono in qualche modo riuniti
attorno al mistero della passione e della morte del Signore, la cui
rappresentazione è scandita da letture bibliche, preghiere, commenti e canti.
Il cammino della croce si snoda dall'interno del Colosseo fino alle pendici del
Palatino.
Le quattordici stazioni, come già altre volte è avvenuto
in questi ultimi anni, si svolgono secondo uno schema strettamente biblico, con
testi tratti prevalentemente dal Vangelo di Marco.
Ogni anno il Santo Padre invita persone di varie nazionalità e di diverse
chiese o comunità ecclesiali a commentare le stazioni della Via Crucis. La
novità dei commenti della Via Crucis 2002 viene dalla molteplicità
degli autori: quattordici giornalisti e operatori della comunicazione sociale,
uomini e donne, tutti laici, accreditati presso la Sala Stampa della Santa Sede,
di varie nazioni, rappresentanti di note testate giornalistiche e reti
televisive, attenti agli eventi della cronaca quotidiana ma anche sensibili al
mondo dello spirito, formati al linguaggio chiaro ed essenziale dei «media»,
abituati alla trasmissione delle notizie quotidiane. Essi hanno saputo collegare
il mistero di Gesù Nazareno con i fatti della storia contemporanea: persone e
volti, circostanze e luoghi, del nostro mondo costituiscono anch'essi una Via
Crucis quotidiana, dove Cristo vive e soffre ancora in tanti nostri fratelli
e sorelle: nei piccoli e nei poveri, nei diseredati e nei malati, nei carcerati e nei
perseguitati, nei
senza tetto e senza patria. La meditazione delle singole stazioni collega spesso
la vicenda di Gesù di Nazaret con quella degli uomini e delle donne del nostro
tempo, vittime della violenza, della guerra, della persecuzione, del terrorismo.
Alle donne giornaliste è stato affidato il commento delle stazioni in cui le
donne – Maria, la Madre di Gesù, le discepole che hanno seguito il Maestro
fino al Calvario, le figlie di Gerusalemme – sono protagoniste e testimoni di
vari episodi della passione del Signore.
Anche oggi – lo hanno espresso bene i commentatori delle stazioni della Via
Crucis 2002 – nel volto di Cristo risplende
il volto di Dio. Nella sua passione si leggono le sofferenze dell'umanità. Nei
volti martoriati di uomini e donne del nostro tempo si scorge il volto di Cristo
accusato, dileggiato, crocifisso. Ma la sua vittoria pasquale, il suo trionfo
sul male e sulla morte è speranza per l'intera umanità, promessa ed
anticipazione di una vita nuova.
PREGHIERA
INIZIALE
Il Santo Padre:
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
R.Amen.
Fratelli e sorelle:
sono già calate le ombre della sera, sera del Venerdì Santo 2002. Di
nuovo la Chiesa di Roma si appresta a rivivere, nell'ascolto della Parola, l'ultimo
tratto della vita di Cristo: dall'Orto degli ulivi alla tomba scavata nel
Giardino.
***
Via Crucis
Cammino di dolore, che Cristo percorre in obbedienza al progetto
salvifico del Padre. Cammino suo e nostro: «Se qualcuno vuol venire
dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua» (Mt 16,
24).
Via Crucis
Spazio della rivelazione dell'Amore trinitario: del Padre, che «ha tanto
amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito» (Gv 3, 16); del
Figlio, che ha amato gli amici fino a dare la vita per essi (cf. Gv 15,
13); dello Spirito di pace, di misericordia e di consolazione.
Via Crucis
Scuola di vita evangelica, dove il discepolo, volgendo lo sguardo al
Crocifisso, impara come si ami Dio sopra ogni cosa e per i fratelli si
spenda la vita; come il perdono vinca l'offesa e con il bene si ricambi il
male, come il cuore si apra all'amico e dell'afflitto si lenisca la pena.
Via Crucis
Supplica per la riconciliazione e la pace, perché in Asia, in Africa, in
Medio Oriente cessino i gravi conflitti in atto, cessi lo spargimento di
sangue e, per l'azione dello Spirito, si infranga la durezza del cuore e
«i nemici si aprano al dialogo, gli avversari si stringano la mano, e i
popoli si incontrino nella concordia» (Lit. Rom.).
***
Il Santo Padre:
Pace ai vicini e ai lontani! Pace
a te, Gerusalemme, città amata dal Signore! Pace a te, Roma, città
di molti martiri, radice di civiltà cristiana!
Preghiamo.
Breve pausa di silenzio.
Padre santo e misericordioso, donaci di ripercorrere con fede e amore il
cammino della croce affinché, partecipi della passione di Cristo, possiamo
giungere con Lui alla gloria del tuo Regno.
Per Cristo nostro Signore.
R.Amen.
PRIMA
STAZIONE
Gesù in agonia nell'Orto
degli Ulivi
V.Adoramus
te, Christe, et benedicimus tibi.
R.Quia
per sanctam crucem tuam redemisti mundum.
Dal Vangelo secondo Marco. 14,32-36
Giunsero a un podere chiamato
Getsèmani. Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e cominciò a
sentire paura e angoscia. Gesù disse loro: «La mia anima è
triste fino alla morte. Restate qui e vegliate». Poi, andato un
po' innanzi, si gettò a terra e pregava che, se fosse possibile,
passasse da lui quell'ora. E diceva: «Abbà, Padre! Tutto è possibile a te, allontana da me questo
calice! Però non ciò che io voglio, ma ciò che
vuoi tu».
MEDITAZIONE
Il giardino pieno di ulivi non
offre sollievo, stasera. Fa pena il volto schiacciato contro la terra, lacera
l'angoscia che preme forte sul cuore. Dormono gli amici scelti come compagni, gli
stessi che promisero: Saremo sempre con te, Gesù. Anche le promesse,
ora, dormono. Poco fa, dopo la cena, Pietro si vantava: Anche se tutti
fuggiranno, io resterò. Ma adesso, lui non riesce neppure a tenere aperti
gli occhi. Questi ultimi passi Gesù li doveva percorrere solo. La lunga
via di parole e di miracoli, una via così popolata di gente, l'ha portato
qui: in un angolo di terra pietroso, in una solitudine immensa, che fa
paura. Faccia a terra: niente di maestoso in questa scena, se non la
sincerità di un uomo che confessa: La mia anima è triste fino alla morte. Egli,
che calmava le acque agitate dal vento, ora non può dare la pace a se stesso.
La tempesta è l'angoscia che
gli scuote la mente e il petto, come scuote l'animo di milioni di uomini e
donne, ieri, oggi e domani. La lotta può durare a lungo, e in questo
giardino terminerà solo quando il Figlio dirà al Padre: «Ciò che
vuoi tu» (Mc 14, 36). Una pace profonda seguirà la preghiera.
ORAZIONE
Gesù, tu, che sei entrato nel
Getsèmani pieno di angoscia e ne sei uscito con l'animo deciso e pacificato, conforta
chi geme nel timore o è turbato dal dubbio.
Tu, che hai sperimentato la nostra
debolezza, concedi fortezza e speranza a tutti i disperati della terra. Tu,
che cammini ogni giorno a fianco di chi è oppresso dai pesi della vita, resta
accanto a ognuno di noi, passo dopo passo. A te, Gesù, prostrato a terra, il volto rigato di sangue, l'onore
e la gloria con il Padre e con lo Spirito, nei secoli senza fine.
R.Amen.
Tutti:
Pater noster, qui es in cælis: sanctificetur nomen tuum; adveniat
regnum tuum; fiat voluntas tua, sicut in cælo, et in terra. Panem nostrum cotidianum da nobis hodie; et dimitte nobis
debita nostra, sicut et nos dimittimus debitoribus nostris; et ne nos inducas in
tentationem; sed libera nos a malo.
Stabat mater dolorosa iuxta
crucem lacrimosa, dum pendebat Filius.
SECONDA
STAZIONE
Gesù, tradito da Giuda, è
arrestato
V.Adoramus
te, Christe, et benedicimus tibi.
R.Quia
per sanctam crucem tuam redemisti mundum.
Dal Vangelo secondo Marco. 14,43.45-46
E subito, arrivò Giuda,
uno dei Dodici, e con lui una folla con spade e bastoni mandata dai sommi
sacerdoti, dagli scribi e dagli anziani. Gli si accostò dicendo: «Rabbì», e
lo baciò. Essi gli misero addosso le mani e lo arrestarono.
MEDITAZIONE
Non appena dall'albero è
caduto il traditore-discepolo, il diavolo è volato, al suo volto si è
accostato... con un bacio ha bruciato da parte a parte le labbra, che
nella notte del tradimento avevano baciato Cristo.
(Alexandr Puskin, poeta russo -
1836)
In quella tragica notte oscura del
Getsèmani, «la notte in cui veniva tradito» (1 Cor 11, 23), il
Figlio di Dio suscita in noi con le sue parole e i suoi gesti sentimenti
diversi, a volte contrastanti: avvertiamo la ricchezza del dialogo spirituale
con i discepoli e proviamo la gioia della cena comune; contempliamo le
vette di intenzioni pure e rabbrividiamo per la meschinità del tradimento. Gesù,
saggio e onniveggente, seguendo il disegno salvifico del Padre, va al
sacrificio per la liberazione del genere umano. Al traditore-discepolo resta
il disprezzo universale nei secoli, la «maledizione di Giuda», l'abisso
tenebroso. Dalla morte di Cristo fiorisce la vita novella, memoria e
annunzio di una speranza imperitura: la salvezza universale.
ORAZIONE
Signore Gesù, nelle nostre
divisioni, frutto amaro del peccato, mostraci la strada verso l'unità, la
via che conduce alla ricchezza indicibile del Vangelo e della Redenzione. Deve
giungere il tempo stabilito dal Padre, in cui si manifesti l'amore che
perdona ed unisce. Tu, sapiente Maestro di vita, tu, buono e paziente, di
fronte al tradimento del discepolo e alla prepotenza dei governanti, dona
a noi, in questi giorni di violenza inaudita e di brutale opposizione fra
gli uomini, un raggio della tua calma e della tua serenità. Dona a noi
sentimenti di pace e di perdono, perché non c'è pace senza perdono, non
c'è perdono senza compassione. A te, Gesù, che all'amico che ti tradisce mostri il tuo
volto mite, la lode e l'onore, con il Padre e con lo Spirito, oggi e
nel giorno senza fine.
R.Amen.
Tutti:
Pater noster, qui es in cælis: sanctificetur nomen tuum; adveniat
regnum tuum; fiat voluntas tua, sicut in cælo, et in terra. Panem nostrum cotidianum da nobis hodie; et dimitte nobis
debita nostra, sicut et nos dimittimus debitoribus nostris; et ne nos inducas in
tentationem; sed libera nos a malo.
Cuius
animam gementem, contristatam et dolentem pertransivit gladius.
TERZA
STAZIONE
Gesù è condannato dal
Sinedrio
V.Adoramus
te, Christe, et benedicimus tibi.
R.Quia
per sanctam crucem tuam redemisti mundum.
Dal Vangelo secondo Marco. 14,55.60-62.64
I capi dei sacerdoti e tutto
il sinedrio cercavano una testimonianza contro Gesù per metterlo
a morte, ma non la trovavano. Il sommo sacerdote, levatosi in mezzo
all'assemblea, interrogò Gesù dicendo: «Sei tu il Cristo, il Figlio di Dio
benedetto?». Gesù rispose: «Io lo sono!». Tutti sentenziarono che era reo di
morte.
MEDITAZIONE
La macchina giudiziaria è in moto. Quella
che condanna senza prove, accusa senza motivo, giudica senza appello,
schiaccia l'innocente. Giustizia sommaria, sbrigativa delle dittature
moderne e delle situazioni di guerra. Giustizia resa talvolta — suprema
bestemmia — nel nome di quel Dio che perdona e grazia. Gesù alla sbarra. Come
tutte le vittime dell'arbitrio, i presunti colpevoli di delitti di coscienza. Essi
resistono, rifiutano di piegarsi al giogo del sistema, dell'imposizione che
schiaccia e stritola la personalità e l'identità. Controllo
dell'identità:
«Chi sei?». Ogni uomo che arriva in prigione riceve un numero. In
ogni momento deve mostrare la propria matricola, consegnare il piastrino. Nell'ora
dell'arbitrio, compito e vanto della Chiesa è dirgli che egli non è un
numero, che ogni uomo ha diritto di essere chiamato con il suo nome. «Sei
tu il Messia, il Figlio di Dio benedetto?» (Mc 14, 61). La
risposta è luminosa: «Io lo sono!» (Mc 14, 62). Declinare la
propria identità e annunciare la propria fede sono talvolta atti passibili
di morte. Ma quanti sono quelli che cercano Dio? quanti lo cercano dietro
le sbarre? quanti nella prigione della loro vita, delle loro sofferenze? quanti
nello scherno sopportato e nella tortura subìta? Uomini e donne di tutte le
prigioni, braccati, segnati, feriti, privi di risposta alle domande
essenziali: sul senso della vita e sul male, sul pentimento, sul perdono e
sulla salvezza, sul mistero della Croce e della Redenzione. Popolo di
carne e di sangue. Terra di incontri, di volti, di voci, di grida. Terra
del Vangelo.
ORAZIONE
Gesù, basta che tu dica «Io sono», perché
noi accorriamo a te. Nelle prigioni uomini e donne ti implorano. Vegliano
e pregano nella notte. Ci insegnano l'aria che lì si respira, il male che
opprime, la libertà che si cerca. Ascolta la loro supplica. Se non si
sentono perdonati, amati da te e da noi, se è negata loro la speranza, sono
doppiamente condannati, rinchiusi nel braccio della morte. Concedi ad essi
quanto hai concesso a noi: la fede in te e nella tua presenza, l'amore
alla vita, la speranza in un mondo nuovo. Da' a noi e ad essi i mezzi per
cercarti, per accettare l'attesa e per trovarti. A te, Gesù, Pastore buono e Signore delle nostre vite, Amico
dal volto clemente, la lode pura e grata, con il Padre e con lo Spirito, nel
tempo e nell'eternità.
R.Amen.
Tutti:
Pater noster, qui es in cælis: sanctificetur nomen tuum; adveniat
regnum tuum; fiat voluntas tua, sicut in cælo, et in terra. Panem nostrum cotidianum da nobis hodie; et dimitte nobis
debita nostra, sicut et nos dimittimus debitoribus nostris; et ne nos inducas in
tentationem; sed libera nos a malo.
O
quam tristis et afflicta fuit illa benedicta mater Unigeniti!
QUARTA
STAZIONE
Gesù è rinnegato da Pietro
V.Adoramus te, Christe, et benedicimus tibi.
R.Quia
per sanctam crucem tuam redemisti mundum.
Dal Vangelo secondo Marco. 14,72
Per la seconda volta un
gallo cantò. Allora Pietro si ricordò di quella parola che Gesù gli aveva
detto: «Prima che il gallo canti due volte, mi rinnegherai per tre volte». E
scoppiò in pianto.
MEDITAZIONE
Il gallo canta per la seconda
volta, e le lacrime di Pietro cadono al suolo. Che cosa è accaduto a Cefa,
la Roccia? Ha rinnegato il suo Redentore, non una, non due, ma tre volte. Come
la sua fede vacillò quando cercò di camminare sull'acqua, così, ancora
una volta, Pietro rivela la sua debolezza. Aveva avventatamente promesso di
morire, piuttosto che rinnegare il suo Maestro. Ma, alla fine, basta una
giovane serva perché egli si vergogni della sua amicizia con Gesù. Ma
appena lo sguardo di Gesù incrocia lo sguardo di Pietro, l'Apostolo
riconosce il proprio triste errore. Umiliato, piange e chiede perdono a Dio. Forte
è la lezione di Pietro: persino i più intimi offenderanno Gesù con il
peccato. Il canto del gallo non sarà mai più lo stesso per il Principe
degli Apostoli: gli ricorderà per sempre la sua paura e la sua fragilità.
ORAZIONE
Signore, donaci un cuore
umile e contrito. Fa' che sappiamo versare lacrime per le nostre colpe, per
ritornare al tuo amorevole abbraccio ogni volta che ti abbiamo voltato le
spalle. Fa' che impariamo da Pietro a non ritenere per scontata la nostra
fede né a presumere di essere migliori degli altri. Aiutaci a conoscere
noi stessi come siamo veramente, fragili, peccatori, costantemente
bisognosi del tuo perdono. A te, Gesù, che guardi l'amico con volto sereno, la lode e
la gloria con il Padre e con lo Spirito, nei secoli eterni.
R.Amen.
Tutti:
Pater noster, qui es in cælis: sanctificetur nomen tuum; adveniat
regnum tuum; fiat voluntas tua, sicut in cælo, et in terra. Panem nostrum cotidianum da nobis hodie; et dimitte nobis
debita nostra, sicut et nos dimittimus debitoribus nostris; et ne nos inducas in
tentationem; sed libera nos a malo.
Quæ
mærebat et dolebat pia mater, cum videbat Nati pœnas incliti.
QUINTA
STAZIONE
Gesù è giudicato da Pilato
V.Adoramus
te, Christe, et benedicimus tibi.
R.Quia
per sanctam crucem tuam redemisti mundum.
Dal Vangelo secondo Marco.
15,14-15
La folla gridò più forte: «Crocifiggilo!».
E Pilato, volendo dar soddisfazione alla moltitudine, rilasciò loro Barabba e,
dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.
MEDITAZIONE
«Sia crocifisso» (Mt 27,
22).
Questo grido risuona con forza ogni
volta che un essere umano viene maltrattato. Ogni giorno ciascuno di noi si
trasforma in un giudice. Pensiamo di avere il diritto di giudicare e
condannare il comportamento degli altri, ma rifiutiamo di essere oggetto del
biasimo o del giudizio altrui. Troviamo sempre una giustificazione alle
nostre colpe e ai nostri errori. Gesù risponde con il silenzio di fronte
all'ipocrisia e alla superbia del potere, all'indifferenza di coloro che
si sottraggono alle proprie responsabilità. Egli conferma così
l'insegnamento impartito ai suoi discepoli: «Non giudicate e non sarete
giudicati; non condannate e non sarete condannati» (Lc 6, 37). Gesù
ha le mani legate, ma si sente libero. Quando accetta il mistero della
Croce ci indica il vero amore e la vera giustizia.
ORAZIONE
Signore Gesù, liberaci
dall'ipocrisia e dall'indifferenza, dalla tentazione di lavarci le mani di
fronte all'ingiustizia. Concedici l'umiltà necessaria per riconoscere i
nostri errori. Insegnaci a rifiutare qualsiasi compromesso con
l'ingiustizia e la menzogna. Aiutaci a fare silenzio dentro di noi per
ascoltare il grido di coloro che soffrono. Illumina coloro che cercano sempre una
giustificazione alle proprie colpe. A tutti noi, Signore che versasti il
tuo sangue come prezzo della nostra libertà, dona la tua voce, perché
la leviamo in difesa degli oppressi, di quanti soffrono in silenzio, sì
che nel mondo diventino realtà la pace, la giustizia e il perdono. A te, Gesù, il Condannato dal volto innocente, la lode
pura e grata, con il Padre e con lo Spirito, nel tempo e nell'eternità.
R.Amen.
Tutti:
Pater noster, qui es in cælis: sanctificetur nomen tuum; adveniat
regnum tuum; fiat voluntas tua, sicut in cælo, et in terra. Panem nostrum cotidianum da nobis hodie; et dimitte nobis
debita nostra, sicut et nos dimittimus debitoribus nostris; et ne nos inducas in
tentationem; sed libera nos a malo.
Quis
est homo qui non fleret, matrem Christi si videret in tanto
supplicio?
SESTA
STAZIONE
Gesù è flagellato e coronato
di spine
V.Adoramus
te, Christe, et benedicimus tibi.
R.Quia
per sanctam crucem tuam redemisti mundum.
Dal Vangelo secondo Marco. 15,17-19
I soldati lo rivestirono di
porpora e, dopo aver intrecciato una corona di spine, gliela
misero sul capo. Cominciarono poi a salutarlo: «Salve, re dei
Giudei!». E gli percuotevano il capo con una canna, gli sputavano
addosso e, piegando le ginocchia, si prostravano a lui.
MEDITAZIONE
O Cristo, tu sei il vero Re, ma
gli uomini si sono burlati di te, ti hanno incoronato, non per adorarti,
ma per denigrarti. Soffriamo con te perché gli uomini sono ciechi e sordi
al tuo messaggio di salvezza. Il tuo Regno non è di questo mondo, ma noi
uomini aspettiamo favori, potere, successo, ricchezze: un mondo senza
sofferenza. Noi però arrechiamo dolore agli altri, perfino ai non nati, e
agli animali. Con il tuo sacrificio ci hai insegnato a rompere la spirale
della violenza. Vero uomo, hai sofferto dolori indicibili; contemplando il
tuo volto, noi riusciamo a sopportare i nostri dolori, nella speranza di
essere accolti nel tuo Regno, il vero e unico Regno.
ORAZIONE
O Gesù, nostro Re, perdona la
nostra incoerenza: piangiamo il tuo dolore, e colpiamo gli altri per far
prevalere il nostro egoismo. Sii per noi, smarriti, guida sicura, per noi,
deboli, fortezza nella prova, per noi, volubili, fermezza nella sequela. Fa'
che la violenza degli uomini sia vinta dalla tua mitezza e la sofferenza
incomprensibile, accolta nella fede, divenga strumento di pace e di salvezza. A te, Gesù, Re coronato di spine, dal volto mite e pacifico, l'onore
e la gloria, con il Padre e con lo Spirito, nel tempo effimero e nel
giorno senza fine.
R.Amen.
Tutti:
Pater noster, qui es in cælis: sanctificetur nomen tuum; adveniat
regnum tuum; fiat voluntas tua, sicut in cælo, et in terra. Panem nostrum cotidianum da nobis hodie; et dimitte nobis
debita nostra, sicut et nos dimittimus debitoribus nostris; et ne nos inducas in
tentationem; sed libera nos a malo.
Quis non posset contristari, piam
matrem contemplari dolentem cum Filio?
SETTIMA
STAZIONE
Gesù è caricato della
Croce
V.Adoramus te, Christe, et benedicimus tibi.
R.Quia
per sanctam crucem tuam redemisti mundum.
Dal Vangelo secondo Marco. 15,20
Dopo averlo schernito, lo
spogliarono della porpora e gli rimisero le sue vesti, poi lo
condussero fuori per crocifiggerlo.
MEDITAZIONE
Gesù ha preso su di sé quella
croce che era destinata a ciascuno di noi. Essa appare, ai nostri occhi, il
simbolo del paradosso e della contraddizione. Nonostante fosse investito
della gloria e del potere datogli dal Padre, Gesù aveva accettato una
morte orribile, ingloriosa, anzi, vergognosa. Sapeva che la croce era
l'unica via per entrare nell'intimità dell'uomo; una morte violenta,
l'unico mezzo per entrare dolcemente nei nostri cuori. È difficile
portare questa croce del paradosso nel mondo contemporaneo, globalizzato, dominato
dal potere economico, politico, militare. I potenti del mondo si alleano, per
compiere rappresaglie, per colpire le popolazioni povere e stremate. Si
giustifica perfino il terrorismo in nome della «giustizia» e della «difesa»
dei poveri. Un messaggio violento, quello degli uomini potenti: irrompe
violentemente nel nostro cuore e il nostro cuore impietrisce. Anche per
questa gran parte dell'umanità sofferente, per le vittime della violenza e
dell'ingiustizia, Gesù porta la croce.
ORAZIONE
Signore, donaci la forza e il
coraggio per condividere la tua croce e le tue sofferenze nella vita
quotidiana e nell'impegno professionale. Infondi in noi lo spirito di
servizio e di sacrificio, perché aspiriamo non al potere e alla gloria, ma
a divenire strumento di solidarietà e di pace, per coloro che vengono
schiacciati dalla violenza e dall'ingiustizia dei potenti del mondo. A te, Gesù, carico della croce, dal volto stanco, il
nostro saluto pieno di riconoscente stupore, con il Padre e con lo Spirito, ora
e nei secoli dei secoli.
R.Amen.
Tutti:
Pater noster, qui es in cælis: sanctificetur nomen tuum; adveniat
regnum tuum; fiat voluntas tua, sicut in cælo, et in terra. Panem nostrum cotidianum da nobis hodie; et dimitte nobis
debita nostra, sicut et nos dimittimus debitoribus nostris; et ne nos inducas in
tentationem; sed libera nos a malo.
Pro peccatis suæ gentis vidit
Iesum in tormentis et flagellis subditum.
OTTAVA
STAZIONE
Gesù è aiutato dal Cireneo
a portare la Croce
V.Adoramus te, Christe, et benedicimus tibi.
R.Quia
per sanctam crucem tuam redemisti mundum.
Dal Vangelo secondo Marco. 15,21
Allora costrinsero un tale
che passava, un certo Simone di Cirene che veniva dalla campagna, padre
di Alessandro e Rufo, a portare la croce.
MEDITAZIONE
Un uomo che veniva dai campi entrò
in Gerusalemme per affari. Uno strano corteo gli sbarrò la strada. In una
via stretta e affollata soldati, donne che piangevano, alcuni fanatici
dagli occhi pieni di odio e un condannato, che non aveva più le forze per
portare sulle spalle il legno della vergogna. I soldati cercano qualcuno che
tolga da lui questo peso. Non lo fanno per pietà: devono rispettare l'ora
dell'esecuzione. Scelgono il primo che capita, perché appare abbastanza
robusto. Un uomo che veniva dai campi entrò in Gerusalemme per affari. Ci
ha guadagnato: cinque minuti nella storia della salvezza, una frase nel
Vangelo. Ha conosciuto gratuitamente il peso della croce. Ecco svelato il
mistero. La croce è troppo pesante per Dio, che si è fatto uomo. Gesù
ha bisogno di solidarietà. L'uomo ha bisogno di solidarietà. Ci è stato
detto: «Portate i pesi gli uni degli altri» (Gal 6, 2). Solidarietà.
ORAZIONE
Signore, tu dicesti: «Se
qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e
mi segua» (Mc 8, 34). Come posso farlo? Insegnamelo tu, e
con la tua grazia vinci in me la paura dell'odio altrui, la paura del
dolore, la paura di una morte solitaria, la paura della paura. Signore,
abbi pietà della mia debolezza. A te, Gesù, accasciato dalla fatica, il volto segnato dalla
stanchezza, il nostro amore solidale e grato, con il Padre e con lo
Spirito, con i quali sei una cosa sola, nel tempo che passa e nell'eternità
immutabile.
R.Amen.
Tutti:
Pater noster, qui es in cælis: sanctificetur nomen tuum; adveniat
regnum tuum; fiat voluntas tua, sicut in cælo, et in terra. Panem nostrum cotidianum da nobis hodie; et dimitte nobis
debita nostra, sicut et nos dimittimus debitoribus nostris; et ne nos inducas in
tentationem; sed libera nos a malo.
Tui Nati vulnerati, tam
dignati pro me pati pœnas mecum divide.
NONA
STAZIONE
Gesù
incontra le donne di Gerusalemme
V.Adoramus te, Christe, et benedicimus tibi.
R.Quia
per sanctam crucem tuam redemisti mundum.
Dal Vangelo secondo Luca. 23,27-28.31
Lo seguiva una gran folla di
popolo e di donne che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui.
Ma Gesù, voltandosi verso le donne, disse: «Figlie di Gerusalemme, non
piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. Perché se
trattano così il legno verde, che avverrà del legno secco?».
MEDITAZIONE
Un lamento funebre accompagna il
cammino del Condannato a morte. Lungo la via che porta al Calvario le
donne piangono e si battono il petto. Non sanno che in cambio delle loro
lacrime, riceveranno la profezia tremenda del tempo che verrà. Non
piangete su di me. Risparmiate il vostro pianto per gli anni e i giorni
avvenire, perché, se trattano così l'Innocente, che sarà di voi e dei
vostri figli? Gesù conosce la risposta alla domanda che rivolge alle
donne di Gerusalemme. Egli, carico della croce, barcolla sotto il peso del
peccato e del dolore degli uomini, che ha voluto come fratelli. Sa già
quanto è lunga nella storia la via dolorosa che porta ai «Calvari» del
mondo.
ORAZIONE
Signore Gesù Cristo, tu che
conosci la profondità del nostro cuore, la capacità di bene e di male che
è in ogni uomo, insegnaci a perdonare e a chiedere perdono, ad avere
pietà di noi stessi e degli altri. Ricordati di Gerusalemme, benedetta
dal tuo amore, dilaniata dall'odio degli uomini. Dona agli uomini e alle
donne di quella Terra Santa pace e risurrezione. A te, Gesù, nel cui volto risplende la luce del Padre e la
tenerezza della Madre, la lode e la gloria con l'eterna Luce e l'eterno
Amore, nel tempo dell'attesa e nel compimento eterno.
R.Amen.
Tutti:
Pater noster, qui es in cælis: sanctificetur nomen tuum; adveniat
regnum tuum; fiat voluntas tua, sicut in cælo, et in terra. Panem nostrum cotidianum da nobis hodie; et dimitte nobis
debita nostra, sicut et nos dimittimus debitoribus nostris; et ne nos inducas in
tentationem; sed libera nos a malo.
Eia, mater, fons amoris, me
sentire vim doloris fac, ut tecum lugeam.
DECIMA
STAZIONE
Gesù è crocifisso
V.Adoramus
te, Christe, et benedicimus tibi.
R.Quia
per sanctam crucem tuam redemisti mundum.
Dal Vangelo secondo Marco. 15,24
Poi lo crocifissero e si
divisero le sue vesti, tirando a sorte su di esse quello che ciascuno dovesse
prendere.
MEDITAZIONE
Gesù è crocifisso. Le sue
mani e i suoi piedi sono trafitti da impietosi chiodi. Spogliato delle sue
vesti, egli viene ora coperto dai peccati del mondo. Per amore si lascia
crocifiggere, nell'amore la sofferenza umana acquista valore salvifico. Sorrette
da questa certezza, generazioni di uomini e donne, giovani e vecchi, seguono
il Crocifisso in questa radicale esperienza di amore. Le piaghe del
Salvatore continuano oggi a sanguinare, aggravate dai chiodi dell'ingiustizia, della
menzogna e dell'odio, degli oltraggi, dei sacrilegi e dell'indifferenza. Sul
palmo delle sue mani trafitte dai chiodi è scritto il nome di coloro che
con lui continuano ad essere crocifissi.
ORAZIONE
Signore Gesù, inchiodato sul
legno per amor nostro, donaci la tua libertà. Insegnaci a vincere la
paura della sofferenza con la forza che scaturisce dalla tua croce. Facci
penetrare in questo mistero di amore, che trasforma in momenti di grazia anche
le umili vicende di ogni giorno. Gesù, innalzato sulla croce, attira a te
quanti cercano il tuo volto; aiuta quanti partecipano alle tue sofferenze a
scoprire il senso della loro misteriosa chiamata a condividere la tua
passione e il dolore del mondo. A te, Gesù, Crocifisso, sul cui volto splende la misericordia, la
nostra adorazione memore e grata con il Padre e con lo Spirito, oggi e nei
secoli eterni.
R.Amen.
Tutti:
Pater noster, qui es in cælis: sanctificetur nomen tuum; adveniat
regnum tuum; fiat voluntas tua, sicut in cælo, et in terra. Panem nostrum cotidianum da nobis hodie; et dimitte nobis
debita nostra, sicut et nos dimittimus debitoribus nostris; et ne nos inducas in
tentationem; sed libera nos a malo.
Fac
ut ardeat cor meum in amando Christum Deum, ut sibi complaceam.
UNDICESIMA
STAZIONE
Gesù promette il suo Regno
al buon ladrone
V.Adoramus te, Christe, et benedicimus tibi.
R.Quia
per sanctam crucem tuam redemisti mundum.
Dal Vangelo secondo Luca. 23,39-43
Uno dei malfattori appesi
alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche
noi!». Ma l'altro lo rimproverava: «Neanche tu hai timore di Dio, benché
condannato alla stessa pena? Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le
nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male». E aggiunse: «Gesù,
ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità ti
dico, oggi sarai con me nel paradiso».
MEDITAZIONE
«Oggi sarai con me nel
paradiso» (Lc 23, 43): è la parola più consolante che Gesù
pronuncia nel Vangelo. Ancora più incoraggiante il fatto che la rivolga a
un malfattore. Il buon ladrone certo aveva ucciso, forse più di una volta, e
nulla sapeva di Gesù, se non quello che aveva sentito gridare dalla folla. Ma
ecco che ascolta le parole di perdono che il Nazareno rivolge ai crocifissori e
intuisce, come in un lampo, di quale Regno abbia parlato quel «profeta». Subito
lo difende dallo scherno dell'altro malfattore e subito invoca la salvezza. Un
sentimento di solidarietà e un grido d'aiuto sono bastati a salvarlo. Quel
ladrone ci rappresenta tutti. La sua veloce avventura ci insegna che il
Regno predicato da Gesù non è difficile da raggiungere per ognuno che lo
invochi.
ORAZIONE
Signore Gesù, che hai
promesso il paradiso al malfattore che ti parlava dalla croce accanto alla
tua, ricordati anche di noi, ora che sei nel tuo Regno. Fa' giungere,
consolante, la tua promessa di vita eterna e di eterno amore ad ogni donna
e ad ogni uomo che affronta l'evento della morte. A te, Gesù, il Condannato dal volto accogliente, la lode e
il ringraziamento perenne, con il Padre e con lo Spirito, oggi e nei
secoli eterni.
R.Amen.
Tutti:
Pater noster, qui es in cælis: sanctificetur nomen tuum; adveniat
regnum tuum; fiat voluntas tua, sicut in cælo, et in terra. Panem nostrum cotidianum da nobis hodie; et dimitte nobis
debita nostra, sicut et nos dimittimus debitoribus nostris; et ne nos inducas in
tentationem; sed libera nos a malo.
Sancta
mater, istud agas, Crucifixi fige plagas cordi meo valide.
DODICESIMA
STAZIONE
Gesù in Croce, la Madre e il
Discepolo
V.Adoramus
te, Christe, et benedicimus tibi.
R.Quia
per sanctam crucem tuam redemisti mundum.
Dal Vangelo secondo Giovanni. 19,26-27
In quell'ora, Gesù vedendo la
madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla
madre: «Donna, ecco il tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco la
tua madre!». E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa.
MEDITAZIONE
Maria, tu sei ritta ai piedi della
Croce; il discepolo più giovane sta accanto a te. In mezzo allo strepito
dei soldati e della folla, voi levate, taciti, lo sguardo verso Cristo. Maria,
hai alzato le mani, per raccogliere il sangue che colava dal legno, linfa
dell'albero della vita? Hanno irrigato le tue lacrime la terra, dove
troppe madri depongono i propri figli? Tu, sin dall'inizio hai meditato
nel tuo cuore, nel silenzio e nell'abbandono, nella pace e nella fiducia ciò
che vedevi ed udivi. Ora tu offri il Figlio al mondo, e ricevi il
Discepolo che egli amava. Da quell'istante, Giovanni ti accoglie nella
dimora del cuore e nella sua vita, e la forza dell'Amore si diffonde in lui. Egli
è ora, nella Chiesa, il testimone della luce e con il suo Vangelo rivela
l'Amore del Salvatore.
ORAZIONE
Gesù, che dalla Croce volgi lo
sguardo alla Madre e al Discepolo, donaci, in mezzo alle sofferenze, l'audacia
e la gioia di accoglierti e di seguirti con fiducioso abbandono. Cristo,
sorgente della vita, di ogni grazia e di ogni bellezza, donaci di
contemplare il tuo volto sorridente, volto di chi salva il mondo e lo conduce
verso il Padre. Signore, a te sale la nostra lode, guidata dalla Chiesa e
dalla tua Madre: concedici di scorgere nella follia della Croce la
promessa della nostra risurrezione. A te, Gesù, il cui volto risplende nell'ora della tenebra, come
volto di Maestro, di Figlio, di Amico, il nostro amore e la nostra
riconoscenza, con il Padre e con lo Spirito, nel tempo che fugge e nella
stabile eternità.
R.Amen.
Tutti:
Pater noster, qui es in cælis: sanctificetur nomen tuum; adveniat
regnum tuum; fiat voluntas tua, sicut in cælo, et in terra. Panem nostrum cotidianum da nobis hodie; et dimitte nobis
debita nostra, sicut et nos dimittimus debitoribus nostris; et ne nos inducas in
tentationem; sed libera nos a malo.
Vidit
suum dulcem Natum morientem desolatum, cum emisit spiritum.
TREDICESIMA
STAZIONE
Gesù muore sulla Croce
V.Adoramus te, Christe, et benedicimus tibi.
R.Quia
per sanctam crucem tuam redemisti mundum.
Dal Vangelo secondo Marco. 15,34.36-37
Alle tre del pomeriggio Gesù
gridò con voce forte: Eloì, Eloì, lemà sabactàni?, che significa: Dio mio,
Dio mio, perché mi hai abbandonato? Uno corse a inzuppare di aceto una spugna
e, postala su una canna, gli dava da bere, dicendo: «Aspettate, vediamo
se viene Elia a toglierlo dalla croce». Ma Gesù, dando un forte grido,
spirò.
MEDITAZIONE
Mai, come nell'ora della sua
morte, l'ora più importante nella storia dell'umanità, Gesù ci è stato
più vicino. Come uno di noi, nel momento della fine, Gesù è
nell'impotenza, preda dell'angoscia. Si muore soli. I chiodi trafiggono la
sua carne, ma soprattutto il suo spirito. Forse il Padre lo ha abbandonato? Soffre
per lo strazio di sua Madre, scelta per dare la vita a un Figlio che vedrà
morire. Eppure Gesù, nell'amore e nell'obbedienza, accetta il progetto
del Padre. Sa che senza il dono della sua vita la nostra morte sarebbe
priva di speranza; le tenebre della disperazione non diventerebbero luce; il
dolore non sfocerebbe nella consolazione, nella speranza dell'eternità.
ORAZIONE
Grazie Gesù, per aver vinto
la nostra morte, con la tua morte: fa' che le croci di quanti, come te, muoiono
per mano di altri uomini, si trasformino in alberi della vita. Grazie Gesù, per
aver fatto della croce, luogo di sofferenza e di morte, il segno della
nostra riconciliazione con il Padre: fa' che il tuo sacrificio asciughi
tutte le lacrime che sono versate nel mondo, soprattutto quelle di chi, come
tua Madre, porta la croce della morte di un innocente. A te, Gesù, il capo chinato sul legno e il volto ormai spento, la
lode adorante e memore, nel giorno che tramonta e nel giorno della luce
inestinguibile.
R.Amen.
Tutti:
Pater noster, qui es in cælis: sanctificetur nomen tuum; adveniat
regnum tuum; fiat voluntas tua, sicut in cælo, et in terra. Panem nostrum cotidianum da nobis hodie; et dimitte nobis
debita nostra, sicut et nos dimittimus debitoribus nostris; et ne nos inducas in
tentationem; sed libera nos a malo.
Fac me vere tecum flere, Crucifixo
condolere, donec ego vixero.
QUATTORDICESIMA
STAZIONE
Gesù è deposto nel sepolcro
V.Adoramus
te, Christe, et benedicimus tibi.
R.Quia
per sanctam crucem tuam redemisti mundum.
Dal Vangelo secondo Marco. 15,46
Giuseppe d'Arimatea, comprato
un lenzuolo, calò il corpo di Gesù giù dalla croce e, avvoltolo
nel lenzuolo, lo depose in un sepolcro scavato nella roccia. Poi fece rotolare
un masso contro l'entrata del sepolcro.
MEDITAZIONE
Dopo il terribile tuono al momento
della morte, il grande silenzio. I discepoli della notte, che per
timore seguivano il Maestro di nascosto, adesso non temono più. Alla luce
del giorno, chiedono a Pilato il corpo di Gesù per la sepoltura. La
Vergine del grande silenzio, che ha portato nel suo ventre il Frutto
benedetto — Colui che l'universo non può contenere — accoglie di
nuovo sul grembo il corpo di Gesù calato dalla Croce: lo contempla
adorante, lo venera nel suo immenso dolore. Il Re dorme, ma la sua Sposa
veglia: è il giorno del riposo di Dio. Insieme con il Re anche la
creazione dormenell'attesa del risveglio. Il Figlio di Dio discende negli
inferi per riscattare quelli che la morte trattiene. La sua luce sconvolge
le tenebre dell'Ade. La terra trema e i sepolcri si aprono. Gesù viene
per liberare i giusti e riportarli alla luce della risurrezione. Egli è
stato inghiottito dal buio della morte, ma per essere restituito alla
pienezza della luce e della vita: come la balena trattenne nel suo ventre
Giona, per ridarlo, dopo tre giorni, così la terra aprirà le sue fauci, per
liberare il corpo luminoso del Vivente.
ORAZIONE
Gesù, tu ti sei fatto il più
piccolo fra gli uomini, ti sei lasciato cadere nella terra come un chicco di
grano. Ora, da questo chicco è germogliato l'albero della Vita, che
abbraccia l'universo. Signore fa' che, come le pie donne si recarono di
buon mattino alla tua tomba con balsamo ed unguenti, anche noi veniamo
incontro a te con gli aromi e i profumi del nostro povero amore. Gesù,
nelle nostre chiese tu sei in attesa: aspetti trepido qualcuno che sappia
farsi piccolo e umile come te nell'Eucaristia, adorarti e testimoniare il tuo
amore davanti agli uomini, riconoscerti nel povero e nel sofferente. Fa'
che ognuno di noi diventi tuo adoratore e tuo testimone nel mistero del
tabernacolo eucaristico e nel sacramento dell'uomo affamato, assetato,
infermo. A te, Gesù, dal volto sereno nella rigida solennità della
morte, il nostro amore e la nostra adorazione, in quest'ora serale e nel
giorno che non conosce tramonto.
R.Amen.
Tutti:
Pater noster, qui es in cælis: sanctificetur nomen tuum; adveniat
regnum tuum; fiat voluntas tua, sicut in cælo, et in terra. Panem nostrum cotidianum da nobis hodie; et dimitte nobis
debita nostra, sicut et nos dimittimus debitoribus nostris; et ne nos inducas in
tentationem; sed libera nos a malo.
Quando corpus morietur, fac
ut animæ donetur paradisi gloria. Amen.
Il
Santo Padre rivolge la sua parola ai presenti.
Al
termine del discorso, il Santo Padre imparte la Benedizione Apostolica:
V.Dominus
vobiscum.
R.Et
cum spiritu tuo.
V.Sit
nomen Domini benedictum.
R.Ex
hoc nunc et usque in sæculum.
V.Adiutorium
nostrum in nomine Domini.
R.Qui
fecit cælum et terram.
V.Benedicat
vos omnipotens Deus, Pater, et Filius, et + Spiritus
Sanctus.
R.Amen.
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