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« Incarnationis mysterium »
BOLLA DI INDIZIONE DEL GRANDE GIUBILEO DELL'ANNO 2000
GIOVANNI PAOLO VESCOVO SERVO DEI SERVI DI DIO A TUTTI I FEDELI INCAMMINATI VERSO IL TERZO MILLENNIO SALUTE E APOSTOLICA BENEDIZIONE
1. Con lo sguardo fisso al mistero dell'incarnazione del Figlio di Dio,
la Chiesa si appresta a varcare la soglia del terzo millennio. Mai come in
questo momento sentiamo di dover fare nostro il canto di lode e di
ringraziamento dell'Apostolo: « Benedetto sia Dio, Padre del Signore
nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione
spirituale nei cieli, in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione
del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità,
predestinandoci a essere suoi figli adottivi per opera di Gesù
Cristo, secondo il beneplacito della sua volontà. [...] Egli ci ha
fatto conoscere il mistero della sua volontà, secondo quanto, nella
sua benevolenza, aveva in lui prestabilito per realizzarlo nella pienezza
dei tempi: il disegno cioè di ricapitolare in Cristo tutte le cose,
quelle del cielo come quelle della terra » (Ef 1, 3-5.9-10).
Da queste parole emerge con evidenza che la storia della salvezza trova
in Gesù Cristo il suo punto culminante ed il significato supremo.
In lui noi tutti abbiamo ricevuto « grazia su grazia » (Gv
1, 16), ottenendo di essere riconciliati con il Padre (cfr Rm 5,
10; 2 Cor 5, 18).
La nascita di Gesù a Betlemme non è un fatto che si possa
relegare nel passato. Dinanzi a lui, infatti, si pone l'intera storia
umana: il nostro oggi e il futuro del mondo sono illuminati dalla sua
presenza. Egli è « il Vivente » (Ap 1, 18), «
colui che è, che era e che viene » (Ap 1, 4). Di
fronte a lui deve piegarsi ogni ginocchio nei cieli, sulla terra e
sottoterra, ed ogni lingua proclamare che egli è il Signore (cfr
Fil 2, 10-11). Incontrando Cristo ogni uomo scopre il mistero
della propria vita.(1)
Gesù è la vera novità che supera ogni attesa
dell'umanità e tale rimarrà per sempre, attraverso il
succedersi delle epoche storiche. L'incarnazione del Figlio di Dio e la
salvezza che egli ha operato con la sua morte e risurrezione sono dunque
il vero criterio per giudicare la realtà temporale e ogni progetto
che mira a rendere la vita dell'uomo sempre più umana.
2. Il Grande Giubileo dell'Anno 2000 è alle porte. Fin dalla mia
prima Lettera enciclica Redemptor hominis, ho prospettato questa
scadenza con il solo intento di preparare gli animi di tutti a rendersi
docili all'azione dello Spirito.(2) Sarà un evento che verrà
celebrato contemporaneamente a Roma e in tutte le Chiese particolari
sparse per il mondo, ed avrà, per così dire, due centri: da
una parte la Città, ove la Provvidenza ha voluto porre la sede del
Successore di Pietro, e dall'altra la Terra Santa, nella quale il Figlio
di Dio è nato come uomo prendendo la nostra carne da una Vergine di
nome Maria (cfr Lc 1, 27). Con pari dignità ed importanza
il Giubileo sarà pertanto celebrato, oltre che a Roma, nella Terra
a buon diritto chiamata « santa » per aver visto nascere e
morire Gesù. Quella Terra, in cui è sbocciata la prima
comunità cristiana, è il luogo nel quale sono avvenute le
rivelazioni di Dio all'umanità. E' la Terra promessa che ha segnato
la storia del popolo ebraico ed è venerata anche dai seguaci
dell'Islam. Possa il Giubileo favorire un ulteriore passo nel dialogo
reciproco fino a quando un giorno, tutti insieme ebrei, cristiani e
musulmani ci scambieremo a Gerusalemme il saluto della pace.(3)
Il tempo giubilare ci introduce a quel robusto linguaggio che la divina
pedagogia della salvezza impiega per sospingere l'uomo alla conversione ed
alla penitenza, principio e via della sua riabilitazione e condizione per
recuperare ciò che con le sole sue forze non potrebbe conseguire:
l'amicizia di Dio, la sua grazia, la vita soprannaturale, l'unica in cui
possono risolversi le più profonde aspirazioni del cuore umano.
L'ingresso nel nuovo millennio incoraggia la comunità cristiana ad
allargare il proprio sguardo di fede su orizzonti nuovi nell'annuncio del
Regno di Dio. E' doveroso, in questa speciale circostanza, ritornare con
rinsaldata fedeltà all'insegnamento del Concilio Vaticano II, che
ha gettato nuova luce sull'impegno missionario della Chiesa
dinanzi alle odierne esigenze dell'evangelizzazione. Nel Concilio la
Chiesa ha preso più viva coscienza del proprio mistero e del
compito apostolico affidatole dal suo Signore. Questa consapevolezza
impegna la comunità dei credenti a vivere nel mondo sapendo di
dover essere « il fermento e quasi l'anima della società
umana, destinata a rinnovarsi in Cristo e a trasformarsi in famiglia di
Dio ».(4) Per corrispondere efficacemente a questo impegno essa deve
permanere nell'unità e crescere nella sua vita di comunione.(5)
L'imminenza dell'evento giubilare costituisce un forte stimolo in questa
direzione.
Il passo dei credenti verso il terzo millennio non risente affatto della
stanchezza che il peso di duemila anni di storia potrebbe portare con sé;
i cristiani si sentono piuttosto rinfrancati a motivo della consapevolezza
di recare al mondo la luce vera, Cristo Signore. La Chiesa annunciando Gesù
di Nazareth, vero Dio e Uomo perfetto, apre davanti ad ogni essere umano
la prospettiva di essere « divinizzato » e così diventare
più uomo.(6) E' questa l'unica via mediante la quale il mondo può
scoprire l'alta vocazione a cui è chiamato e realizzarla nella
salvezza operata da Dio.
3. In questi anni di preparazione immediata al Giubileo le Chiese
particolari, in conformità con quanto scrivevo nella mia Lettera
Tertio millennio adveniente,(7) si stanno disponendo, mediante la
preghiera, la catechesi e l'impegno nelle diverse forme della pastorale, a
questo appuntamento che introduce la Chiesa intera in un nuovo periodo di
grazia e di missione. L'avvicinarsi dell'evento giubilare suscita altresì
crescente interesse da parte di quanti sono alla ricerca di un segno
propizio che li aiuti a scorgere le tracce della presenza di Dio nel
nostro tempo.
Gli anni di preparazione al Giubileo sono stati posti sotto il segno
della Santissima Trinità: per Cristo nello Spirito Santo
a Dio Padre. Il mistero della Trinità è origine del cammino
di fede e suo termine ultimo, quando finalmente i nostri occhi
contempleranno in eterno il volto di Dio. Celebrando l'Incarnazione, noi
teniamo fisso lo sguardo sul mistero della Trinità. Gesù di
Nazareth, rivelatore del Padre, ha portato a compimento il desiderio
nascosto nel cuore di ogni uomo di conoscere Dio. Ciò che la
creazione conservava impresso in sé come sigillo dalla mano
creatrice di Dio e ciò che i Profeti antichi avevano annunciato
come promessa, nella rivelazione di Cristo giunge a definitiva
manifestazione.(8)
Gesù rivela il volto di Dio Padre « ricco di misericordia e
compassione » (Gc 5, 11), e con l'invio dello Spirito Santo
rende manifesto il mistero di amore della Trinità. E' lo Spirito di
Cristo che opera nella Chiesa e nella storia: di lui si deve restare in
ascolto per riconoscere i segni dei tempi nuovi e rendere l'attesa del
ritorno del Signore glorificato sempre più viva nel cuore dei
credenti. L'Anno Santo, dunque, dovrà essere un unico, ininterrotto
canto di lode alla Trinità, Sommo Dio. Vengono in nostro aiuto le
parole poetiche di san Gregorio Nazianzeno, il Teologo:
« Gloria a Dio Padre e al Figlio, Re dell'universo. Gloria allo Spirito, degno di lode e tutto santo. La Trinità è un solo Dio che creò e riempì ogni cosa: il cielo di esseri celesti e la terra di terrestri. Il mare, i fiumi e le fonti egli riempì di acquatici, ogni cosa vivificando con il suo Spirito, affinché ogni creatura inneggi al suo saggio Creatore, causa unica del vivere e del durare. Più di ogni altra la creatura ragionevole sempre lo celebri come grande Re e Padre buono ».(9)
4. Possa questo inno alla Trinità per l'incarnazione del Figlio
essere innalzato insieme da quanti, avendo ricevuto lo stesso Battesimo,
condividono la medesima fede nel Signore Gesù. Il carattere
ecumenico del Giubileo sia un segno concreto del cammino che, soprattutto
in questi ultimi decenni, i fedeli delle diverse Chiese e Comunità
ecclesiali stanno compiendo. E' l'ascolto dello Spirito che deve rendere
tutti noi capaci di giungere a manifestare visibilmente nella piena
comunione la grazia della figliolanza divina inaugurata dal Battesimo:
tutti figli di un solo Padre. L'Apostolo non cessa di ripetere anche per
noi, oggi, l'impegnativa esortazione: « Un solo corpo, un solo
Spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati
chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede,
un solo battesimo. Un solo Dio Padre di tutti, che è al di sopra di
tutti, agisce per mezzo di tutti ed è presente in tutti » (Ef
4, 4-6). Per dirla con le parole di sant'Ireneo, noi non possiamo
permetterci di dare al mondo l'immagine di terra arida, dopo che abbiamo
ricevuto la Parola di Dio come pioggia scesa dal cielo; né potremo
mai pretendere di divenire un unico pane, se impediamo alla farina di
essere amalgamata per opera dell'acqua che è stata riversata in
noi.(10)
Ogni anno giubilare è come un invito ad una festa nuziale.
Accorriamo tutti, dalle diverse Chiese e Comunità ecclesiali sparse
per il mondo, verso la festa che si prepara; portiamo con noi ciò
che già ci unisce e lo sguardo puntato solo su Cristo ci consenta
di crescere nell'unità che è frutto dello Spirito. Come
Successore di Pietro, il Vescovo di Roma è qui a rendere più
forte l'invito per la celebrazione giubilare, perché la scadenza
bimillenaria del mistero centrale della fede cristiana sia vissuta come
cammino di riconciliazione e come segno di genuina speranza per quanti
guardano a Cristo ed alla sua Chiesa, sacramento « dell'intima unione
con Dio e dell'unità di tutto il genere umano ».(11)
5. Quante vicende storiche evoca la scadenza giubilare! Il pensiero va
all'anno 1300 quando Papa Bonifacio VIII, corrispondendo al desiderio
dell'intero popolo di Roma, diede solenne avvio al primo Giubileo della
storia. Riprendendo un'antica tradizione che elargiva « abbondanti
remissioni ed indulgenze di peccati » a quanti visitavano nella Città
eterna la Basilica di San Pietro, egli volle concedere in quell'occasione
« un'indulgenza di tutti i peccati non solo più abbondante, ma
pienissima ».(12) Da questo momento in poi la Chiesa ha sempre
celebrato il Giubileo come una tappa significativa del suo incedere verso
la pienezza in Cristo.
La storia mostra con quanto trasporto il Popolo di Dio abbia sempre
vissuto gli Anni Santi, vedendo in essi una ricorrenza in cui l'invito di
Gesù alla conversione si fa sentire in modo più intenso.
Durante questo cammino non sono mancati abusi ed incomprensioni, ma le
testimonianze di fede autentica e di carità sincera sono state di
gran lunga superiori. Lo attesta in modo esemplare la figura di san
Filippo Neri che, in occasione del Giubileo del 1550, diede inizio alla «
carità romana » come segno tangibile dell'accoglienza verso i
pellegrini. Una lunga storia di santità potrebbe essere descritta
proprio a partire dalla pratica del Giubileo e dai frutti di conversione
che la grazia del perdono ha prodotto in tanti credenti.
6. Durante il mio pontificato ho avuto la gioia di indire, nel 1983, il
Giubileo straordinario per i 1950 anni dalla redenzione del genere umano.
Tale mistero, operato nella morte e risurrezione di Gesù,
costituisce il culmine di un evento che ha il suo inizio nell'incarnazione
del Figlio di Dio. Questo Giubileo, dunque, può ben essere
considerato « grande » e la Chiesa esprime il vivo desiderio di
accogliere tra le sue braccia tutti i credenti per offrire loro la gioia
della riconciliazione. Da tutta la Chiesa si innalzerà l'inno di
lode e di grazie al Padre, che nel suo incomparabile amore ci ha concesso
in Cristo di essere « concittadini dei santi e familiari di Dio »
(Ef 2, 19). In occasione di questa grande festa, sono cordialmente
invitati a gioire della nostra gioia anche i seguaci di altre religioni,
come pure quanti sono lontani dalla fede in Dio. Come fratelli dell'unica
famiglia umana, varchiamo insieme la soglia di un nuovo millennio che
richiederà l'impegno e la responsabilità di tutti.
L'anno giubilare per noi credenti porrà in rilievo con tutta
evidenza la redenzione operata da Cristo mediante la sua morte e
risurrezione. Nessuno, dopo questa morte, può essere separato
dall'amore di Dio (cfr Rm 8, 21-39), se non per propria colpa. La
grazia della misericordia a tutti viene incontro, perché quanti
sono stati riconciliati possano essere anche « salvati mediante la
sua vita » (Rm 5, 10).
Stabilisco, pertanto, che il Grande Giubileo dell'Anno 2000 abbia
inizio nella notte di Natale del 1999, con l'apertura della porta
santa della Basilica di San Pietro in Vaticano, che precederà di
poche ore la celebrazione inaugurale prevista a Gerusalemme ed a Betlemme
e l'apertura della porta santa nelle altre Basiliche patriarcali in Roma.
Per la Basilica di San Paolo l'apertura della porta santa è
rimandata al successivo martedì 18 gennaio, inizio della Settimana
di preghiera per l'unità dei cristiani, per sottolineare anche in
questo modo il peculiare carattere ecumenico che connota questo Giubileo.
Stabilisco, inoltre, per le Chiese particolari che l'inaugurazione del
Giubileo sia celebrata nel giorno santissimo del Natale del Signore Gesù,
con una solenne Liturgia eucaristica presieduta dal Vescovo diocesano
nella cattedrale e anche nella concattedrale. Nella concattedrale il
Vescovo può affidare la presidenza della celebrazione ad un suo
delegato. Dal momento che il rito di apertura della porta santa è
proprio della Basilica Vaticana e delle Basiliche Patriarcali,
l'inaugurazione del periodo giubilare nelle singole Diocesi converrà
che privilegi la statio in un'altra chiesa da cui si muoverà
il pellegrinaggio alla cattedrale, la valorizzazione liturgica del Libro
dei Vangeli, la lettura di alcuni paragrafi di questa Bolla, secondo le
indicazioni del « Rituale per la celebrazione del Grande Giubileo
nelle Chiese particolari ».
Per tutti il Natale 1999 sia una solennità radiosa di luce, il
preludio per un'esperienza particolarmente profonda di grazia e di
misericordia divina, che si protrarrà fino alla chiusura
dell'Anno giubilare nel giorno dell'Epifania di Nostro Signore Gesù
Cristo, il 6 gennaio dell'anno 2001. Ogni credente accolga l'invito
degli Angeli che annunciano incessantemente: « Gloria a Dio nel più
alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama » (Lc
2, 14). Il tempo del Natale sarà così il cuore pulsante
dell'Anno Santo, che immetterà nella vita della Chiesa l'abbondanza
dei doni dello Spirito per una nuova evangelizzazione.
7. L'istituto del Giubileo nella sua storia si è arricchito di
segni che attestano la fede ed aiutano la devozione del popolo cristiano.
Tra questi bisogna ricordare, anzitutto, il pellegrinaggio. Esso
riporta alla condizione dell'uomo che ama descrivere la propria esistenza
come un cammino. Dalla nascita alla morte, la condizione di ognuno è
quella peculiare dell'homo viator. La Sacra Scrittura, da parte
sua, attesta a più riprese il valore del mettersi in cammino per
raggiungere i luoghi sacri; era tradizione che l'Israelita andasse in
pellegrinaggio verso la città dove era conservata l'arca
dell'alleanza, oppure che visitasse il santuario in Betel (cfr Gdc
20, 18), o quello in Silo, che vide esaudita la preghiera di Anna, la
madre di Samuele (cfr 1 Sam 1, 3). Sottomettendosi volontariamente
alla Legge, anche Gesù con Maria e Giuseppe si fece pellegrino alla
città santa di Gerusalemme (cfr Lc 2, 41). La storia della
Chiesa è il diario vivente di un pellegrinaggio mai terminato. In
cammino verso la città dei santi Pietro e Paolo, verso la Terra
santa, o verso gli antichi e nuovi santuari dedicati alla Vergine Maria ed
ai Santi: ecco la meta di tanti fedeli che alimentano così la loro
pietà.
Il pellegrinaggio è sempre stato un momento significativo nella
vita dei credenti, rivestendo nelle varie epoche espressioni culturali
diverse. Esso evoca il cammino personale del credente sulle orme del
Redentore: è esercizio di ascesi operosa, di pentimento per le
umane debolezze, di costante vigilanza sulla propria fragilità, di
preparazione interiore alla riforma del cuore. Mediante la veglia, il
digiuno, la preghiera, il pellegrino avanza sulla strada della perfezione
cristiana sforzandosi di giungere, col sostegno della grazia di Dio, «
allo stato di uomo perfetto nella misura che conviene alla piena maturità
di Cristo » (Ef 4, 13).
8. Al pellegrinaggio si accompagna il segno della porta santa,
aperta per la prima volta nella Basilica del Ss.mo Salvatore in Laterano
durante il Giubileo del 1423. Essa evoca il passaggio che ogni cristiano è
chiamato a compiere dal peccato alla grazia. Gesù ha detto: «
Io sono la porta » (Gv 10, 7), per indicare che nessuno può
avere accesso al Padre se non per mezzo suo. Questa designazione che Gesù
fa di se stesso attesta che Egli solo è il Salvatore inviato dal
Padre. C'è un solo accesso che spalanca l'ingresso nella vita di
comunione con Dio: questo accesso è Gesù, unica e assoluta
via di salvezza. Solo a lui si può applicare con piena verità
la parola del Salmista: « E' questa la porta del Signore, per essa
entrano i giusti » (Sal 118 [117], 20).
L'indicazione della porta richiama la responsabilità di ogni
credente ad attraversarne la soglia. Passare per quella porta significa
confessare che Gesù Cristo è il Signore, rinvigorendo la
fede in lui per vivere la vita nuova che Egli ci ha donato. E' una
decisione che suppone la libertà di scegliere ed insieme il
coraggio di lasciare qualcosa, sapendo che si acquista la vita divina (cfr
Mt 13, 44-46). E' con questo spirito che il Papa per primo varcherà
la porta santa nella notte tra il 24 ed il 25 dicembre 1999.
Attraversandone la soglia mostrerà alla Chiesa e al mondo il Santo
Vangelo, fonte di vita e di speranza per il terzo millennio che viene.
Attraverso la porta santa, simbolicamente più ampia al termine di
un millennio,(13) Cristo ci immetterà più profondamente
nella Chiesa, suo Corpo e sua Sposa. Comprendiamo in questo modo quanto
ricco di significato sia il richiamo dell'apostolo Pietro quando scrive
che, uniti a Cristo, anche noi veniamo impiegati « come pietre vive
per la costruzione di un edificio spirituale, per un sacerdozio santo, per
offrire sacrifici spirituali graditi a Dio » (1 Pt 2, 5).
9. Altro segno peculiare, ben noto ai fedeli, è l'indulgenza,
che è uno degli elementi costitutivi dell'evento giubilare. In essa
si manifesta la pienezza della misericordia del Padre, che a tutti viene
incontro con il suo amore, espresso in primo luogo nel perdono delle
colpe. Ordinariamente Dio Padre concede il suo perdono mediante il
sacramento della Penitenza e della Riconciliazione.(14) Il cedimento
consapevole e libero al peccato grave, infatti, separa il credente dalla
vita di grazia con Dio e perciò stesso lo esclude dalla santità
a cui è chiamato. La Chiesa, avendo ricevuto da Cristo il potere di
perdonare in suo nome (cfr Mt 16, 19; Gv 20, 23), è
nel mondo la presenza viva dell'amore di Dio che si china su ogni umana
debolezza per accoglierla nell'abbraccio della sua misericordia. E'
precisamente attraverso il ministero della sua Chiesa che Dio espande nel
mondo la sua misericordia mediante quel prezioso dono che, con nome
antichissimo, è chiamato « indulgenza ».
Il sacramento della Penitenza offre al peccatore la « possibilità
di convertirsi e di ricuperare la grazia della giustificazione »(15)
ottenuta dal sacrificio di Cristo. Egli è così nuovamente
immesso nella vita di Dio e nella piena partecipazione alla vita della
Chiesa. Confessando i propri peccati, il credente riceve davvero il
perdono e può di nuovo prendere parte all'Eucaristia come segno
della ritrovata comunione con il Padre e con la sua Chiesa. Fin
dall'antichità tuttavia la Chiesa è sempre stata
profondamente convinta che il perdono, concesso gratuitamente da Dio,
implica come conseguenza un reale cambiamento di vita, una progressiva
eliminazione del male interiore, un rinnovamento della propria esistenza.
L'atto sacramentale doveva essere unito ad un atto esistenziale, con una
reale purificazione della colpa, che appunto si chiama penitenza. Perdono
non significa che questo processo esistenziale divenga superfluo, ma
piuttosto che esso riceve un senso, che viene accettato, accolto.
L'avvenuta riconciliazione con Dio, infatti, non esclude la permanenza
di alcune conseguenze del peccato dalle quali è necessario
purificarsi. E' precisamente in questo ambito che acquista rilievo
l'indulgenza, mediante la quale viene espresso il « dono totale della
misericordia di Dio ».(16) Con l'indulgenza al peccatore pentito è
condonata la pena temporale per i peccati già rimessi quanto alla
colpa.
10. Il peccato infatti, per il suo carattere di offesa alla santità
e alla giustizia di Dio, come pure di disprezzo dell'amicizia personale
che Dio ha per l'uomo, ha una duplice conseguenza. In primo luogo, se
grave, esso comporta la privazione della comunione con Dio e, di
conseguenza, l'esclusione dalla partecipazione alla vita eterna. Al
peccatore pentito, tuttavia, Dio nella sua misericordia concede il perdono
del peccato grave e la remissione della « pena eterna » che ne
conseguirebbe.
In secondo luogo, « ogni peccato, anche veniale, provoca un
attaccamento malsano alle creature che ha bisogno di purificazione, sia
quaggiù, sia dopo la morte, nello stato chiamato Purgatorio. Tale
purificazione libera dalla cosiddetta pena temporale del
peccato »,(17) espiata la quale viene a cancellarsi ciò che
osta alla piena comunione con Dio e con i fratelli.
La Rivelazione, d'altra parte, insegna che, nel suo cammino di
conversione, il cristiano non si trova solo. In Cristo e per mezzo di
Cristo la sua vita viene congiunta con misterioso legame alla vita di
tutti gli altri cristiani nella soprannaturale unità del Corpo
mistico. Si instaura così tra i fedeli un meraviglioso scambio di
beni spirituali, in forza del quale la santità dell'uno giova agli
altri ben al di là del danno che il peccato dell'uno ha potuto
causare agli altri. Esistono persone che lasciano dietro di sé come
un sovrappiù di amore, di sofferenza sopportata, di purezza e di
verità, che coinvolge e sostiene gli altri. E la realtà
della « vicarietà », sulla quale si fonda tutto il
mistero di Cristo. Il suo amore sovrabbondante ci salva tutti. Nondimeno
fa parte della grandezza dell'amore di Cristo non lasciarci nella
condizione di destinatari passivi, ma coinvolgerci nella sua opera
salvifica e, in particolare, nella sua passione. Lo dice il noto brano
della lettera ai Colossesi: « Do compimento a ciò che manca ai
patimenti di Cristo nella mia carne, a favore del suo corpo che è
la Chiesa » (1, 24).
Questa profonda realtà è mirabilmente espressa anche in un
passo dell'Apocalisse, in cui si descrive la Chiesa come la sposa
rivestita di un semplice abito di lino bianco, di bisso puro splendente. E
san Giovanni dice: « La veste di lino sono le opere giuste dei santi »
(Ap 19, 8). Nella vita dei santi viene, infatti, tessuto il bisso
splendente, che è l'abito dell'eternità.
Tutto viene da Cristo, ma poiché noi apparteniamo a lui, anche ciò
che è nostro diventa suo e acquista una forza che risana. Ecco cosa
si intende quando si parla del « tesoro della Chiesa », che sono
le opere buone dei santi. Pregare per ottenere l'indulgenza significa
entrare in questa comunione spirituale e quindi aprirsi totalmente agli
altri. Anche nell'ambito spirituale, infatti, nessuno vive per se stesso.
E la salutare preoccupazione per la salvezza della propria anima viene
liberata dal timore e dall'egoismo solo quando diviene preoccupazione
anche per la salvezza dell'altro. E' la realtà della comunione dei
santi, il mistero della « realtà vicaria », della
preghiera come via di unione con Cristo e con i suoi santi. Egli ci prende
con sé per tessere insieme con lui la candida veste della nuova
umanità, la veste di bisso splendente della Sposa di Cristo.
Questa dottrina circa le indulgenze dunque « insegna in primo luogo
quanto sia triste e amaro l'aver abbandonato il Signore Dio (cfr Ger
2, 19). I fedeli, infatti, quando acquistano le indulgenze comprendono che
con le proprie forze non sarebbero capaci di riparare al male che con il
peccato hanno arrecato a se stessi e a tutta la comunità, e perciò
sono stimolati ad atti salutari di umiltà ».(18) La verità,
poi, circa la comunione dei santi, che unisce i credenti a Cristo e
vicendevolmente, ci dice quanto ciascuno possa giovare agli altri
vivi o defunti al fine di essere sempre più intimamente
uniti al Padre celeste.
Poggiando su queste ragioni dottrinali e interpretando il materno
sentire della Chiesa, dispongo che tutti i fedeli, convenientemente
preparati, possano abbondantemente fruire, lungo l'arco dell'intero
Giubileo, del dono dell'indulgenza, secondo le indicazioni che
accompagnano questa Bolla (cfr annesso decreto).
11. Questi segni appartengono ormai alla tradizione della celebrazione
giubilare. Il Popolo di Dio non mancherà poi di aprire la mente a
riconoscere altri possibili segni della misericordia di Dio operante nel
Giubileo. Nella Lettera apostolica Tertio millennio adveniente ne
ho indicati alcuni che possono opportunamente servire a vivere con maggior
intensità l'insigne grazia del Giubileo.(19) Li richiamo qui
brevemente.
Innanzitutto il segno della purificazione della memoria: esso
chiede a tutti un atto di coraggio e di umiltà nel riconoscere le
mancanze compiute da quanti hanno portato e portano il nome di cristiani.
L'Anno Santo è per sua natura un momento di chiamata alla
conversione. E' questa la prima parola della predicazione di Gesù,
che significativamente si coniuga con la disponibilità a credere: «
Convertitevi e credete al Vangelo » (Mc 1, 15). L'imperativo
che Cristo pone è conseguenza della presa di coscienza del fatto
che « il tempo è compiuto » (Mc 1, 15). Il
compiersi del tempo di Dio si traduce in appello alla conversione. Questa,
peraltro, è in primo luogo frutto della grazia. E' lo Spirito che
spinge ognuno a « rientrare in se stesso » e a percepire il
bisogno di ritornare alla casa del Padre (cfr Lc 15, 17-20).
L'esame di coscienza, quindi, è uno dei momenti più
qualificanti dell'esistenza personale. Con esso, infatti, ogni uomo è
posto dinanzi alla verità della propria vita. Egli scopre, così,
la distanza che separa le sue azioni dall'ideale che si è prefisso.
La storia della Chiesa è una storia di santità. Il Nuovo
Testamento afferma con forza questa caratteristica dei battezzati: essi
sono « santi » nella misura in cui, separati dal mondo in quanto
soggetto al Maligno, si consacrano a rendere il culto all'unico e vero
Dio. Di fatto, questa santità si manifesta nelle vicende di tanti
Santi e Beati, riconosciuti dalla Chiesa, come anche in quelle di
un'immensa moltitudine di uomini e donne sconosciuti il cui numero è
impossibile calcolare (cfr Ap 7, 9). La loro vita attesta la verità
del Vangelo e offre al mondo il segno visibile della possibilità
della perfezione. E' doveroso riconoscere, tuttavia, che la storia
registra anche non poche vicende che costituiscono una
contro-testimonianza nei confronti del cristianesimo. Per quel legame che,
nel Corpo mistico, ci unisce gli uni agli altri, tutti noi, pur non
avendone responsabilità personale e senza sostituirci al giudizio
di Dio che solo conosce i cuori, portiamo il peso degli errori e delle
colpe di chi ci ha preceduto. Ma anche noi, figli della Chiesa, abbiamo
peccato e alla Sposa di Cristo è stato impedito di risplendere in
tutta la bellezza del suo volto. Il nostro peccato ha ostacolato l'azione
dello Spirito nel cuore di tante persone. La nostra poca fede ha fatto
cadere nell'indifferenza e allontanato molti da un autentico incontro con
Cristo.
Come Successore di Pietro, chiedo che in questo anno di misericordia la
Chiesa, forte della santità che riceve dal suo Signore, si
inginocchi dinanzi a Dio ed implori il perdono per i peccati passati e
presenti dei suoi figli. Tutti hanno peccato e nessuno può dirsi
giusto dinanzi a Dio (cfr 1 Re 8, 46). Si ripeta senza timore: «
Abbiamo peccato » (Ger 3, 25), ma sia mantenuta viva la
certezza che « laddove ha abbondato il peccato ha sovrabbondato la
grazia » (Rm 5, 20).
L'abbraccio che il Padre riserva a chi, pentito, gli va incontro sarà
la giusta ricompensa per l'umile riconoscimento delle colpe proprie ed
altrui, fondato nella consapevolezza del profondo vincolo che unisce tra
loro tutti i membri del Corpo mistico di Cristo. I cristiani sono invitati
a farsi carico, davanti a Dio e agli uomini offesi dai loro comportamenti,
delle mancanze da loro commesse. Lo facciano senza nulla chiedere in
cambio, forti solo dell'« amore di Dio che è stato riversato
nei nostri cuori » (Rm 5, 5). Non mancheranno persone
equanimi capaci di riconoscere che la storia del passato e del presente ha
registrato e registra spesso nei confronti dei figli della Chiesa vicende
di emarginazione, di ingiustizie e di persecuzioni.
Nessuno in questo anno giubilare voglia escludersi dall'abbraccio del
Padre. Nessuno si comporti come il fratello maggiore della parabola
evangelica che si rifiuta di entrare in casa per fare festa (cfr Lc
15, 25-30). La gioia del perdono sia più forte e più grande
di ogni risentimento. Così facendo, la Sposa brillerà
dinanzi agli occhi del mondo di quella bellezza e santità che
provengono dalla grazia del Signore. Da duemila anni, la Chiesa è
la culla in cui Maria depone Gesù e lo affida all'adorazione e alla
contemplazione di tutti i popoli. Che attraverso l'umiltà della
Sposa possa risplendere ancora di più la gloria e la forza
dell'Eucaristia, che essa celebra e conserva nel suo seno. Nel segno del
Pane e del Vino consacrati, Cristo Gesù risorto e glorificato, luce
delle genti (cfr Lc 2, 32), rivela la continuità della sua
Incarnazione. Egli rimane vivo e vero in mezzo a noi per nutrire i
credenti con il suo Corpo e il suo Sangue.
Lo sguardo, pertanto, sia fisso sul futuro. Il Padre misericordioso non
tiene conto dei peccati dei quali ci siamo veramente pentiti (cfr Is
38, 17). Egli, ora, compie una cosa nuova e nell'amore che perdona
anticipa i cieli nuovi e la terra nuova. Si rinfranchi, dunque, la fede,
cresca la speranza, diventi sempre più operosa la carità, in
vista di un rinnovato impegno di testimonianza cristiana nel mondo del
prossimo millennio.
12. Un segno della misericordia di Dio, oggi particolarmente necessario,
è quello della carità, che apre i nostri occhi ai
bisogni di quanti vivono nella povertà e nell'emarginazione. Sono,
queste, situazioni che si estendono oggi su vaste aree sociali e coprono
con la loro ombra di morte interi popoli. Il genere umano si trova di
fronte a forme di schiavitù nuove e più sottili di quelle
conosciute in passato; la libertà continua ad essere per troppe
persone una parola priva di contenuto. Non poche Nazioni, specialmente
quelle più povere, sono oppresse da un debito che ha assunto
proporzioni tali da renderne praticamente impossibile il pagamento. E'
chiaro, peraltro, che non si può raggiungere un progresso reale
senza l'effettiva collaborazione tra i popoli di ogni lingua, razza,
nazionalità e religione. Devono essere eliminate le sopraffazioni
che portano al predominio degli uni sugli altri: esse sono peccato e
ingiustizia. Chi è intento ad accumulare tesori solamente sulla
terra (cfr Mt 6, 19) « non arricchisce dinanzi a Dio » (Lc
12, 21).
Si deve altresì creare una nuova cultura di solidarietà e
cooperazione internazionali, in cui tutti specialmente i Paesi
ricchi e il settore privato assumano la loro responsabilità
per un modello di economia al servizio di ogni persona. Non deve essere
ulteriormente dilazionato il tempo in cui anche il povero Lazzaro potrà
sedersi accanto al ricco per condividerne lo stesso banchetto e non essere
più costretto a nutrirsi con quanto cade dalla mensa (cfr Lc
16, 19-31). L'estrema povertà è sorgente di violenze, di
rancori e di scandali. Portare rimedio ad essa è fare opera di
giustizia e pertanto di pace.
Il Giubileo è un ulteriore richiamo alla conversione del cuore
mediante il cambiamento di vita. Ricorda a tutti che non si devono
assolutizzare né i beni della terra, perché essi non sono
Dio, né il dominio o la pretesa di dominio dell'uomo, perché
la terra appartiene a Dio e solo a Lui: « La terra è mia e voi
siete presso di me come forestieri e inquilini » (Lv 25, 23).
Quest'anno di grazia possa toccare il cuore di quanti hanno nelle loro
mani le sorti dei popoli!
13. Un segno perenne, ma oggi particolarmente eloquente, della verità
dell'amore cristiano è la memoria dei martiri. Non sia
dimenticata la loro testimonianza. Essi sono coloro che hanno annunciato
il Vangelo dando la vita per amore. Il martire, soprattutto ai nostri
giorni, è segno di quell'amore più grande che compendia ogni
altro valore. La sua esistenza riflette la parola suprema pronunciata da
Cristo sulla croce: « Padre perdonali, perché non sanno quello
che fanno » (Lc 23, 34). Il credente che abbia preso in seria
considerazione la propria vocazione cristiana, per la quale il martirio è
una possibilità annunciata già nella Rivelazione, non può
escludere questa prospettiva dal proprio orizzonte di vita. I duemila anni
dalla nascita di Cristo sono segnati dalla persistente testimonianza dei
martiri.
Questo secolo poi, che volge al tramonto, ha conosciuto numerosissimi
martiri soprattutto a causa del nazismo, del comunismo e delle lotte
razziali o tribali. Persone di ogni ceto sociale hanno sofferto per la
loro fede pagando col sangue la loro adesione a Cristo e alla Chiesa o
affrontando con coraggio interminabili anni di prigionia e di privazioni
d'ogni genere per non cedere ad una ideologia trasformatasi in un regime
di spietata dittatura. Dal punto di vista psicologico, il martirio è
la prova più eloquente della verità della fede, che sa dare
un volto umano anche alla più violenta delle morti e manifesta la
sua bellezza anche nelle più atroci persecuzioni.
Inondati dalla grazia nel prossimo anno giubilare, potremo con maggior
forza innalzare l'inno di ringraziamento al Padre e cantare: Te
martyrum candidatus laudat exercitus. Sì, è questo
l'esercito di coloro che « hanno lavato le loro vesti rendendole
candide col sangue dell'Agnello » (Ap 7, 14). Per questo la
Chiesa in ogni parte della terra dovrà restare ancorata alla loro
testimonianza e difendere gelosamente la loro memoria. Possa il Popolo di
Dio, rinforzato nella fede dagli esempi di questi autentici campioni di
ogni età, lingua e nazionalità, varcare con fiducia la
soglia del terzo millennio. L'ammirazione per il loro martirio si
coniughi, nel cuore dei fedeli, con il desiderio di poterne seguire, con
la grazia di Dio, l'esempio qualora le circostanze lo richiedessero.
14. La gioia giubilare non sarebbe completa se lo sguardo non si
portasse a Colei che nell'obbedienza piena al Padre ha generato per noi
nella carne il Figlio di Dio. A Betlemme si compirono per Maria « i
giorni del parto » (Lc 2, 6), e ricolma dello Spirito diede
alla luce il Primogenito della nuova creazione. Chiamata ad essere la
Madre di Dio, dal giorno del concepimento verginale Maria ha vissuto
pienamente la sua maternità, portandola a coronamento sul Calvario
ai piedi della croce. Per dono mirabile di Cristo, qui Ella è
diventata anche Madre della Chiesa, indicando a tutti la via che conduce
al Figlio.
Donna del silenzio e dell'ascolto, docile nelle mani del Padre, la
Vergine Maria è invocata da tutte le generazioni come « beata »,
perché ha saputo riconoscere le meraviglie compiute in lei dallo
Spirito Santo. Mai si stancheranno i popoli di invocare la Madre della
misericordia e sempre troveranno rifugio sotto la sua protezione. Colei
che, con il figlio Gesù e con lo sposo Giuseppe, fu pellegrina
verso il tempio santo di Dio, protegga il cammino di quanti si faranno
pellegrini in questo anno giubilare. E voglia intercedere con particolare
intensità durante i prossimi mesi per il popolo cristiano, perché
ottenga l'abbondanza della grazia e della misericordia, mentre gioisce per
i duemila anni trascorsi dalla nascita del suo Salvatore.
A Dio Padre nello Spirito Santo vada la lode della Chiesa per il dono
della salvezza in Cristo Signore adesso e nei secoli a venire.
Dato a Roma, presso San Pietro, il 29 novembre, prima domenica di
Avvento, dell'anno del Signore 1998, ventunesimo di Pontificato.
Joannes Paulus II
DISPOSIZIONI PER L'ACQUISTO DELL'INDULGENZA GIUBILARE
Col presente decreto, che dà esecuzione alla volontà del
Santo Padre espressa nella Bolla per l'indizione del Grande Giubileo
dell'Anno 2000, e in virtù delle facoltà dallo stesso Sommo
Pontefice ad essa attribuite, la Penitenzieria Apostolica determina la
disciplina da osservare per l'acquisto dell'indulgenza giubilare.
Tutti i fedeli, convenientemente preparati, possono abbondantemente
fruire, lungo l'arco dell'intero Giubileo, del dono dell'indulgenza,
secondo le determinazioni qui di seguito specificate.
Premesso che le indulgenze concesse sia in forma generale sia per
speciale rescritto restano in vigore durante il Grande Giubileo, si
ricorda che l'indulgenza giubilare può essere applicata per modo di
suffragio alle anime dei defunti: con tale offerta si compie un insigne
esercizio di carità soprannaturale, in virtù del vincolo
mediante il quale nel mistico Corpo di Cristo i fedeli ancora pellegrini
sulla terra sono uniti a quelli che hanno già concluso il loro
cammino terreno. Resta inoltre valida anche lungo l'anno giubilare la
norma secondo cui l'indulgenza plenaria può essere acquistata
soltanto una volta al giorno.(20)
Culmine del Giubileo è l'incontro con Dio Padre, per mezzo di
Cristo Salvatore, presente nella sua Chiesa, in modo speciale nei suoi
Sacramenti. Per questo motivo, tutto il cammino giubilare, preparato dal
pellegrinaggio, ha come punto di partenza e di arrivo la celebrazione del
sacramento della Penitenza e di quello dell'Eucaristia, mistero pasquale
di Cristo nostra pace e nostra riconciliazione: è questo l'incontro
trasformante che apre al dono dell'indulgenza per sé e per altri.
Dopo aver celebrato degnamente la confessione sacramentale, che in via
ordinaria, a norma del can. 960 del CIC e del can. 720 § 1 del CCEO,
deve essere quella individuale ed integra, il fedele, ottemperando agli
adempimenti richiesti, può ricevere o applicare, durante un congruo
periodo di tempo, il dono dell'indulgenza plenaria anche quotidianamente
senza dover ripetere la confessione. Conviene tuttavia che i fedeli
ricevano frequentemente la grazia del sacramento della Penitenza, per
crescere nella conversione e nella purezza del cuore.(21) La
partecipazione all'Eucaristia necessaria per ciascuna indulgenza
è opportuno che avvenga nello stesso giorno in cui si compiono le
opere prescritte.(22)
A questi due momenti culminanti deve accompagnarsi, innanzitutto, la
testimonianza di comunione con la Chiesa, manifestata con la preghiera
secondo le intenzioni del Romano Pontefice, e poi anche l'esercizio di
atti di carità e di penitenza, secondo le indicazioni date più
sotto: tali atti intendono esprimere quella vera conversione del cuore
alla quale conduce la comunione con Cristo nei Sacramenti. Cristo,
infatti, è l'indulgenza e la propiziazione per i nostri peccati
(cfr 1 Gv 2, 2). Egli, effondendo nei cuori dei fedeli lo Spirito
Santo che è la « remissione di tutti i peccati »,(23)
spinge ciascuno ad un filiale e fiducioso incontro con il Padre delle
misericordie. Da questo incontro sgorgano gli impegni di conversione e di
rinnovamento, di comunione ecclesiale e di carità verso i fratelli.
Viene confermata anche per il prossimo Giubileo la norma secondo cui i
confessori possono commutare, in favore di coloro che siano legittimamente
impediti, sia l'opera prescritta sia le condizioni richieste.(24) I
religiosi e le religiose tenuti alla clausura, gli infermi e tutti coloro
che comunque non fossero in grado di uscire dalla propria abitazione,
potranno compiere, in luogo della visita di una certa chiesa, una visita
nella cappella della loro casa; se neppure questo fosse loro possibile,
potranno acquistare l'indulgenza unendosi spiritualmente a quanti compiono
nel modo ordinario l'opera prescritta, offrendo a Dio le loro preghiere,
le loro sofferenze ed i loro disagi.
Quanto agli adempimenti necessari, i fedeli potranno acquistare
l'indulgenza giubilare:
1) a Roma, se compiranno un pio pellegrinaggio ad una delle
Basiliche patriarcali, cioè alla Basilica di San Pietro in
Vaticano, o all'Arcibasilica del Ss.mo Salvatore al Laterano, o alla
Basilica di Santa Maria Maggiore, o a quella di San Paolo sulla via
Ostiense, e ivi parteciperanno devotamente alla Santa Messa o ad un'altra
celebrazione liturgica, come le Lodi o i Vespri, o ad un esercizio di pietà
(ad esempio la Via Crucis, il Rosario mariano, la recita dell'inno
Akathistos in onore della Madre di Dio); inoltre, se visiteranno,
in gruppo o singolarmente, una delle quattro Basiliche patriarcali, ed ivi
attenderanno per un certo periodo di tempo all'adorazione eucaristica ed a
pie meditazioni, concludendole col « Padre nostro », con la
professione di fede in qualsiasi legittima forma, e con l'invocazione
della Beata Vergine Maria. Alle quattro Basiliche patriarcali vengono
aggiunti, in questa speciale occasione del Grande Giubileo, i seguenti
altri luoghi, alle medesime condizioni: la Basilica di Santa Croce in
Gerusalemme, la Basilica di San Lorenzo al Verano, il Santuario della
Madonna del Divino Amore, le Catacombe cristiane.(25)
2) In Terra Santa, se, con l'osservanza delle stesse condizioni,
visiteranno la Basilica del Santo Sepolcro in Gerusalemme, o la Basilica
della Natività a Betlemme o la Basilica dell'Annunciazione a
Nazareth.
3) Nelle altre circoscrizioni ecclesiastiche, se compiranno un
sacro pellegrinaggio alla Chiesa cattedrale o ad altre Chiese o luoghi
designati dall'Ordinario, ed ivi assisteranno devotamente ad una
celebrazione liturgica, o ad altro pio esercizio, come sopra indicato per
la città di Roma; inoltre, se visitando, in gruppo o singolarmente,
la Chiesa cattedrale o un Santuario designato dall'Ordinario, ivi
attenderanno per un certo periodo di tempo a pie meditazioni,
concludendole col « Padre nostro », con la professione di fede
in qualsiasi legittima forma, e con l'invocazione della Beata Vergine
Maria.
4) In ogni luogo, se si recheranno a rendere visita per un
congruo tempo ai fratelli che si trovino in necessità o difficoltà
(infermi, carcerati, anziani in solitudine, handicappati, ecc.), quasi
compiendo un pellegrinaggio verso Cristo presente in loro (cfr Mt
25, 34-36), ed ottemperando alle consuete condizioni spirituali,
sacramentali e di preghiera. I fedeli vorranno certamente rinnovare tali
visite nel corso dell'Anno Santo, potendo acquistare in ciascuna di esse
l'indulgenza plenaria, ovviamente non più che una sola volta al
giorno.
L'indulgenza plenaria giubilare potrà essere acquistata anche
mediante iniziative che attuino in modo concreto e generoso lo spirito
penitenziale che è come l'anima del Giubileo. Così astenersi
almeno durante un giorno da consumi superflui (per esempio dal fumo, dalle
bevande alcooliche, digiunando o praticando l'astinenza secondo le norme
generali della Chiesa e le specificazioni degli Episcopati) e devolvendo
una proporzionata somma in denaro ai poveri; sostenere con un
significativo contributo opere di carattere religioso o sociale (in specie
a favore dell'infanzia abbandonata, della gioventù in difficoltà,
degli anziani bisognosi, degli stranieri nei vari Paesi in cerca di
migliori condizioni di vita); dedicare una congrua parte del proprio tempo
libero ad attività che rivestono interesse per la comunità,
o altre simili forme di personale sacrificio.
Roma, dalla Penitenzieria Apostolica, 29 novembre 1998, prima
domenica di Avvento.
William Wakefield card. Baum Penitenziere Maggiore
Luigi De Magistris Reggente
(1) Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. sulla Chiesa nel mondo
contemporaneo Gaudium et spes, 22.
(2) Cfr n. 1: AAS 71 (1979), 258.
(3) Cfr Giovanni Paolo II, Epist. ap. Redemptionis anno (20
aprile 1984): AAS 76 (1984), 627.
(4) Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. sulla Chiesa nel mondo
contemporaneo Gaudium et spes, 40.
(5) Cfr Giovanni Paolo II, Lett. ap. Tertio millennio adveniente
(10 novembre 1994), 36: AAS 87 (1995), 28.
(6) Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. sulla Chiesa nel mondo
contemporaneo Gaudium et spes, 41.
(7) Cfr nn. 39-54: AAS 87 (1995), 31-37.
(8) Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. sulla divina Rivelazione Dei
Verbum, 2.4.
(9) Poemi dogmatici, XXXI, Hymnus alias: PG 37, 510-511.
(10) Cfr Contro le eresie, III, 17: PG 7, 930.
(11) Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. sulla Chiesa Lumen gentium,
1.
(12) Bolla Antiquorum habet (22 febbraio 1300): Bullarium
Romanum III/2, p. 94.
(13) Cfr Giovanni Paolo II, Lett. ap. Tertio millennio adveniente
(10 novembre 1994), 33: AAS 87 (1995), 25.
(14) Cfr Giovanni Paolo II, Esort. ap. post-sinodale Reconciliatio
et paenitentia (2 dicembre 1984), 28-34: AAS 77 (1985),
250-273.
(15) Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1446.
(16) Giovanni Paolo II, Bolla Aperite portas Redemptori (6
gennaio 1983), 8: AAS 75 (1983), 98.
(17) Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1472.
(18) Paolo VI, Cost. ap. Indulgentiarum doctrina (1 gennaio
1967), 9: AAS 59 (1967), 18.
(19) Cfr nn. 33.37.51: AAS 87 (1995), 25-26; 29-30; 36.
(20) Cfr Enchiridion indulgentiarum, Libreria Editrice Vaticana
1986, norm. 21, § 1.
(21) Cfr ibid., norm. 23, §§ 1-2.
(22) Cfr ibid., norm. 23, § 3.
(23) « Quia ipse est remissio omnium peccatorum »: Missale
Romanum, Super oblata, Sabbato post Dominicam VII Paschae.
(24) Cfr Ench. indulg., norm. 27.
(25) Cfr Ench. indulg., conces. 14.
Copyright © Libreria Editrice Vaticana
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