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DISCORSO DI PAOLO VI
NEL 75° ANNIVERSARIO DELLA «ESSO ITALIA»
Sabato, 15 ottobre 1966
L'Augusto Pontefice rivolge ai presenti una esortazione nella quale conferma,
dapprima, i colloqui tra la Chiesa e il mondo del lavoro industriale che Egli ha
intessuto dalla conclusione del Concilio fino ad oggi recandosi sui luoghi ove
ferve l’umana attività per far giungere l’eco della Parola di Cristo.
Quindi, elogiata l’attività svolta in questi 75 anni dalla Società nel campo
tecnico e sociale, il Santo Padre prosegue invitando a rivolgere un fervido
ringraziamento a Dio per l’aiuto con cui li ha accompagnati: e di aver sempre
fede nella protezione del Signore, scorgendo anche tra le due fatiche di una
vita febbrile la sua Mano che guida e regge ogni cosa. L’Augusto Pontefice fa
quindi notare il pericolo delle strutture della società industriale nel rendere
più difficile all’uomo, che vi lavora, di scoprire con animo religioso la
presenza di Dio, perché il tecnico e l’operaio non incontrano più l’opera di
Dio, ma quella degli uomini, che vi si è sovrapposta.
E, invece, i lavoratori dell’industria - come pure gli ingegneri e i tecnici
- sono a contatto con le opere di Dio e perciò, anche nell’elemento che
elaborano, sono in grado di trovare le sue tracce potenti e provvide per la vita
dell’uomo, e scoprire l’orma di quello spirito che, all’alba della Creazione, si
librava sulla materia inerte per farne scaturire la vita. Così anch’essi possono
avere uno spirito religioso, come conferma la loro presenza dinanzi al Papa.
L’Augusto Pontefice conclude augurandosi che il loro lavoro, qualunque sia
l’ambito nel quale esso si svolge, nei vari compiti affidati a ciascuno di essi,
li aiuti a sentirsi più uniti al Signore, come suoi collaboratori nella
trasformazione delle energie, da Lui nascoste nelle profondità della terra,
chiamando l’uomo a dominarle e a servirsene. Il lavoro li faccia sentire sempre
uniti da vincoli di amore a tutti i loro fratelli: quelli che dividono ogni
giorno la loro vita, e quelli alla cui utilità si rivolgono le loro fatiche;
perché la Chiesa li incoraggia a questa consapevolezza e responsabilità che è,
ad un tempo, religiosa e sociale.
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