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RADIOMESSAGGIO DI PAOLO VI AI
LAVORATORI ITALIANI IN GERMANIA
Festività di Tutti i Santi Lunedì, 1° novembre
1965
Cari Lavoratori Italiani in Germania!
È a noi offerta la possibilità di rivolgervi una parola in
occasione della festa di Tutti i Santi e del giorno dei Morti.
Ringraziamo di cuore il Westdeutscher Rundfunk, e
profittiamo di questa opportunità per mandare a voi, Lavoratori Italiani
emigrati in terra tedesca, un Nostro particolare saluto.
Perché a voi? Perché Noi sappiamo che queste ricorrenze dei
Santi e dei Morti vi fanno ricordare le vostre Famiglie rimaste in Patria, le
vostre città e i vostri paesi, le vostre parrocchie e i vostri cimiteri. Sono
giorni del cuore quelli dei Santi e dei Morti. La memoria si riempie di
immagini care e dolorose; ciascuno ripensa ai propri Defunti, ciascuno rivede
i propri familiari scomparsi, i propri amici e compagni di lavoro perduti.
Sono i giorni tristi. Si vorrebbe tornare indietro. Si vorrebbero avere i
propri cari vicini, e con loro, come un tempo, andare al camposanto per
mettere un cero, un fiore, e dire una preghiera sulle tombe dei propri Morti.
Poi si vorrebbe essere ancora insieme, la sera, per sentire il conforto dell’intimità
familiare. Una volta, Noi lo sappiamo, le famiglie, alla sera dei Santi, si
riunivano attorno al fuoco, assaggiavano il vino nuovo e sbucciavano e
gustavano le castagne lesse, dicevano insieme il Rosario; e poi parlavano;
parlavano piano, con voce dolce e buona: Ti ricordi? Ti ricordi? e le immagini
delle persone scomparse sembravano prendere vita, e venire quasi a discorso
con i presenti: morti e vivi erano insieme in quella sera mesta e benedetta.
Anche i piccoli stavano quieti, e ascoltavano. E dopo le parole, quel
silenzio, quel silenzio insolito, quanti sentimenti, quante domande faceva
sorgere nel fondo dei cuori: ma perché sono morti? e dove saranno? e tutto
finisce così? e perché tanto si fatica e poi si muore? e che cosa è dunque
questa nostra vita, che passa, che corre, come un fiume; e dove va? verso un’altra
vita, e quale?
Cari Figli, cari Lavoratori lontani! Noi crediamo che simili
pensieri siano anche i vostri, nella sera di Ognissanti, alla vigilia del
giorno dei Morti; e pensieri per voi più gravi e più tristi, perché voi
siete lontani, perché siete soli, e forse perché non sapete più pregare
come una volta.
Ecco perché vi parliamo: voi non siete lontani, per Noi; voi
non siete soli, perché Noi, con questa voce almeno, veniamo a trovarvi,
veniamo a consolarvi. Veniamo a dirvi, nel nome di Cristo, ch’è la Vita e
la Risurrezione, che i Morti non sono morti. Dormono. Dormono d’un sonno che
ha dissociato il loro essere umano, ma non ha spento la loro anima. E se essi
hanno avuto la fede e sono stati buoni, la loro sorte, la loro sorte felice,
è assicurata per sempre.
E veniamo a dirvi, ancora nel nome di Cristo, che noi possiamo
in qualche modo aiutarli, se le loro anime fossero in via di purificazione,
con qualche opera buona, con qualche preghiera. E poi vi diciamo che dobbiamo
ascoltare la loro voce misteriosa; i nostri Defunti sono i nostri amici, sono
i nostri maestri. Ci insegnano ad apprezzare la vita, la nostra vita presente,
la quale deve servire di preparazione per quella futura. Essi ci dicono che
dobbiamo, innanzi tutto, essere uniti a Dio. Dio è la Vita; a Lui dobbiamo
affidare le nostre esistenze e a Lui rivolgere qualche buon pensiero, qualche
preghiera. E poi ci dicono che dobbiamo essere giusti, onesti, forti, pazienti
e buoni con tutti.
Ascoltate, carissimi, questi ammonimenti, che vengono oggi
alle vostre coscienze dal ricordo dei vostri Morti, e che Noi, con loro e per
voi, vi ripetiamo. Siate fedeli, siate forti, siate giusti, siate buoni.
Volete che diciamo una preghiera insieme? Così: L’eterno riposo dona a
loro, o Signore! Così. E mentre il Papa, bravi Lavoratori Italiani in
Germania, tutti vi saluta, pensando anche alle vostre Famiglie ed ai vostri
compagni di lavoro, tutti di cuore vi benedice.
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