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VISITA DI PAOLO VI ALL’ARCHIVIO
SEGRETO VATICANO Venerdì, 13 novembre 1964 La
visita che oggi compiamo all’Archivio Segreto Vaticano, in occasione della
inaugurazione sia dei nuovi locali sia della Mostra dei documenti sui Concili
Ecumenici, corrisponde a un vivo desiderio del Nostro cuore. È un atto di dovuto
riguardo verso questo vetusto e storico istituto, vero «scrinium
Sanctae Romanae Ecclesiae», scrigno di tesori incomparabili per la
ricchezza dei suoi documenti paleografici, centro unico di ricerche storiche per
gli studiosi di tutto il mondo, scuola autorevole di preparazione archivistica.
È un atto, il Nostro, di meritata stima e benevolenza, per l’attività
severa, diligente, paziente che qui si svolge, nella quiete austera e diremmo
quasi monastica di queste sale di studio, sotto l’illuminata guida del Signor
Cardinale Eugenio Tisserant, Bibliotecario e Archivista di Santa Romana Chiesa,
e di Monsignor Prefetto dell’Archivio Segreto. È un atto, infine, di
incoraggiamento, che vi vuol dire tutto l’affetto, con cui il Papa vi segue
nel vostro prezioso, nascosto, fedele servizio della Sede Apostolica, e tutta l’attenzione
che Egli dedica alla vostra opera, unitamente agli studi, insegnamenti e
ricerche ad essa collegati. Il presente ampliamento della sede, con migliore e
più razionale impiego di ambienti, testimonia di per sé il vigore, la
vitalità, le esigenze del lavoro che qui si svolge; e Ci è caro pertanto
attestarvi tutta la soddisfazione, che questa realtà Ci procura. Essa
ci ricorda le parole del Nostro lontano e santo Predecessore Damaso: «Archivis,
fateor, volui nova concedeve tecta» (Ferrua, Epigrammata Damasiana, 57);
parole che sono tuttora per noi esempio e stimolo. E
testimonianza vivace del posto, che l’Archivio Segreto Vaticano vuole tenere
nell’odierno momento storico, facendone comprendere l’ideale continuità con
le tappe gloriose del passato, è altresì l’interessante Mostra dei documenti
sui Concili Ecumenici, che abbiamo testé inaugurata, e visitata con profondo,
crescente interesse. Lode a voi, diletti
figli, che avete portato un contributo così valido, così stimolante, così
ricco - per la sua vastità di impostazione e per la rarità di documentazione -
all’odierno periodo del Concilio Vaticano Secondo. Di
fatto, da queste mute pagine di storia si sprigiona uno squillante inno di onore
al passato, a tutta la storia palpitante della Chiesa Cattolica, nella sua fede,
nelle sue sofferenze, nelle sue affermazioni; è un passato che tuttora rimane,
e si estende esaltante e ammonitore fin nelle ore che adesso viviamo, perché è
presente nella memoria della Chiesa; e, per ciò che i Concili hanno definito e
trattato, esso è vivo nell’attualità della Chiesa, che di quelle parole ha
fatto suo pensiero e sua legge. I
documenti, che qui rimarranno esposti a singolare richiamo dei Padri Conciliari,
degli studiosi, e di quanti si interessano al presente momento storico, ci
dicono la fatica e la sapienza umana dei singoli Concili, nell’immane opera di
cooperazione, molteplice, varia, complessa con l’azione segreta e impalpabile
dello Spirito Divino, che, come la celeste Sapienza, «attingit a fine usque
ad finem fortiter, et disponit omnia suaviter» (Cap. 8, 1). Essi ci
parlano del lento formarsi della storia, e ci aiutano quindi a comprendere
quella di oggi, che forse è, umanamente, più grande e più bella, certo più
ordinata e quieta, per il grado di preparazione e di maturità raggiunto, per
gli incalcolabili vantaggi del progresso e dei mezzi di comunicazione, per la
mancanza di contrasti fondamentali, che tanti ostacoli hanno procurato nei tempi
passati. Sono osservazioni, che debbono procurarci viva consolazione, per l’avventurata
sorte di vivere in questo nostro tempo, e, mentre ispirano una filiale
gratitudine al Signore, ci spronano a corrispondere degnamente all’ora della
Grazia. Per tutte queste ragioni, Noi confidiamo sinceramente nell’efficacia,
che la Mostra potrà avere sugli spiriti più pensosi, oltre alla sua rilevante
importanza di fatto storico e culturale; e ne formiamo gli auguri più sentiti. In
pegno della continua assistenza celeste sulle vostre degnissime persone, sulle
vostre famiglie, come sull’attività dell’Archivio Segreto Vaticano, Ci è
caro impartire la propiziatrice Benedizione Apostolica, pegno lietissimo della
Nostra benevolenza.
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