SPECTATA FIDES
LETTERA ENCICLICA
DI SUA SANTITÀ
LEONE PP. XIII
La
vostra provata fede e la vostra singolare devozione verso questa Sede
Apostolica mirabilmente risplendono nella lettera comune che di recente
abbiamo ricevuto da voi. Essa giunge a Noi molto più gradita in quanto
conferma chiaramente ciò che già sapevamo: che cioè gran parte della vostra
solerzia e dei vostri pensieri è rivolta ad un’attività per la quale
nessun impegno può essere tanto grande, da ritenere che nessun altro possa
essere considerato di maggiore importanza. Ci riferiamo alla educazione
cristiana dei vostri adolescenti, su cui di recente, ascoltati i consigli,
avete preso utili provvedimenti che decideste di riferire a Noi.
Davvero
è per Noi motivo di letizia che in un’impresa tanto importante voi,
Venerabili Fratelli, non operiate da soli. Infatti non ignoriamo quanto sia
dovuto, in proposito, all’intero ordine dei vostri Presbiteri, i quali
ebbero cura di aprire scuole per i fanciulli, con somma carità e con animo
indomito di fronte alle difficoltà; essi poi, assunto il compito di educare,
con impegno e assiduità mirabile dedicano la loro attività ad indirizzare i
giovani alla morale cristiana e ai primi studi letterari. Perciò, per quanto
può la Nostra voce incoraggiare ancor più o contribuire a una meritata lode,
continuino i vostri sacerdoti a rendersi benemeriti nei riguardi dei fanciulli
e godano dell’approvazione e del particolare Nostro affetto, in attesa di
ben altra consolazione da Dio Signore, per la cui causa essi si prodigano. Né
riteniamo degna di minore considerazione la generosità dei cattolici a tal
riguardo. Sappiamo per certo che essi con alacre impegno sono soliti
provvedere a tutto il necessario per la tutela delle scuole; che ciò non è
opera soltanto dei più dotati di censo ma anche dei meno abbienti e dei
poveri; è atto nobile e magnanimo trovare spesso nella stessa povertà i
mezzi da offrire lietamente per l’educazione dei fanciulli. Invero, in tempi
come questi, in cui tanti e diversi pericoli incombono ovunque sulla ingenua e
tenera età dei fanciulli, a malapena si potrebbe escogitare alcunché di più
opportuno che congiungere l’educazione letteraria con l’insegnamento della
dottrina della fede e della morale. Più di una volta abbiamo detto che
approviamo cordialmente siffatte scuole, che chiamano libere, in Francia, in
Belgio, in America, nelle colonie dell’Impero Britannico, istituite per
generoso intervento di privati, e desideriamo che, per quanto è possibile,
esse si diffondano e crescano per frequenza di alunni. Noi stessi, considerata
la condizione della città, non desistemmo dal curare col massimo impegno e
con grandi spese che un buon numero di queste scuole fosse a disposizione dei
fanciulli romani. In esse e per mezzo di esse, infatti, si tramanda quella
suprema e ottima eredità che ricevemmo dai nostri maggiori, cioè
l’integrità della fede cattolica; inoltre, in esse si provvede alla libertà
dei genitori e si educa per lo Stato una buona generazione di cittadini, ciò
che in tanta licenza di opinioni e di comportamenti è quanto mai necessario:
nessuno, infatti, può far meglio di chi fin dalla fanciullezza ha accolto la
fede cristiana nel pensiero e nei costumi. I principi e, per così dire, i
semi di tutta la civiltà che Gesù Cristo divinamente trasmise al genere
umano consistono nella educazione cristiana dei fanciulli: perciò le città
non saranno in futuro diverse da quanto la prima educazione ha infuso nei
fanciulli. Il pernicioso errore di coloro i quali preferiscono che i fanciulli
crescano senza alcuna educazione religiosa distrugge infatti tutta l’antica
saggezza e reca danno allo stesso fondamento del vivere felice. Perciò
comprendete, Venerabili Fratelli, con quanta preveggenza i padri di famiglia
debbano evitare che i loro figli siano affidati a quelle dispute letterarie in
cui non possono trovar posto i precetti religiosi. Per quanto riguarda la
vostra Inghilterra, ci risulta che non solo voi ma in generale molti dei
vostri seguaci sono non poco solleciti nell’educare i fanciulli alla
religione.
Sebbene
essi non concordino con Noi in ogni parte, comprendono tuttavia quanto
importi, sia al privato, sia alla collettività, la sopravvivenza del
patrimonio della sapienza cristiana che i vostri proavi ricevettero dal
Predecessore Nostro Gregorio Magno tramite Sant’Agostino e che le fiere
tempeste scatenate in seguito non distrussero completamente. Sappiamo che oggi
vi sono molte persone che con eccellente disposizione d’animo si preoccupano
di conservare, con tutto lo zelo possibile, la fede avita e spargono non pochi
né esigui frutti di carità. Ogni volta che riflettiamo su questo fatto, Ci
sentiamo commossi: seguiamo infatti con amore paterno codesta Isola che
meritatamente è stata definita nutrice di santi: e in tale disposizione
d’animo, cui accennammo, scorgiamo la più viva speranza e quasi un pegno
sicuro della salute e della prosperità degli Inglesi. Quindi perseverate,
Venerabili Fratelli, a curare soprattutto gli adolescenti; estendete ovunque
la vostra missione episcopale, e con alacrità e fiducia coltivate la buona
semente ovunque pensiate che sia: Dio poi darà un ricco accrescimento di
misericordia.
Come
auspicio di celesti doni e come testimonianza della Nostra benevolenza, a voi,
al clero e al popolo a ciascuno di voi affidato, con grande affetto, nel nome
del Signore impartiamo l’Apostolica Benedizione.
Dato a Roma, presso San
Pietro, il 27 novembre 1885, nell’anno ottavo del Nostro Pontificato.
LEONE PP. XIII
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