![]() |
![]() |
|
PELLEGRINAGGIO GIUBILARE OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II CAPPELLA DEL CENACOLO
Gerusalemme
1. “Questo è il mio Corpo”. Riuniti nella Sala Superiore, abbiamo
ascoltato il racconto evangelico dell'Ultima Cena. Abbiamo udito le parole
che emergono dalle profondità del mistero dell'incarnazione del Figlio di
Dio. Gesù prende il pane, lo benedice e lo spezza, poi lo dà ai suoi
discepoli dicendo: “Questo è il mio Corpo”. L'alleanza di Dio con il suo
popolo sta per culminare nel sacrificio del suo Figlio, il Verbo Eterno
fattosi carne. Le antiche profezie stanno per compiersi: “Tu non hai voluto
né sacrificio né offerta, un corpo invece mi hai preparato... Ecco, io vengo
per fare, O Dio, la tua volontà” (Eb 10, 5-7). Nell'Incarnazione, il
Figlio di Dio, di Colui che è uno con il Padre, è divenuto uomo e ha
ricevuto un corpo dalla Vergine Maria. Ora, nella notte prima della sua morte,
dice ai suoi discepoli: “Questo è il mio corpo, offerto in sacrificio per
voi”. È con profonda emozione che ascoltiamo ancora
una volta le parole pronunciate qui, nella Sala Superiore, duemila anni fa. Da
allora, sono state ripetute, generazione dopo generazione, da quanti
condividono il sacerdozio di Cristo mediante il Sacramento dell’Ordine
Sacro. In tal modo, Cristo stesso ripete costantemente queste parole,
attraverso la voce dei suoi sacerdoti, in ogni angolo del mondo. 2. “Questo è il calice del mio sangue,
per la nuova ed eterna alleanza; versato per voi e per tutti in remissione dei
peccati. Fate questo in memoria di me”. Obbedendo al comandamento di Cristo, la Chiesa
ripete queste parole ogni giorno nella celebrazione dell'Eucaristia. Parole
che emergono dalle profondità del mistero della Redenzione. Nella
celebrazione della cena pasquale nella stanza al piano superiore, Gesù prese
il calice colmo di vino, lo benedisse e lo diede ai suoi discepoli. Faceva
parte del rito pasquale del Vecchio Testamento. Tuttavia Cristo, il Sacerdote
della nuova ed eterna alleanza, usò queste parole per proclamare il
mistero salvifico della sua Passione e della sua morte. Sotto le specie
del pane e del vino, ha istituito i segni sacramentali del Sacrificio del suo
Corpo e del suo Sangue. “Con la tua croce e la tua resurrezione
salvaci, o Salvatore del mondo”. In ogni Santa Messa, proclamiamo questo
“mistero della fede”, che per duemila anni ha alimentato e sostenuto la
Chiesa, mentre compie il suo pellegrinaggio fra le persecuzioni del mondo e le
consolazioni di Dio, proclamando la croce e la morte del Signore fino a quando
verrà (cfr
Lumen gentium, n. 8). In un certo senso, Pietro e gli
Apostoli, nelle persone dei loro Successori, sono tornati oggi nella stanza al
piano superiore, per professare la
fede perenne della Chiesa: “Cristo
è morto, Cristo è risorto, Cristo ritornerà”. 3. Infatti,
la prima lettura della Liturgia di oggi ci riporta alla vita della
prima comunità cristiana. I discepoli “erano assidui nell'ascoltare
l'insegnamento degli apostoli e nell'unione fraterna, nella frazione del pane
e nelle preghiere” (At 2, 42). Fractio panis. L'Eucaristia è sia un
banchetto di comunione nella nuova ed eterna alleanza, sia il
sacrificio che rende presente la potenza salvifica della croce. Fin
dall'inizio il mistero eucaristico è sempre stato legato all'insegnamento e
alla sequela degli Apostoli e alla proclamazione della Parola di Dio,
annunciata prima dai Profeti e ora, una volta per tutte, in Cristo Gesù (cfr Eb
1, 1-2). Ovunque vengono pronunciate le parole “questo è il mio
Corpo” e invocato lo Spirito Santo, la Chiesa viene rafforzata nella fede
degli Apostoli e nell'unità che ha l’origine e il vincolo nello Spirito
Santo. 4. San Paolo, l'Apostolo delle genti, ha
compreso chiaramente che l'Eucaristia, in quanto condivisione del Corpo e del
Sangue di Cristo, è anche un mistero di comunione spirituale nella Chiesa.
“Poiché c'è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo” (1
Cor 10, 17). Nell'Eucaristia, Cristo, il Buon Pastore, che ha dato la sua
vita per il gregge, resta presente nella sua Chiesa. Che cos'è l'Eucaristia
se non la presenza sacramentale di Cristo in quanti condividono l'unico pane e
l'unico calice? Questa presenza è
la più grande ricchezza della Chiesa. Mediante l'Eucaristia, Cristo edifica la
Chiesa. Le mani che hanno spezzato il pane per i discepoli
durante l'Ultima Cena si sarebbero distese sulla croce per riunire ogni
popolo intorno a Lui nel Regno eterno del Padre. Attraverso la celebrazione
dell'Eucaristia, Egli non cessa mai di
portare uomini e donne a essere membri effettivi del suo Corpo. 5. “Cristo è morto, Cristo è risorto,
Cristo ritornerà”. Questo è il “mistero della fede” che
proclamiamo in ogni celebrazione eucaristica. Gesù Cristo, il Sacerdote della
nuova ed eterna Alleanza, ha redento il mondo con il proprio sangue. Risorto
dai morti, è andato a preparare un luogo per noi nella casa del Padre. Nello Spirito che ci
ha reso figli amati di Dio, nell'unità del Corpo di Cristo, attendiamo il
suo ritorno con gioiosa speranza. Quest'anno del Grande Giubileo è
un’opportunità speciale per i sacerdoti per crescere nella considerazione
del mistero che celebrano sull'altare. Per questo motivo desidero firmare
la Lettera ai Sacerdoti per il Giovedì Santo di quest'anno qui,
nella Sala Superiore, dove fu istituito l'unico sacerdozio di Gesù Cristo,
che tutti noi condividiamo. Celebrando questa Eucaristia nella Stanza Superiore a Gerusalemme, siamo uniti alla Chiesa di ogni tempo e di ogni luogo. Uniti al Capo, siamo in comunione con Pietro e con gli Apostoli e con i loro Successori nel corso dei secoli. In unione con Maria, con i Santi, con i Martiri e con tutti i battezzati che hanno vissuto nella grazia dello Spirito Santo, diciamo con forza: Marana tha! “Vieni Signore Gesù!” (cfr Ap 22, 20). Conduci noi e tutti coloro che hai scelto alla pienezza della grazia nel tuo Regno eterno! Amen. © Copyright 2000 - Libreria Editrice Vaticana
|
|