Signori Membri della Presidenza della Bosnia ed Erzegovina,
Rappresentanti
di Governi e di Organizzazioni Internazionali,
Venerati Fratelli
nell'Episcopato,
Carissimi Fratelli e Sorelle!
1. Il mio primo pensiero, nel momento in cui mi è dato di toccare il
suolo della Bosnia ed Erzegovina, va a Dio che ha esaudito oggi il desiderio da
lungo coltivato di poter compiere questo pellegrinaggio. Finalmente posso essere
qui con voi, guardarvi e parlarvi, dopo aver condiviso da lontano le vostre
sofferenze con tanta pena, durante il triste periodo del recente conflitto.
Vorrei abbracciare tutti gli abitanti di questa regione tanto provata, in
particolare, coloro che hanno perso prematuramente qualche persona cara, quanti
portano nella loro carne le stigmate lasciate dalla guerra e quelli che hanno
dovuto abbandonare le proprie case in questi lunghi anni di violenza. Sappiano
queste persone di avere nel cuore del Papa un posto privilegiato. Nei miei
interventi per favorire la pace in questo Paese sono stato guidato dalla
preoccupazione di assicurare il rispetto di ogni uomo e dei suoi diritti, senza
distinzione di popolo o di religione, avendo a cuore soprattutto i più
poveri e disagiati.
Entrando nella città di Sarajevo, desidero rivolgere innanzitutto un
deferente saluto ai Signori Membri della Presidenza, che ringrazio per l'invito
fattomi, per l'accoglienza predisposta e per l'ospitalità che ora mi
offrono. Il mio pensiero si volge poi ai tre popoli costitutivi della Bosnia ed
Erzegovina - Croati, Musulmani, Serbi - ai quali sono lieto di poter
testimoniare, fin dal primo istante della mia presenza nella loro terra,
profonda stima e cordiale amicizia.
2. Colgo volentieri l'occasione di questo contatto diretto con le supreme
istanze della Bosnia ed Erzegovina per porgere a ciascuno il mio cordiale
incoraggiamento a proseguire nel cammino della pacificazione e della
ricostruzione del Paese e delle sue Istituzioni. Non di sola ricostruzione
materiale si tratta; è necessario provvedere innanzitutto alla
riedificazione spirituale degli animi, nei quali la furia devastatrice della
guerra ha spesso incrinato e forse compromesso i valori su cui si fonda ogni
civile convivenza. Proprio di qui, dai fondamenti spirituali dell'umano
convivere, occorre ricominciare.
Mai più la guerra, mai più l'odio e l'intolleranza!
Questo ci
insegna il secolo, questo il millennio che stanno ormai per concludersi. E' con
questo messaggio che mi accingo ad iniziare la mia Visita pastorale. Alla logica
disumana della violenza è necessario sostituire la logica costruttiva
della pace. L'istinto della vendetta deve cedere il passo alla forza liberatrice
del perdono, che ponga fine ai nazionalismi esasperati e alle conseguenti
contese etniche. Come in un mosaico, è necessario che a ciascuna
componente di questa regione venga garantita la salvaguardia della propria
identità politica, nazionale, culturale e religiosa. La diversità è
ricchezza, quando diviene complementarietà di sforzi al servizio della
pace, per l'edificazione di una Bosnia ed Erzegovina veramente democratica.
3. Saluto, inoltre, con rispetto ed amicizia tutte le Autorità
diplomatiche, internazionali, civili e militari convenute. Con questa mia visita
desidero esprimere vivo apprezzamento ai Governi, alle Organizzazioni
Internazionali ed a quelle religiose ed umanitarie, come pure alle singole
persone che, durante questi anni, si sono adoperate perché nella regione
venisse abbattuto il muro dell'incomprensione e dell'inimicizia e si
riaffermassero i valori del reciproco rispetto per il rilancio del dialogo,
dell'intesa costruttiva, della pace.
L'aeroporto di Sarajevo, nel quale ci troviamo, è stato spesso,
durante gli anni della recente guerra, l'unica porta d'entrata degli aiuti
umanitari. Per questa porta ora entro anch'io, "pellegrino di pace e di
amicizia", desideroso di servire con tutte le mie forze la causa della pace
nella giustizia e della riconciliazione. A questa nobilissima causa devono ora
consacrare le loro energie migliori tutte le persone di buona volontà. La
causa della pace vincerà, se tutti sapranno operare nella verità e
nella giustizia, venendo incontro alle legittime attese degli abitanti di questa
regione, che nella loro composita varietà possono assurgere al rango di
simbolo per l'intera Europa.
Concludendo queste brevi parole di saluto, non posso tralasciare di rendere
omaggio a quanti hanno perso la vita nell'adempimento delle missioni di pace e
di soccorso umanitario promosse dalle Organizzazioni internazionali, nazionali e
private. Al loro sacrificio si deve se la porta della pace non si è
chiusa completamente e alle popolazioni inermi e sofferenti non sono mancati
quasi mai i mezzi indispensabili per sopravvivere e attendere tempi migliori.
Ora che la pace è stata finalmente raggiunta, impegnarsi per conservarla
diventa anche un dovere di riconoscenza verso coloro che per questo nobile scopo
sono morti.
Conceda Iddio alla Bosnia ed Erzegovina, a tutte le popolazioni dei Balcani,
dell'Europa e del mondo che il tempo della pace nella giustizia non abbia
termine mai.