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VIAGGIO APOSTOLICO IN UNGHERIA
DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
Ospizio «Casa di Santo
Adalberto» (Arciabbazia di Pannonhalma)
Considero importante, durante il mio pellegrinaggio in Ungheria, questo pur breve incontro con voi, carissimi Fratelli e Sorelle, segnati dalla malattia e dal peso degli anni. Vi ringrazio per avermi invitato, testimoniando così l’affetto e la vicinanza spirituale di ciascuno di voi al Papa. Il mio pensiero va anche a quanti, a motivo dell’infermità e dell’età, accompagnano questa mia visita da casa, da una clinica, dall’ospedale. A tutti un sentito grazie, in special modo per le preghiere! Grande è il valore dell’umana sofferenza e indispensabile è l’apporto della cosiddetta “terza età”! Quella della malattia è una condizione ambivalente: da una parte, impedendo in vario modo la persona, la conduce a sperimentare il proprio limite e la propria fragilità; dall’altra, mettendola a più diretto contatto con la Croce di Cristo, l’arricchisce di possibilità nuove. Con l’offerta a Cristo delle proprie sofferenze, la persona malata può recare un personale contributo alla sua opera redentiva e partecipare attivamente all’edificazione della Chiesa. Anche l’anziano costituisce una presenza assai preziosa per la famiglia e per la società. Voi anziani siete i custodi di un patrimonio ricchissimo di valori e di esperienze. Non tenetelo chiuso in voi stessi, ma comunicatelo ai più giovani, con saggezza e discrezione, ed essi stessi ve ne saranno grati. Carissimi Fratelli e Sorelle, la Vergine Maria vi ottenga di vivere in pienezza di fede la vostra condizione e di trovare negli altri attenzione, ascolto e solidarietà. A ciascuno di voi e a tutti i malati ed anziani di questo amato Paese imparto di cuore una speciale Benedizione Apostolica, che estendo volentieri anche alle persone che si prodigano generosamente nell’assistenza.
© Copyright 1996 - Libreria Editrice Vaticana
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