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VISITA PASTORALE IN SLOVENIA
CERIMONIA DI BENVENUTO
DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
Aeroporto Internazionale di Brnik,
Ljubljana
Venerdì, 17 maggio 1996
Signor Presidente!
Carissimi cittadini della Repubblica di Slovenia!
1.
Sono lieto di trovarmi per la prima volta nella
vostra Patria, in questa Terra costellata di innumerevoli campanili, chiese e
cappelle, che testimoniano le profonde radici cristiane del vostro Popolo.
Vi sono riconoscente per l’affettuoso
benvenuto, impreziosito dal suono delle campane, che ha diffuso in tutto il
territorio dello Stato l’esultanza del Popolo sloveno per la visita del
Successore di Pietro.
Saluto cordialmente il Presidente della
Repubblica, Signor Milan Kučan, che ringrazio per le cortesi parole di
accoglienza rivoltemi a nome della Nazione. Con lui saluto il Primo Ministro,
l’intero Governo e i membri del Corpo Diplomatico.
Un particolare pensiero rivolgo ai
Vescovi della Slovenia per la loro fraterna presenza. Porgo, altresì, il mio
riconoscente saluto ai rappresentanti della Chiesa Ortodossa, della Comunità
evangelica e delle altre Comunità ecclesiali, qui convenuti.
Ad accogliere il Vescovo di Roma,
pellegrino in Terra slovena, è presente anche una nutrito gruppo di Sloveni
residenti all’estero, i quali con questo gesto di fede hanno desiderato
accrescere la comune gioia: a loro ed a quanti essi rappresentano va il mio
saluto, insieme con l’attestazione del mio sincero affetto.
Uguali sentimenti esprimo agli Italiani e
agli Ungheresi, nonché ai Croati, ai Serbi, ai Bosniaci e ai membri di altre
Nazioni, presenti a questo incontro. Mentre auspico che la Slovenia rimanga
fedele alle sua vocazione di crocevia di Popoli e di ponte tra il mondo slavo,
germanico, latino e ungherese, formulo fervidi voti perché il raggiungimento di
una pace giusta e duratura nel Sud-Est europeo permetta ad ogni Popolo di
vivere, libero e rispettato, nella propria terra.
2.
La prima visita pastorale del Papa in Slovenia
avviene dopo il raggiungimento dell’indipendenza. Questa situazione, nuova per
la storia del vostro Popolo, aggiunge un ulteriore motivo di letizia alla mia
presenza tra voi. La Sede Apostolica, che ha salutato con favore la costituzione
del nuovo Stato, riconoscendone tra i primi l’indipendenza e ribadendo con forza
il diritto dei popoli alla autodeterminazione, ha seguito con particolare
attenzione le vostre vicende ed ha apprezzato il modo pacifico e democratico con
cui avete raggiunto la piena sovranità.
Anche oggi la Santa Sede, condividendo
gli sforzi che state sostenendo per superare le inevitabili difficoltà connesse
con la nuova fase della vostra storia, vi esorta a cercare con coraggio nelle
più salde virtù del vostro Popolo e nella fede cristiana la forza per costruire
tutti insieme il vostro futuro.
3.
L’occasione per apprezzare e recuperare la carica
umanizzante, costituita dall’incontro di un Popolo con Gesù Cristo, vi è offerta
dalla celebrazione dei 1250 anni dalla conversione del vostro Popolo alla fede
cristiana.
Questo evento non costituisce soltanto un
fatto ecclesiale; esso è anche un’importantissima tappa nella storia della
Nazione. Il ricordo dell’inizio dell’evangelizzazione dei vostri antenati
dev’essere perciò l’occasione per la riscoperta delle vostre antiche radici e
per l’apertura di nuove prospettive alla vostra cultura. Fu proprio a partire
dall’accettazione delle fede cristiana che furono redatti i primi documenti
scritti della vostra lingua materna: significativamente essi riguardano
formulari di preghiera e testi della Sacra Scrittura.
Nel corso dei secoli, poi, l’adesione al
Vangelo è stata elemento determinante nella progressiva formazione dei caratteri
della vostra Nazione, mentre l’autorità ecclesiastica, in assenza di un’autorità
civile indipendente, contribuiva in modo incisivo a custodire la vostra identità
nazionale, a promuovere le aspirazioni più intime e profonde della popolazione,
a preservarne i valori fondamentali.
La vostra Terra, intrisa del sudore e
spesso del sangue dei suoi laboriosi e generosi abitanti, ha dato i natali a
figure luminose di credenti, tra cui emerge quella del venerabile Servo di Dio
Anton Martin Slomšek. Guardando a questi suoi figli, la Nazione ha saputo
trovare la forza per superare momenti di difficoltà, la fierezza delle proprie
radici, la speranza per camminare verso il futuro. E la Chiesa ha camminato con
essa.
Anche oggi, fortificata dalle prove
subite nel recente passato, la Chiesa, fedele alla sua missione in Terra
slovena, altro non cerca se non di servire e prodigarsi per il bene di tutti.
Per questo essa si propone di annunciare con rinnovato slancio Gesù Cristo, per
offrire a tutti, ed in particolare ai giovani, ragioni di vita e di speranza,
tutti chiamando alla riconciliazione e alla solidarietà.
4.
Carissimi Fratelli e Sorelle della Slovenia!
Auspico che la Visita apostolica, che oggi inizio tra voi, contribuisca al
rinnovamento morale e cristiano del vostro Popolo, impegnato a superare errori e
deviazioni del passato, per costruire un futuro degno della sua storia
millenaria.
Vi assista la Madre del Signore, venerata
con particolare affetto in tutte le contrade della Slovenia.
Dio vi benedica!
© Copyright 1996 - Libreria Editrice
Vaticana
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