DISCORSO ALL'ASSEMBLEA PLENARIA DEL PONTIFICIO
CONSIGLIO DELLA CULTURA
Cari fratelli nell'episcopato, cari amici,
Vi do il più cordiale benvenuto, felice di ritrovarvi nel corso della
vostra riunione annuale a Roma per un periodo privilegiato di riflessione e
orientamento in comunione col Papa. Attraverso la vostra persona io saluto
rispettosamente gli uomini di cultura dei diversi continenti. Voi conoscete
l'importanza vitale che io attribuisco al divenire delle culture del nostro
tempo e al loro incontro fecondo con la Parola salvifica di Cristo liberatore,
sorgente di grazia anche per le culture.
1. Durante queste giornate di lavoro, voi fate il punto sulle attività
del Pontificio Consiglio per la Cultura, al fine di riflettere sulla sua azione
futura, a partire da uno sguardo cristiano sulle culture della fine del XX
secolo.
Auguro a questo Consiglio, ultimo nato tra gli organismi della Curia romana,
di assumere progressivamente il proprio ruolo, e vi ringrazio per tutto ciò
che avete compiuto dalla fondazione avvenuta nel maggio 1982. Ringrazio
soprattutto il Cardinale Garrone, presidente del Comitato di presidenza, il
Cardinale Sales, Monsignor Paul Poupard, presidente del Comitato esecutivo,
Monsignor Antonio Javierre Ortas, consigliere, Padre Carrier, segretario, e i
loro collaboratori che si dedicano ai loro primi compiti di esplorazione e
realizzazione, e i distinti membri del Consiglio internazionale, il cui concorso
qualificato è e sarà molto prezioso.
La Santa Sede e la Chiesa, grazie alle Università e alle Accademie
ecclesiastiche, alle commissioni specializzate, alle biblioteche e agli archivi,
hanno dato sempre al mondo un contributo particolarmente valido sul piano
dell'educazione, dell'insegnamento e della ricerca, delle scienze e delle arti
sacre. Vi collaborano diversi organismi della Curia ed è sicuramente
auspicabile che la loro azione si sviluppi ancora, in risposta alle esigenze del
mondo contemporaneo, e soprattutto che essa sia più armonica e
conosciuta. Il vostro Consiglio ha la sua parte in questa attività e in
questa cooperazione.
2. Il vostro ruolo è soprattutto quello di stringere relazioni con
il mondo della cultura, nella Chiesa e al di fuori delle istituzioni
ecclesiastiche, con i Vescovi, i religiosi, i laici impegnati in questo campo o
i delegati delle associazioni culturali ufficiali o private, gli universitari, i
ricercatori e gli artisti, tutti coloro che sono interessati ad approfondire i
problemi culturali del nostro tempo. In accordo con le Chiese locali, voi
contribuite a che questi rappresentanti qualificati facciano conoscere alla
Chiesa i frutti delle loro esperienze, delle loro ricerche e delle loro
realizzazioni a beneficio della cultura - che la Chiesa non potrebbe ignorare
nel suo dialogo pastorale e che sono sorgente di arricchimento umano - e anche
che essi ricevano, a questo proposito, la testimonianza dei cristiani.
3. Il pensiero va, naturalmente, alle organizzazioni internazionali come
l'Unesco e il Consiglio d'Europa, le cui attività specifiche vogliono
essere al servizio della cultura e dell'educazione. Il vostro Consiglio può
contribuire - come già è stato fatto - a rafforzare una
conveniente collaborazione con tali organismi che sono già in rapporto
con la Santa Sede.
Il vostro ruolo vi dà diritto a partecipare, con gli altri
rappresentanti della Santa Sede e della Chiesa, agli importanti congressi che
trattano problemi della scienza e della cultura dell'uomo. In tali campi, la
presenza della Chiesa, nella misura in cui essa è invitata, è
particolarmente significativa e sorgente di grande arricchimento per il mondo
come per se stessa ed è importante che essa vi consacri tutte le sue
cure.
4. L'attività abituale del Consiglio è anche lo studio
approfondito delle grandi questioni culturali dove la fede è interpellata
e la Chiesa è particolarmente implicata. E' questo un servizio pregevole
reso dal Papa, dalla Santa Sede e dalla Chiesa. La collana «Culture e
dialogo» - di cui già si conosce il primo ed interessante volume sul
caso Galileo - vi potrà ugualmente contribuire, così come le
diverse iniziative da voi previste per il dialogo tra il Vangelo e le culture.
5. Per la continuazione dei vostri progetti, è bene rivolgervi - come
avete cura di fare - alle Conferenze episcopali, al fine di raccogliere da loro
le iniziative che mettono in pratica, nei loro ambiti, gli obiettivi del
Concilio Vaticano II e in particolar modo della costituzione pastorale «Gaudium
et Spes» sulla cultura. Conoscere meglio come le Chiese locali colgono le
evoluzioni delle mentalità e delle culture nei loro Paesi, aiuterà
a orientare meglio la loro azione evangelizzatrice. Dal Concilio in poi, sono
state tentate in questo campo delle esperienze pastorali interessanti, che
permettono alle Chiese locali di affrontare, alla luce del Vangelo, i complessi
problemi posti dal sorgere di nuove culture e le sfide lanciate dall'assenza di
cultura, le nuove correnti di pensiero, l'incontro a volte conflittuale delle
culture e la ricerca leale del dialogo tra queste e la Chiesa.
Alcuni episcopati hanno già creato una Commissione competente per la
cultura. Qualche diocesi ha nominato un responsabile, a volte un Vescovo
ausiliare, che si fa carico dei nuovi problemi che pone una moderna pastorale
della cultura. E' questa soluzione che io stesso ho creduto bene di istituire,
voi lo sapete, per la diocesi di Roma. Sarà prezioso far conoscere i
risultati ottenuti da queste iniziative, suscitando così un utile scambio
d'informazioni e una sana emulazione.
6. A buon diritto, inoltre, voi cercate di collaborare con le organizzazioni
cattoliche internazionali. Molte di queste organizzazioni sono particolarmente
interessate ai problemi culturali e hanno già auspicato questa
cooperazione con voi. Le OIC sono agli avamposti nell'azione che i cattolici
conducono per la promozione della cultura, dell'educazione, del dialogo tra le
culture. Ecco perché sono lieto dell'attenzione mostrata dal vostro
Consiglio in questo importante settore, in collaborazione con il Pontificio
Consiglio per il Laici che ha la competenza per seguire, in generale,
l'apostolato delle organizzazioni cattoliche internazionali.
7. D'altra parte, molti religiosi e religiose svolgono nel campo della
cultura un'azione importante. Molti Istituti religiosi consacrati all'opera
educativa e al progresso culturale, alla comprensione e all'evangelizzazione
delle culture, hanno manifestato il desiderio di partecipare attivamente alla
missione del Pontificio Consiglio per la Cultura, al fine di cercare insieme, in
spirito di fraterna collaborazione, le vie migliori per promuovere gli obiettivi
del Concilio Vaticano II in questi vasti campi. Insieme alla Congregazione per i
religiosi e gli istituti secolari, il vostro Consiglio potrà contribuire
ad aiutare quei religiosi e quelle religiose nel lavoro specifico di
evangelizzazione di cui sono incaricati per la promozione culturale dell'uomo.
8. Attraverso queste poche parole, si comprenderà facilmente
l'importanza e l'urgenza della missione affidata al Pontificio Consiglio per la
Cultura, missione che s'inserisce - da un punto di vista specifico - in quella
degli organismi della Santa Sede e di tutta la Chiesa, che hanno la
responsabilità di portare la Buona Novella a uomini segnati dal progresso
culturale ma anche dai suoi limiti. Più che mai, in effetti, l'uomo è
gravemente minacciato dall'anti-cultura, che si rivela, tra l'altro, nella
crescente violenza, nelle lotte mortali, nello sfruttamento di istinti e
interessi egoistici. Lavorando per il progresso della cultura, la Chiesa cerca,
senza sosta, di far sì che la saggezza collettiva prevalga sugli
interessi che dividono. Bisogna permettere alle nostre generazioni di costruire
una cultura della pace. Possano i nostri contemporanei ritrovare il gusto della
stima per la cultura, vera vittoria della ragione, della comprensione fraterna,
del sacro rispetto per l'uomo, che è capace d'amore, di creatività,
di contemplazione, di solidarietà, di trascendenza!
In questo Anno Giubilare della Redenzione che mi ha già dato il
privilegio di accogliere il fervente pellegrinaggio di numerosi uomini e donne
di cultura, imploro la benedizione del Signore sul vostro difficile e
appassionante compito. Che il messaggio di riconciliazione, di liberazione e
d'amore attinto alle vive fonti del Vangelo, purifichi e illumini le culture dei
nostri contemporanei in cerca di speranza.
16 gennaio 1984
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