DISCORSO ALL'ASSEMBLEA PLENARIA DEL PONTIFICIO
CONSIGLIO DELLA CULTURA
Cari fratelli nell'episcopato, cari amici.
1. Grande è la mia gioia questa mattina nell'accogliervi a Roma in
occasione della terza riunione annuale del consiglio internazionale del
Pontificio Consiglio per la Cultura.
Vi ringrazio sinceramente per la vostra attiva presenza e per aver accettato
di consacrare il vostro tempo e le vostre energie a questa stretta
collaborazione con la Sede apostolica. Saluto con particolare affetto il
cardinale Gabriele Maria Garrone, presidente del vostro comitato di presidenza,
e il cardinale Eugenio de Araujo Sales. Mi rivolgo con riconoscenza anche alla
direzione esecutiva del Pontificio Consiglio per la Cultura rappresentato dal
suo presidente, monsignor Paul Poupard e dal suo segretario, padre Hervé
Carrier che, con i loro zelanti collaboratori e collaboratrici, si impegnano a
compiere un'opera vasta e qualificata.
2. Il Pontificio Consiglio per la Cultura riveste ai miei occhi un
significato simbolico e pieno di speranza. Infatti, vedo in voi i testimoni
qualificati della cultura cattolica nel mondo, incaricati di riflettere anche
sulle evoluzioni e le attese delle diverse culture nei vostri ambiti e settori
di attività. Per la missione che vi è stata affidata, voi siete
chiamati ad aiutare, con competenza, la Sede apostolica a meglio conoscere le
aspirazioni profonde e diverse delle culture di oggi e a meglio discernere come
la Chiesa universale vi possa rispondere. Nel mondo, infatti, gli orientamenti,
le mentalità, i modi di pensare e di concepire il senso della vita, si
modificano, si influenzano reciprocamente, si scontrano senza dubbio più
vigorosamente che mai. Questo caratterizza coloro che si dedicano lealmente alla
promozione dell'uomo. Il vostro lavoro di studio, di consultazione e di
animazione - intrapreso in collegamento con gli altri dicasteri romani, con le
università, gli istituti religiosi, le organizzazioni cattoliche
internazionali e numerose grandi istanze internazionali impegnate nella
promozione della cultura - è opportuno. Voi favorite infatti una chiara
presa di coscienza delle poste in gioco nell'attività culturale, nel
senso più ampio del termine.
3. Al di là di questa accoglienza rispettosa e disinteressata delle
realtà culturali, per una loro migliore conoscenza, il cristiano non può
fare astrazione dalla questione dell'evangelizzazione. Il Pontificio Consiglio
per la Cultura partecipa alla missione della Sede di Pietro per
l'evangelizzazione delle culture e voi condividete la responsabilità
delle Chiese particolari nei compiti apostolici richiesti dall'incontro del
Vangelo con le culture della nostra epoca. A questo scopo, è richiesto a
tutti i cristiani un immenso lavoro. Questa sfida deve mobilitare le loro
energie all'interno di ciascun popolo e di ciascuna comunità umana.
A voi che avete accettato di assistere la Santa Sede nella sua missione
universale presso le culture del nostro tempo, io affido il compito particolare
di studiare e di approfondire ciò che significa per la Chiesa
l'evangelizzazione delle culture oggi. Certamente, la preoccupazione di
evangelizzare le culture non è nuova per la Chiesa, ma essa presenta oggi
dei problemi che hanno un carattere di novità in un mondo caratterizzato
dal pluralismo, dall'urto delle ideologie e da profondi mutamenti di mentalità.
Voi dovete aiutare la Chiesa a rispondere a queste questioni fondamentali per le
culture attuali: come il messaggio della Chiesa è accessibile alle nuove
culture, alle forme attuali di intelligenza e di sensibilità? Come la
Chiesa di Cristo può farsi capire dallo spirito moderno, così
fiero delle sue realizzazioni e nello stesso tempo così inquieto per
l'avvenire della famiglia umana? Chi è Gesù Cristo per gli uomini
e le donne di oggi?
Sì, tutta la Chiesa deve porsi queste domande, nello spirito di ciò
che disse il mio predecessore Paolo VI dopo il Sinodo sull'evangelizzazione: «E'
importante evangelizzare... la cultura e le culture dell'uomo nel senso ricco e
ampio che questi termini hanno nella «Gaudium et Spes», partendo
sempre dalla persona e tornando sempre ai rapporti delle persone tra loro e con
Dio» («Evangelii Nuntiandi», 20). Aggiungeva inoltre: «Il
regno che il Vangelo annuncia è vissuto da uomini profondamente legati ad
una cultura, e la costruzione del regno non può non avvalersi degli
elementi della cultura e delle culture umane» (ibid.).
E' dunque un compito complesso ma essenziale: aiutare i cristiani a
discernere nei tratti della loro cultura ciò che può contribuire
alla giusta espressione del messaggio evangelico e alla costruzione del regno di
Dio e a scoprire ciò che è ad esso contrario. E in questo modo
l'annuncio del Vangelo ai contemporanei che non vi aderiscono avrà più
possibilità d'essere realizzato in un dialogo autentico. Non possiamo non
evangelizzare: tanti ambiti, tanti ambienti culturali rimangono ancora
insensibili alla buona novella di Gesù Cristo.
Penso alle culture di vaste regioni del mondo ancora ai margini della fede
cristiana. Ma penso anche a vasti settori culturali nei Paesi di tradizione
cristiana che, oggi, sembrano indifferenti - se non refrattari - al Vangelo.
Parlo, certamente, di apparenze, perché non bisogna giudicare a priori il
mistero della fede personale e dell'azione segreta della grazia. La Chiesa
rispetta tutte le culture e non impone a nessuno la sua fede in Gesù
Cristo, ma invita tutte le persone di buona volontà a promuovere
un'autentica civiltà dell'amore, fondata sui valori evangelici della
fraternità, della giustizia e della dignità per tutti.
4. Tutto ciò richiede un nuovo approccio alle culture, agli
atteggiamenti, ai comportamenti, per dialogare in profondità con gli
ambienti culturali e per rendere fecondo il loro incontro col messaggio di
Cristo. Quest'opera richiede inoltre, da parte dei cristiani responsabili, una
fede illuminata dalla riflessione continuamente confrontata con le sorgenti del
messaggio della Chiesa, e un discernimento spirituale continuamente perseguito
nella preghiera.
Il Pontificio Consiglio per la Cultura, da parte sua, è chiamato ad
approfondire le questioni importanti suscitate, per la missione evangelizzatrice
della Chiesa, dalle sfide del nostro tempo. Mediante lo studio, gli incontri, i
gruppi di riflessione, le consultazioni, lo scambio di informazioni e di
esperienze, attraverso la collaborazione dei corrispondenti che hanno accettato,
numerosi, di lavorare con voi in diverse parti del mondo, vi incoraggio
vivamente a illuminare queste nuove dimensioni alla luce della riflessione
teologica, dell'esperienza e dell'apporto delle scienze umane.
Siate certi che io sosterrò volentieri i lavori e le iniziative che
vi permetteranno di sensibilizzare riguardo questi problemi le diverse istanze
della Chiesa. E, a testimonianza del sostegno che desidero dare al vostro
impegno tanto utile alla Chiesa, accordo a voi, ai vostri collaboratori e
collaboratrici, e alle vostre famiglie la mia particolare benedizione
apostolica.
15 gennaio 1985
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