ALLOCUZIONE AI PARTECIPANTI DELLA XXVI CONFERENZA
DELLA FAO
Signor Presidente, Signor Direttore Generale, Eccellenze, Signore
e Signori,
1. E' per me un grande piacere incontrare ancora una volta i rappresentanti
e gli esperti di Stati e Organizzazioni che fanno parte della Food and
Agriculture Organization delle Nazioni Unite. Questa ventiseiesima Assemblea
Generale è particolarmente degna di nota, in quanto segna il quarantesimo
anniversario della creazione del Quartier Generale della F.A.O. a Roma. In
questa importante occasione desidero esprimere i miei auguri più sinceri.
La scelta di questa città come centro della vostra attività ha
contribuito a promuovere un rapporto particolarmente stretto di comprensione e
collaborazione tra la vostra Organizzazione e la Santa Sede. E' incoraggiante
osservare i molti punti di convergenza tra i nuovi obbiettivi e metodi che
l'Organizzazione ha delineato per sè, è la dottrina della Chiesa
sullo sviluppo sociale e il suo appello ad intenderlo alla luce della dimensione
etica e del destino trascendente della persona umana.
2. Anche dopo quattro decenni di intensi sforzi da parte di donne e uomini
di buona volontà, gli obbiettivi della F.A.O. continuano ad avere una
pressante urgenza. Ora, più che in passato, occorre rendere la produzione
e la distribuzione del cibo più efficiente, migliorare le condizioni dei
lavoratori agricoli e in tal modo contribuire alla generale espansione
dell'economia mondiale, al fine di eliminare la fame dal nostro mondo. Poichè
è mio compito continuare «l'insegnamento e l'attività di
Cristo, a cui la vista di una folla affamata ha strappato la commovente
esclamazione: "Sento compassione per questa folla: ...non hanno da mangiare"
(Mt 15,32)» (Papa Paolo Vl, Discorso ai Partecipanti alla Conferenza
Mondiale sulla Nutrizione, 9 novembre 1974), colgo l'occasione di questo
incontro per esprimere ancora una volta la mia preoccupazione per il flagello
degli affamati del mondo. Noi condividiamo una ardente sollecitudine nei loro
confronti, e io prego affinchè il nostro incontro rappresenti
un'opportunità di rinnovare il nostro servizio verso di loro.
Grazie alla lunga esprienza e alla raccolta di un immenso numero di dati,
la strategia della F.A.O. è passata dai generici riferimenti alla lotta
contro la fame e dal semplice appello per la sua eliminazione, al riconoscimento
della molteplicità delle cause della fame e alla necessità di una
adeguata e sofisticata risposta. Questa capacità di osservazione della
complessità della situazione, lungi dal frenare lo zelo dei membri della
F.A.O., dovrebbe rappresentare uno stimolo all'azione, in quanto sono gli sforzi
volti a rimediare problemi che sono stati accuratamente analizzati che hanno le
migliori possibilità di riuscita.
3. La crescente consapevolezza delle molteplici dimensioni da affrontare se
si vuol combattere la fame e la malnutrizione, ha portato all'identificazione di
importanti questioni sociali e politiche, che hanno un impatto diretto
sull'argomento. La preoccupazione per la salute dell'ambiente è uno dei
problemi che ha un peso particolare nelle sollecitudini della F.A.O., e le sue
complesse ramificazioni vanno prese in considerazione in ogni campagna contro la
fame. Infatti il rispetto per i campi, le foreste e i mari, e la loro tutela
dallo sfruttamento selvaggio, rappresentano l'autentico fondamento di qualsiasi
politica realistica volta ad aumentare la riserva di cibo nel mondo. Le risorse
naturali del mondo, affidate dal Creatore a tutta l'umanità, sono la
fonte da cui il lavoro umano trae il raccolto da cui dipendiamo. Con l'aiuto
della conoscenza scientifica, un sano giudizio pratico deve tracciare il cammino
che separa gli estremi di esigere troppo dal nostro ambiente e chiedere troppo
poco, ognuno dei quali avrebbe conseguenze disastrose per la famiglia umana.
La crescente consapevolezza dei limiti delle risorse della terra fa
avvertire ancora più acutamente la necessità di far sì che
quanti si occupano della produzione di cibo dispongano della conoscenza e della
tecnologia che si rendono indispensabili perchè i loro sforzi diano i
migliori risultati possibili. La diffusa creazione di centri di addestramento e
di istituzioni che promuovono lo scambio di nozioni tecniche e di esperienza,
rappresenta una delle più efficaci linee di azione da intraprendere nella
lotta contro la fame. Lo sviluppo della capacità di lavorare
specificamente umana, fa aumentare considerevolmente l'altrimenti limitata
potenzialità della terra. Perciò l'accento va posto sempre di più
sull'applicazione dell'intelligenza produttiva. La terra e il mare producono in
abbondanza solo nella misura in cui sono sfruttati con saggezza. Come ho scritto
nella mia Lettera Enciclica Centesimus Annus: «Oggi il fattore decisivo
(della produzione) è sempre piu l'uomo stesso» (n. 32; cfr. n. 31).
Sono felice di notare che questa verità sul lavoro dell'uomo è
stata espressa nel vostro Piano a medio-termine, 1992-1997, con il suo accento
sull'importanza delle risorse umane per risolvere il problema della fame.
4. Signore e Signori. Ia Santa Sede e profondamente interessata al ruolo
specifico della F.A.O. quale sprone per lo sviluppo socio-economico. Il
principio guida dell'insegnamento della Chiesa sullo sviluppo è espresso
nella Costituzione Pastorale Gaudium et Spes del Concilio Vaticano II, che
afferma: «Anche nella vita economico-sociale sono da onorare e da
promuovere la dignità e l'integrale vocazione della persona umana come
pure il bene dell'intera società. L'uomo infatti è l'autore, il
centro e il fine di tutta la vita economico-sociale» (n. 63). Uno sviluppo
che sia degno della persona umana deve tendere a far progredire le persone in
ogni aspetto della vita, quello spirituale come quello materiale. Infatti il
progresso economico raggiunge il suo obbiettivo proprio nella misura in cui fa
migliorare tutto il benessere e il destino degli esseri umani.
Una delle implicazioni di questa verità è che la chiara
affermazione della dignità e del valore di quanti lavorano per produrre
il nostro cibo è una parte indispensabile di qualsiasi soluzione al
problema della fame. Essi sono collaboratori speciali del Creatore quando
obbediscono al suo ordine di «soggiogate la terra» (Gen 1,28). Essi
adempiono il servizio vitale di fornire alla società i beni necessari al
suo quotidiano sostentamento. Il riconoscimento della loro dignità è
stato sottolineato nell'appello della F.A.O. affinchè i lavoratori della
terra non vengano considerati semplicemente come strumenti di una sempre
maggiore produzione di cibo, «bensì come ultimi fruitori e
beneficiari del processo di sviluppo» (Piano a Medio-Termine, p. 75). E' di
particolare importanza a questo proposito elaborare programmi che allarghino la
possibilità di un'azione libera e responsabile da parte di contadini,
pescatori e quanti sfruttano le risorse forestali, e che consentano loro di
partecipare attivamente alla formulazione delle politiche che li riguardano
direttamente.
E' anche importante aver presente che i progetti miranti all'eliminazione
della fame devono essere in armonia con il diritto fondamentale delle coppie a
fondare e a mantenere una famiglia (cfr. Familiaris Consortio, n. 42). Qualsiasi
iniziativa che volesse aumentare la riserva mondiale di cibo attentando alla
sacralità della famiglia o interferendo nel diritto dei genitori di
decidere il numero dei propri figli, finirebbe per opprimere la razza umana
invece di servirla (cfr. Gaudium et Spes, n. 47; Familiaris Consortio, n. 42;
Laborem Exercens, n. 25). Invece di proibire ai poveri di nascere, occorre
varare programmi veramente efficaci per promuovere la distribuzione del cibo che
garantiranno ai poveri il diritto di partecipare al godimento dei beni materiali
di cui hanno bisogno per mantenere le loro famiglie, e allo stesso tempo
offriranno loro l'assistenza e l'addestramento necessari affinche alla fine
possano produrre quei beni con il lavoro (cfr. Centesimus Annus, 28).
5. Gli anni che ci separano dall'ultima decade di questo Millennio hanno
visto enormi cambiamenti nei rapporti tra i popoli e le nazioni. Le grandi
trasformazioni che hanno avuto luogo presentano alla F.A.O. nuove sfide e
offrono nuove opportunità. Lo sgretolamento di quel che era diventato, in
molti Paesi, il modello abituale di produzione e scambio, fa si che la lotta
contro Ia fame debba essere ancora più estesa. Confido che la vostra
Organizzazione, con la sua tradizione di collaborazione intergovernativa, sappia
come rispondere efficacemente.
La riduzione delle tensioni mondiali, che è stata a lungo
l'obbiettivo delle speranze e delle preghiere dell'umanità, offre ai capi
di governo e ai loro cittadini una nuova possibilità di impegnarsi
insieme per costruire una società degna della persona umana.
L'eliminazione della fame e delle sue cause deve essere una parte fondamentale
di questo progetto. Si spera che una conseguenza della diminuzione
dell'antagonismo nei rapporti internazionali possa essere la diminuzione degli
stanziamenti in denaro per la fabbricazione e la vendita di armi. Le risorse così
disponibili potranno essere impiegate nello sviluppo e nella produzione di cibo.
Prego affinchè i governi del mondo si impegnino in questo nobile compito
con la medesima energia che hanno speso per proteggersi da quanti una volta
consideravano loro nemici.
6. Il compito che dovete affrontare, Signore e Signori, metterà alla
prova la vostra saggezza e sfiderà il vostro coraggio, ma potrete
attingere forza dalla nobiltà della vostra causa, una nobiltà che
più che mai giustifica gli sforzi e i sacrifici richiesti. Voi avete
l'impegno di garantire la soddisfazione del diritto di avere cibo sufficiente,
di godere di una sicura e stabile partecipazione ai prodotti della terra e del
mare. Rinnovate il vostro impegno a questa battaglia! Nel dirvi questo mi faccio
portavoce di tutti i poveri e gli affamati che ho incontrato nelle mie Visite
Pastorali in tante parti del mondo. Rivolgo a voi il loro appello; vi esprimo la
loro gratitudine.
Vi assicuro delle mie preghiere per il successo delle vostre deliberazioni
riguardo alla stesura del piano di lavoro per i prossimi due anni, e invoco su
di voi la pace e la forza che vengono da Dio Onnipotente, che «non
dimentica il grido degli afflitti» (Sal 9,13).
14 novembre 1991
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