DISCORSO ALL'ASSEMBLEA PLENARIA DEL PONTIFICIO
CONSIGLIO DELLA CULTURA
Signori Cardinali, Cari Amici,
1. Sono lieto di porgervi il benvenuto. Riuniti attorno al Cardinale Paul
Poupard e ai suoi collaboratori, ancora una volta vi fate portavoce, presso la
Santa Sede, dei grandi mutamenti culturali che scuotono il mondo. In tal modo
aiutate la Chiesa a discernere i segni dei tempi e le nuove vie
dell'inculturazione del Vangelo e dell'evangelizzazione delle culture. A
questo riguardo, l'anno che si è appena concluso è stato ricco di
avvenimenti eccezionali, che sollecitano giustamente la nostra attenzione, in
questo ultimo decennio del nostro millennio.
Un comune sentimento sembra dominare oggi la grande famiglia umana. Tutti si
chiedono quale avvenire costruire nella pace e nella solidarietà, in
questo passaggio da un'epoca culturale a un'altra. Le grandi ideologie hanno
mostrato il loro fallimento dinanzi alla dura prova degli avvenimenti. Sistemi
che si autoproclamavano scientifici di rinnovamento sociale, oppure di
redenzione dell'uomo da sé, miti della realizzazione dell'uomo attraverso
la rivoluzione, si sono rivelati, agli occhi di tutti, per quel che erano:
tragiche utopie che hanno provocato un regresso senza precedenti nella storia
tormentata dell'umanità. In mezzo ai loro fratelli, la resistenza eroica
delle comunità cristiane contro il totalitarismo disumano ha suscitato
ammirazione. Il mondo attuale riscopre che, lungi dall'essere l'oppio dei
popoli, la fede in Cristo è la migliore garanzia e stimolo della loro
libertà.
2. Alcuni muri sono crollati. Alcune frontiere si sono aperte. Ma barriere
enormi s'innalzano ancora fra le speranze di giustizia e la loro realizzazione,
fra l'opulenza e la miseria, mentre le rivalità rinascono nel momento in
cui la lotta per l'avere prende il sopravvento sul rispetto dell'essere. Un
messianismo terreno è crollato e sorge nel mondo la sete di una nuova
giustizia. E' nata una grande speranza di libertà, di responsabilità,
di solidarietà, di spiritualità. Tutti chiedono una nuova
civiltà pienamente umana, in quest'ora privilegiata che stiamo vivendo.
Quest'immensa speranza dell'umanità non deve essere disattesa: tutti noi
dobbiamo rispondere alle attese di una nuova cultura umana.
Questo compito esige la vostra riflessione e richiede le vostre proposte.
Non mancano nuovi rischi di illusione e di delusione. L'etica laica ha
sperimentato i suoi limiti e si scopre impotente dinanzi ai terribili
esperimenti che si effettuano su esseri umani considerati come semplici oggetti
di laboratorio. L'uomo si sente minacciato in modo radicale dinanzi a politiche
che decidono arbitrariamente sul diritto alla vita o sul momento della morte,
mentre le leggi del sistema economico gravano pesantemente sulla sua vita
familiare. La scienza dichiara la sua impotenza a rispondere alle grandi domande
sul senso della vita, dell'amore, della vita sociale, della morte. E gli stessi
uomini di Stato sembrano esitare su quali cammini intraprendere per costruire
questo mondo fraterno e solidale che tutti i nostri contemporanei auspicano, sia
all'interno delle nazioni che su scala continentale.
E' compito delle donne e degli uomini di cultura pensare questo
avvenire alla luce della fede cristiana da cui sono ispirati. La società
di domani dovrà essere diversa in un mondo che non tollera più le
strutture statali inumane. Dall'Est all'Ovest e dal Nord al Sud, la storia in
movimento rimette in causa l'ordine che si fondava innanzitutto sulla forza e
sulla paura. Questa apertura verso nuovi equilibri richiede saggia meditazione
ed audace previsione.
3. Tutta l'Europa s'interroga sul suo avvenire, mentre il crollo di
sistemi totalitari esige un profondo rinnovamento delle politiche e provoca un
vigoroso ritorno delle aspirazioni spirituali dei popoli. L'Europa, per necessità,
cerca di ridefinire la sua identità al di là dei sistemi politici
e delle alleanze militari. Essa si riscopre continente di cultura, terra
irrigata dalla millenaria fede cristiana e, al tempo stesso, nutrita da un
umanesimo laico percorso da correnti contraddittorie. In questo momento di
crisi, l'Europa potrebbe essere tentata di ripiegarsi su se stessa, dimenticando
momentaneamente i legami che la uniscono al vasto mondo. Ma forti voci, dall'Est
all'Ovest, la esortano ad innalzarsi alla dimensione della sua vocazione
storica, in quest'ora al tempo stesso drammatica e grandiosa. Spetta a voi,
nella vostra posizione, aiutarla a ritrovare le sue radici e a costruire il suo
avvenire, conformemente al suo ideale e alla sua generosità. I giovani
che ho incontrato con gioia sui cammini di Santiago di Compostela hanno
manifestato con entusiasmo che questo ideale viveva in loro.
4. Sull'altra riva del Mediterraneo, l'Africa tormentata,
contraddittoria, a volte affamata, si fa più vicina, proclamando con
vigore la sua propria identità e il suo posto specifico nel concerto
delle nazioni. La prossima Assemblea Speciale per l'Africa del Sinodo dei
Vescovi, in comunione con la Chiesa universale, permetterà a questo
continente del futuro di mostrare come il Vangelo nel nostro tempo sia un
fermento di cultura incomparabile nello sviluppo integrale e solidale delle
persone e dei popoli. In seno alla Chiesa, l'Africa è creatrice di
culture radicate nella saggezza millenaria degli anziani e rinnovate dal vigore
del lievito evangelico di cui sono portatrici le comunità cristiane.
5. L'America Latina si prepara a celebrare con fervore il quinto
centenario della sua evangelizzazione. E' già annunciata per il 1992 la
IV Conferenza Generale dei suoi Vescovi che sarà tutta orientata verso
una nuova tappa dell'evangelizzazione dei suoi popoli e delle sue culture e che
darà un nuovo impulso a questo continente della speranza. Fra l'angoscia
e la speranza, è in gioco l'avvenire della società e della Chiesa,
soprattutto presso i più poveri. Fra l'America del Sud, impegnata in un
processo di rinnovamento, e l'America del Nord, ricca di potenzialità
economiche incomparabili, l'America Centrale intende vivere la sua vocazione
alla confluenza e al crocevia delle culture. I cristiani, che sono la larga
maggioranza nell'insieme del continente americano, hanno per questo una
vocazione culturale e spirituale all'altezza delle loro immense possibilità.
Il Pontificio Consiglio della Cultura saprà, da parte sua, aiutarli a
prendere pienamente il loro posto in questo processo così promettente,
superando le tentazioni egoistiche e i ripiegamenti nazionalisti. E sono felice
che nuovi membri del vostro Consiglio siano venuti a dare il loro contributo al
compimento di questa indispensabile missione.
6. I contrasti che si evidenziano sulle vaste rive del Pacifico
attirano l'attenzione di tutto il mondo. Uno sviluppo economico senza precedenti
dà a questa zona geografica un ruolo nuovo nella storia umana, con un
peso enorme negli affari internazionali. Al tempo stesso, in numerose regioni,
le popolazioni stentano a liberarsi dalla miseria inumana. La Cina è alla
ricerca di un nuovo destino, all'altezza della sua cultura millenaria. Nessuno
dubita che le sue ricchezze umane e il suo desiderio di una rinnovata comunione
con le culture del mondo odierno potranno apportare a quest'ultimo nuove
energie. Attendo con ansia il giorno in cui potrete, singolarmente, arricchire
con questo notevole contributo il vostro dialogo fra le culture e il Vangelo.
7. Cari amici, questi sono i temi che alimentano le vostre riflessioni, al
tramonto di un secolo che ha conosciuto troppo orrore e terrore e che riprende
ad aspirare a una cultura pienamente umana.
Se l'avvenire è incerto, ci conforta una certezza. Questo avvenire
sarà quello che gli uomini faranno, con la loro libertà
responsabile, sostenuta dalla grazia di Dio. Per noi, cristiani, l'uomo che
desideriamo aiutare a crescere in seno a tutte le culture è una persona
dalla dignità incomparabile, a immagine e somiglianza di Dio, di questo
Dio che ha preso sembianza d'uomo in Gesù Cristo. L'uomo può
apparire oggi esitante, a volte oppresso dal suo passato, inquieto per il suo
avvenire, ma è anche vero che un uomo nuovo emerge con una nuova statura
sulla scena del mondo. La sua aspirazione profonda è quella di
rafforzarsi nella sua libertà, di accrescersi con responsabilità,
di agire per la solidarietà. A questo crocevia della storia in cerca di
speranza, la Chiesa apporta la linfa sempre nuova del Vangelo, creatore di
cultura, sorgente di umanità e allo stesso tempo promessa di eternità.
Il suo segreto è l'Amore. E' il bisogno primordiale di ogni cultura
umana. E il nome di questo Amore è Gesù, Figlio di Maria. Cari
amici, portatelo come lei, con fiducia su tutti i cammini degli uomini, al
cuore delle nuove culture, che noi dobbiamo costruire come uomini, con gli
uomini e per tutti gli uomini. Siatene certi: la forza del Vangelo è
capace di trasformare le culture del nostro tempo, attraverso il suo fermento di
giustizia e di carità nella verità e nella solidarietà.
Questa fede che diviene cultura è sorgente di speranza. Forte di questa
speranza e lieto di vedervi all'opera, invoco su di voi la benedizione del
Signore.
12 gennaio 1990
|