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DISCORSO ALL'ASSEMBLEA PLENARIA DEL PONTIFICIO
CONSIGLIO DELLA CULTURA
Signori Cardinali, Cari amici,
1. Vi accolgo con gioia e vi porgo il benvenuto, felice di salutarvi
e di esprimervi la mia riconoscenza per la vostra dedizione alla Chiesa e alla
sua missione evangelizzatrice. Vi ringrazio inoltre per le conoscenze che
mettete al servizio della Santa Sede, sotto la direzione del Cardinale Paul
Poupard, con i Cardinali Eugenio de Araujo Sales e Hyacinthe Thiandoum, del
Comitato di Presidenza, aiutato dai collaboratori e dalle collaboratrici che
garantiscono a Roma un lavoro di qualità. Tra qualche mese, il
Pontificio Consiglio della Cultura, uno dei più giovani dicasteri della
Curia romana, celebrerà i suoi dieci anni di fondazione. Durante
questo primo decennio, voi avete, attraverso i vostri lavori, testimoniato che
la cultura è un elemento costitutivo della vita delle comunità
cristiane, come di ogni società veramente umana. Seguendo gli
orientamenti dati il 20 maggio 1982 nella Lettera di fondazione e confermati
dalla Costituzione apostolica Pastor Bonus (artt. 166-168), eccovi
liberamente impegnati nella riflessione e nell'azione.
2. Voi avete sviluppato progressivamente una fruttuosa collaborazione
con diversi dicasteri della Curia romana e con molti organismi quali il
Pontificio Comitato di Scienze storiche e la Pontificia Accademia delle Scienze.
Auspico che s'intensifichi la vostra collaborazione con le Chiese locali, per
promuovere le iniziative idonee a stimolare l'evangelizzazione delle culture e
l'inculturazione della fede. Il vostro bollettino Chiesa e Culture
irradia la luce delle conquiste di portata internazionale, numerose e varie, che
avete raggiunto. Collaborate con le Organizzazioni internazionali cattoliche,
con l'Unesco e il Consiglio d'Europa. Avete partecipato a numerose
manifestazioni - e ne avete anche promosso alcune - e avete sviluppato una
riflessione di qualità sui mezzi di comunicazione sociale, le arti, le
pubblicazioni, le università cattoliche, il ruolo della donna nello
sviluppo culturale, l'inculturazione della fede in Africa e in Asia,
l'evangelizzazione dell'America, la costruzione della nuova Europa.
3. Da molti anni, una nuova Europa sta delineandosi, attraverso
ombre e luci, gioie e dolori. Il crollo dei muri ideologici e polizieschi ha
suscitato una gioia intensa e risvegliato grandi speranze, ma già altri
muri dividono di nuovo il continente. Per questo, vi sono grato di aver
organizzato, su mia richiesta e per preparare l'assemblea speciale per l'Europa
del Sinodo dei Vescovi, il Simposio presinodale Cristianesimo e cultura in
Europa. Memoria, coscienza, progetto. Avete aiutato i Vescovi e con loro
tutta la Chiesa a ravvivare la nostra memoria cristiana millenaria e a meglio
discernere i fondamenti culturali del rinascimento di un'Europa spiritualmente
riunita, in cui noi vogliamo essere «testimoni di Cristo che ci ha liberati»
(cfr. Gal 5,1).
Alla vigilia del terzo millennio, la missione apostolica della Chiesa la
impegna in una nuova evangelizzazione in cui la cultura riveste un'importanza
fondamentale. Lo sottolineavano i Padri del recente Sinodo: il numero di
cristiani aumenta, ma, al tempo stesso, cresce la pressione di una cultura senza
radici spirituali. La scristianizzazione ha generato società senza un
riferimento a Dio. Il riflusso del marxismo-leninismo ateo quale sistema
politico totalitario in Europa è lungi dal risolvere i drammi che quel
sistema ha provocato in tre quarti di secolo. Quanti sono stati colpiti, in un
modo o nell'altro, da questo sistema totalitario, i suoi responsabili e i suoi
partigiani, così come i suoi avversari più irriducibili, sono
diventati sue vittime. Coloro che hanno sacrificato all'utopia comunista la loro
famiglia, le loro energie e la loro dignità prendono coscienza di essere
stati trascinati in una menzogna che ha ferito molto profondamente la natura
umana. Gli altri ritrovano una libertà cui non sono stati preparati e il
cui uso resta ipotetico, poiché vivono in condizioni politiche, sociali
ed economiche precarie e conoscono una situazione culturale confusa, con il
sanguinoso risveglio degli antagonismi nazionalistici.
Nel concludere il Simposio presinodale, vi domandavate: dove e verso chi
si volgeranno coloro le cui speranze utopiche sono appena sfumate? Il vuoto
spirituale che mina la società è innanzitutto un vuoto culturale
ed è nella coscienza morale, rinnovata dal Vangelo di Cristo, che essa può
effettivamente colmarlo. Soltanto allora, nella fedeltà creativa al
proprio patrimonio ereditato dal passato e sempre vivo, l'Europa sarà in
grado di affrontare l'avvenire con un progetto che sia un vero incontro fra la
Parola di Vita e le culture alla ricerca di amore e di verità per l'uomo.
Colgo l'occasione che mi è offerta oggi per rinnovare a tutti coloro che
sono stati gli artefici di questo Simposio l'espressione della mia riconoscenza
per la loro collaborazione ai lavori del Sinodo.
4. L'anno 1992 segna il quinto centenario dell'evangelizzazione
dell'America. Ho desiderato particolarmente che la «cultura cristiana»
fosse uno degli assi portanti di questo giubileo, in cui la Chiesa proporrà
veramente il Vangelo di Cristo agli uomini nella misura in cui si rivolgerà
a ciascun uomo nella sua cultura e in cui la fede dei cristiani mostrerà
la propria capacità di fecondare le culture emergenti, portatrici di
speranza per l'avvenire. L' America Latina rappresenta quasi la metà dei
cattolici del mondo. La sfida della sua nuova evangelizzazione è
strettamente legata ad un rinnovato dialogo tra le culture e la fede. Per questo
il Pontificio Consiglio della Cultura continuerà ad offrire la sua
esperienza alle Conferenze episcopali che lo solleciteranno in questo senso, con
il CELAM.
5. Il prossimo Sinodo dei Vescovi per l'Africa offrirà un posto
centrale alla grande sfida della diffusione del Vangelo nelle culture
africane. Già i documenti preparatori studiano da vicino i rapporti tra
l'evangelizzazione e l'inculturazione. Da più di un secolo i missionari
hanno generosamente speso le proprie energie e spesso sacrificato persino le
loro vite affinché il Vangelo salvifico raggiungesse l'Africano nel cuore
del suo essere. L'inculturazione è un processo lento, che comprende tutta
la dimensione della vita missionaria. E uno sguardo d'insieme, rivolto
all'umanità, mostra che questa missione è ancora agli inizi e che
noi dobbiamo impegnarci con tutte le nostre forze al suo servizio (cfr. Redemptoris
Missio, n. 52 e n. 1). Alla vigilia di questo Sinodo, minacciate dal
sincretismo e dalle sette, le Chiese d'Africa ritroveranno un nuovo slancio per
annunciare il Vangelo ed accoglierlo in funzione delle loro culture, nel quadro
della catechesi, della formazione dei sacerdoti e dei catechisti, della liturgia
e della vita delle comunità cristiane. Ciò richiederà del
tempo: ogni processo di inculturazione autentica della fede è un atto di «tradizione»,
che deve trovare la sua ispirazione e le sue norme nell'unica Tradizione. Esso
presuppone un approfondimento teologico ed antropologico del messaggio della
Redenzione e, al tempo stesso, la viva ed insostituibile testimonianza di
comunità cristiane, felici di condividere il loro fervido amore per
Cristo.
6. Un compito urgente vi attende: ristabilire i legami allentati e
talvolta spezzati tra i valori culturali del nostro tempo e il loro fondamento
cristiano permanente. I cambiamenti politici, gli sconvolgimenti economici e
i mutamenti culturali di questi ultimi anni hanno largamente contribuito ad una
presa di coscienza morale, dolorosa e lucida. Dopo decenni di oppressione
totalitaria, degli uomini e delle donne ce ne offrono la straziante
testimonianza: è alla coscienza morale, custode della loro identità
profonda, che essi devono la loro sopravvivenza personale. Molti sono oggi i
giovani e i meno giovani delle nazioni industrializzate che gridano, con tutti i
mezzi, la loro insoddisfazione per un «avere» che soffoca l'«essere»,
mentre tanti altri mancano dell'«avere» per poter semplicemente «essere».
Dappertutto, i popoli esigono il rispetto della loro cultura e del loro diritto
ad una vita pienamente umana. E' perciò attraverso la cultura che si
verificherà la frase di Pascal: «L'uomo supera l'uomo, infinitamente».
7. Una situazione culturale nuova deriva in particolare dallo sviluppo
delle scienze e delle tecniche. Consapevoli della rinnovata riflessione che essa
esige da parte della Chiesa, avete ispirato un simposio a Tokyo su Scienza,
tecnologia e valori spirituali. Un approccio asiatico alla modernizzazione.
E un altro, proprio in Vaticano, in collaborazione con la Pontificia Accademia
delle Scienze su La scienza nel contesto della cultura umana. La
frammentazione delle conoscenze, come quella delle loro applicazioni tecniche,
rende più difficile la visione organica e armoniosa dell'uomo nella sua
unità ontologica. Lungi dall'essere estranea alla cultura scientifica, la
Chiesa si rallegra per le scoperte e le applicazioni tecniche atte a migliorare
le condizioni e la qualità della vita dei nostri contemporanei. Essa
ricorda senza stancarsi il carattere unico e la dignità dell'essere umano
contro ogni tentazione di abusare del potere che la tecnica conferisce. Auspico
che voi continuiate il dialogo inaugurato nel corso di questi ultimi anni con i
rappresentanti della cultura scientifica, delle scienze esatte e delle scienze
dell'uomo. I progressi della scienza e della tecnica richiedono una coscienza
rinnovata e un'esigenza etica in seno alla cultura per renderla più umana
e affinché gli uomini di tutte le culture possano beneficiarne equamente
in uno sforzo perseverante di solidarietà.
8. Le aspirazioni fondamentali dell'uomo hanno un senso. Esprimono,
in modi vari e talvolta confusi, la vocazione ad «essere», iscritta da
Dio nel cuore di ogni uomo. In mezzo alle incertezze e alle angosce del nostro
tempo, la vostra missione vi chiama ad offrire il meglio di voi stessi per
sviluppare un'autentica cultura della speranza, fondata sulla Rivelazione e la
Salvezza di Gesù Cristo. La libertà è pienamente
valorizzata solo attraverso l'accoglimento della verità e dell'amore che
Dio offre ad ogni uomo. E' per i cristiani un'immensa sfida: testimoniare
l'amore, che è la fonte e il compimento di ogni cultura, in Gesù
Cristo che ci ha liberati.
9. Umanizzare attraverso il Vangelo la società e le sue
istituzioni, restituire alla famiglia, alle città e ai villaggi
un'anima degna dell'uomo, creato a immagine di Dio, questa è la sfida del
XXI secolo. La Chiesa può contare sugli uomini e le donne di cultura per
aiutare i popoli a ritrovare la loro memoria, a ravvivare la loro coscienza e a
preparare il loro avvenire. Il lievito cristiano feconderà e diffonderà
le culture vive e i loro valori. Così Cristo, Via, Verità e Vita
(cfr Gv 14, 6) entrerà nei cuori e rinnoverà le culture, Lui che «ha
offerto ogni novità portando se stesso», come ha scritto Ireneo di
Lione (Adv. Haer., IV, 34, 1). Ciò conferma l'importanza
dell'educazione e la necessità di insegnanti che siano autentici
formatori della persona. Ciò conferma anche la necessità di
ricercatori e di studiosi cristiani, la cui capacità scientifica sia
riconosciuta ed apprezzata, per dare senso alle scoperte della scienza e alle
invenzioni della tecnica. Il mondo ha bisogno di sacerdoti, di religiosi, di
religiose e di laici seriamente formati dalla conoscenza dell'eredità
dottrinale della Chiesa, ricca del suo patrimonio culturale bimillenario, fonte
sempre feconda di artisti e di poeti, in grado di aiutare il popolo di Dio a
vivere l'inesauribile mistero di Cristo, celebrato nella beltà, meditato
nella preghiera, incarnato nella santità.
10. Signori Cardinali, cari amici, possa questo incontro con il Successore
di Pietro confermarvi nella coscienza della vostra missione. La cultura è
dell'uomo, dall'uomo e per l'uomo. La vocazione del Pontificio Consiglio
della Cultura, la vostra vocazione, in questo volgere di secolo e di millennio,
è quella di suscitare una nuova cultura dell'amore e della speranza
ispirata dalla verità che ci rende liberi in Gesù Cristo. Questo è
lo scopo dell'inculturazione, questa priorità per la nuova
evangelizzazione. Il radicamento del Vangelo in seno alle culture è
un'esigenza della missione, come ho ricordato recentemente nell'Enciclica Redemptoris
missio. Siatene gli autentici artefici, in comunione profonda con la Santa
Sede e tutta la Chiesa, in seno alle Chiese locali, sotto la guida dei loro
pastori.
Con i miei fervidi auguri a voi e a quanti vi sono cari, vi assicuro la mia
gratitudine e la mia preghiera per la fecondità dei vostri lavori. Come
pegno del mio affetto, vi impartisco di cuore la mia Benedizione Apostolica.
10 Gennaio 1992
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