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PELLEGRINAGGIO APOSTOLICO IN CAMERUN,
SUD AFRICA E KENYA
CERIMONIA DI CONGEDO
DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
Aeroporto internazionale
«Jomo Kenyatta» di Nairobi (Kenya) Mercoledì, 20 settembre
1995
Caro Signor Presidente, Sua Eminenza, Vostre Eccellenze, Cari
Amici Kenioti,
1. È già il momento di salutarvi. La mia visita si è conclusa troppo presto.
È stata per me una grande gioia l’aver visitato di nuovo il Kenya. Sono grato a
tutti per la gentilezza e l’interesse che mi sono stati rivolti in ogni momento.
Ringrazio Lei, Signor Presidente, i Membri del Governo, le autorità civili e
militari, e tutti coloro che hanno contribuito a rendere agevole questa visita;
come pure tutti i rappresentanti della stampa, della radio e della televisione,
che hanno seguito gli avvenimenti di questi giorni.
Sono particolarmente grato al Cardinale Otunga e all’Arcivescovo Okoth,
Presidente della Conferenza Episcopale, a tutti i Vescovi, come pure ai
sacerdoti, ai religiosi e ai laici che hanno partecipato così gioiosamente alla
Messa e alla Sessione Sinodale, o le hanno seguite con lo spirito da lontano.
Lascio la comunità cattolica dell’Africa Orientale assicurandola del mio sincero
affetto in nostro Signore Gesù Cristo.
Ringrazio anche i rappresentanti delle altre Chiese e Comunità Ecclesiali
cristiane, che hanno voluto partecipare a queste celebrazioni. È incoraggiante
costatare la fiducia e l’amicizia che caratterizzano i rapporti ecumenici tra i
cristiani del Kenya. Che lo Spirito Santo vi conduca lungo questo cammino verso
una comprensione e un sostegno reciproco sempre più grandi.
Prego anche affinché cristiani e musulmani continuino a stabilire vincoli di
conoscenza e rispetto reciproci, perché tutti i credenti nell’Onnipotente
operino insieme per il bene di tutta la società.
Esprimo parimenti il mio apprezzamento e la mia stima a tutti i seguaci della
Religione Tradizionale Africana.
2. Questa è la conclusione di tutto il mio viaggio, che mi ha portato dal
Camerun al Sud Africa e al Kenya. Sono state queste tre tappe di un
pellegrinaggio nello spirito fra tutti i popoli dell’Africa. E quali sono le mie
riflessioni a conclusione di questo pellegrinaggio? Vedo un Continente ansioso
di raggiungere un nuovo livello di vita e di dignità. Vedo che è in atto un
profondo processo di cambiamento: le persone s’interrogano, ricercano le ragioni
della lentezza dello sviluppo e osano sperimentare nuovi modi per affrontare le
sfide inerenti a una situazione mondiale politica ed economica in costante
cambiamento. In un mondo sempre più interdipendente, gli africani sanno che
devono cogliere l’opportunità di progredire non soltanto materialmente, ma
soprattutto lungo il cammino del rispetto per i diritti umani e l’autentica
libertà democratica. I popoli dell’Africa desiderano offrirsi l’opportunità di
un futuro migliore. Non possono abbandonare se stessi e non devono farsi
abbandonare dagli altri.
3. Dal cuore dell’Africa si eleva un grido verso quanti sono in grado di
aiutare. Il cosiddetto Sud del mondo esorta il Nord a non venir meno alla sua
decisione di affrontare il problema della povertà, dei rifugiati, del
sottosviluppo economico e culturale. Il costante divario tra regioni ricche e
povere del mondo rappresenta una seria minaccia alla stabilità mondiale.
L’imperativo morale alla solidarietà è fondamentalmente connesso alla stessa
natura umana e all’assoluta necessità che gli esseri umani hanno l’uno
dell’altro. A livello di Nazioni e di Continenti, occorre soddisfare questa
necessità, altrimenti il vivere insieme in armonia risulterà impossibile. I
poveri non invidino ai ricchi il loro progresso! Chiedano loro di assumersi le
responsabilità che derivano dalla propria situazione privilegiata e di venire
incontro alle esigenze etiche della destinazione universale delle risorse
mondiali. Il grido che si leva verso le Nazioni più ricche dai popoli
dell’Africa è un grido di aiuto, di cooperazione e di solidarietà per un
rispetto reale delle persone in quanto persone, povere o ricche, deboli o forti,
tutte unite nell’unica famiglia umana e nella medesima umana dignità.
Nessuno deve scoraggiarsi di fronte alle enormi esigenze di un progresso che
sia veramente degno dell’uomo. La vera dimensione e l’importanza dell’impresa
dovrebbero essere già una fonte d’ispirazione e d’incoraggiamento per i figli e
per le figlie dell’Africa.
4. Ogni giorno prego per i popoli dell’Africa. L’Onnipotente, il Signore
della storia, dà agli uomini e alle donne di buona volontà la forza per andare
avanti con perseveranza e per perseguire coraggiosamente l’opera di sviluppo e
di pace. Egli è la garanzia che non stiamo sperando invano.
Cari Amici, il Kenya occupa un posto centrale in quella promessa che è
l’Africa. Possiede le risorse per abbattere gli ostacoli che si frappongono al
progresso, e di operare per una società fondata sulla giustizia e sull’armonia.
Tutti i kenioti devono sentirsi orgogliosi del proprio Paese. Tutti devono
sentirsi capaci di svolgere un ruolo nella costruzione del suo futuro. Questo è
l’augurio che formulo a voi tutti. Questa è la preghiera che rivolgo a Dio
Onnipotente per il meraviglioso popolo keniota.
Che il Dio della pace sia vicino a tutti voi! Dio benedica il Kenya! Dio benedica l’Africa!
© Copyright 1995 - Libreria Editrice Vaticana
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