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VIAGGIO APOSTOLICO NEGLI STATI UNITI
CERIMONIA DI BENVENUTO
DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
Aeroporto
internazionale di Newark (USA) - Mercoledì, 4 ottobre 1995
Signor Presidente, Cari Amici, Caro Popolo d’America,
1. È una grande gioia per me tornare negli Stati Uniti, come avevo sperato di
fare lo scorso anno. Ringrazio tutti voi per avermi accolto così cordialmente.
Questa è una terra di grande generosità, e i suoi abitanti sono stati sempre
pronti a tendere la mano in amicizia e a offrire ospitalità. Ringrazio
specialmente lei, Presidente Clinton, e la First Lady, per essere venuti qui
oggi in questo stesso spirito.
Da parte mia, saluto lei e tutti i rappresentanti dei governi federali,
statali e locali. Saluto la Conferenza Episcopale degli Stati Uniti e i singoli
Vescovi che mi hanno invitato nelle loro Diocesi e che hanno lavorato tanto
duramente, con innumerevoli collaboratori, per preparare questa visita. Sono
ansioso d’incontrare le comunità cattoliche di Newark, di Brooklyn, di New York
e di Baltimore, così come i nostri fratelli e le nostre sorelle di altre Chiese
cristiane e comunità ecclesiali. Estendo un saluto molto cordiale e i miei
migliori e rispettosi auguri ai membri della fede ebraica, in questo giorno
particolarmente significativo per loro.
Saluto tutto il popolo di questa grande nazione, di ogni razza, colore, credo
e condizione sociale. Prego per tutti voi e vi assicuro della mia profonda
stima.
2. Esattamente trenta anni fa, in questo stesso giorno, il mio predecessore,
Papa Paolo VI, parlò all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e pronunciò un
messaggio che riecheggia ancora in molti cuori. “Non più la guerra, non più la
guerra!”. Poi continuò l’appello: “la pace, la pace deve guidare le sorti dei
Popoli e dell’intera umanità” (Insegnamenti di Paolo VI, III [1965]
507ss.).
Anch’io vengo come pellegrino di pace e di comprensione tra i popoli. Domani,
in ossequio al Cinquantesimo Anniversario delle Nazioni Unite, ritornerò lì per
esprimere la mia profonda convinzione che gli ideali e le intenzioni che mezzo
secolo fa hanno dato origine a questa organizzazione mondiale sono ora più
indispensabili che mai in un mondo alla ricerca di uno scopo.
Il mondo sta infatti vivendo una profonda trasformazione. Opportunità di
giustizia, di riconciliazione e di sviluppo sono visibili in parti del mondo
dove fino a pochi anni fa erano appena ravvisabili – quasi a portata di mano,
sembra, ma ancora difficili da afferrare. Rivalità e sospetti antichi
compromettono ancora la causa della pace. Dobbiamo trovare modi per superarli.
Se non lo faremo, la storia e il Signore della storia ci giudicheranno
duramente.
3. In particolar modo dopo gli eventi del 1989, il ruolo degli Stati Uniti
nel mondo ha assunto una nuova preminenza. La vostra estesa influenza è allo
stesso tempo politica, economica, militare e, in virtù dei vostri mezzi di
comunicazione sociale, culturale. È fondamentale per la famiglia umana che, nel
continuare a perseguire il progresso in molti diversi campi – scienza, attività
economica, educazione e arte, e ovunque la vostra creatività vi conduca –
l’America mantenga al cuore dei suoi sforzi la compassione, la generosità e la
sollecitudine per gli altri.
In particolare, per le nazioni e i popoli che stanno uscendo da un lungo
periodo di prova, il vostro Paese si distingue sulla scena mondiale come modello
di società democratica in una fase avanzata di sviluppo. Il vostro potere di
esempio comporta gravi responsabilità. Usalo bene, America! Sii un esempio di
giustizia e di virtù civica, di libertà realizzata nella bontà, in patria e
all’estero!
4. Dalla loro origine fino ad oggi, gli Stati Uniti sono stati un rifugio per
generazioni e generazioni di nuovi arrivati. Uomini, donne e bambini si sono
riversati qui da ogni angolo del mondo, costruendo nuove vite e formando una
società di una ricca diversità etnica e razziale, basata sull’impegno di una
visione comune della dignità e della libertà umane. Degli Stati Uniti possiamo
veramente dire: “E pluribus unum”.
È mia fervida speranza che l’America persevererà nella sua migliore
tradizione di apertura e di opportunità. Sarebbe infatti triste se gli Stati
Uniti dovessero abbandonare questo spirito intraprendente che ha sempre
ricercato i modi più pratici e responsabili per continuare a condividere con
altri le benedizioni che Dio ha ampiamente concesso qui.
Questo stesso spirito di creativa generosità vi aiuterà a soddisfare i
bisogni dei vostri fratelli poveri e svantaggiati. Anch’essi hanno un ruolo da
svolgere nell’edificazione di una società realmente degna della persona umana –
una società in cui nessuno sia tanto povero da non avere nulla da dare e nessuno
sia tanto ricco da non avere nulla da ricevere. I poveri hanno necessità non
solo materiali ed economiche, ma che riguardano anche la possibilità di
realizzare da soli il proprio destino e di provvedere al benessere delle loro
famiglie e comunità. L’America continuerà a essere una terra promessa fin quando
rimarrà una terra di libertà e di giustizia per tutti.
5. Signor Presidente, Signore e Signori: vengo come colui che ha un’infinita
speranza nel nobile destino dell’America. Ringrazio Dio per avermi permesso di
tornare tra voi. Grazie, e che Dio benedica tutti voi!
© Copyright 1995 - Libreria Editrice Vaticana
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