DI GIOVANNI
PAOLO II
SUL SAGRATO DEL SANTUARIO DEDICATO A SANTA MARGHERITA
Cortona (Arezzo) - Domenica, 23
maggio 1993
1. Rendo grazie al Signore, che mi dà la possibilità di iniziare l’odierna
Visita pastorale alla diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, incontrando la
Comunità civile ed ecclesiale di Cortona, città antica e nobile per le
testimonianze della civiltà etrusca, romana, medioevale e recente. Saluto il
vostro Vescovo, il carissimo Monsignor Giovanni D’Ascenzi, e lo ringrazio per le
cordiali parole di benvenuto che a nome vostro mi ha poc’anzi rivolto. Saluto il
Signor Sindaco, con animo grato per i sentimenti espressi a nome dell’intera
cittadinanza. Con lui saluto il Prefetto di Arezzo e le altre Autorità venute ad
accogliermi.
Saluto in particolare tutti voi, cittadini di Cortona e dei centri
circostanti: il mio pensiero va, in questo momento all’intera popolazione della
fertile pianura della Valdichiana, come pure alla gente tenace e fedele della
montagna cortonese. La vostra storia cristiana, carissimi Fratelli e Sorelle,
risale ai primi secoli del Cristianesimo e di essa sono eloquenti testimonianze
le diverse chiese della regione di alto valore artistico, con le svariate opere
pittoriche in esse conservate, fra le quali mi piace ricordare l’Annunciazione
del Beato Angelico.
Ma Cortona è nota nel mondo soprattutto perché custode gelosa della devozione
a Santa Margherita, i cui resti mortali sono venerati in questo santuario, che
ho avuto la possibilità di visitare questa mattina.
2. La drammatica vicenda umana di Santa Margherita ci porta a considerare
la grazia del matrimonio e della famiglia. Ella non poté sposare l’uomo che
amava, e dal quale ebbe un figlio, perché proveniva da modeste origini
contadine, mentre il promesso sposo era un nobile. Quando poi quell’uomo morì
tragicamente, rimasta sola col bimbo, Margherita si vide estromessa dal castello
dove aveva abitato per quasi dieci anni. Ma ecco che, proprio nel momento della
massima difficoltà, si spalancarono per lei le porte della Chiesa. Accolta sotto
la protezione dei Frati di San Francesco, ben presto, per la sua intensa
sensibilità religiosa, fu ammessa nel Terz’Ordine Francescano. Ebbe così inizio
per lei una vita nuova nella penitenza, nella preghiera, nell’esercizio della
carità verso i poveri.
3. Con questa sua “seconda nascita”, carissimi Fratelli e Sorelle, la vostra
Patrona ci invita a considerare il valore supremo della vita cristiana,
animata dalla conversione e dalla carità fraterna. Giovane di rara
bellezza, divenne donna di incomparabile fascino interiore grazie ai mistici
doni soprannaturali di cui Cristo la rivestì. Nata povera, si fece povera per
scelta sulle orme di Francesco e di Chiara, abbandonandosi nelle mani di Cristo
Crocifisso. Due volte orfana, entrò a pieno titolo nella Famiglia della Chiesa e
fu madre di innumerevoli poveri, materiali e morali.
Era madre, ma non era riuscita a diventare pienamente sposa. Divenne tale
spiritualmente, approfondendo la sua peculiare vocazione. Scoprì che la sua
missione era quella di riparare personalmente alla mancanza di amore degli
esseri umani verso Dio. Lo fece con la preghiera e con l’azione: passando lunghe
ore in contemplazione davanti al Crocifisso e correndo accanto agli
ammalati, specialmente alle gestanti prive di assistenza. Margherita trovò nel
Cuore di Cristo il vero castello in cui rifugiarsi, nel Nome di Gesù l’unico
vero titolo di nobiltà e nell’Eucaristia il quotidiano nutrimento spirituale.
4. C’è, cari cittadini di Cortona, un terzo aspetto del suo messaggio che
oggi vorrei sottolineare: la dimensione sociale della sua testimonianza.
È impossibile non rimanere ammirati di fronte alla straordinaria forza di
rinnovamento morale, culturale, civile che si sprigiona da questa donna del
popolo, assurta alle vette della Santità. Margherita fu messaggera di pace e di
concordia fra le fazioni della vostra Città; diede grande impulso alla
religiosità popolare mediante il canto delle “Laudi”, caratteristica espressione
dello spirito francescano; fu soprattutto attiva testimone di carità, fondando
un Ospedale tuttora esistente: la “Casa di Santa Maria della Misericordia”.
Ragazza povera, in difficoltà con la propria famiglia, Margherita non temette
di sfidare l’ambiente per seguire, dopo l’amore di un uomo, quello più grande di
Cristo. Divenne così modello di conversione ad una esistenza totalmente
rinnovata. Dinanzi ad un messaggio così attuale ed eloquente, come rimanere
indifferenti?
Carissimi fedeli, Santa Margherita invita alla conversione, sprona alla
fedeltà, incoraggia a seguire il Vangelo. Rivolgiamoci a Lei con fiducia! La sua
intercessione ci accompagni ogni giorno: accompagni te, amato popolo cortonese e
i numerosi pellegrini, che da molte parti del mondo, vengono qui a pregare.
Ottenga per tutti la pace del cuore ed il dono della fedeltà al Vangelo.
Con tali sentimenti vi abbraccio cordialmente, fedeli di Cortona, ed a
ciascuno di voi, specialmente agli ammalati, ai bambini ed a quanti non hanno
potuto essere fisicamente presenti al nostro incontro, imparto una speciale
benedizione apostolica.
Al termine del discorso rivolto alla popolazione di Cortona, Giovanni
Paolo II aggiunge le seguenti parole.
Devo ancora aggiungere che da lunghi anni ho sentito parlare della vostra
Cortona come città di Santa Margherita. Ancor prima, molto prima, di venire in
Italia e di divenire Vescovo di Roma. Oggi per la prima volta mi trovo in questo
luogo, in questa città meravigliosa dove tutto ci parla di Dio: la natura, le
montagne, i boschi, la tradizione umana, francescana e cristiana molto ricca. Io
non so se tutti gli italiani sono così ricchi. Certamente lo sono i cittadini di
Cortona. Vi ringrazio per la vostra accoglienza così cordiale. Anche questo è un
segno di ricchezza.
© Copyright 1993 - Libreria Editrice Vaticana