 |
VISITA PASTORALE IN FRIULI-VENEZIA
GIULIA
DISCORSO DI GIOVANNI
PAOLO II SUL MOLO DEL PORTO DI TRIESTE
Trieste
- Sabato, 2 maggio 1992
Carissimi fratelli e sorelle!
1. Sono lieto di poter visitare oggi il Porto della vostra Città. Questa
sosta mi offre la gradita occasione di rendere omaggio alla operosità della
gente che vi lavora e di apprezzare personalmente il quotidiano contributo che
le attività portuali recano al progresso della Regione Friuli-Venezia Giulia e
di molti altri Paesi dell’Europa centrale e orientale. Vi ringrazio tutti per
l’accoglienza e vi saluto con viva cordialità. Saluto le Autorità regionali,
provinciali e comunali e quanti hanno contribuito alla realizzazione
dell’odierno appuntamento. Con particolare gratitudine mi rivolgo al Prof. Paolo
Fusaroli, Presidente dell’Ente Autonomo del Porto di Trieste, e al
rappresentante di tutti i lavoratori, per le cortesi espressioni di benvenuto
che mi hanno indirizzato. Saluto ciascuno di voi, cari dipendenti dell’Ente
Autonomo del Porto di Trieste e, insieme con voi, le vostre famiglie.
2. È la prima volta che mi è dato di visitare questo lembo di terra adriatica
e di fermarmi proprio su questo Molo, che è uno dei tanti del Porto triestino,
ma forse il più interessante per le moderne tecnologie che vi sono impiegate. Da
questo luogo, centro dinamico di scambi e di commercio, è possibile ammirare sia
la naturale bellezza del mare, porta aperta sul mondo, sia i complessi impianti
industriali, che sono il risultato della tecnica congiunta all’ingegno
dell’uomo. Da questo luogo, inoltre, lo sguardo si allarga alle vicine aree dei
Balcani, e a tutte le nazioni del Centro e dell’Est dell’Europa. I recenti
avvenimenti, che hanno rapidamente mutato l’assetto politico di una vasta parte
del vecchio Continente, hanno suscitato speranze di nuove intese e hanno reso
possibili collaborazioni e scambi commerciali sino a qualche tempo fa del tutto
insperati. L’internazionalità e la libertà possono essere considerate a giusto
titolo i due elementi caratteristici del ruolo sociale ed economico di questo
Porto e della popolazione di Trieste, che qui trova uno dei suoi maggiori punti
di riferimento.
3. È forte in voi, carissimi amici, l’aspirazione a rendere le condizioni
lavorative sempre più rispondenti ai bisogni dell’attuale momento. Giustamente,
però, vi preoccupate che la ricerca del legittimo profitto non vada a scapito
del rispetto e dell’autentica promozione della persona. State così ricercando i
modi e gli strumenti più opportuni per mettere in atto una nuova organizzazione
del lavoro che sia attenta al giusto rapporto tra l’uomo e la macchina. I
credenti hanno una ragione in più per preoccuparsi che in ogni attività
occupazionale siano rispettate le esigenze della dignità umana. Cristo, infatti,
li ha resi più sensibili al problema dell’uomo, e la Chiesa, animata dalla fede,
considera la sua sollecitudine per tutto ciò che concerne l’essere umano, e
quindi pure il giusto orientamento dello sviluppo e del progresso, come un
elemento non secondario del suo impegno per la piena attuazione del Regno di
Dio.
Essa indica la strada da percorrere: è la strada della sincera accoglienza
del Vangelo della solidarietà. Su questa strada hanno camminato i vostri
antenati. Vi auguro di cuore che su di essa, illuminati dal Vangelo, sappiate
camminare anche voi, giungendo a realizzare condizioni di sempre più stretta
collaborazione. Che Iddio vi aiuti e porti a compimento i vostri propositi di
bene.
Di cuore tutti vi benedico.
©
Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana
|