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VISITA PASTORALE IN FRIULI-VENEZIA
GIULIA
SALUTO DI GIOVANNI
PAOLO II ALLA CITTADINANZA DI TRIESTE
Cattedrale di San Giusto - Trieste Venerdì, 1° maggio 1992
Signor Commissario, Signor Sindaco, Onorevoli Signori,
Carissimi fratelli e sorelle,
1. È con gioia e affetto che porgo questo mio primo saluto alla suggestiva
Città di Trieste, insigne per le sue memorie patriottiche; alla sua Comunità
cristiana e civile, a tutti e a ciascuno di voi, qui presenti. Sono
riconoscente, in particolar modo, al Signor Commissario, Dottor Sergio Ravalli
per le cordiali espressioni di benvenuto che mi ha rivolto a nome vostro. Saluto
le Autorità amministrative, politiche e militari che hanno voluto onorarmi della
loro presenza. Rivolgo uno speciale saluto al caro fratello Vescovo Monsignor
Lorenzo Bellomi, Pastore di questa Chiesa triestina, ai Sacerdoti, ai Religiosi
e Religiose, ai laici e a tutte le componenti della vostra attiva comunità
ecclesiale.
2. Mi è dato oggi di ammirare una terra affascinante per le sue bellezze
naturali, stretta quasi in un luminoso abbraccio di cielo e di mare; una terra
impreziosita da antichi e solenni monumenti e segnata dalle vicende di numerose
popolazioni, che hanno contribuito e che contribuiscono al suo sviluppo e alla
sua operosità. Storia nobile, dunque, è quella di Trieste, ricca di valori umani
e spirituali; storia turbata purtroppo anche da eventi tristi e da rovinose
distruzioni, a cui hanno fatto fortunatamente seguito coraggiose e pronte
rinascite spirituali e materiali. Le vicende del vostro passato manifestano
l’intrepido e costante riemergere di un popolo, che si è costantemente distinto
per un fecondo intreccio di molteplici tradizioni e abitudini, consolidate da un
maturo senso cristiano della vita.
3. Proprio su questo colle sorsero le prime capanne di quel borgo che, grazie
alla sua posizione tra i paesi dell’Adriatico e delle vallate d’Oltralpe,
divenne ben presto un notevole centro di commercio e di scambi, naturale punto
d’incontro tra i valori culturali dell’Occidente e dell’Oriente. Già da allora,
probabilmente, Trieste ebbe modo di sviluppare quella vocazione marittima che
tanta influenza avrebbe, poi, esercitato nella sua esistenza. Diventata colonia
romana, la vostra città fu tra i municipi più prosperi dell’Impero e accolse con
pronta disponibilità il messaggio cristiano recatole dalla vicina Aquileia.
Quella prima risposta di fede, confermata dal sangue di numerosi martiri, tra
cui San Giusto, vostro venerato Patrono, si irrobustì sino a costituire un
elemento determinante e insostituibile nel tessuto vitale della vostra gente. E
a testimonianza di ciò stanno anche le illustri figure di Vescovi zelanti e
prudenti, che si sono succeduti sulla cattedra di Frugerio, tra i quali desidero
ricordare Enea Silvio Piccolomini, insigne umanista e poi Papa, col nome di Pio
II.
4. Le alterne vicende dei secoli, soprattutto in tempi a noi più vicini,
hanno visto Trieste difendere con fierezza e tenacia la sua peculiare
caratteristica di centro libero e cosmopolita, sovrano e pluralistico; di città
in grado di coniugare con una lodevole coscienza della propria origine e
identità culturale l’apertura all’accoglienza di popoli e gruppi etnici diversi.
Sembra quasi che la veneranda Basilica di fronte alla quale siamo quest’oggi
raccolti, con la sua molteplicità di costruzioni e stili armonicamente fusi,
rappresenti l’espressione plastica del vero animo della vostra terra, restata
sempre fedele a se stessa, ma pronta anche al rinnovamento; ferma nella
tradizione, e disponibile all’accettazione di nuovi valori.
5. Carissimi, questo compito impegnativo e attuale continua ancora a
coinvolgervi tutti, credenti e non credenti, giovani e adulti. Siete chiamati
oggi come ieri a realizzare, uniti in un generoso sforzo, una società ove il
riconoscimento, la stima e la difesa del particolare e del tradizionale non
vadano a discapito del bene comune. Solo, infatti, l’intesa fraterna, rispettosa
di ogni persona e tesa ad appianare gli eventuali contrasti, è in grado di
favorire l’autentica ed effettiva crescita di ciascuno. Mi rendo ben conto delle
resistenze che su tale cammino si possono incontrare: esse sono talora connesse
ad antichi e non sopiti dissapori, a incomprensioni bisognose di ulteriore
chiarimento, alla sottile tentazione di trasformare l’amor patrio in un
esagerato nazionalismo, al rischio di far coincidere la difesa della propria
identità con l’esclusione di quella altrui. Conosco il vostro sforzo
nell’appianare le difficoltà e nel perseguire la indispensabile collaborazione
per dar vita a una convivenza aperta e solidale fra tutti i componenti della
vostra comunità cittadina. Nell’incoraggiarvi a proseguire con decisione e
costanza su tale strada, mi permetto di ricordarvi che gli ostacoli e i problemi
del momento presente non devono far cadere la speranza e il desiderio di dar
vita a una feconda e proficua solidarietà tra persone e gruppi di diversa
origine sociale e culturale. A tal fine, come voi stessi osservate, è necessario
non solo ricusare prontamente le vie della violenza per risolvere le insorgenti
problematiche e tensioni, ma occorre anche respingere quelle, forse meno
appariscenti ma ugualmente pericolose, dell’indifferenza e dell’isolamento,
della chiusura e del rifiuto del dialogo. In questo modo, Trieste sarà ancor più
- come poco fa ha auspicato il Signor Commissario - terra di pace e di sereno
confronto tra etnie, culture ed esperienze diverse.
6. Città di Trieste, per la tua posizione geografica, che fa di te un anello
di congiungimento con l’Est europeo, per la tua caratteristica esperienza
storica, non sei forse chiamata ad essere centro di raccordo e di stimolo per la
costruzione della nuova Europa? Un’Europa non più divisa e antagonista.
Un’Europa orgogliosa delle sue comuni radici e della sua multiforme diversità di
tradizioni e di cultura. Trieste sii la patria del dialogo, promuovi senza paura
e con spirito libero una genuina e costruttiva civiltà del dialogo! A fondamento
di tale atteggiamento, ci sia la ricerca solidale della verità, della bontà e
della giustizia. Ci sia l’apertura e l’accoglienza dell’altro, l’ascolto leale e
franco dei problemi e delle ragioni di ciascuno. Per diffondere la cultura del
dialogo e della solidarietà, è indispensabile agire in profondità, formare le
coscienze al reciproco rispetto. Si rende quanto mai opportuno sviluppare una
mentalità di accoglienza e di pace, ispirata al rispetto della vita e dei
diritti inviolabili dell’uomo. È soltanto sulla lucida consapevolezza
dell’inalienabile dignità dell’essere umano lungo tutto il corso della sua
esistenza, dal primo momento del concepimento fino all’ultimo istante, che è
possibile edificare una comunità autenticamente libera e fraterna.
7. Si tratta forse di una meta troppo ardua per essere perseguibile? Forse
taluno potrebbe pensarlo. I credenti, invece, animati e sostenuti dalla
speranza, che si fonda sul Vangelo, non solo la credono raggiungibile, ma la
propugnano come ideale che è doveroso conseguire. Essi sanno di poter contare
sull’azione di Gesù, il Figlio di Dio incarnato, morto e risorto per noi, che
con la potenza del suo amore è in grado di convertire il cuore dell’uomo e di
aprirlo all’accoglienza del divino disegno di salvezza. È fidando nella potenza
di Cristo, Redentore dell’uomo, nella forza vittoriosa della sua Risurrezione,
che auguro oggi alla vostra comunità di progredire nella concordia e nella
fraterna solidarietà. Abituati come siete a contrastare la violenza della Bora,
che non di rado soffia nel vostro Golfo, sono certo che, come in passato,
saprete trovare in voi stessi e nella vostra fede, la forza ideale e il
necessario ardimento per lottare uniti e con decisione contro l’indifferenza,
l’emarginazione e ogni forma di egoismo, radice pericolosa di conflitti e di
perniciosi mali sociali.
La Vergine Santissima, da voi invocata come “Maris Stella”, vi guidi e vi
accompagni lungo questo non facile, ma fecondo cammino.
Con questo augurio, che diventa preghiera, a tutti imparto la mia affettuosa
benedizione.
©
Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana
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