Sabato, 22 febbraio 1986
Carissimi fratelli.
1. Questa vuole essere una breve parola di ringraziamento. Un ringraziamento
innanzitutto per questa particolare giornata festiva dedicata alla Cattedra di
Pietro: provvidenzialmente la conclusione dei nostri esercizi spirituali cade
nella luce di questo mistero liturgico che oggi celebriamo.
Ringraziamo poi il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo per il grande dono
costituito dagli Esercizi spirituali, con i quali abbiamo potuto riempire la
prima settimana della Quaresima e iniziare così il nostro cammino quaresimale
verso la Pasqua del 1986.
Quando parlo di “ringraziamento” penso soprattutto a quanti ci hanno
accompagnato con la loro preghiera; sono tanti, tantissimi che lo fanno
continuamente, così come faceva la Chiesa sin dai suoi primissimi tempi,
accompagnando il ministero petrino con la preghiera e con i sacrifici. Così si
ripete nella Chiesa dei nostri tempi, anche per i nostri Esercizi spirituali che
sono una parte importante del ministero petrino nella Chiesa.
Ringraziamo poi per quanto, in questi giorni, ha costituito la nostra intima
comunità, la comunione degli spiriti, nell’ascolto orante, come ci diceva il
nostro Predicatore, cioè nell’ascolto pieno di carità della Parola di Dio.
E ringraziamo per la Parola di Dio che ci è stata donata durante questi
giorni; ringraziamo per la carità con la quale abbiamo potuto ascoltare e
accettare il seme di questa Parola. Ringraziamo il nostro carissimo predicatore;
ringraziamo lui, ma soprattutto ringraziamo il Signore per il suo ministero
quaresimale che il predicatore ha compiuto per noi. Il nostro ringraziamento è
del tutto particolare perché appunto lui è stato il seminatore della parola di
Dio e ci ha tanto facilitato quell’ascolto orante, quell’ascolto pieno di amore
verso la divina sorgente della Parola. Siamo molto grati per tutto quello che ci
ha detto durante questa settimana in modo articolato, molto chiaro e molto
sistematico. Egli ha scelto un tema quanto mai attuale; e possiamo dire che è
stata una scelta provvidenziale. Infatti dopo vent’anni dalla chiusura del
Vaticano II, ritornare sulle tracce di quel Concilio, tanto più nella luce
dell’ultimo Sinodo straordinario dei vescovi è stata certamente una scelta
provvidenziale per noi tutti. In questo modo tutti abbiamo potuto meditare sulle
indicazioni offerte dall’ultimo Sinodo straordinario, a tutta la Chiesa, Santa
Sede inclusa. Ringraziamo ancora per la scelta, fatta dal predicatore, per
questa sua metodologia, perché non solo ci ha fatto rivivere il Concilio, ma lo
ha fatto proprio nel modo in cui questo Concilio dovrebbe essere rivissuto, a
vent’anni dalla conclusione, vale a dire nella comunione degli Esercizi
spirituali, cioè come una luce, come un nutrimento per i nostri spiriti,
specialmente per lo spirito del Papa, dei suoi più vicini collaboratori, di noi
tutti che durante questa settimana abbiamo costituito la comunità orante, in
ascolto, in meditazione.
2. Sono tanti i motivi di questo ringraziamento che io voglio indirizzare al
nostro predicatore: ma vorrei aggiungere che, nel modo in cui ci ha presentato
una così importante tematica, egli ha rivelato non solo il carisma proprio del
predicatore, ma la sua fedeltà al carisma del fondatore, del fondatore della sua
Società, la benemerita Società Salesiana; e come penso, è giusto che il rettore
maggiore della Società di san Giovanni Bosco, sia un portatore precipuo del
carisma di un simile fondatore. Per questo siamo grati al Signore, allo Spirito
Santo e anche al nostro carissimo predicatore. Ci sarebbero sicuramente tanti
altri motivi per esprimere la nostra gratitudine, ma lasciamo spazio
all’iniziativa personale di ciascuno dei presenti che vorranno esprimere la
propria gratitudine nella preghiera davanti al Signore.
Ora voglio invitare tutti i presenti all’atto solenne di questo
ringraziamento quaresimale, ringraziamento specifico di ogni giorno della vita
liturgica della Chiesa ma specialmente di questo momento. Per ciò che dobbiamo
ora esprimere non possiamo quasi trovare un’altra parola più adatta e più
accorata se non quella del Magnificat: concludiamo allora il nostro
incontro con il Magnificat.