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DISCORSO DI GIOVANNI
PAOLO II AL PATRIARCA DI ALESSANDRIA DEI COPTI DURANTE IL RITO DELL'IMPOSIZIONE DEL PALLIO
Venerdì, 12 dicembre 1986
Beatitudine, cari fratelli nell’episcopato, e voi tutti, figli della venerabile Chiesa copta cattolica, attorniati dai rappresentanti delle altre comunità ecclesiali d’Egitto.
1. Siate i benvenuti nella casa del successore di Pietro,
l’apostolo che ebbe relazioni privilegiate con l’evangelista Marco, glorioso
fondatore, secondo la tradizione della Sede di Alessandria. Mi sono unito
profondamente al pellegrinaggio che vostra beatitudine, dal suo arrivo sul suolo
italiano, ha compiuto a Venezia sulla tomba di san Marco. La Chiesa di Roma è
stata felice di apprendere, nel maggio scorso, che il santo Sinodo della Chiesa
copta cattolica, d’Alessandria, la sua cara sorella, aveva eletto un nuovo
patriarca nella persona di vostra beatitudine, per succedere al venerabile
patriarca Stéphanos I Sidarouss. Molto volentieri vi ho espresso la
riconoscenza della comunione ecclesiastica che voi sollecitate. E oggi
l’imposizione del pallio vuol essere il segno tangibile di questa
riconoscenza. Questo pallio di lana bianca simboleggia in qualche modo le pecore
delle quali avete responsabilità come pastore al seguito di Gesù Cristo; è
stato deposto sulla tomba del Principe degli apostoli e si concretizza,
specialmente nelle celebrazioni della vostra santa liturgia, i legami di
comunione profonda che uniscono nella stessa fede a Cristo e in una comune
Eucaristia, tutta la Chiesa copta cattolica con la sede di Pietro che
“presiede alla carità universale”. È l’espressione dell’abbraccio
affettuoso dell’intera cattolicità, segno della nostra fraterna solidarietà
che sarà un appoggio e un conforto nell’esercizio del vostro nuovo servizio
apostolico sulla Sede di Alessandria.
2. Sì, siate benedetto, caro fratello, poiché la vostra visita
è il pegno di questa pace che fa di tutti noi un solo cuore e un solo spirito
nel Signore. Siate benedetti, anche voi, fratelli cari nell’episcopato, che
accompagnate il vostro patriarca come pastori della Chiesa copta cattolica. Nel
cuore delle differenti Chiese, la tradizione alla quale fate appello occupa un
posto importante e di responsabilità. Voi siete molto attaccati alla specificità
della vostra Chiesa, alle sue radici apostoliche.
Vi auguro di essere sempre i degni eredi dei santi che hanno
reso celebre la Chiesa copta e che, ancora oggi, sono alla base di una
considerevole vitalità spirituale e teologica. I Padri della Scuola di
Alessandria vi hanno lasciato un esempio di fedeltà indefettibile a Cristo
Signore che è lo stesso “ieri, oggi e sempre”, e di coraggiosa apertura
alle esigenze culturali di un mondo assetato di verità. Gli antichi monaci del
deserto vi offrono un modello impareggiato di radicalismo evangelico, ardente
messa in guardia di fronte ai compromessi sempre facili e testimonianze vivente
dell’attesa del regno nella precarietà delle imprese umane. Ben altri tesori
inseriti nel più intimo dell’anima del vostro popolo: la santità del
matrimonio, il carattere sacro dei legami familiari, un’ospitalità
accogliente e generosa. E come non ricordare questa vostra meravigliosa
tradizione di preghiera liturgica, quella della Chiesa d’Alessandria, solenne
e piena di sobrietà, per non parlare di questa austerità rigorosa che
caratterizza il vostro spirito di penitenza!
Vivendo in modo originale la vostra vita cristiana, nella linea
di questa tradizione che ha arricchito tutta la Chiesa, voi vi sentite innestati
sull’albero della Chiesa cattolica aperta a tutti i popoli, con le loro
culture e le loro varie sensibilità, in piena comunione con la cattedra di
Pietro, centro e garante dell’unità e dell’arricchimento reciproco. Questa
mattina altri vescovi, appartenenti a differenti riti, si sono uniti a voi nella
presente circostanza: con voi essi manifestano in tutta la sua bellezza la
ricchezza multiforme della santa Chiesa.
3. Questo incontro dei figli della grande famiglia cattolica,
che raggiunge la preghiera sacerdotale di Gesù “che siano una sola cosa”,
comporta per tutti noi un appello sempre pressante ad essere artefici di unità.
Noi non possiamo dimenticare in questo istante la grande maggioranza della
famiglia copta con la quale desidero che progrediamo verso la piena comunione.
Vostra beatitudine ha appena confermato il suo impegno personale a quello di
tutta la Chiesa copta cattolica affinché il cammino ecumenico, lento e spesso
irto di ostacoli, ma sicuramente conforme al desiderio del Signore, possa
proseguire grazie allo sforzo e alla buona volontà di tutti. Ciò suppone che
per mezzo del rispetto dell’altro e delle sue responsabilità pastorali
proprie, si ristabilisca una profonda fiducia reciproca e fraterna. È la
conduzione presupposta a ogni collaborazione e a questa testimonianza comune di
cristiani, così necessarie ovunque, ma più ancora forse nell’Egitto di oggi.
Infatti i cristiani devono integrarsi pienamente in questa società in rapido
sviluppo in tutti i campi dell’attività umana. Essi devono avere
l’ambizione di contribuire a questo grande movimento di progresso e di
apertura che sembra caratterizzare il vostro paese oggi.
Carissimi fratelli, quale testimonianza di fede, quale messaggio
d’amore potremmo offrire al mondo se noi per i quali il nome di Cristo dà un
senso alla vita, se non perdessimo il nostro tempo e non sprecassimo le nostre
forze presentando lo spettacolo delle nostre divisioni piuttosto di quello della
nostra comune vocazione? Non sappiamo che un regno diviso contro se stesso è
inevitabilmente condannato a disintegrarsi? Anche da parte nostra siamo sempre i
primi a perdonare, a dimenticare i torti e a ricominciare ogni giorno, se
necessario, suscitando nuove occasioni di incontro e di dialogo. Chi semina
nella carità e nella verità, presto o tardi ne raccoglierà i frutti.
4. D’altronde lo spirito di collaborazione, che regna tra le
diverse comunità cattoliche d’Egitto, costituisce un motivo di gioia e di
speranza. In un’epoca in cui ogni sorta di problemi nuovi e difficili, nei
quali le speranze e i successi rivestono una dimensione regionale e universale,
non posso che incoraggiare e sostenere tale cooperazione. Solo uno scambio
continuo e un arricchimento reciproco saranno in grado di rispondere con
chiarezza, efficacia e prontezza agli innumerevoli bisogni dell’uomo per
servirlo meglio. E ogni comunità o Chiesa ci guadagnerà, superando la cerchia
ristretta dei propri limiti.
Infine non ignoro quanto sia prezioso il servizio che prestano i
religiosi e le religiose di tutti i riti, in spirito di totale disponibilità
senza distinzione di razza, di lingua o d’Istituto. Questo messaggio, espresso
in modo vissuto incita amorevolmente a una vera fraternità e a una comprensione
reciproca nell’azione.
Per questo sono sicuro che l’assemblea dei vescovi cattolici
d’Egitto sotto la degna presidenza della vostra beatitudine non mancherà di
assicurare la coordinazione indispensabile a un’azione pastorale incisiva ed
efficiente presso i loro fedeli, fondata su un’analisi lucida delle situazioni
e dei bisogni, in uno spirito d’apertura ai segni dei tempi e ispirata dalla
creatività inesauribile che permette il dinamismo dei doni dello Spirito Santo.
5. In questo contesto, come ha rivelato vostra beatitudine, sono
due i compiti primordiali: la formazione del clero e la valorizzazione della
responsabilità dei laici.
Tra i criteri che devono ispirare l’educazione di quelli che
si preparano a servire la comunità cristiana nel ministero dell’ordine, ci
sembra innanzitutto indispensabile assicurare una rigorosa fedeltà alla propria
tradizione: i preti copto-cattolici devono essere pienamente i figli del loro
popolo, formati in un clima spirituale che rende celebre la venerabile Chiesa
d’Alessandria. Dovranno possedere la cultura e accedere alle fonti di questa
spiritualità, per diventarne gli esegeti accorti, rispettosi del valore del
loro passato e capaci al tempo stesso di farne una rilettura attualizzata,
aperta alle richieste dei tempi nuovi. Perciò una saggia valorizzazione della
vostra splendida liturgia, che permette ai preti e ai diaconi di celebrare i
divini misteri con tutta la dignità richiesta, sarà di primaria importanza.
È importante anche badare alla loro formazione pastorale. La
loro presenza ministeriale non è legata esclusivamente a una amministrazione
occasionale dei sacramenti, che sono sicuramente degli strumenti insostituibili
della grazia, ma che devono essere ricevuti e vissuti nel seno di una comunità
vivente, ispirata da una fede illuminata e agente e animata da una carità
coraggiosa. La validità della testimonianza cristiana è tributaria di tutto un
impegno pastorale realista che i sacerdoti avranno saputo mettere in opera con
la comunità dei fedeli.
6. È precisamente nella prospettiva di una Chiesa locale ben
articolata nei suoi carismi e nei suoi ministeri che emerge il ruolo
fondamentale del laicato che il prossimo Sinodo intende promuovere. Sappiamo
quanto dipenda dai nostri laici lo sviluppo della Chiesa non solo grazie ai
servizi per mezzo dei quali essi sostengono le comunità cristiane, ma grazie
alla loro testimonianza quotidiana e alla loro azione specifica nel seno delle
realtà temporali che tessono la società e fanno sì che il regno di Dio
avvenga: un’attività professionale qualificata e onesta, un lavoro realizzato
con amore e abnegazione, una vita di famiglia segnata dall’unità e dalla
fedeltà anche nel momento della prova, l’educazione della gioventù, la
promozione d’iniziative a favore dei poveri e degli emarginati, e sempre
l’affermazione vissuta della supremazia della persona umana sul puro profitto
o il semplice vantaggio personale, la salvaguardia della dignità umana, della
libertà di coscienza e di espressione, la testimonianza di una vita dedicata a
Dio, in una preghiera frequente e fiduciosa. Ciò suppone che i laici si
richiamino a una vita sacramentale intensa e a una solida formazione
catechistica. Ecco alcuni dei numerosi mezzi per rendere credibile il Vangelo
agli occhi di coloro che non condividono, in tutto o in parte, il senso della
nostra vita.
7. Beatitudine, cari fratelli nell’episcopato, ciò che ho
appena evocato davanti a voi è ciò che tutte le comunità ecclesiastiche sono
chiamate a realizzare, per la gloria di Dio e la salvezza delle anime. In questo
noi siamo i servitori dell’unico Signore e Salvatore. Preghiamo gli uni per
gli altri.
Da parte mia invoco su voi i doni dello Spirito Santo, la sua
luce e la sua forza. Vi assicuro che potrete sempre trovare nel successore di
Pietro il sostegno e l’incoraggiamento che desiderate. Rinnovo la mia stima
per la vostra giovane Chiesa radicata in una così antica tradizione. Vi
ringrazio per la vostra visita e per la vostra fiducia.
A voi e a tutti coloro che vi accompagnano o che rappresentate,
fratelli e sorelle della Chiesa copta cattolica o delle comunità cattoliche di
diversi riti, dono di tutto cuore la mia benedizione. Che il Signore vi confermi
nella fede che fa la gioia di tutti noi! Che vi conservi nella speranza anche
quando avete l’impressione di essere “il piccolo gregge” del Vangelo, che
vi mantenga pronti a giustificare questa speranza che è in voi! Che allarghi i
vostri cuori alle dimensioni del suo amore! Che accordi a tutto il popolo
d’Egitto la prosperità e la pace!
© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana
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