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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO
II AI PARTECIPANTI ALLA «ROUTE» NAZIONALE DELL’AGESCI
Piani di Pezza (AQ) - Sabato, 9
agosto 1986
Ho ascoltato parole molto nobili, parole di ringraziamento. Mi avete detto
“grazie per essere venuto”. Ma cosa devo dire io per la possibilità,
l’occasione, il privilegio di essere qui? Allora dico anch’io grazie, un grazie
profondamente sentito. Grazie di cuore per questo invito, per la possibilità di
essere con voi, di essere qui, tra queste montagne; di vedere queste cime
abruzzesi, di contemplare la bellezza di questa natura dell’Appennino, della
vostra Patria, di essere qui “legalmente”. Allora vi ringrazio per tutto questo,
per l’invito, per la realizzazione odierna di questo invito e anche per la
“legalità” della mia presenza tra queste montagne.
Ecco, per me è un’esperienza grande e molto cara. Se non sbaglio, l’anno
passato era l’Anno internazionale della gioventù e in quell’occasione ho scritto
una “Lettera ai giovani e alle giovani del mondo”. In quella lettera ho scritto
soprattutto che Gesù fa scoprire ai giovani che la giovinezza è un tesoro, è una
ricchezza. Non solamente oggi, ma da lungo tempo, penso che Baden-Powell abbia
lasciato a tutti i giovani del mondo, nel programma scoutistico, una metodologia
perfetta per verificare la verità di questa affermazione evangelica e anche mia:
che la giovinezza, l’essere giovani, è una ricchezza. Io penso che il vostro
metodo, il vostro programma di vita scout, il vostro essere scout, vi faciliti
questa scoperta, questa constatazione. E lo facilita in molti modi diversi, tra
cui anche il prezioso dono di essere vicini alla natura, di vivere nella natura,
perché per scoprire la bellezza, la dignità dell’uomo ci vuole la vicinanza alla
natura. Così si scopre Dio e scoprendo Dio si scopre l’uomo, perché l’uomo è
immagine di Dio. Questo lo si capisce meglio trovandosi a contatto con la
natura. Questo è uno dei modi, ma non l’unico.
Voi avete certamente un programma educativo e questo programma proprio dello
scoutismo - secondo i diversi gradi di essere sempre più scouts a cominciare da
quello dei lupetti, delle coccinelle fino al vostro grado - ci mostra una via
educativa. Soprattutto per voi, per il vostro grado, è chiaro che l’uomo, un
giovane, una giovane, non può essere solamente educato. Deve essere pronto a
un’auto-rieducazione, deve essere un autoeducatore. Ma per essere un
autoeducatore ci vorrebbe il grande, grandissimo Educatore che ha detto di se
stesso: “Io sono la via, la verità, la vita”. E appunto quell’Educatore si trova
nel programma del vostro cammino, nel programma del cammino dello scoutismo, nel
programma dell’Agesci.
Io vi auguro di essere fedeli a questo programma, di essere fedeli al più
grande Educatore dell’umanità che è Gesù Cristo, il più grande e il più perfetto
educatore; di essere fedeli nella vostra auto-educazione scoutistica. Ecco
perché sono venuto qui. Non per motivi protocollari, ma per motivi che nascono
dal cuore, direi anche per ragioni di sentimento per i monti, per la natura, per
essere così come siamo, per essere insieme, per essere - ma è un desiderio che
non si potrà realizzare - intorno a un fuoco e cantare.
Sono venuto qui perché vi conosco, perché vi incontro tante volte compiendo
le mie visite nelle parrocchie romane. Quasi in ogni parrocchia ho l’opportunità
di incontrare un gruppo di scouts, giovani attivi che vogliono realizzare la
propria vocazione cristiana come scouts, cominciando da quelli più piccoli fino
ai più grandi. Sono presenti e vivono lo scoutismo come un apostolato.
Allora, quando mi hanno proposto di venire a incontrare questo grande gruppo
di quattordicimila rovers e scolte, che conosco un po’ meno dei piccoli, ho
avvertito una sorta di “comando“: “Devi andare perché loro sono la Chiesa e
nella Chiesa sono presenti e in essa vogliono portare tutta la loro esperienza
umana e cristiana, tutta l’esperienza propria del movimento scoutistico”.
Vi saluto per ciò che siete e rappresentate: una parte, una parte molto
preziosa della Chiesa italiana. Vorrei dire che saluto in voi non soltanto una
parte tanto preziosa della Chiesa italiana, ma anche delle altre Chiese. Ho
sentito infatti diverse lingue. Tra voi ci sono rappresentanti di altri Paesi.
Ho sentito l’espressione francese, quella inglese, quella portoghese, quella
greca. Ci sono rappresentanti del Burkina Faso, dell’Africa, ma ho sentito anche
l’espressione giapponese. Saluto tutti i vostri ospiti. Saluto anche i
rappresentanti della Turchia. Auguro a tutti di essere una buona parte, una
parte costruttiva della Chiesa, una parte consapevole della Chiesa.
Carissimi, essere cristiani è una grande cosa, una grande vocazione. Essere
cristiani è un grande privilegio. Come ha detto uno dei Padri della Chiesa,
essere cristiano è essere “alter Christus”. Questa è la definizione dell’essere
cristiano. È una grande cosa, una grande testimonianza, è una grande
responsabilità. Vi auguro di essere cristiani nel senso pieno della parola, più
pieno e più profondo; di essere cristiani e, come i primi cristiani, testimoni
di Cristo. È questa, possiamo dire, la definizione più sostanziale, più
evangelica, più apostolica dell’essere cristiano; essere testimoni del Cristo
crocifisso e risorto.
Essere testimoni di Cristo crocifisso e risorto vuol dire portare la luce,
portare la luce nelle tenebre, portare la risposta a domande talvolta
drammatiche, portare aiuto, solidarietà, amore all’uomo, agli altri, alle umane
sofferenze, a tutto ciò che si chiama genere umano, a tutto ciò che si chiama
società umana, società italiana, a tutto ciò che l’essere cristiani implica.
Carissimi, vi auguro di essere cristiani. Vi auguro che questa splendida
metodologia dello scoutismo vi aiuti ad essere più pienamente cristiani.
Prima di andare vorrei ancora ringraziarvi per tutti i doni che mi avete
offerto così generosamente per contribuire all’educazione del clero in Africa.
Poi mi avete donato questo bastone, è soltanto un simbolo, e questo fazzoletto:
io non mi sento degno di portare questo fazzoletto, direi non me lo merito. Voi
lo meritate, perché avete camminato per tanti chilometri. Invece, io vado con
l’elicottero e allora non lo merito.
Insieme con i vostri sacerdoti assistenti ringrazio il Signore per tutto
questo bene che ci ha dato durante questa Route, per tutti questi doni che vi ha
dato, per tutto questo bene che ha operato nei vostri cuori. E vi auguro un
futuro, un avvenire degno di quella splendida preparazione che vi ha dato il
metodo scoutistico durante questo campeggio.
Sia lodato Gesù Cristo. Arrivederci.
© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana
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