VISITA ALLA PARROCCHIA DI SAN GREGORIO
VII AL GELSOMINO
DISCORSO
DI GIOVANNI
PAOLO II
Domenica, 27 aprile 1986
L’incontro con i ragazzi
Io mi rallegro molto di essere oggi tra voi per visitare la vostra parrocchia
dedicata a san Gregorio VII Papa, grande Papa, grande eroe della fede,
dell’unità e dell’autenticità e identità della Chiesa di nove secoli fa. A
questo grande Papa, san Gregorio VII è dedicata la vostra Chiesa, la vostra
parrocchia. È una grande gioia per me visitare questa comunità religiosa di
Roma, tanto vicina al Vaticano! Sono contento soprattutto perché voi vi
preparate alla prima Comunione e alcuni tra voi, i più cresciuti, già alla
Cresima. Mi rallegro molto per questa preparazione che è importante. Voi sapete
bene che dovete ricevere nella vostra casa, nel vostro cuore, Gesù. Allora voi
vi preparate, ma anche Gesù si prepara per venire da voi: lui si prepara con il
suo amore perché vuole donarvi il grande amore del Padre. Sì, vuole portare a
ciascuno di voi un grande amore, maggiore di tutto quello che possiamo
immaginare. Allora voi dovete prepararvi per incontrare quell’amore, per
ricevere Gesù e ricevere il suo amore, ricevere il suo Spirito Santo perché
questo amore è personificato nello Spirito Santo, così dopo la prima Comunione
viene anche la Cresima che è un sacramento specifico dello Spirito Santo.
Io vi auguro di prepararvi bene! Gli apostoli per primi hanno ricevuto la
Comunione, il Giovedì santo prima della Pasqua, prima della crocifissione di
Gesù, nell’ultima cena. Questo vuol dire che voi che ricevete la Comunione,
specialmente la prima, anche voi dovete diventare apostoli: la prima Comunione,
ogni anno nella parrocchia, è un grande momento nell’apostolato della Chiesa e
voi divenite anche apostoli ricevendo la prima Comunione. Dovete non solamente
ricevere Gesù per ciascuno di voi, ma anche ricevere Gesù per aprire delle
strade sue verso gli altri, verso i vostri coetanei, verso i vostri genitori,
fratelli e sorelle e altre persone che vivono in questo ambiente, in questa
parrocchia. Questo è il mio augurio cordiale per la vostra prima Comunione.
Quando sono entrato qui, alcuni ragazzi e ragazze mi hanno detto così: Tu sei
Pietro, e noi giovani ti amiamo. Conosco queste parole molto bene e so che
quelli che le hanno pronunziate appartengono alla Ardente gioventù mariana.
Allora io vorrei dare una risposta a quelli che mi hanno salutato così e a
tutti. Non solamente voi giovani, ragazzi e ragazze, amate il Papa: il Papa vi
ama, vi ama molto! Vi ama perché è apostolo di Gesù: vi ama Gesù, non può non
amarvi il suo apostolo. Il successore di Pietro non può non amarvi, vi ama molto
e si trattiene con voi con grande gioia e vi guarda negli occhi, è contento di
incontrarvi, di vedervi qui nella parrocchia, di vedervi dopo la catechesi
preparatoria alla prima Comunione e alla Cresima, di ascoltare i vostri canti,
le vostre parole e i vostri discorsi.
Vorrei dire una parolina specifica a questi ragazzi che si chiamano “lupetti”
e “coccinelle”. Sono molto bravi loro e sono lupetti buoni, non mangiano
nessuno, anzi cercano di offrire le proprie anime per gli altri!
Ai francescani e ai rappresentanti delle organizzazioni parrocchiali
Vi auguro di aver il più possibile quello spirito stupendo che aveva san
Francesco. Certamente questo spirito lo ha ricevuto da Gesù tramite l’effusione
dei doni dello Spirito Santo, ma lo ha saputo modellare nella sua vita in un
modo straordinario che è rimasto per tutti i tempi, per tutte le religioni e non
solamente cristiane. Quest’anno quando ho invitato i rappresentanti delle
diverse Chiese e comunità, e anche di altre religioni, per pregare insieme per
la pace, ho pensato che c’era un posto nel mondo dove tutti potevano venire:
Assisi. La figura di san Francesco è una figura trascendente, verso la divina
trascendenza, ma anche trascendente, possiamo dire, in senso orizzontale, che
parla a diverse culture, religioni e popoli, perché non solo cristiani, ma anche
musulmani, ebrei, buddisti, scintoisti e altri conoscono san Francesco. Voi
siete molto vicini a san Francesco, nella vostra fraternità vi auguro di
possedere sempre di più il suo spirito.
Ai rappresentanti delle associazioni, movimenti e
gruppi
Io saluto cordialmente tutti e attraverso voi saluto cordialmente tutti i
membri dei gruppi, delle associazioni e dei movimenti che voi rappresentate qui.
Tutti sono in questa parrocchia un lievito evangelico che deve far crescere la
massa, così come diceva Cristo. Naturalmente lui intendeva in parabola, facendo
un’analogia dalla realtà materiale alla realtà spirituale, dalla realtà delle
cose, la farina, il pane, alla realtà umana, delle persone. La Chiesa cresce con
le persone, tramite le persone: sono quelli che devono crescere tramite voi, le
persone che compongono la comunità di questa parrocchia. Avete una bella Chiesa:
questa costruzione architettonica si deve riempire sempre, anche quella chiesa
nel senso spirituale che è come sappiamo da san Paolo “un corpo di Cristo”,
questo corpo di Cristo deve sempre essere completato, riempito dalle anime,
dalle persone umane, persone viventi nella grazia di Dio, persone aventi nel
loro cuore lo spirito del Signore, lo Spirito Santo. E per questo voi siete gli
apostoli: lo siamo tutti, tutti serviamo la stessa finalità e opera, un’opera
del corpo di Cristo che deve crescere in questa terra, perché tutto quello che è
nella terra passa, passa e deve scomparire, non c’è sulla terra una vita eterna.
Invece Cristo con la testimonianza della sua croce e risurrezione ci ha portato
la vita eterna, di cui è segno. Allora se vogliamo non condividere solamente
quello che è di questa terra per passare, per scomparire, per morire, se
vogliamo avere la vita in Dio dobbiamo cercarla in Cristo per noi e per gli
altri.
Il commovente incontro con la comunità albanese
Questo nostro incontro, il primo che si verifica qui a Roma con una comunità
di albanesi, mi commuove profondamente. Non si tratta di una commozione di
circostanza; si tratta di una commozione direi continua. Ogni giorno,
soprattutto durante il sacrificio eucaristico, cerco di vivere il martirio del
vostro popolo, dei vostri credenti, dei nostri fratelli e sorelle albanesi e
prego ogni giorno per la vostra patria, per tutti i credenti delle diverse
religioni e per la Chiesa in Albania che è scomparsa esternamente. Ma sappiamo
bene che la Chiesa non può scomparire dai cuori perché è costruita dallo Spirito
Santo, dalla parola di Cristo, dalla stessa persona di Cristo che vive nei suoi
fedeli. Io credo profondamente, insieme con voi, che Cristo vive, come vive in
noi qui a Roma, nella vostra comunità albanese romana, vive anche nei nostri
martoriati fratelli della vostra patria. Vive lui, vive la Chiesa. Non si può
uccidere Cristo! Sì, lo hanno ucciso; lo hanno crocifisso; è morto sulla croce.
Ma è risorto. Non si può uccidere Cristo! E così non si può uccidere la Chiesa.
Non si può uccidere l’uomo nella forza della fede viva, della fede in Cristo.
Questa è la nostra speranza. Ci incontriamo in questa fede e in questa speranza.
Il vostro conterraneo, il padre Daniele Gjecaj, si è riferito al brano del
vangelo che narra l’episodio quando Cristo, che si trovava nella barca di
Pietro, mentre questa era nel mare in tempesta, sembrava dormire. Ma sappiamo
bene che nel momento decisivo si è alzato e ha fatto tacere la tormenta, ha
fatto tacere le onde e tutto è tornato calmo, è tornata la pace nell’ambiente
che prima si mostrava così pericoloso. Dobbiamo gridare a Cristo, così come
gridavano gli apostoli. Dobbiamo gridare insieme. Io lo faccio davanti al mondo
perché il mondo deve capire questa sofferenza, deve capire questa ingiustizia.
Non può esserci ingiustizia maggiore di quella che uccide l’uomo per la sua fede
in Cristo! L’uomo ha dei diritti, dei diritti fondamentali, inviolabili. Questi
diritti sono rispettati nel mondo. Se non sono rispettati allora vuol dire che
il mondo non è più umano. È un mondo anti-umano. Se si distrugge Dio, nella vita
dell’uomo, si distrugge l’uomo. Non si può parlare di un mondo umano.
Le mie sono parole improvvisate, ma la mia emozione è molto più profonda
perché sento e condivido profondamente questa grandissima sofferenza dei nostri
fratelli e sorelle albanesi, che non possono godere neanche di un minimo di
libertà religiosa che, al contrario, tutti i documenti internazionali attestano
come principio fondamentale. Uniamoci nella preghiera per i fedeli della vostra
patria, per i credenti di tutte le diverse religioni, per i credenti cristiani e
cattolici. Vogliamo portare a loro, con questa nostra preghiera, un sollievo, un
conforto nello spirito. Questo conforto nello spirito può penetrare dovunque e
nessuna forza umana lo potrà mai distruggere!
Alle religiose
Quando vi incontro debbo pensare all’opera dello Spirito Santo che sa
arricchire la Chiesa con i suoi carismi e questi carismi che si esprimono con
tante istituzioni della vita consacrata. Carismi molto specifici ed evangelici
che nascono dal Vangelo e dal suo contenuto più fondamentale e sono, nella vita
della Chiesa, come nella primavera i fiori, sorti per arricchire il volto di
questa nostra terra. Ma voi non siete solo una decorazione, un ornamento: di
quello che la Chiesa possiede siete il più essenziale e sostanzioso perché la
vostra consacrazione religiosa vuol dire un battesimo ricevuto fino alla fine,
fino alle sue ultime conseguenze. Battesimo che come sappiamo ci fa morire con
la morte di Cristo per risorgere con Cristo, per avere la sua vita. Questo è il
mistero della vostra ricchezza, che ciascuna di voi porta nella sua vocazione,
professione, nella propria comunità, nel suo insieme, così da vivere più
intimamente lo Spirito Santo, lo Spirito di Cristo, il suo mistero pasquale, la
sua morte, la sua risurrezione. Vi auguro di trovare nella vostra vocazione una
gioia pasquale, profonda, più grande dei nostri sentimenti e soprattutto di
vivere la fede. Vi auguro di portare la vostra ricchezza in questa parrocchia
dedicata a san Gregorio VII, grande Papa, testimone di Cristo nella sua Chiesa
in tempi difficili.
Nel teatro con i giovani del quartiere
Avete preparato un programma molto ricco per questo incontro. Ringrazio tutti
coloro che hanno contribuito a preparare questo programma tematico, religioso e
artistico. Vorrei dirvi una cosa. Voi conoscete certamente quella parabola
evangelica che parla dei talenti: essa dice a noi tutti, e specialmente lo dice
ai giovani, che la vita umana deve essere creativa. Così ci ha creato il
Creatore a sua immagine e somiglianza che si esprime con la nostra creatività
umana e sotto diversi indirizzi e orientamenti, diverse espressioni. Seguendo la
nostra rappresentazione e anche gli altri momenti del programma offerto, ho
pensato a questi talenti e a questa ricca e differenziata creatività dei giovani
che si esprime nei canti, in danze, in gesti e in modi di parlare e di
rappresentare le situazioni, le persone e tutto ciò che costituisce le diverse
opere d’arte o musica o scenica o anche letteraria. Allora io auguro ai giovani
di saper scoprire questi vostri talenti, di identificare e poi sviluppare questa
creatività che è propria a ciascuno di voi. Ma, vorrei dirvi ancora che tra i
talenti che noi possediamo come doni del Creatore, ve ne sono alcuni
specialmente preziosi, anche se più nascosti e meno visibili. Sono come i tesori
nascosti nel cuore dell’uomo, nella nostra anima, e qualche volta non si sa che
uno possiede tale dono e talento. Un tale dono, per esempio è la preghiera che è
l’espressione della fede; perché, che cosa è la fede? È incontro con una persona
divina, un incontro personale che si fa preghiera, si fa conversazione. Questo è
un dono, un tesoro nascosto nelle nostre disponibilità e possibilità umane che
si deve sviluppare e deve divenire creativo. Non solamente nella preghiera, ma
anche nelle altre opere proprie della vita cristiana: il cristiano deve essere
creativo in un modo stupendo, deve saper creare molto da questo tesoro interno
che porta in sé, nella sua anima, che viene dal suo battesimo, dal suo essere
cristiano. Io vi auguro di poter identificare questi tesori, questi talenti e di
poter essere creativi, come uomini giovani e poi come cristiani. Voglio
ringraziare i giovani GAM per quello che sempre mi dicono: “Noi giovani GAM ti
amiamo! Tu sei Pietro e noi ti amiamo”. Allora voglio assicurarvi che vi amo. Ma
non solamente voi, anche gli altri, anche quelli che hanno danzato, e anche gli
scouts. Ho ammirato anche i vostri giovani amici artisti che brevemente hanno
potuto dire molte cose, riassumere tutto un grande libro di un grande scrittore,
naturalmente in un adattamento. Grazie ancora una volta! Che il Signore vi
conceda di sviluppare la vostra creatività giovanile per il bene delle vostre
persone, di questa comunità dedicata a san Gregorio VII Papa e per la vostra
patria carissima, per l’Italia.
© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana