DISCORSO DI GIOVANNI
PAOLO II
AI VESCOVI DELLA BASILICATA
IN VISITA «AD
LIMINA APOSTOLORUM»
Sabato, 26 aprile 1986
Carissimi fratelli, vescovi della Basilicata!
1. Benvenuti a questo incontro, che suggella il vostro pio pellegrinaggio
romano per la visita “ad limina Apostolorum”. Vi accolgo di gran cuore e vi
saluto con affetto. Vedo idealmente accanto a voi, e da voi degnamente
rappresentate, le fervide comunità che beneficiano del vostro zelante ministero.
Ad esse, attraverso le vostre persone, rivolgo il mio cordiale pensiero col
quale intendo raggiungere le singole compagini dei fedeli, le famiglie, gli
operatori pastorali, specialmente i carissimi sacerdoti, insostituibili
collaboratori della missione episcopale, i religiosi e le religiose, i laici
impegnati nelle varie forme di apostolato, e, con accento di predilezione, gli
alunni dei seminari, ai quali guardiamo tutti con premurose attenzioni e con
fiduciosa attesa.
2. Le diocesi della Basilicata stanno vivendo un’epoca importante della loro
storia. Epoca della carità, foriera di speranza. Nella tragedia di lutti e di
disastri seminati dal terremoto sei anni or sono, e successivamente nella
faticosa e non ancora conclusa opera di ricostruzione e di risanamento, è stato
composto un poema di carità vissuta, partecipata, diffusa. Le popolazioni lucane
si sono distinte per la loro ardente e fattiva solidarietà verso i fratelli
colpiti dall’immane devastazione, e hanno ben meritato il generoso sostegno di
molte diocesi e parrocchie e di istituzioni caritative d’Italia e di altri
Paesi, con i quali sono stati intrecciati vincoli duraturi.
Ed è un fatto grandemente eloquente che, nel 1983, queste care popolazioni,
mentre erano ancora intente a curare le proprie ferite, abbiano sentito il
bisogno di contribuire a loro volta a soccorrere i terremotati di Pozzuoli e
delle zone nord-orientali della Turchia, dedicando loro le iniziative di carità
programmate durante l’Avvento.
L’esercizio della carità, obbediente al precetto evangelico: “Va’ e anche tu
fa’ lo stesso” (Lc 10, 37), non perde nulla della propria obbligatorietà
con il progredire della coscienza sociale e dell’azione assistenziale pubblica.
Piccole e grandi realizzazioni, nascano esse dall’impulso degli individui o da
specifici organismi, trovano sempre spazio nella complessa e multiforme realtà
umana, senza per questo sostituirsi ai compiti spettanti a chi è investito di
responsabilità peculiari. Esse d’altra parte esprimono concretamente quella
libertà d’azione che, oltre a essere un’inviolabile prerogativa dell’ordine
democratico, reca un apporto costruttivo al tessuto comunitario, avvalorando le
forze vive del volontariato.
Da questo punto di vista l’azione dispiegata con convinta spontaneità nella
vostra come in altre regioni che si sono trovate in analoga situazione, assume
un valore di esemplarità, basato sulla concretezza dei fatti, per il positivo e
aperto apprezzamento anche in campo civile della funzione delle nostre
istituzioni caritative.
3. Dagli avvenimenti di questi ultimi anni la Chiesa lucana è rimasta
interpellata in modo permanente. E continua a trarne forte stimolo per
l’ulteriore cammino, improntato a rinnovata speranza. “Il segreto della nostra
speranza - ha scritto l’arcivescovo Vairo, presidente della vostra Conferenza -
è nell’amore fraterno”. Io sono lieto di confermarvi in questa sapiente
determinazione.
Riconoscendo - evidentemente - l’importanza degli interventi pubblici, che
stanno dando respiro alla ripresa, desidero rilevare alcuni aspetti che hanno
rapporto con la sollecitudine pastorale ispirata alla carità evangelica, quali
appaiono dal quadro di ombre e di luci delineato nelle vostre relazioni in
preparazione della visita “ad limina”.
Il sottosviluppo socio-economico, che non da oggi affligge la regione, ha
conosciuto accentuazioni di cui l’agevolato processo di industrializzazione e
l’incremento del settore terziario non si rivelano ancora adeguati a eliminare
le conseguenze. Persistono la disoccupazione e la sottoccupazione specialmente
nel mondo giovanile. È quindi nutrita la schiera di giovani i quali, non per
libera scelta ma per sofferta necessità, si vedono costretti a cercare una
ragion di vita al di fuori dei confini della regione o della patria italiana.
Il livello della moralità denota qualche tendenza all’abbassamento.
Provvidenzialmente la vostra terra è rimasta immune dagli orrendi fenomeni del
terrorismo, mafia, sequestri di persona. Ma il costume, anche a causa dell’ampia
diffusione di modelli negativi, si lascia pervadere da una mentalità e da
comportamenti permissivi, secolarizzanti, edonistici.
La famiglia costituisce tuttora un valore nell’opinione comune. Tuttavia
soggiace, come altrove, all’aggressione di insidie che ne compromettono la
stabilità e la fecondità.
Qua e là si è affacciato il triste fenomeno della droga. L’impegno civile e
sociale, lo stesso impegno religioso, subiscono il freno dell’individualismo, di
questa “matrice” socio-culturale che ha certo origine da lontane ragioni
storiche e dall’assetto geografico, e non manca di tradursi in assenteismo,
clientelismo, “arrangiamento”.
4. Di tutto questo tiene conto la programmazione pastorale, che avete
elaborato nel solco della recente dolorosa esperienza e nella luce delle
riflessioni emerse da tre Convegni ecclesiali. Essa è intesa a una profonda
sensibilizzazione delle coscienze e a un’intensa maturazione della fede, anche
come servizio alla dignità dell’uomo e alla sua promozione integrale.
In Basilicata la pietà popolare è un patrimonio tramandato di generazione in
generazione, che, pur tra i suoi limiti, custodisce una singolare ricchezza di
valori, quali il culto dei misteri della passione e dell’Eucaristia, la
devozione alla Vergine e ai santi patroni. Rimane dunque fondamentale il compito
di sviluppare con saggio discernimento quei valori e, insieme, di superare i
limiti.
L’attenzione alla pietà popolare costituisce in certo modo un’espressione
dell’amore preferenziale per i più poveri e diventa anche la base di un’organica
evangelizzazione, o, come si deve dire in non pochi casi, di una
rievangelizzazione, trattandosi della formazione di cristiani che, dimentichi
del Battesimo ricevuto, vanno avviati a un rinnovato impegno di coerenza, in
ordine a una crescita progressiva verso “lo stato di uomo perfetto, nella misura
che conviene alla piena maturità di Cristo” (Ef 4, 13).
5. Per il rinnovamento di tutte le componenti della famiglia ecclesiale, di
cui avvertite la necessità, vorrei additarvi come sorgente cui attingere
insistentemente il senso della comunione, una delle idee luce scaturite dal
Concilio e vivamente richiamata dal Sinodo straordinario dei vescovi nel
novembre scorso.
In ogni diocesi la comunione ha come centro e punto di riferimento il
vescovo. Da lui, continuatore dell’opera di Cristo, dispensatore primario dei
divini misteri, maestro di verità, si irradiano le molteplici dimensioni, che
fanno della Chiesa particolare una porzione viva e omogenea del popolo di Dio
sparso su tutta la terra.
Dobbiamo essere noi per primi, cari confratelli, apostoli e testimoni sempre
più radicati nella comunione ecclesiale, per avvalorarne lo spessore in tutti i
“cerchi” della realtà diocesana: i dilettissimi sacerdoti, cui vanno le nostre
più sollecite e amorevoli premure; i diaconi, che tanto aiuto sono in grado di
dare alla missione di annuncio della parola di Dio e all’esercizio della carità;
i membri degli Istituti di particolare consacrazione, che all’armonia della
pastorale organica recano l’apporto dei loro peculiari carismi; e il laicato,
uomini e donne, la componente più numerosa, cui spettano costituzionalmente
prerogative e compiti di decisiva portata nell’animazione cristiana dell’ordine
temporale.
Mi piace sottolineare che nello spirito della comunione ecclesiale assume un
valore particolare e preminente la pastorale delle generazioni che salgono -
ragazzi, adolescenti, giovani -, le più esposte ai diversi influssi esterni per
la loro connaturata apertura al nuovo. L’uomo in crescita va accostato con la
massima riverenza e con amore; va aiutato nelle fasi del suo sviluppo in vista
sì di quello che egli sarà domani, ma anche con la consapevolezza del
significato che ha oggi la sua presenza nella trama comunitaria.
La pastorale delle nuove generazioni è il crocevia obbligato per l’efficacia
dell’azione della Chiesa anche in altri settori. Basti ricordare la tutela della
santità del matrimonio e della famiglia, la formazione di numerosi e validi
operatori pastorali, l’incremento delle vocazioni sacerdotali e religiose.
A quest’ultimo riguardo mi è caro esprimervi il mio sentito compiacimento per
le specialissime premure che andate riservando ai seminari e che hanno già
conseguito notevoli risultati. Vi accompagna il mio fervido augurio che i vostri
sforzi, “Deo adiuvante”, siano coronati da sempre nuovi successi per il bene
della Chiesa e della società.
A ciascuno di voi, alle care popolazioni a voi affidate e a quanti
condividono le sollecitudini ecclesiali in quest’epoca particolare della storia
della Basilicata, imparto di cuore la benedizione apostolica.
© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana