Sabato, 19 aprile 1986
Carissimi amici dell’Unitalsi Varesina
1. Grazie per questa presenza, che dimostra la vostra fede, la vostra
affezione e la vostra buona volontà. Saluto il vescovo mons. Bernardo Citterio,
vicario episcopale della diocesi di Milano per la zona e la città di Varese; e
insieme con lui desidero salutare il presidente e assistente ecclesiastico della
vostra Associazione. In particolare il mio saluto va alle bambine del piccolo
Cottolengo di Varese, e ai malati qui presenti. A tutti voi, che nella
sofferenza ci ricordate continuamente l’immagine di Cristo crocifisso e ci
insegnate ad esprimere la profonda esigenza del Vangelo di dedicarci ai fratelli
con disponibilità, con amore, con disinteresse e dedizione, va il mio saluto
cordiale, affettuoso, benedicente. E un saluto ancora al valido e numeroso
gruppo delle dame e dei barellieri, dei medici, dei sacerdoti, dei familiari e
degli accompagnatori associati all’organizzazione per il trasporto degli
ammalati ai santuari.
2. Dedicarsi agli ammalati, specialmente per venire incontro al loro
desiderio di pietà e di vita religiosa, mediante la pratica del pellegrinaggio,
è una testimonianza preziosa di servizio evangelico. Essa comporta, voi ne siete
esperti, accoglienza, disponibilità, rispetto di chi soffre, della sua
personalità e della sua libertà, anche nel contesto difficile dei limiti fisici
o psicologici; ma l’assistenza invita soprattutto a una sincera e premurosa
attenzione alle ricchezze spirituali dell’infermo, non di rado nascoste o sopite
dentro i confini della sofferenza.
Io mi compiaccio con tutti voi per la vostra dedizione generosa, per lo
spirito di servizio con cui vi dedicate all’organizzazione dell’assistenza, per
lo schietto e cordiale clima di amicizia che riuscite a stabilire con i malati
pellegrini.
3. Voi siete venuti per ricordarmi anche altri incontri, specialmente quelli
del pellegrinaggio che ho compiuto nella vostra terra ai luoghi di san Carlo e
al Sacro Monte. Abbiamo invocato insieme - certamente alcuni di voi lo ricordano
bene - la Madonna in quel luogo privilegiato per la pietà mariana e l’abbiamo
invocata con le parole stesse di san Carlo, chiedendo di poter, “infiammati
dalla carità, essere luminosi, risplendendo davanti agli uomini . . . ardere di
amore celeste . . . elevare in alto i nostri cuori; avere il gusto delle cose di
lassù”. (cf. Insegnamenti di Giovanni Paolo II, VII, 2 [1984] 1095)
Quella preghiera era arricchita dall’offerta delle vostre pene fisiche e
spirituali e dalla vostra grande devozione verso la Vergine. Vi sosteneva, come
vi sostiene ora, la speranza e la fiducia che la Madre di Dio vi è vicina con
grande affetto e pietà.
È quel momento di preghiera che io desidero oggi rivivere con voi,
invitandovi a unirvi nell’invocazione alla Madonna per ottenere il dono di
questa speranza: “E poi, o Maria, chiediamo al tuo esempio e alla tua
intercessione la speranza. Speranza nostra, salve! Anche di speranza abbiamo
bisogno, e quanta! Tu sei, Maria, immagine e inizio della Chiesa; risplendi ora
innanzi al popolo di Dio quale segno di certa speranza e consolazione”.
4. L’intercessione della Vergine continui a proteggere tutti voi, conforti il
vostro spirito, vi sostenga nelle fatiche, nelle pene, nell’impegno profondo
della carità che vi anima.
L’offerta della vostra sofferenza può contribuire alla pace del mondo e io vi
chiedo di farvi interpreti, nella vostra preghiera, delle gravi preoccupazioni
per la pace che ci assillano in questo momento. Io vi chiedo di unirvi alla mia
invocazione al Dio della pace e della giustizia perché dia ai responsabili delle
sorti delle Nazioni la saggezza e la magnanimità necessarie, in un momento così
cruciale, per conoscere e percorrere le vie di una giusta intesa fra i popoli.
Su tutti voi, infermi e accompagnatori, sulle persone che sono care al vostro
cuore, su tutti gli ammalati che si associano al vostro movimento, sulle vostre
famiglie, scenda confortatrice e propiziatrice la mia benedizione apostolica.
© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana