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DISCORSO DI GIOVANNI
PAOLO II AI PARTECIPANTI AD UN CONGRESSO DI NEUROPSICHIATRIA
Sabato, 12 aprile 1986
1. Sono particolarmente felice di avere l’opportunità di darvi il benvenuto,
illustri signori e signore della scienza medica partecipanti al Congresso
Internazionale sulla disfunzione ipotalamica nei disordini neuropsichiatrici.
stendo i miei cordiali saluti a tutti voi e specialmente al dottor Goodwin
dell’Istituto Nazionale di Salute Mentale, Bethesda, nel Maryland e al dottor
Frajese della Facoltà di Medicina dell’Università di Roma “La Sapienza”, sotto i
cui auspici il vostro Congresso si sta svolgendo.
Sono stato informato che lo scopo del vostro Congresso è quello di discutere
e valutare l’integrazione delle ultime scoperte nel campo della
neuroendocrinologia nel trattamento clinico dei disordini neuropsichiatrici, con
particolare riferimento alla disfunzione ipotalamica. Speciale oggetto della
vostra ricerca è il microcosmo biochimico costituito dalla struttura e
dall’azione dei neuropeptidi, specialmente nella loro mutua interazione con il
sistema endocrino. È un campo molto specifico della scienza medica nella quale
si sta progredendo con un passo sempre più accelerato nel grande miglioramento
degli approcci clinici ai problemi di salute mentale.
2. La Chiesa cattolica ammira e incoraggia il lavoro e l’impegno degli uomini
e delle donne di scienza come esploratori dell’uomo e dell’universo. Mentre la
Chiesa non pretende di avere una particolare competenza nella natura
specificatamente scientifica dei vostri sforzi, gradisce sinceramente e
apertamente il progresso della conoscenza ottenuto con mezzi onesti. Essa è
fermamente convinta che il progresso della scienza è una speciale forma di
servizio all’umanità. Desidero fare mie le parole del Concilio Vaticano II per
assicurarvi che “i vostri sentieri non ci sono estranei. Noi (nella Chiesa)
siamo amici della vostra vocazione di ricercatori, compagni nelle vostre
fatiche, ammiratori dei vostri successi, e, se necessario, consolatori nei
vostri insuccessi e scoraggiamenti” (Messaggio del Concilio Vaticano II agli
uomini e donne di pensiero e di scienza). In questo senso la Chiesa apprezza
enormemente i vostri sforzi per mettere a disposizione della comunità medica,
una più completa comprensione dell’influenza sul comportamento umano dei
meccanismi biochimici che sono stati oggetto del vostro studio e della vostra
discussione durante questi giorni.
3. Lo specifico punto nel quale si incrociano i nostri cammini è la
realizzazione che la Chiesa e la comunità medico-scientifica, ognuna nella
propria sfera, cercano di servire il benessere degli esseri umani. Tutti sono
chiamati ad andare oltre la propria realizzazione in intima comunione con gli
altri e con il Creatore stesso. La scienza in generale, e la scienza medica in
particolare, è giustificata e diventa uno strumento di progresso, liberazione e
felicità solo nella misura in cui serve l’integrale benessere dell’uomo.
Le splendide conquiste dello spirito umano nella scoperta dei segreti della
natura e della vita creata, nel costruire mezzi tecnici per fare un uso pratico
della conoscenza, non devono mai diventare strumenti di distruzione e di morte
né mezzi di manipolazione e schiavitù di altri esseri umani. Questo è un reale
interesse di molti uomini e donne del nostro tempo e fortunatamente la comunità
scientifica in generale manifesta una testimonianza della sua grande
responsabilità a questo riguardo.
4. Gli scienziati sono felici quando, alla fine di un rigoroso approccio
metodologico, afferrano l’oggetto della loro ricerca nella sua realtà oggettiva.
Essi vogliono che l’oggetto della loro ricerca parli loro della sua “verità”.
Essi non vogliono imporre un personale preconcetto ideologicamente basato sulla
realtà. In questo senso il progresso di conoscenza scientifica ha seguito
l’itinerario della scoperta: la “verità” della natura e della vita è scoperto e
svelato nella sua complessità, e allo stesso tempo nella sua profonda logica e
ordine.
Nel vostro campo, strettamente legato all’intimo benessere degli individui,
siete messi quotidianamente a confronto dal fatto che i processi biochimici che
studiate devono essere integrati con una più ampia verità di ciò che significa
essere una persona, essere il soggetto di inalienabili diritti, possedere la
dignità di essere umano che non può mai essere perduta.
5. Uno dei maggiori compiti culturali del nostro tempo è quello di una
completa conoscenza, nel senso di una sintesi, nella quale l’imponente corpo
della conoscenza scientifica possa trovare il suo significato all’interno di una
visione integrale dell’uomo e dell’universo, che è dell’“ordo rerum”, l’“ordine
delle cose”. Precisamente nella costruzione di una tale sintesi, la scienza, la
filosofia e la religione hanno molto da dirsi.
In questo senso la Chiesa Cattolica desidera essere in costante dialogo con
il progresso della conoscenza scientifica e tecnologica. Essa e profondamente
convinta di poter contribuire con qualcosa di essenziale a questo dialogo nel
presentare la verità e la saggezza che il Padre eterno ha rivelato in Gesù
Cristo, il Verbo fatto carne: “La via, la Verità e la Vita” (Gv 14, 6).
In sostanza cari amici, le mie parole vogliono essere espressione di
incoraggiamento nei vostri sforzi e nel vostro servizio a coloro che
beneficeranno delle vostre capacità e della vostra dedizione. Vogliono
confermare l’interesse della Chiesa per voi e il suo sostegno nei processi di
guarigione che cercate di perfezionare.
Raccomando voi e il vostro lavoro all’Unico di cui le Scritture parlano
dicendo che “accolse e prese a parlar loro del regno di Dio e a guarire quanti
avevano bisogno di cure” (Lc 9, 11).
Vi benedica Dio onnipotente.
© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana
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