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INCONTRO
DI GIOVANNI PAOLO II
CON I VESCOVI DELLA CHIESA LUTERANA D'AMERICA
Giovedì, 26
settembre 1985
Cari amici.
Vi do cordialmente il mio benvenuto a Roma, la città degli apostoli Pietro e
Paolo: “Grazia a voi e pace da Dio Padre e dal Signore Gesù Cristo” (2 Ts
1, 2).
So che la vostra visita qui rappresenta una fase di un importante viaggio che
voi state compiendo per ragioni ecumeniche. Siete stati a Ginevra e Istanbul e
vi accingete a raggiungere Canterbury. In ogni luogo viene data testimonianza
dell’esigenza di unità cristiana. Io apprezzo il proposito che vi ha condotti
ora a Roma, che è quello di approfondire la vostra conoscenza della Chiesa
cattolica e di meglio comprendere il suo impegno in campo ecumenico. Lodo
l’opera che state compiendo, poiché è in chiara sintonia con la preghiera di
Cristo: “che essi siano una sola cosa” (Gv 15, 21).
Ho incontrato in tre occasioni il vescovo che presiede alla Chiesa luterana
d’America, Monsignor James Crumley. Apprezzo le sue cortesi parole, che sono
appena state lette. Sono venuto a conoscenza di questo profondo interesse alla
causa dell’unità cristiana attraverso le nostre conversazioni e le lettere che
ci siamo scambiati. Vi prego di porgergli i miei più cordiali saluti.
Quando ci raduniamo per incontri ecumenici come questo, c’è sempre un senso
di gioia, di speranza e di gratitudine, ma, allo stesso tempo, di dolore. Ci
sono gioia e speranza perché il dialogo fra luterani e cattolici negli ultimi
vent’anni ci ha resi sempre più coscienti di quanto siamo vicini gli uni agli
altri in molte questioni fondamentali. Tuttavia sperimentiamo anche il dolore,
perché vi sono alcuni punti importanti che ci dividono riguardo alla professione
di fede, impedendoci di celebrare assieme l’Eucaristia. Ciononostante possiamo
essere grati, poiché ogni nuovo raduno di persone che anelano all’unità dei
cristiani è una fresca risposta allo Spirito Santo che continuamente ci esorta a
superare le nostre divisioni.
Cari fratelli in Cristo: voi siete veramente benvenuti qui. Rallegriamoci che
un simile incontro possa aver luogo. Disponiamoci ad essere aperti al Signore,
così che egli possa usare questo incontro per i suoi fini, per conseguire
l’unità che egli desidera. Vi ringrazio per gli sforzi che state facendo a
favore di una piena unità nella fede e nella carità.
In un discorso che tenni alla curia romana in giugno, esaminai alcuni dei
risultati che l’ecumenismo ha conseguito negli ultimi venticinque anni. In
quell’occasione espressi una speranza che oggi ritengo sia appropriata a tutti
noi: “Possa il Signore concederci . . . di essere coraggiosamente docili alla sua
volontà, in modo che egli possa portare a termine ciò che ha iniziato in noi”. E
con San Paolo noi siamo convinti che colui che ha cominciato in noi quest’opera
buona “la perfezionerà fino al giorno di Cristo Gesù” (Fil 1, 6).
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