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VISITA PASTORALE IN SARDEGNA
INCONTRO DI GIOVANNI PAOLO II
CON I SACERDOTI, I RELIGIOSI E I SEMINARISTI NELLA CATTEDRALE DI CAGLIARI
Domenica, 20 ottobre 1985
Amati Fratelli nell’Episcopato, Carissimi Sacerdoti, Religiosi,
Religiose, Seminaristi.
1. Gioisco profondamente per questo incontro con voi, nell’antica e splendida
Cattedrale di Cagliari, centro liturgico e magisteriale della Città e della
Diocesi. A tutti rivolgo il mio saluto più cordiale e il mio ringraziamento
per la vostra presenza affettuosa.
Nell’intenso itinerario di questi tre giorni attraverso la vostra Isola, così
ricca e illustre di avvenimenti religiosi e politici, sono giunto alla vostra
Cattedrale consacrata a Maria Santissima “Regina Sardorum” nella domenica
dedicata alla Giornata Missionaria Mondiale. In tale occasione esprimo
anzitutto il mio vivo compiacimento per il bene che avete compiuto e state
compiendo in nome di Cristo e della Chiesa tra la popolazione a voi affidata;
e vi incoraggio, inoltre, ad essere sempre maggiormente impegnati
nell’annunzio e nella testimonianza del Vangelo nella vostra Diocesi, in
quest’Isola e nel mondo intero. Nel “piano pastorale diocesano” emerge,
appunto, in modo particolare la catechesi nella prospettiva delle vocazioni
sacerdotali e religiose, per chiarificare e approfondire la convinzione circa
il comando di Cristo di evangelizzare tutte le genti e per stimolare alla
preghiera e alla confidenza. Voglia il Signore suscitare in voi e nei vostri
fedeli sempre più ardente entusiasmo per l’opera missionaria della Chiesa!
2. Non è ora possibile ricordare qui la storia del Cristianesimo in Sardegna:
voi ben ne conoscete le origini, lo sviluppo, le vicende, i mutamenti, le
personalità, le caratteristiche. Tuttavia, si può almeno dire, in sintesi, che
anche per la vostra Isola nei secoli passati è stato tempo di fatica e di
sofferenza e tempo di fede e di santità. Qui, in Sardegna, nel 235 con
l’editto di persecuzione contro i cristiani, furono esiliati e condannati “ad
metalla” dall’imperatore Massimino il Trace i capi delle Chiese locali, e vi
morirono rappacificati Papa Ponziano e il presbitero Ippolito; qui il Vescovo
Brumasio nel 508 accolse i circa duecento Vescovi mandati in esilio dal re
africano Trasamondo, vandalo e ariano, che portarono con sé le reliquie di
Sant’Agostino; qui, fin dai primi tempi della Chiesa, operarono eminenti
figure di Pastori, come Quintasio, che partecipò al Concilio di Arles (314);
Lucifero I e Lucifero II; Gianuario, al quale il Papa San Gregorio Magno
indirizzò ben venti lettere riguardanti la Sardegna; Citonato, che prese parte
al Terzo Concilio Ecumenico di Costantinopoli (680-684); San Giorgio di Suelli,
nel secolo X, eletto e consacrato vescovo giovanissimo, infaticabile
missionario dell’Ogliastra. Vicende drammatiche e dolorose hanno segnato la
storia dell’Isola, dalle insidie degli Arabi al dominio delle Repubbliche
Marinare, degli Aragonesi e degli Spagnoli; ma pur tra le vicissitudini
belliche si dilatò incessantemente la fede cristiana, con i suoi riti e le sue
tradizioni, con i suoi impegni di vita morale e le sue strutture giuridiche,
anche per merito dei monaci e delle varie Congregazioni maschili e femminili,
che, a cominciare dai Benedettini, dai Camaldolesi, dai Vallombrosani, dai
Cistercensi francesi inviati da San Bernardo e dai Frati minori conventuali
mandati dallo stesso San Francesco nel 1220, hanno percorso l’Isola di secolo
in secolo con assiduo ministero, predicando il Vangelo, convertendo le
popolazioni, costruendo chiese e conventi, formando sacerdoti e missionari,
purificando ed elevando i costumi, santificando le famiglie.
Tra la numerosa schiera di figure e personalità benemerite della Sardegna,
ricordiamo almeno, a nostro esempio e incitamento, il cappuccino Sant’Ignazio
da Laconi; il Vescovo Ernesto Maria Piovella; il famoso Padre Giovanni
Battista Manzella, detto l’“Apostolo della Sardegna”, che per quasi quarant’anni
la percorse infaticabilmente; Suor Maria Gabriella Sagheddu di Dorgali, morta
nel 1939 nella Trappa di Grottaferrata a Roma, offertasi vittima per l’unità
dei cristiani, che ebbi l’onore e la gioia di dichiarare “beata”; Madre Maria
Giovanna Dore, fondatrice delle Benedettine “Mater Unitatis”. È un breve
elenco, purtroppo incompleto; ma è sufficiente per sottolineare la presenza
continua della grazia divina, che tra gioie e dolori, contrasti e conquiste,
ha permeato il popolo sardo, facendolo cristiano e devoto. La celebre
scrittrice vostra conterranea Grazia Deledda - Premio Nobel 1926 - nei suoi
romanzi così intrisi di dolore e di angoscia, fa emergere la profonda
religiosità dei sardi, specialmente mediante i “pellegrinaggi”, e indica nella
redenzione e nella fiducia in Dio la soluzione del dramma dell’esistenza
umana.
La riflessione sulla storia del passato diventa un monito e uno stimolo per il
presente e per il futuro: tutto ciò che è avvenuto ci spinge ad aver fiducia,
a non perderci d’animo, a rimanere forti nella fede, senza timore e senza
tentennamenti, anche se i tempi sono non senza difficoltà e i venti della
critica e della contestazione soffiano violenti attorno alla Chiesa e al
messaggio di Cristo. Il mondo di oggi ha più che mai bisogno di voi, cari
sacerdoti, e della vostra opera di evangelizzazione. E ha più che mai bisogno
della vostra preziosa testimonianza, cari Religiosi e Religiose.
3. L’esortazione e il ricordo che desidero lasciarvi è un invito a lavorare
con fiducia: la fiducia è il vertice della speranza fondata sulla parola di
Cristo, che ha promesso la sua presenza e il suo aiuto.
- Abbiate fiducia prima di tutto nell’opera della “grazia”, che agisce nel
segreto delle coscienze, perché realizza un dialogo personale tra Dio e la
singola anima.
L’importante è essere strumenti docili e adatti della “grazia”, anche se gli
effetti del nostro impegno ascetico e del nostro apostolato non sono sempre
visibili. La storia umana non è un caos di avvenimenti senza senso e crudeli;
talvolta può apparirci un labirinto inestricabile; ma la fede cristiana ci
insegna che esiste, segreto e reale, il “dialogo” di Dio con il “singolo”, per
cui bisogna avere estrema fiducia nel lavoro misterioso della grazia nelle
coscienze.
- Abbiate poi fiducia nella preghiera. Il monito di Gesù: “Bisogna sempre
pregare e mai stancarsi” è per tutti valido e attuale. Per quanto dolorosa sia
la nostra fragilità, possiamo almeno pregare e amare! La storia della Chiesa è
in ogni tempo tempestosa, perché è lotta del Bene contro il male e anche la
vita del cristiano è ansiosa e difficile, perché egli cammina in salita,
portando ogni giorno la sua Croce. La forza interiore viene dalla preghiera
compiuta in Cristo e con Cristo, e cioè con umiltà e con spirito di obbedienza
e di dedizione. Anche riguardo alle vocazioni sacerdotali e religiose, Gesù
insiste soprattutto sulla necessità della preghiera: “La messe è molta, ma gli
operai sono pochi. Pregate il padrone della messe che mandi operai nella sua
messe” (Mt 9, 38).
- Infine, abbiate fiducia nella vostra stessa dignità di sacerdoti, di
religiosi. Bisogna naturalmente tener lontano ogni sentimento di vano
orgoglio, ma bisogna anche non intimorirci del rumore e delle pretese del
mondo con i suoi errori e le sue pressioni. È necessaria un’illuminata cultura
ecclesiastica, una profonda competenza teologica e pastorale, un’accorta
sensibilità verso la società attuale, e nello stesso tempo un’assoluta
confidenza in colui che ci ha scelti per testimoniare la verità rivelata e per
donare la grazia.
4. Carissimi! Mi piace concludere questo nostro incontro ricordando le parole
che vi rivolse Paolo VI, nella sua visita a Cagliari nel 1970: “Sappiate
distinguere, tra il rumore delle voci ingannevoli, la Voce per eccellenza,
l’unica vera Voce che può rispondere alle vostre sante aspirazioni; sappiate
tenere l’orecchio sempre attento a Colui che un giorno, in modo misterioso ma
inconfondibile, vi fece sentire l’invito: «Veni, sequere me!»”. È la Voce che
chiama alla continua riforma e purificazione della Chiesa, mediante l’impegno
della propria santificazione personale: “Santità - soggiungeva Paolo VI - che
è fondamentalmente una sola, quella di Cristo, e che, oggi come ieri, è fatta
di amore di Dio, di preghiera, di dono di sé al servizio del prossimo, di
lotta contro le passioni, di ubbidienza, di amore alla croce” (Insegnamenti
di Paolo VI, VIII [1970] 378.379).
È un programma di vita, che anch’io lascio a voi tutti, in questa Giornata
Missionaria Mondiale, e in prossimità del Sinodo straordinario in occasione
dei venti anni dalla conclusione del Concilio; un programma di vita che è per
voi di intima consolazione e per la Sardegna di immenso vantaggio spirituale.
Rivolgetevi a Maria Santissima, la nostra Madre celeste; pregatela con
fervore, specialmente col rosario; invocatela ogni giorno, per essere
autentici imitatori di Cristo, in questa nostra epoca, tra i fedeli della
vostra Diocesi e della vostra amatissima Sardegna.
Con questi voti, di gran cuore vi imparto ora la mia Benedizione che estendo
con affetto ai Confratelli, alle Consorelle che non hanno potuto essere
presenti e alle vostre singole famiglie.
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