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VISITA PASTORALE A SALERNO
SALUTO DI GIOVANNI PAOLO II ALLA
CITTÀ E
ALL'ARCIDIOCESI IN PIAZZA CAVOUR
Domenica, 26 maggio 1985
Signor Ministro, Signor Sindaco, Fratelli e Sorelle della città e
Arcidiocesi di Salerno.
1. Vi ringrazio di cuore per la vostra manifestazione di affetto, che riporta
spontaneamente col pensiero a quella lontana di novecento anni or sono, quando i
vostri antenati scesero nelle piazze e nelle strade ad accogliere quale ospite
di eccezione Papa Gregorio VII. Ringrazio in particolare il signor Ministro e il
Signor Sindaco per i deferenti indirizzi di omaggio che mi hanno rivolto. Saluto
con viva cordialità le Autorità religiose e civili, e ciascuno di voi che siete
venuti in gran numero a questo nostro primo incontro.
2. È per me motivo di viva gioia trovarmi qui, a Salerno, città che, oltre allo
scenario delle sue bellezze naturali e alla vivacità dell’impegno nei vari campi
del lavoro umano, offre dappertutto i segni della sua antica e sana tradizione
cristiana.
Una città ricca di storia e, già alla svolta del primo millennio, la più
importante metropoli del meridione, capitale d’un vasto Stato, fiorente di una
scuola di Diritto e di Medicina, che ancor oggi è ricordata nel mondo della
cultura per la saggezza delle norme di vita. Una città sviluppatasi attorno al
centro artistico e religioso del suo duomo, monumento insigne di architettura,
dove è onorevolmente conservato il corpo dell’apostolo, che nel suo Vangelo ha
raccolto la promessa divina a Pietro sulla Chiesa: “Le porte degli inferi non
prevarranno” (Mt 16, 18).
3. Cari fratelli e sorelle, nel vostro capoluogo, illustre per il costante
attaccamento ai valori religiosi e per la fedeltà alla Chiesa di Roma, io sono
venuto a venerare, insieme con voi, i resti mortali, che avete il privilegio di
custodire, del mio grande e santo Predecessore Gregorio VII, in occasione della
ricorrenza dei nove secoli dalla sua morte.
Vengo per confermarvi nella fede, come è dovere del mio ufficio, ricordando la
promessa divina, fedelmente trascritta dall’apostolo San Matteo, che, nel corso
travagliato della storia umana, la Chiesa non potrà mai soccombere di fronte a
nessuna tempesta sollevata dalle potenze delle tenebre. Rimanete, dunque,
ancorati a tale roccia, senza timore, senza lasciarvi scuotere dalle ondate
minacciose di ideologie secolarizzanti.
Vengo soprattutto alla tomba del grande San Gregorio papa per raccoglierne a
nome di tutta la Chiesa il messaggio, che risuona ancora, dal profondo Medioevo,
nella nostra società tecnologica, distratta e indifferente, ma così bisognosa di
Vangelo.
4. Dopo quasi un millennio, infatti, la voce di San Gregorio non si è
affievolita, perché il suo programma di rinnovamento ecclesiale e religioso
permane valido nelle sue linee portanti. Egli voleva la Sposa di Cristo santa,
unita e libera, nell’adempimento della sua missione salvifica:
santa nella purezza dei costumi del clero e dei fedeli; libera dai
condizionamenti del potere politico, che si adoprava ad asservirla per
strumentalizzarla; unita sotto la guida dell’unico Pastore.
Nel periodo del suo soggiorno a Salerno Egli consacrò la nuova cattedrale, tenne
un Concilio e scrisse a tutta la Chiesa una lettera, che fu anche il suo
Testamento. In essa esortava i lontani, assorbiti dall’amore delle cose terrene,
mossi dal vento dell’ambizione, a ravvedersi; e raccomandava ai fedeli di
perseverare nella fede fino alla morte, di accogliere Pietro come padre di tutti
e la Chiesa romana come madre e maestra.
Fu questo il grande ideale, a cui San Gregorio dedicò la vita, con antiveggenza
e coraggio. Perciò, agli occhi di avversari e di amici, divenne segno di
contraddizione, fino alla prova amara dell’esilio. Le sue memorabili battaglie
furono combattute - in quel secolo di ferro - non con la spada, ma con la forza
del prestigio morale e l’efficacia dei mezzi dello spirito.
Finì apparentemente come uno sconfitto; in realtà giganteggia, sullo sfondo dei
secoli, modello di santità e di azione pastorale.
A voi, cari Fratelli di Salerno che in questi mesi vi siete preparati a
conoscerlo meglio, per onorarlo, io auguro di saperne emulare l’esempio,
impegnandovi in ogni vostra scelta ad “amare la giustizia e ad odiare
l’iniquità”, per essere nel mondo di oggi costruttori di un avvenire migliore.
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Vaticana
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