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VISITA PASTORALE NEI PAESI BASSI
CERIMONIA DI CONGEDO
DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
Belgio -
Martedì, 21 maggio 1985
1. Eccomi al termine della mia visita pastorale in Belgio. Gli
incontri sono stati numerosi e diversificati, suddivisi su quasi tutto il
territorio, nella maggior parte delle province e delle diocesi. Ad ogni gruppo
ho rivolto il messaggio che credevo appropriato, non per rivelargli cose nuove,
ma per affermare la fede, dare un nuovo slancio di speranza, stimolare ed
elargire la carità, come eco delle parole di Gesù a San Pietro, come testimone
della Chiesa universale. Qui io vorrei solo dire un grande grazie e formulare i
miei auguri.
2. Esprimo la mia viva gratitudine a sua maestà il re dei belgi
e alla regina per la loro accoglienza degna e cordiale. Ringrazio con loro tutte
le autorità che hanno voluto, molto spesso, onorare i nostri incontri della loro
presenza e che hanno preso le disposizioni che il mio viaggio e soprattutto i
grandi raduni popolari richiedevano. Ringrazio ugualmente tutti coloro che hanno
cortesemente prestato la loro collaborazione per gli spostamenti, per la
sicurezza, per il servizio d’ordine, per la sistemazione dei luoghi e per le
installazioni necessarie e in particolare il comitato nazionale per
l’accoglienza al Papa e i diversi comitati locali. Voi avete permesso ai vostri
compatrioti di vivere nella pace questi grandi momenti di comunione nella fede
con il Papa.
3. Esprimo pure la mia viva gratitudine e la mia profonda
soddisfazione a tutti coloro che hanno preso parte a questi incontri, ai vescovi
di questo paese, ai sacerdoti, ai diaconi, ai religiosi e alle religiose, ai
laici adulti e giovani, ai bambini che sono venuti a me con tanta confidenza,
agli ammalati e agli handicappati, e anche agli altri credenti e uomini di buona
volontà che si sono uniti ad essi. Al di là della vostra calorosa accoglienza,
molto calorosa, verso la mia persona, ho apprezzato la vostra ardente
testimonianza di fede - questa fede cattolica così ben radicata nella terra del
Belgio - la vostra partecipazione attiva e degna alla liturgia e alle diverse
celebrazioni e preghiere, la vostra ferma volontà d’impegno per il bene della
Chiesa e della società, per la giustizia e per la pace, come l’avete espressa
con franchezza e con fiducia, e come l’ho constatata io stesso durante le
conversazioni che ho avuto con voi, nell’esperienza che ho fatto in mezzo a voi.
Ho visto sia il vostro desiderio di testimoniare la vostra fede che di
rispettare la coscienza dei vostri compatrioti. Forse si potrà dire che questa
visita è stata l’occasione per rivelare l’anima profonda del popolo cristiano
del Belgio, che, pur essendo da sempre latente, ha trovato felici accenti per
esprimersi. E ciò ha procurato una grande gioia a voi e a me. Anche se non ho
potuto rispondere a tutte le vostre domande, le conservo nel mio cuore e nella
mia sollecitudine pastorale. Possa la nostra comune esperienza portare ora tutti
i suoi frutti! Porto con me il ricordo di tutti questi contatti pastorali e
specialmente delle vostre comunità riunite a Bruxelles, a Mechelen, ad Anversa,
a Ieper, a Gand, a Beauraing, a Namur, a Liegi, a Lovanio, a Lovanio Nuova, a
Banneux.
4. Il mio voto è che questo Paese, così ricco di tradizioni, di
culture, d’iniziative sociali, di mezzi di partecipazione politica, persegua i
suoi sforzi di mutua accoglienza, di stima reciproca, d’intesa, di convivialità,
di collaborazione - oso dire di amore - che assicureranno la felicità e il
progresso di tutti e ne faranno un esempio in questa Europa che vuole,
anch’essa, avanzare nell’armonia e nell’unità. Questo cammino esige
all’occorrenza di dimenticare i motivi di risentimento del passato, un
rinnovamento delle mentalità. Noi abbiamo spesso ricordato nello stesso tempo
questo rispetto degli altri e questa coscienza di ciò che è comune: queste
esigenze sono del resto in linea con la vostra tradizione di libertà e con
l’ideale cristiano che molti condividono.
Io auguro anche che il Belgio continui ad apportare al mondo il
suo contributo per la pace, per la giustizia, per lo sviluppo, nelle
cooperazioni bilaterali e nelle istanze internazionali. Desidero infine e
soprattutto che i cattolici belgi facciano affidamento sull’eredità della fede
che ha fatto il loro dinamismo nel corso dei secoli, che essi si rifacciano
continuamente al Vangelo stesso, che essi cerchino, con la loro Chiesa, come
realizzare - attraverso una testimonianza rispettosa delle libertà - una nuova
evangelizzazione delle mentalità attuali che congiunga la loro vita alla vita di
Dio, assumendo e nobilitando gli sforzi umani. La comunione fiduciosa della
vostra Chiesa particolare con la Sede apostolica di Roma e l’apertura alla
Chiesa universale saranno le garanzie dell’autenticità di questo progresso.
I vostri vescovi, il Cardinale Danneels e i suoi fratelli
nell’episcopato che sono miei fratelli, rimangano fra voi come testimoni e
artefici privilegiati di questa appartenenza alla Chiesa universale, il corpo di
Cristo. Questa comunione era la principale ragione d’essere della mia presenza
fra voi durante questi cinque giorni. Sarà l’oggetto della mia preghiera
costante. Che il nostro Padre celeste vi conservi nella sua santa volontà! Che
il Signore Gesù vi mantenga nella sua pace! Che lo Spirito Santo rafforzi in voi
la speranza! Su tutti coloro che mi accompagnano in questo luogo di commiato - o
di arrivederci - imploro la benedizione di Dio. Grazie a tutti voi!
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